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Cacciatori di squillo. Tra iraniani e napoletani |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Thursday 09 July 2009 |
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Orgoglio di padre, e quindi concedetemi di dirlo. I miei gracchi e i loro amici di “Undici Metri” hanno realizzato ieri sera (martedì intendo) la più grande manifestazione di sostegno agli studenti iraniani fatta finora a Milano. Li ho visti dedicarci tutto il loro tempo libero e anche qualcosa di più, tra cui il sottoscritto (ma possibile che siate sempre impegnati?, chiedevo ansioso di vederli almeno una sera a cena. Perché, e tu che facevi?, mi rimbrottava la madre schierata a loro difesa). Trecento giovani milanesi a solidarizzare con i loro coetanei di un Iran ribelle e impaurito anche nei nostri confini, perché cambiano i regimi ma la memoria dei servizi segreti all’estero resta. Del Gracco maggiore ormai sapevo, dopo averlo visto freneticamente all’opera nel ciclo sulla Costituzione. Ma Dora mi ha letteralmente ammaliato. E’ andata sotto il diluvio fino al gallaratese a prendere duecento palloncini verdi, che poi si è gonfiata tutti lei. E oggi fino a Baggio a riportare non so che cosa. Io credo che la gioventù sia esattamente questo: sapersi commuovere e indignare per gente e coetanei mai visti, sull’onda dei fatti che accadono e non per l’ideologia che ti porta a schierarti di qua e di là. Non è dunque gioventù quella leghista, che porta -all’opposto- a mettersi contro gente mai vista e di cui non si sono mai misurate né le grandezze culturali (Napoli) né i drammi e le povertà (rom e clandestini). Ho letto quel che tra una birra e l’altra ha cantato Matteo Salvini, che conobbi giovanissimo in consiglio comunale. Qua vi dico che non è dei peggiori. E’ solo più sincero di tanti che quelle cose dicono in ogni barzelletta, a ogni gorgoglio mentale, in ogni discorso tenuto in mezzo ai propri tifosi, che se ne beano e se ne sentono più forti. Ha ragione Francesco Merlo a scrivere che queste cose le camicie verdi non le direbbero mai davanti a una banda di camorristi di Scampia. Perché il leghista è così: gradasso e pauroso. Solo la viltà altrui lo autorizza a parlare, d’altronde; la viltà di un tempo in cui si dicono ufficialmente cose che una volta ci si sarebbe vergognati anche solo a biascicare. Già. Il problema non è tanto Salvini. Il problema sono quelli che fanno finta che la Lega sia un’altra cosa, che si tratti solo di battute e scherzi (quanta assonanza con B…). Che si voltano dall’altra parte da quindici e più anni. Sono i napoletani che ci si mettono insieme per spartirsi il potere. O i siciliani come Lombardo (ma pensa te il cognome…) che ci fanno alleanze elettorali in nome della dignità della Sicilia. Che tempi ragazzi. D’altronde stiamo assistendo in diretta allo spettacolo di un cacciatore di squillo mandato a fondo dalle sue squillo anziché dall’opposizione, dalla stampa o dal Vaticano… Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Per favore connettiti al sito o registrati. |
molto perplessa Scritto da baol il 2009-07-11 01:02:27 Ricordo Genova 2001 quando il presidente Ciampi offrì la sua persona a difesa del premier, in una situazione penosa e imbarazzante, ricordo quando Berlusconi nella conferenza stampa finale zittì Gianantonio Stella con un "A lei non rispondo"; ora un altro assist a coprirgli le spalle lo ha fatto il presidente Napolitano per difendere l'onorabilità dell'Italia, si plachino le bufere e cessi il vento delle polemiche: così la stampa tutta si è adeguata mentre il premier no ha continuato a offendere opposizione e giornali (Repubblica) sfottendoli, ha continuato a fingere lacrime sui bambini africani, lui che non molti giorni fa paragonava Roma all'Africa, ha avuto l'ardire di affermare una economia trasparente e etica e che metta al primo posto la persona, lui che si è vantato di avere fermamente voluto la legge sui respingimenti e sui clandestini... Non occorreva "sputtanarlo" in pubblico e davanti ai suoi tanti "amici", ma bastavano poche domandine su etica, trasparenza, diritti delle persone, conflitti di interesse, naturalmente domande non "personalizzate", ma così generiche, teoriche come sono generici e assai poco concreti i proclami fatti dal "grande" del G8. Altro che difendere l'onorabilità e la rispettabilità dell'Italia! io mi sento cittadino "becco e bastonato" !
