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Martella, chi era costui? Comiche dal Pd PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Sunday 24 May 2009

Tra le tante belle cose viste in settimana ce n’è una che forse bella non è ma mi è sembrata dotata di una sua irresistibile (ed eloquente) forza comica. E che mi sembra sensato consegnarvi in un breve intervallo di buon umore. Ero a Fiumicino, sala freccia alata, quando arriva Martella. Chi è? Ora ve lo spiego, benché anch’io ne sappia assai poco (ho trovato sul prontuario dei parlamentari che si chiama Andrea). Martella è un quarantenne veneziano, funzionario di partito Ds. Essenzialmente quello ha fatto di mestiere, mi par di capire, fino a diventare parlamentare alla prima grande occasione: nel 2006, quando cioè gli elettori non hanno più avuto il diritto di votare e in parlamento i funzionari di partito sono aumentati di più del 200 per cento. E ovviamente è stato rimesso nelle liste bloccate inventate da Calderoli nel 2008. Veltroni lo aveva nominato ministro (credo delle infrastrutture) nel suo sciagurato e un po’ ridicolo governo ombra, una creatura che continuo a giudicare terribilmente al di sotto dell’inventiva di Walter. Era insomma uno dei giovani (dirigenti di partito e assistenti personali) che avrebbero dovuto lanciare in orbita il Pd. Come è finita lo sapete.

Ebbene, Martella arriva in sala che sembra un indossatore; mi vede, incontra il mio sguardo ma non fa un cenno di saluto. Siamo entrambi nella direzione del Pd. Io modestamente penso che tra le nostre storie e i nostri prestigi personali corra (sul piano nazionale) un abisso, lui invece pensa (li conosco, li conosco; ho avuto modo di parlarne recentemente con un trasecolato Carofiglio fresco di Senato)  che io non sia degno del suo saluto per non appartenere alla stessa corrente o per non essere più parlamentare o per non essere mai stato ministro ombra. O le tre cose insieme. Dunque passa e ripassa (sempre da indossatore) senza salutare. E io passo progressivamente dall’incredulità al riso. Se chiedessi a un italiano se sa chi è il politico Martella, mi correggerebbe: “vorrai dire Martelli”. Se gli chiedessi se sa chi faceva parte del governo ombra, mi scoppierebbe a ridere in faccia. Ci penso, metto mentalmente a confronto l’atteggiamento dell’indossatore-funzionario di partito con la realtà effettiva e sorrido da solo. Poi rifletto che quando la gente ci dice di stare uniti, non immagina nemmeno che chi sta nella direzione dello stesso partito, chi dovrebbe sentirsi fianco a fianco ogni giorno anche umanamente nella impervia battaglia contro B., sia diviso perfino da questi trastulli psichedelici, altro che dalle ideologie. La sinistra e la sua percezione della realtà? Telchì, diciamo a Milano. Un po’ come le Lecciso che si pensavano Marilyn Monroe…

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Commenti
Scritto da federsmiths il 2009-05-25 21:51:59
Vai tranquillo Nando, questi nani hanno solo paura di te! Questo Martella non avra`mai un volto. Bye from Ireland!
INTER - CETTAZIONE
Scritto da robertoli il 2009-05-24 14:18:06
Fonti confidenziali ci hanno consentito di riprodurre un appunto tratto dall’Agenda dell’On.le dr. Andrea Martella, già Ministro O. 
 
“Visto N.d.C. 
Decisamente invecchiato. 
Non mi ha nemmeno riconosciuto. 
Ho pensato avesse difficoltà di campo visivo. 
Gli sono passato più volte davanti, ma niente e così IO SONO PARTITO. 
Abbiamo fatto bene a non candidarlo. 
Ci avrebbe fatto scomparire; 
a parte il fatto che, da giovane, credo sia stato Interista” 
 
R.B. 
 
 
martella
Scritto da ziociro il 2009-05-24 14:13:21
Martella fa rima con Mastella!!!

