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Non vale. A proposito di Beppe Cremagnani PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Wednesday 08 July 2009

No, un piffero “buona giornata” (post precedente). Perché mi rendo conto che l’assenza dal Blog mi ha impedito di dire una parola, una giusta parola su Beppe Cremagnani. La cosa più bella l’ho sentita dire da Lillo: “Non vale”. Già, non vale che uno dei non molti giornalisti liberi e coraggiosi di questo paese, una persona mite e civile e tuttavia combattiva per decoro di mente e di animo, se ne vada a tradimento -tradito da quel che ha di più bello, cioè il cuore- mentre sta pedalando in bicicletta. Mentre prepara gli appuntamenti per presentare “Governare con la paura”, di cui è stato l’orgoglioso ideatore. Mentre pensa ai suoi affetti o ai suoi progetti. Avevo fatto con lui un dibattito sulla ‘Ndrangheta a Milano nella periferia milanese ed era stato bravissimo. Anzi, aveva dato subito una fulminante dimostrazione della sua capacità di osservazione: che vogliono dire quei motorini bruciacchiati qua intorno che ho visto mentre venivo qui? Qui c’è la ‘ndrangheta, ragazzi. Spero di riuscire ad andare domani a mezzogiorno a salutarlo davanti alla redazione del Diario, di finire in tempo le tesi di laurea. Per mormorare anch’io “non vale”.

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Commenti
Giornalisti
Scritto da mariaaa il 2009-07-09 01:20:38
Abuse of power comes as no surprise 
 
 
"Tutto ciò mi ricorda molto il libro che sto leggendo, Anatomìa de un istante, di Javier Cercas, in cui l'autore ricotruisce la storia del golpe fallito in Spagna nel 1981. Scrive Cercas che per mesi l'azione fu preceduta da una intensa campagna allarmistica, trasmessa anche all'interno delle caserme, al punto che quando le truppe irruppero nella Camera dei deputati, la notizia venne accolta passivamente dalla popolazione che non scese in strada”. 
Beppe Cremagnani 
 
 
“..Finalmente un po’ di musica  
ma che nostalgia di quando avevo preso la chitarra elettrica e l’ho data via  
chissà se gli errori del passato sono ancora adesso in garanzia  
e se mi verrà mai perdonato il fatto che io spesso andassi via  
un bacio a tutti, quanti sogni belli e quanti brutti  
i miei occhiali si son rotti  
ma qualcuno un giorno li riparerà…  
Finalmente un po’ di musica  
ma che nostalgia di quando avevo preso la chitarra elettrica e l’ho data via 
chissà se gli errori del passato sono ancora adesso in garanzia  
e se mi verrà mai perdonato il fatto che non fossi a casa mia  
un bacio a tutti, fate sogni belli e pochi brutti  
i miei occhiali si son rotti  
ma qualcuno un giorno se li metterà ... “. 
da Occhiali rotti  
di Samuele Bersani,per Enzo Baldoni. 
non vale
Scritto da baol il 2009-07-08 18:47:45
Nando, porta anche ,in silenzio, il nostro saluto e la nostra nostalgia. 
grazie. 
ps: ogni volta che viene a mancarci una persona così, mi torna alla mente Enzo Baldoni al quale nemmeno un saluto è stato concesso.

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Edda, dal Palavobis ai volantini di Porto Cervo

Il Fatto Quotidiano
29 agosto 2010

Quando cadrà Berlusconi, ricordiamoci della Edda. Di questa signora alta e bionda con la rivolta in corpo che sta volantinando da sola a un passo da Porto Cervo contro gli sprechi del governo. Ha incominciato giovedì mattina piazzandosi in copricostume sotto il sole di mezzogiorno al molo di Palau, dove ci si imbarca sui traghetti per la Maddalena. Trecento volantini fatti in proprio. Aiutata da Milano via mail per i disegnini; aiutata in libreria dove le han fatto pagare le fotocopie la metà, “perché la sua è una buona causa”. Sopra, le cifre della vergogna prese dall’Espresso: i costi del G8 che raddoppiano come fossero noccioline, di qua la Maddalena di là l’Aquila. E poi le spese di palazzo Chigi nell’Italia che chiede sacrifici. Un messaggio semplice, efficace, quasi bossiano: “tagliare le tasse si può, basta non gettare i soldi nel cesso”.

Un trionfo. Nella Sardegna dei ricchi, proprio lì dove il capo del governo fa i suoi bagni di folla, uno solo l’ha contestata. Tutti gli altri le hanno dato ragione, con la mimica facciale o con poche parole rassegnate o imbufalite. Forse qualcuno ne ha pure ammirato il coraggio da kamikaze. Senz’altro gli amici, tenutisi a distanza di sicurezza da quella che sembrava la missione più pazza del mondo. Le avevano detto che l’avrebbero arrestata senz’altro, con l’aria che tira, figurarsi in Sardegna. Invece anche un carabiniere le ha dato ragione. Mentre il marinaio che dirigeva il traffico in ingresso di un traghetto, un senegalese, le ha chiesto di abbracciarla, e un napoletano le ha detto “gente come lei la dovrebbero candidare”.

Sia chiaro. A Edda non è certo venuto il colpo di sole della contestazione qui in vacanza, nella casa in cui è ospite, vista sulla Maddalena e il vento che struscia e batte le foglie a barriera degli eucalipti, e gli oleandri di rinforzo. Edda è una rivoluzionaria in servizio permanente effettivo. Forse anche per liberarsi di quella storia che le sta piantata nel nome. Chiamata come Edda Ciano da un padre che scelse di militare nella Repubblica di Salò. “Per questo”, sbuffa, “quando sento parlare dei ragazzi di Salò, come fece pure Violante in parlamento, mi sembra una presa in giro; mio padre ne aveva quarantatre di anni quando aderì, mica era un ragazzino”. Fatto sta che di quella tradizione si è liberata proprio bene. Se solo la conoscete, potete agguantarla a vista un po’ in tutte le grandi manifestazioni. Pace, agende rosse, legge bavaglio, abusi ambientali, immigrati: tutto il ricco menù che offrono i tempi in Italia e nel mondo. Con una particolarità, che si sarà già capita: che lei non è di quelli che vanno in piazza solo se c’è tanta gente, se si può provare il piacere di non sentirsi soli, il calore dei tanti, dai che stavolta lo facciamo cadere.

Cinque, dieci persone? Non importa, anche perché ormai ha preso pure confidenza con il microfono e se c’è da salire su un gradino o un parapetto per parlare non si tira indietro. Ha organizzato anche alcune delle manifestazioni che hanno fatto la storia dell’opposizione civile in Italia. Fu, con altre signore delle “girandole”, tra le sconosciute artefici sul campo della svolta del Palavobis. Ma fece anche parte di un drappello di signore che in puro stile greenpeace partì dalla stazione di Milano con le maschere dei Bassotti addosso, ognuna affacciata a un finestrino, per andare al palazzo di Giustizia di Brescia, dove, dicevano i maligni, Cesare Previti  stava cercando con la legge Cirami sul legittimo sospetto di fare trasferire i suoi processi.

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