| ciambelle Scritto da mariaaa il 2009-07-10 16:21:34 “…Un giornale, com'è evidente, sa distinguere tra l'interesse del Paese e il clamoroso interesse negativo che in tutto il mondo suscitano le avventure del Capo del Governo. E' il Premier che non sa distinguere tra se stesso e la Nazione, come accade soltanto nei regimi. Circondarsi dei Grandi della Terra, uniformandosi per una volta al loro stile e al loro standard, è un esercizio utile per lui e per il Paese, finalmente, e Berlusconi è stato un ottimo padrone politico di casa. Ma se pensa che i sette Grandi si portino via dall'Aquila anche i suoi problemi, s'inganna. In democrazia un leader ha un solo modo per risolvere i suoi guai che hanno fatto il giro del mondo: affrontarli davanti alla pubblica opinione, provando addirittura a dire la verità, e non nasconderli sotto le macerie del terremoto”. Ezio Mauro www.repubblica.it (10 luglio 2009) Dunque lo “squagliamento”, per lo meno italiano, sarebbe finalizzato e strategico. Sarà. Io ho ascoltato le “domande” dell’inviato e della Stampa e del Manifesto e le ho trovate penose e avvilenti. Senza scomodare i frizzi, i lazzi, le frequentazioni e gli antichi carteggi di papi, nel merito, qualcosa si poteva pure dire. Elogiandosi appassionatamente, tra una mistificazione e l’altra, il Grande ha definito evento di primaria importanza il cambiamento della posizione di alcuni paesi sul surriscaldamento del pianeta. Obama, infatti, ha idee opposte rispetto a Bush. Il suddetto Grande curiosamente è il medesimo che di Kyoto se ne fregava. Era troppo sottolineare la cosa o rimarcare, per esempio, la bizzarria che proprio dalla sua bocca escano, senza graffiargli il trucco, parole come Etica e Trasparenza ? Dice :”Non sta bene. Si rimandi lo “sputtanamento” ad altra sede. E’ in gioco il decoro dell’Italia”. Io mi domando e domando se sia più decoroso fare finta quasi di niente. E’ offrire graziosamente l’ennesima ciambella di salvataggio. Questa volta in mondovisione.
| due realtà Scritto da mariaaa il 2009-07-10 14:53:39 Alla fine si è squagliata la Stampa al G8 di papi.Internazionale ed italiana. Colpa del caldo,di trucchi o cosa ? Gentilmente gradiremmo sapere. "Io ho un concetto etico di giornalismo. Un giornalismo fatto di verità, impedisce molte corruzioni, frena la violenza della criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, sollecita la costante attuazione della giustizia, impone ai politici il buon governo. Se un giornale non è capace di questo si fa carico di vite umane. Un giornalista incapace, per vigliaccheria o per calcolo, della verità si porta sulla coscienza tutti i dolori che avrebbe potuto evitare, le sofferenze, le sopraffazioni, le corruzioni, le violenze, che non è stato capace di combattere". Giuseppe Fava | Perchè Nando, Scritto da simona ravera il 2009-07-10 12:07:02 Volere è Potere! Bacioni a te e a tutta la Famiglia dalla Chiesa! Simona C'è di cui essere Orgogliosi... Mio Padre, anche se sò che apprezza certo mio Atteggiamento, Energia, Passione, nei confronti della Vita, delle Cose ecc...non me lo ha però mai detto... Per cui trovo Bellissimo quando si Onora, esternandolo, il Merito! Avanti così! | veramente Scritto da nando il 2009-07-10 00:30:25 quando ero candidato nel collegio di Baggio, da casa mia ci mettevo più di mezz'ora. Aggiungici il diluvio e le raccomandazioni paterne di andare piano visto che all'ultimo diluvio si era sfasciata la macchina... | Scritto da claudietto il 2009-07-09 21:01:57 fino a baggio? guarda che sono 20 minuti di strada dal centro! | Eco Scritto da mariaaa il 2009-07-09 16:36:12 "Sarà il pessimismo della tarda età, sarà la lucidità che l'età porta con sé, ma provo una certa esitazione, frammista a scetticismo, a intervenire, su invito della redazione, in difesa della libertà di stampa. Voglio dire: quando qualcuno deve intervenire a difesa della libertà di stampa vuole dire che la società, e con essa gran parte della stampa, è già malata. Nelle democrazie che definiremo 'robuste' non c'è bisogno di difendere la libertà di stampa, perché a nessuno viene in mente di limitarla. Questa la prima ragione del mio scetticismo, da cui discende un corollario. Il problema italiano non è Silvio Berlusconi. La storia (vorrei