Ultimo aggiornamento ( Sunday 24 May 2009 )
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Edda, dal Palavobis ai volantini di Porto Cervo

Il Fatto Quotidiano
29 agosto 2010

Quando cadrà Berlusconi, ricordiamoci della Edda. Di questa signora alta e bionda con la rivolta in corpo che sta volantinando da sola a un passo da Porto Cervo contro gli sprechi del governo. Ha incominciato giovedì mattina piazzandosi in copricostume sotto il sole di mezzogiorno al molo di Palau, dove ci si imbarca sui traghetti per la Maddalena. Trecento volantini fatti in proprio. Aiutata da Milano via mail per i disegnini; aiutata in libreria dove le han fatto pagare le fotocopie la metà, “perché la sua è una buona causa”. Sopra, le cifre della vergogna prese dall’Espresso: i costi del G8 che raddoppiano come fossero noccioline, di qua la Maddalena di là l’Aquila. E poi le spese di palazzo Chigi nell’Italia che chiede sacrifici. Un messaggio semplice, efficace, quasi bossiano: “tagliare le tasse si può, basta non gettare i soldi nel cesso”.

Un trionfo. Nella Sardegna dei ricchi, proprio lì dove il capo del governo fa i suoi bagni di folla, uno solo l’ha contestata. Tutti gli altri le hanno dato ragione, con la mimica facciale o con poche parole rassegnate o imbufalite. Forse qualcuno ne ha pure ammirato il coraggio da kamikaze. Senz’altro gli amici, tenutisi a distanza di sicurezza da quella che sembrava la missione più pazza del mondo. Le avevano detto che l’avrebbero arrestata senz’altro, con l’aria che tira, figurarsi in Sardegna. Invece anche un carabiniere le ha dato ragione. Mentre il marinaio che dirigeva il traffico in ingresso di un traghetto, un senegalese, le ha chiesto di abbracciarla, e un napoletano le ha detto “gente come lei la dovrebbero candidare”.

Sia chiaro. A Edda non è certo venuto il colpo di sole della contestazione qui in vacanza, nella casa in cui è ospite, vista sulla Maddalena e il vento che struscia e batte le foglie a barriera degli eucalipti, e gli oleandri di rinforzo. Edda è una rivoluzionaria in servizio permanente effettivo. Forse anche per liberarsi di quella storia che le sta piantata nel nome. Chiamata come Edda Ciano da un padre che scelse di militare nella Repubblica di Salò. “Per questo”, sbuffa, “quando sento parlare dei ragazzi di Salò, come fece pure Violante in parlamento, mi sembra una presa in giro; mio padre ne aveva quarantatre di anni quando aderì, mica era un ragazzino”. Fatto sta che di quella tradizione si è liberata proprio bene. Se solo la conoscete, potete agguantarla a vista un po’ in tutte le grandi manifestazioni. Pace, agende rosse, legge bavaglio, abusi ambientali, immigrati: tutto il ricco menù che offrono i tempi in Italia e nel mondo. Con una particolarità, che si sarà già capita: che lei non è di quelli che vanno in piazza solo se c’è tanta gente, se si può provare il piacere di non sentirsi soli, il calore dei tanti, dai che stavolta lo facciamo cadere.

Cinque, dieci persone? Non importa, anche perché ormai ha preso pure confidenza con il microfono e se c’è da salire su un gradino o un parapetto per parlare non si tira indietro. Ha organizzato anche alcune delle manifestazioni che hanno fatto la storia dell’opposizione civile in Italia. Fu, con altre signore delle “girandole”, tra le sconosciute artefici sul campo della svolta del Palavobis. Ma fece anche parte di un drappello di signore che in puro stile greenpeace partì dalla stazione di Milano con le maschere dei Bassotti addosso, ognuna affacciata a un finestrino, per andare al palazzo di Giustizia di Brescia, dove, dicevano i maligni, Cesare Previti  stava cercando con la legge Cirami sul legittimo sospetto di fare trasferire i suoi processi.

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