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Viaggiando e Travagliando PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Saturday 17 May 2008

Mi dispiace. Mi dispiace di essere stato in viaggio tre giorni di fila senza potere avere per le mani il mio fido portatilino, affidato per cure speciali al mago del computer (ci credereste? Lo stesso a cui si affida per il suo Blog Beppe Grillo…). Mi dispiace perché sarei voluto intervenire di nuovo -e di corsa- sulla vicenda di Marco Travaglio. Più importante del mio viaggio nella bergamasca (Torre Boldone), dove ho incontrato una scuola media d’eccezione e dove ho scoperto che sul piano della concreta amministrazione può essere efficace, e quanto, anche un assessore alla pace. Più importante del viaggio a Palermo; o di quello a Bologna, dove ho partecipato a un interessante tentativo di “riprendersi il territorio”, con tanto di incontro serale al freddo, in periferia,  là dove girano gli spacciatori. Più importante anche del mio primo consiglio di facoltà a Scienze Politiche a Milano:  che mi ha reso felice, visto che si sta andando verso un insegnamento speciale di economia criminale, che mi consenta di valorizzare quel che ho studiato e imparato in molti anni di lavoro nei movimenti e nelle istituzioni politiche (vedremo il titolo preciso del corso tra qualche giorno).

Sì, più importante di tutte queste cose. Perché l’attacco a Travaglio ha qualcosa di sistemico e sistematico. E’ un segno dei tempi. E’ il riflesso di questa situazione surreale che si sta generando in parlamento e nella vita politica. E’ un misto di esorcismo e di censura. Voglio dirlo: sono rimasto letteralmente sconvolto per l’attacco di Repubblica e di D’Avanzo. D’Avanzo non ha affatto messo sull’avviso dalle conseguenze estreme a cui può portare il “metodo Travaglio”. Voleva rimproverare a Marco di forzare l’interpretazione dei fatti. Ma lui, riportando quelle false voci su Marco che si fa pagare le vacanze dal mafioso Ajello, non ha forzato l’interpretazione dei fatti. Ha raccontato fatti falsi. Messi in bocca a un avvocato (anonimo) di Ajello. Senza controllarne la veridicità (acclarata invece per i fatti addebitati a Schifani). E questa sarebbe la lezione di garantismo e di equilibrio che si voleva impartire? Davvero sono misteriose le ragioni di un attacco così smandrappato. Chi e perché ha dato a D’Avanzo quella falsa notizia? Come è arrivato l’avvocato di Ajello al vicedirettore di Repubblica e con che intenzioni? Perché D’Avanzo non ha verificato e ha subito scritto righe diffamatorie verso un suo collega? D’accordo, ormai si coglie in alcuni giornalisti un’ invidia da morire verso i successi editoriali e di pubblico di Marco. Ma quello di questi giorni ha tutta l’aria di un attacco politico.  Esprime la voglia incontenibile (della politica? segnatamente di una parte politica? e di quale parte politica in questo caso?) di liberarsi di un testimone scomodo. Brutta aria, amici miei. Dagli assalti ai nomadi e dalla caccia al romeno fino alla libertà di opinione tira una brutta aria. Nessun dorma, come si dice. Perché il problema non è volere essere a tutti i costi “contro”. Il problema è scegliere di essere coerentemente “per”. Per i diritti umani, per la libertà di parola, per una democrazia trasparente. A Follonica avremo molta carne al fuoco.

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Ultimo aggiornamento ( Saturday 17 May 2008 )
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Edda, dal Palavobis ai volantini di Porto Cervo

Il Fatto Quotidiano
29 agosto 2010

Quando cadrà Berlusconi, ricordiamoci della Edda. Di questa signora alta e bionda con la rivolta in corpo che sta volantinando da sola a un passo da Porto Cervo contro gli sprechi del governo. Ha incominciato giovedì mattina piazzandosi in copricostume sotto il sole di mezzogiorno al molo di Palau, dove ci si imbarca sui traghetti per la Maddalena. Trecento volantini fatti in proprio. Aiutata da Milano via mail per i disegnini; aiutata in libreria dove le han fatto pagare le fotocopie la metà, “perché la sua è una buona causa”. Sopra, le cifre della vergogna prese dall’Espresso: i costi del G8 che raddoppiano come fossero noccioline, di qua la Maddalena di là l’Aquila. E poi le spese di palazzo Chigi nell’Italia che chiede sacrifici. Un messaggio semplice, efficace, quasi bossiano: “tagliare le tasse si può, basta non gettare i soldi nel cesso”.

Un trionfo. Nella Sardegna dei ricchi, proprio lì dove il capo del governo fa i suoi bagni di folla, uno solo l’ha contestata. Tutti gli altri le hanno dato ragione, con la mimica facciale o con poche parole rassegnate o imbufalite. Forse qualcuno ne ha pure ammirato il coraggio da kamikaze. Senz’altro gli amici, tenutisi a distanza di sicurezza da quella che sembrava la missione più pazza del mondo. Le avevano detto che l’avrebbero arrestata senz’altro, con l’aria che tira, figurarsi in Sardegna. Invece anche un carabiniere le ha dato ragione. Mentre il marinaio che dirigeva il traffico in ingresso di un traghetto, un senegalese, le ha chiesto di abbracciarla, e un napoletano le ha detto “gente come lei la dovrebbero candidare”.

Sia chiaro. A Edda non è certo venuto il colpo di sole della contestazione qui in vacanza, nella casa in cui è ospite, vista sulla Maddalena e il vento che struscia e batte le foglie a barriera degli eucalipti, e gli oleandri di rinforzo. Edda è una rivoluzionaria in servizio permanente effettivo. Forse anche per liberarsi di quella storia che le sta piantata nel nome. Chiamata come Edda Ciano da un padre che scelse di militare nella Repubblica di Salò. “Per questo”, sbuffa, “quando sento parlare dei ragazzi di Salò, come fece pure Violante in parlamento, mi sembra una presa in giro; mio padre ne aveva quarantatre di anni quando aderì, mica era un ragazzino”. Fatto sta che di quella tradizione si è liberata proprio bene. Se solo la conoscete, potete agguantarla a vista un po’ in tutte le grandi manifestazioni. Pace, agende rosse, legge bavaglio, abusi ambientali, immigrati: tutto il ricco menù che offrono i tempi in Italia e nel mondo. Con una particolarità, che si sarà già capita: che lei non è di quelli che vanno in piazza solo se c’è tanta gente, se si può provare il piacere di non sentirsi soli, il calore dei tanti, dai che stavolta lo facciamo cadere.

Cinque, dieci persone? Non importa, anche perché ormai ha preso pure confidenza con il microfono e se c’è da salire su un gradino o un parapetto per parlare non si tira indietro. Ha organizzato anche alcune delle manifestazioni che hanno fatto la storia dell’opposizione civile in Italia. Fu, con altre signore delle “girandole”, tra le sconosciute artefici sul campo della svolta del Palavobis. Ma fece anche parte di un drappello di signore che in puro stile greenpeace partì dalla stazione di Milano con le maschere dei Bassotti addosso, ognuna affacciata a un finestrino, per andare al palazzo di Giustizia di Brescia, dove, dicevano i maligni, Cesare Previti  stava cercando con la legge Cirami sul legittimo sospetto di fare trasferire i suoi processi.

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