dire da Catilina in avanti) è stata ricca di uomini avventurosi, non privi di carisma, con scarso senso dello Stato ma senso altissimo dei propri interessi, che hanno desiderato instaurare un potere personale, scavalcando parlamenti, magistrature e costituzioni, distribuendo favori ai propri cortigiani e (talora) alle proprie cortigiane, identificando il proprio piacere con l'interesse della comunità. È che non sempre questi uomini hanno conquistato il potere a cui aspiravano, perché la società non glielo ha permesso. Quando la società glielo ha permesso, perché prendersela con questi uomini e non con la società che li ha lasciati fare? Ricorderò sempre una storia che raccontava mia mamma che, ventenne, aveva trovato un bell'impiego come segretaria e dattilografa di un onorevole liberale - e dico liberale. Il giorno dopo la salita di Mussolini al potere quest'uomo aveva detto: "Ma in fondo, con la situazione in cui si trovava l'Italia, forse quest'Uomo troverà il modo di rimettere un po' d'ordine". Ecco, a instaurare il fascismo non è stata l'energia di Mussolini (occasione e pretesto) ma l'indulgenza e la rilassatezza di quell'onorevole liberale (rappresentante esemplare di un Paese in crisi). E quindi è inutile prendersela con Berlusconi che fa, per così dire, il proprio mestiere. È la maggioranza degli italiani che ha accettato il conflitto di interessi, che accetta le ronde, che accetta il lodo Alfano, e che ora avrebbe accettato abbastanza tranquillamente - se il presidente della Repubblica non avesse alzato un sopracciglio - la mordacchia messa (per ora sperimentalmente) alla stampa. La stessa nazione accetterebbe senza esitazione, e anzi con una certa maliziosa complicità, che Berlusconi andasse a veline, se ora non intervenisse a turbare la pubblica coscienza una cauta censura della Chiesa - che sarà però ben presto superata perché è da quel dì che gli italiani, e i buoni cristiani in genere, vanno a mignotte anche se il parroco dice che non si dovrebbe. Allora perché dedicare a questi allarmi un numero de 'L'espresso' se sappiamo che esso arriverà a chi di questi rischi della democrazia è già convinto, ma non sarà letto da chi è disposto ad accettarli purché non gli manchi la sua quota di Grande Fratello - e di molte vicende politico-sessuali sa in fondo pochissimo, perché una informazione in gran parte sotto controllo non gliene parla neppure? Già, perché farlo? Il perché è molto semplice. Nel 1931 il fascismo aveva imposto ai professori universitari, che erano allora 1.200, un giuramento di fedeltà al regime. Solo 12 (1 per cento) rifiutarono e persero il posto. Alcuni dicono 14, ma questo ci conferma quanto il fenomeno sia all'epoca passato inosservato lasciando memorie vaghe. Tanti altri, che poi sarebbero stati personaggi eminenti dell'antifascismo postbellico, consigliati persino da Palmiro Togliatti o da Benedetto Croce, giurarono, per poter continuare a diffondere il loro insegnamento. Forse i 1.188 che sono rimasti avevano ragione loro, per ragioni diverse e tutte onorevoli. Però quei 12 che hanno detto di no hanno salvato l'onore dell'Università e in definitiva l'onore del Paese. Ecco perché bisogna talora dire di no anche se, pessimisticamente, si sa che non servirà a niente. Almeno che un giorno si possa dire che lo si è detto". Anticipazione da l'Espresso (09 luglio 2009) P.S. Buona idea quella dell'Herald Tribune. Speriamo che Domani sia una Buona Giornata ! | dai ragazzini Scritto da mariaaa il 2009-07-09 14:59:08 Il razzismo ignorante gridato nelle piazze o visibile ad intermittenza in comportamenti e gesti di ogni giorno è lo spicchio di un frutto andato a male. Marcio. Quello delle speranze e delle aspirazioni alte cancellate. Da una visione stretta ed egoistica segnata dal possesso solo di cose , dalla finalità di un arricchimento solo di soldi. Una minoranza di persone, ad ogni latitudine, volgare, rozza, prepotente, è fisiologica. Quello che spaventa (e che si è lasciato radicare, per pura inettitudine o calcolo, negli ultimi venti anni) è un senso comune diffuso che di questo marcio è specchio e cassa di risonanza. Tanta parte degli operai conosce, per esempio, anche Borghezio e vota Lega. Tanti, anche e soprattutto meridionali, hanno votato