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La farfalla granata. La meravigliosa e malinconica storia di Gigi Meroni il calciatore artista PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Monday 23 January 2006

Image La storia di un campione. La storia di un uomo. La storia di una generazione. Una grande storia d'amore. Gigi Meroni è stato nel calcio il maggiore e forse l'unico interprete della domanda di libertà che ha investito l'universo giovanile negli anni sessanta.
Calciatore estroso e imprevedibile, capace di gol e invenzioni impossibili, noto in tutto il mondo per il gioco particolarissimo, per la capigliatura e per le stravaganze estetiche, fu oggetto di amore e di dileggio. Amore da parte delle curve, quella genoana e quella torinista in particolare, ma anche da parte dell'avvocato Agnelli, che per lui offrì la cifra più alta mai offerta fino allora per un giocatore. Dileggio da parte dell'ala benpensante dell'opinione pubblica e del giornalismo sportivo, che ne decretò l'ostracismo in nazionale.
Personaggio inquieto e geniale: pittore e creatore del proprio inimitabile abbigliamento. Personaggio complesso: mite e ribelle, credente e protagonista di un amore difficile e invincibile con una donna sposata, la "bella tra le belel" del mondo del Luna Park. Fino alla morte banale (un incidente d'auto) avvenuta quando aveva ventiquattro anni. Gigi Meroni è il personaggio intorno al quale viene fatto ruotare, attraverso il mondo del calcio di quegli anni, lo scenario in movimento di un'intera generazione, con i suoi idoli e le sue culture, anche musicali.
E' il punto di osservazione che consente di abbracciare la generazione che diventa adulta tra il 1962 e il 1967, tra il mito di Marylin Monroe e Che Guevara.

Nando dalla Chiesa, La farfalla granata. La meravigliosa e malinconica storia di Gigi Meroni il calciatore artista, Limina 1995
(6^ edizione, vincitore XXX Premio Coni, finalista al Premio Bancarella Sport 1996)

 

 
Ultimo aggiornamento ( Monday 23 July 2007 )
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Edda, dal Palavobis ai volantini di Porto Cervo

Il Fatto Quotidiano
29 agosto 2010

Quando cadrà Berlusconi, ricordiamoci della Edda. Di questa signora alta e bionda con la rivolta in corpo che sta volantinando da sola a un passo da Porto Cervo contro gli sprechi del governo. Ha incominciato giovedì mattina piazzandosi in copricostume sotto il sole di mezzogiorno al molo di Palau, dove ci si imbarca sui traghetti per la Maddalena. Trecento volantini fatti in proprio. Aiutata da Milano via mail per i disegnini; aiutata in libreria dove le han fatto pagare le fotocopie la metà, “perché la sua è una buona causa”. Sopra, le cifre della vergogna prese dall’Espresso: i costi del G8 che raddoppiano come fossero noccioline, di qua la Maddalena di là l’Aquila. E poi le spese di palazzo Chigi nell’Italia che chiede sacrifici. Un messaggio semplice, efficace, quasi bossiano: “tagliare le tasse si può, basta non gettare i soldi nel cesso”.

Un trionfo. Nella Sardegna dei ricchi, proprio lì dove il capo del governo fa i suoi bagni di folla, uno solo l’ha contestata. Tutti gli altri le hanno dato ragione, con la mimica facciale o con poche parole rassegnate o imbufalite. Forse qualcuno ne ha pure ammirato il coraggio da kamikaze. Senz’altro gli amici, tenutisi a distanza di sicurezza da quella che sembrava la missione più pazza del mondo. Le avevano detto che l’avrebbero arrestata senz’altro, con l’aria che tira, figurarsi in Sardegna. Invece anche un carabiniere le ha dato ragione. Mentre il marinaio che dirigeva il traffico in ingresso di un traghetto, un senegalese, le ha chiesto di abbracciarla, e un napoletano le ha detto “gente come lei la dovrebbero candidare”.

Sia chiaro. A Edda non è certo venuto il colpo di sole della contestazione qui in vacanza, nella casa in cui è ospite, vista sulla Maddalena e il vento che struscia e batte le foglie a barriera degli eucalipti, e gli oleandri di rinforzo. Edda è una rivoluzionaria in servizio permanente effettivo. Forse anche per liberarsi di quella storia che le sta piantata nel nome. Chiamata come Edda Ciano da un padre che scelse di militare nella Repubblica di Salò. “Per questo”, sbuffa, “quando sento parlare dei ragazzi di Salò, come fece pure Violante in parlamento, mi sembra una presa in giro; mio padre ne aveva quarantatre di anni quando aderì, mica era un ragazzino”. Fatto sta che di quella tradizione si è liberata proprio bene. Se solo la conoscete, potete agguantarla a vista un po’ in tutte le grandi manifestazioni. Pace, agende rosse, legge bavaglio, abusi ambientali, immigrati: tutto il ricco menù che offrono i tempi in Italia e nel mondo. Con una particolarità, che si sarà già capita: che lei non è di quelli che vanno in piazza solo se c’è tanta gente, se si può provare il piacere di non sentirsi soli, il calore dei tanti, dai che stavolta lo facciamo cadere.

Cinque, dieci persone? Non importa, anche perché ormai ha preso pure confidenza con il microfono e se c’è da salire su un gradino o un parapetto per parlare non si tira indietro. Ha organizzato anche alcune delle manifestazioni che hanno fatto la storia dell’opposizione civile in Italia. Fu, con altre signore delle “girandole”, tra le sconosciute artefici sul campo della svolta del Palavobis. Ma fece anche parte di un drappello di signore che in puro stile greenpeace partì dalla stazione di Milano con le maschere dei Bassotti addosso, ognuna affacciata a un finestrino, per andare al palazzo di Giustizia di Brescia, dove, dicevano i maligni, Cesare Previti  stava cercando con la legge Cirami sul legittimo sospetto di fare trasferire i suoi processi.

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