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Libera batte Pd. News da una splendida tre giorni PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Wednesday 08 July 2009

Sono in ritardo e lo so. Ho passato tre giornate a Savignano sul Panaro per l’Assemblea nazionale e poi per il seminario di Libera. Intensissime. Accaldatissime. Che bella gente che si incontra…E che spirito di amicizia, che voglia di scherzare insieme mentre si parla dei problemi più drammatici del mondo e dell’Italia. Nei partiti non usa più, purtroppo, e questo è il segno della loro crisi come aggregati umani. Molti giovani, anche. Incomincio a trovarci i figli di amici, e questo qualcosa mi dice (i valori si trasmettono, ed è bello; il tempo corre, e questo è meno bello). Don Ciotti in forma strepitosa, indignato come poche volte lo avevo visto, causa la legge sulla sicurezza. E devo convenire che a volte il linguaggio religioso batte in efficacia quello del diritto. Bisognava sentirlo urlare con la sua voce profetica: in ogni clandestino c’è Dio, ci viene chiesto di respingere Dio, io non lo farò mai (brivido); oggi auguro a tutti di morire di fame, perché poi possano capire (idem). Ho rivisto nell’occasione Franco Cazzola, politologo catanese finito in Toscana, studioso di corruzione da più di vent’anni. E pure Enzo Macrì, magistrato calabrese ora alla procura nazionale antimafia. Pasti fantastici, con la frutta e con il lambrusco ingredienti magici, ammanniti dal gruppo Niscemi, che in realtà è superemiliano. La nuova giunta, che si è sostituita alla vecchia giunta di sinistra (nessuno è imbattibile…), ha mostrato di gradire molto il raduno annuale di Libera e di volere continuare a ospitarlo. Per fortuna, il buono non è tutto a sinistra, e d’altronde i nuovi amministratori sembrano assai più lista civica che destra da signor B.

Ma ecco a voi la novità. Abbiamo tenuto un consulto riservato sui miei doveri politici in vista del congresso Pd. Ed è apparso a tutti che sia più saggio non coinvolgere Libera nella competizione interna al Pd con una mia sovraesposizione. Meglio battersi per reclamare dal Pd, tutto il Pd, una decente attenzione per i temi che ci stanno a cuore. Capisco e mi adeguo, Libera è troppo preziosa per farle correre rischi di etichettatura. Con il che penso di avere soddisfatto almeno il 50 per cento delle curiosità dei blogghisti. Restano quelle su chi vorrò appoggiare dei quattro contendenti (oh, c’è Adinolfi, non svillaneggiamolo…) e su come farò buona lobby per la lotta alla criminalità.

Ci vedremo a una prossima puntata. Qui chiuderò raccontandovi che per fare a Gabriella Stramaccioni, la pasionaria di Libera, il regalo che desiderava per il suo compleanno, mi sono prodotto dopo tantissimo tempo in una imitazione del signor B., venuto a portare i suoi saluti al raduno di “Liberal”. Pare che gli astanti si siano divertiti assai, qualcuno rimanendo a bocca aperta dopo avermi visto sciorinare schemi sociologici il giorno prima. Se c’è un filmato? Credo sia già in rete. Rovistate rovistate, qualcosa si troverà. Deferenti auguri di buona giornata a tutti.

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Commenti
50 percento
Scritto da svaccaro il 2009-07-08 19:07:26
Eh, Eh... ti sei tenuto il 50 percento piu` interessante! va bene, pazienteremo...

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Edda, dal Palavobis ai volantini di Porto Cervo

Il Fatto Quotidiano
29 agosto 2010

Quando cadrà Berlusconi, ricordiamoci della Edda. Di questa signora alta e bionda con la rivolta in corpo che sta volantinando da sola a un passo da Porto Cervo contro gli sprechi del governo. Ha incominciato giovedì mattina piazzandosi in copricostume sotto il sole di mezzogiorno al molo di Palau, dove ci si imbarca sui traghetti per la Maddalena. Trecento volantini fatti in proprio. Aiutata da Milano via mail per i disegnini; aiutata in libreria dove le han fatto pagare le fotocopie la metà, “perché la sua è una buona causa”. Sopra, le cifre della vergogna prese dall’Espresso: i costi del G8 che raddoppiano come fossero noccioline, di qua la Maddalena di là l’Aquila. E poi le spese di palazzo Chigi nell’Italia che chiede sacrifici. Un messaggio semplice, efficace, quasi bossiano: “tagliare le tasse si può, basta non gettare i soldi nel cesso”.

Un trionfo. Nella Sardegna dei ricchi, proprio lì dove il capo del governo fa i suoi bagni di folla, uno solo l’ha contestata. Tutti gli altri le hanno dato ragione, con la mimica facciale o con poche parole rassegnate o imbufalite. Forse qualcuno ne ha pure ammirato il coraggio da kamikaze. Senz’altro gli amici, tenutisi a distanza di sicurezza da quella che sembrava la missione più pazza del mondo. Le avevano detto che l’avrebbero arrestata senz’altro, con l’aria che tira, figurarsi in Sardegna. Invece anche un carabiniere le ha dato ragione. Mentre il marinaio che dirigeva il traffico in ingresso di un traghetto, un senegalese, le ha chiesto di abbracciarla, e un napoletano le ha detto “gente come lei la dovrebbero candidare”.

Sia chiaro. A Edda non è certo venuto il colpo di sole della contestazione qui in vacanza, nella casa in cui è ospite, vista sulla Maddalena e il vento che struscia e batte le foglie a barriera degli eucalipti, e gli oleandri di rinforzo. Edda è una rivoluzionaria in servizio permanente effettivo. Forse anche per liberarsi di quella storia che le sta piantata nel nome. Chiamata come Edda Ciano da un padre che scelse di militare nella Repubblica di Salò. “Per questo”, sbuffa, “quando sento parlare dei ragazzi di Salò, come fece pure Violante in parlamento, mi sembra una presa in giro; mio padre ne aveva quarantatre di anni quando aderì, mica era un ragazzino”. Fatto sta che di quella tradizione si è liberata proprio bene. Se solo la conoscete, potete agguantarla a vista un po’ in tutte le grandi manifestazioni. Pace, agende rosse, legge bavaglio, abusi ambientali, immigrati: tutto il ricco menù che offrono i tempi in Italia e nel mondo. Con una particolarità, che si sarà già capita: che lei non è di quelli che vanno in piazza solo se c’è tanta gente, se si può provare il piacere di non sentirsi soli, il calore dei tanti, dai che stavolta lo facciamo cadere.

Cinque, dieci persone? Non importa, anche perché ormai ha preso pure confidenza con il microfono e se c’è da salire su un gradino o un parapetto per parlare non si tira indietro. Ha organizzato anche alcune delle manifestazioni che hanno fatto la storia dell’opposizione civile in Italia. Fu, con altre signore delle “girandole”, tra le sconosciute artefici sul campo della svolta del Palavobis. Ma fece anche parte di un drappello di signore che in puro stile greenpeace partì dalla stazione di Milano con le maschere dei Bassotti addosso, ognuna affacciata a un finestrino, per andare al palazzo di Giustizia di Brescia, dove, dicevano i maligni, Cesare Previti  stava cercando con la legge Cirami sul legittimo sospetto di fare trasferire i suoi processi.

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