Berlusconi. Un numero considerevole di cittadini italiani, nel 2009, ancora una volta, hanno “scelto” , in piena coscienza o ipocritamente, rappresentanti corrotti e malavitosi. Sfregiando la memoria e tagliandosi le gambe. Una delle tante concause non sarà che se si rappresenta la realtà come un disordinato arrembaggio e appropriazione di beni unicamente materiali, se si stabilisce la regola, scritta da nessuna parte ma presentissima, che qualsiasi mezzo è “lecito” per raggiungere tale fine, nessun principio è sacro e innegoziabile , nessun rispetto è dovuto, nessun valore è dato alla dignità del vivere onesto individuale e collettivo, il film sotto ai nostri occhi a l’Aquila, a Treviso o altrove, è un logica e, appunto, marcia conseguenza ? L’aspirazione ad essere liberi, nella capacità di pensare e nelle azioni, “consumandosi” , diventa virtuale. Don Milani diceva ai ragazzi con affetto e fermezza : ”Ogni parola che non impari è un calcio in culo che prenderai domani”. Essere e crescere mediaticamente ignoranti è il sistema di riferimento nostro. La pianificazione più conveniente. Nel segno dell’insulto facile, dei Muri e nella gestione interessata di miserie piccole e grandi e di singoli egoismi. Libera ed altre preziose realtà sono fiori nella polvere. E la polvere stanca, irrita e opacizza. Sarebbe necessaria una benefica pioggia, aria fresca e una semina nuova. Attenta e vicina ai desideri e ai bisogni più profondi e autentici. Quelli più difficilmente manipolabili. Elsa Morante non ha visto tutto questo eppure ha scritto “ Il mondo salvato dai ragazzini ”.
| E' il federalismo, bellezza... Scritto da alfa10 il 2009-07-09 10:34:43 e noi non possiamo farci nulla. Dopo quello fiscale verrà quello legislativo e ci ritroveremo tante piccole realtà locali chiuse nel loro piccolo e gretto quartierino dal quale saranno esclusi i "diversi" che non producono reddito, mentre quelli che lo portano, che investono nelle "fabbrichette" decotte dei vari Cumenda strangolati dalle tasse di Roma Ladrona e dalle banche "cattivone" (magari allo scopo non tanto recondito di impossessarsene) e gli garantiscono pure un pacchetto di "servizi", tipo lo smaltimento dei rifiuti tossici sotto qualche terreno coltivato del sud Italia, a quelli si che si concede il beneficio del dubbio ("Quanto me ne verrà in tasca da esportare in Svizzera o alle Cayman?"). In questo, il Principe di Villagrazia, al secolo Stefano Bontate, è stato un precursore, seguito a ruota da don Pippo Calò, alias "Mario Salamandra", di stanza a Roma, che con faccendieri, monsignori e rapinatori in "batteria" ci andava a nozze... No. La mafia al Nord non c'è. Adesso. C'era nei primi Settanta, come c'era a Roma. I denari dei loro investimenti non è giusto che se li becchi Roma Ladrona. Non è giusto no. Mario Uccella piesse: sempre per distinguere, Egregio, l'alcoolizzato cantore della mancanza di pulizia di noi napoletani, non si è dimesso come comunicatoci a reti e gazzette unificate da tutti i mezzi d'informazione: ha solo scelto di andare a ubriacarsi nelle bettole belghe, lasciando il seggio a Montecitorio. Forse lì qualche napoletano puzzolente che gli rifili un papagno sul naso in amicizia lo trova, perché si sa, come diceva Totò, i meridionali all'estero si sono sempre piazzati. Mica come certi settentrionali... | giusto, Cla, ma... Scritto da nando il 2009-07-09 10:07:25 attenta. Certo bisogna distinguere (e se hai notato ho "distinto" anche Salvini), certo ho conosciuto in parlamento e fuori anche leghisti diversi da come li dipinge il senso comune, alimentato peraltro a profusione dai Borghezio, dai Bossi e da altri cento. Però ti invito a ragionare su quello che dice sotto Stefano. Che è quello su cui sto riflettendo anch'io da molto tempo: dove la Lega governa, la lotta alla mafia non si fa. Che dire? | Scritto da cla il 2009-07-09 08:27:14 Consentimi, Nando, di dissentire. Tu ne avrai conosciuti più di me ma affermare che il leghista è gradasso e pauroso mi sembra un po' preconcetto. Come in ogni gruppo sociale, politico, ci saranno delle caratteristiche comuni, magari anche negative, ma non solo negative. Almeno credo. | Perché il leghista è così: gradasso e pa Scritto da svaccaro il 2009-07-09 07:53:10 E` vero, e non credo di esagerare se dico che queste caratteristiche non sono tra le ultime cause del fatto che, come tu spesso ricordi, c'e` la mafia in Lombardia e nessuno dice mai niente. | bianco e nero Scritto da mariaaa il 2009-07-09 01:36:09 Consiglio vivamente la visione di "Napoletani a Milano",un film di Eduardo del 1953.Tanto per parlare di prepotenza e dignità. |
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Ultimo aggiornamento ( Thursday 09 July 2009 )
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Edda, dal Palavobis ai volantini di Porto Cervo |
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Il Fatto Quotidiano 29 agosto 2010 Quando cadrà Berlusconi, ricordiamoci della Edda. Di questa signora alta e bionda con la rivolta in corpo che sta volantinando da sola a un passo da Porto Cervo contro gli sprechi del governo. Ha incominciato giovedì mattina piazzandosi in copricostume sotto il sole di mezzogiorno al molo di Palau, dove ci si imbarca sui traghetti per la Maddalena. Trecento volantini fatti in proprio. Aiutata da Milano via mail per i disegnini; aiutata in libreria dove le han fatto pagare le fotocopie la metà, “perché la sua è una buona causa”. Sopra, le cifre della vergogna prese dall’Espresso: i costi del G8 che raddoppiano come fossero noccioline, di qua la Maddalena di là l’Aquila. E poi le spese di palazzo Chigi nell’Italia che chiede sacrifici. Un messaggio semplice, efficace, quasi bossiano: “tagliare le tasse si può, basta non gettare i soldi nel cesso”. Un trionfo. Nella Sardegna dei ricchi, proprio lì dove il capo del governo fa i suoi bagni di folla, uno solo l’ha contestata. Tutti gli altri le hanno dato ragione, con la mimica facciale o con poche parole rassegnate o imbufalite. Forse qualcuno ne ha pure ammirato il coraggio da kamikaze. Senz’altro gli amici, tenutisi a distanza di sicurezza da quella che sembrava la missione più pazza del mondo. Le avevano detto che l’avrebbero arrestata senz’altro, con l’aria che tira, figurarsi in Sardegna. Invece anche un carabiniere le ha dato ragione. Mentre il marinaio che dirigeva il traffico in ingresso di un traghetto, un senegalese, le ha chiesto di abbracciarla, e un napoletano le ha detto “gente come lei la dovrebbero candidare”. Sia chiaro. A Edda non è certo venuto il colpo di sole della contestazione qui in vacanza, nella casa in cui è ospite, vista sulla Maddalena e il vento che struscia e batte le foglie a barriera degli eucalipti, e gli oleandri di rinforzo. Edda è una rivoluzionaria in servizio permanente effettivo. Forse anche per liberarsi di quella storia che le sta piantata nel nome. Chiamata come Edda Ciano da un padre che scelse di militare nella Repubblica di Salò. “Per questo”, sbuffa, “quando sento parlare dei ragazzi di Salò, come fece pure Violante in parlamento, mi sembra una presa in giro; mio padre ne aveva quarantatre di anni quando aderì, mica era un ragazzino”. Fatto sta che di quella tradizione si è liberata proprio bene. Se solo la conoscete, potete agguantarla a vista un po’ in tutte le grandi manifestazioni. Pace, agende rosse, legge bavaglio, abusi ambientali, immigrati: tutto il ricco menù che offrono i tempi in Italia e nel mondo. Con una particolarità, che si sarà già capita: che lei non è di quelli che vanno in piazza solo se c’è tanta gente, se si può provare il piacere di non sentirsi soli, il calore dei tanti, dai che stavolta lo facciamo cadere. Cinque, dieci persone? Non importa, anche perché ormai ha preso pure confidenza con il microfono e se c’è da salire su un gradino o un parapetto per parlare non si tira indietro. Ha organizzato anche alcune delle manifestazioni che hanno fatto la storia dell’opposizione civile in Italia. Fu, con altre signore delle “girandole”, tra le sconosciute artefici sul campo della svolta del Palavobis. Ma fece anche parte di un drappello di signore che in puro stile greenpeace partì dalla stazione di Milano con le maschere dei Bassotti addosso, ognuna affacciata a un finestrino, per andare al palazzo di Giustizia di Brescia, dove, dicevano i maligni, Cesare Previti stava cercando con la legge Cirami sul legittimo sospetto di fare trasferire i suoi processi. |
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