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Tutte le donne del presidente. E il D'Addario fan club PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Monday 13 July 2009

Clamoroso! E’ in libreria “Tutte le donne del presidente”. Sottotitolo: “Le rocambolesche avventure di Silvio Berlusconi scopritore di talenti”. ImageAutrice Claudia Mauri, giovane promessa della narrativa satirico-brillante italiana. Casa editrice (ma va’?) la gloriosa Melampo. Sì, lo ammetto, ha tutti i numeri per essere il classico, divertente, lubrico, intrigante libro da ombrellone. Ma attenzione, è una miniera di materiali per scienziati della politica e psicanalisti, per sociologi e studiosi di costume. Una cartolina imperdibile dall’Italia del Duemila. Ma l’avete letto delle cosiddette “torte”, ossia delle orge? E che sarebbe stato per via delle orge medesime che la Patrizia D’Addario la prima volta non avrebbe accondisceso a pernottare da B.? Io credo che bisognerebbe mettere su una specie di fan club intitolato a questa D’Addario. E’ l’unica ad avere il coraggio di dire chiaro che fa la squillo, che racconta quel che ha visto senza inventare panzane da Capuccetto rosso, è l’unica (a quanto pare) che si fa pregare dal capo del governo, benché (come hanno con gran finezza sottolineato i consiglieri di B.) abbia più di quarant’anni.

Intanto eccovi la presentazione di “Tutte le donne del presidente”. Lo faccio qui perché dubito (avendo già sondato) che qualche giornale italiano ne parlerà…

“Belle. Tante. Giovani e giovanissime. Rosse, more e bionde. Senza altra dote che le loro forme, oppure laureate e con conoscenza delle lingue. Tutte con sogni di gloria nello spettacolo o in politica. Quasi tutte devote di padre Pio. Sentimentalmente libere, ma anche sposate e fidanzate.

Le donne del presidente sono ormai uno stuolo degno di studio al pari del loro famosissimo anfitrione. Intrattengono con lui rapporti variabili. Da protagoniste e da comparse. Da contorno adorante e cinguettante o da donne fatali che sconvolgono d’improvviso il viavai di corte. Tutte fanno parte di una specie di club non troppo esclusivo, dotato dei suoi segni di riconoscimento che collocano le une e le altre su strati diversi della piramide del gradimento: dai gioielli disegnati da Lui, “Papi”, a quelli extralusso fino alle mini-cabrio rosse o agli incarichi politici.

Claudia Mauri ripercorre con la sua prosa leggera e frizzante la lunga vicenda della debolezza dell’uomo più potente d’Italia. Decolla dalla celebre telefonata di un Capodanno degli anni di Drive In per planare sulle più recenti storie di escort e di ragazze-immagine. Un carosello variopinto, boccaccesco, pieno di gag e di sorprese, rivelatore di molti italici costumi. Che fa ridere e pensare.”

Carino, eh? Buona lettura!

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Commenti
ahi, marius...
Scritto da nando il 2009-07-13 21:45:21
d'accordo, il Letizia e i casalesi, il messaggio è arrivato; ma la D'Addario e le altre con Noemi e Casoria non c'entrano, eppure sono problema anch'esse, o meglio lo sono loro con B...
Sorry, Egregio...
Scritto da alfa10 il 2009-07-13 21:23:04
ma la "mignottocrazia", per citare il fu appartente alla schiera dei fulminati sulla via di Arcore, Paolo Guzzanti, non è il problema. 
Casomai è il fumo negli occhi. 
Il conquibus vero è il rapporto che intercorre tra B e Benedetto Letizia detto Elio, il padre di Noemi, e la sua appartenenza o meno alla stessa schiatta del gruppo di fuoco del clan dei casalesi. 
Altro che farfalle e mini rosse... 
 
Mario Uccella

Ultimo aggiornamento ( Tuesday 14 July 2009 )
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Edda, dal Palavobis ai volantini di Porto Cervo

Il Fatto Quotidiano
29 agosto 2010

Quando cadrà Berlusconi, ricordiamoci della Edda. Di questa signora alta e bionda con la rivolta in corpo che sta volantinando da sola a un passo da Porto Cervo contro gli sprechi del governo. Ha incominciato giovedì mattina piazzandosi in copricostume sotto il sole di mezzogiorno al molo di Palau, dove ci si imbarca sui traghetti per la Maddalena. Trecento volantini fatti in proprio. Aiutata da Milano via mail per i disegnini; aiutata in libreria dove le han fatto pagare le fotocopie la metà, “perché la sua è una buona causa”. Sopra, le cifre della vergogna prese dall’Espresso: i costi del G8 che raddoppiano come fossero noccioline, di qua la Maddalena di là l’Aquila. E poi le spese di palazzo Chigi nell’Italia che chiede sacrifici. Un messaggio semplice, efficace, quasi bossiano: “tagliare le tasse si può, basta non gettare i soldi nel cesso”.

Un trionfo. Nella Sardegna dei ricchi, proprio lì dove il capo del governo fa i suoi bagni di folla, uno solo l’ha contestata. Tutti gli altri le hanno dato ragione, con la mimica facciale o con poche parole rassegnate o imbufalite. Forse qualcuno ne ha pure ammirato il coraggio da kamikaze. Senz’altro gli amici, tenutisi a distanza di sicurezza da quella che sembrava la missione più pazza del mondo. Le avevano detto che l’avrebbero arrestata senz’altro, con l’aria che tira, figurarsi in Sardegna. Invece anche un carabiniere le ha dato ragione. Mentre il marinaio che dirigeva il traffico in ingresso di un traghetto, un senegalese, le ha chiesto di abbracciarla, e un napoletano le ha detto “gente come lei la dovrebbero candidare”.

Sia chiaro. A Edda non è certo venuto il colpo di sole della contestazione qui in vacanza, nella casa in cui è ospite, vista sulla Maddalena e il vento che struscia e batte le foglie a barriera degli eucalipti, e gli oleandri di rinforzo. Edda è una rivoluzionaria in servizio permanente effettivo. Forse anche per liberarsi di quella storia che le sta piantata nel nome. Chiamata come Edda Ciano da un padre che scelse di militare nella Repubblica di Salò. “Per questo”, sbuffa, “quando sento parlare dei ragazzi di Salò, come fece pure Violante in parlamento, mi sembra una presa in giro; mio padre ne aveva quarantatre di anni quando aderì, mica era un ragazzino”. Fatto sta che di quella tradizione si è liberata proprio bene. Se solo la conoscete, potete agguantarla a vista un po’ in tutte le grandi manifestazioni. Pace, agende rosse, legge bavaglio, abusi ambientali, immigrati: tutto il ricco menù che offrono i tempi in Italia e nel mondo. Con una particolarità, che si sarà già capita: che lei non è di quelli che vanno in piazza solo se c’è tanta gente, se si può provare il piacere di non sentirsi soli, il calore dei tanti, dai che stavolta lo facciamo cadere.

Cinque, dieci persone? Non importa, anche perché ormai ha preso pure confidenza con il microfono e se c’è da salire su un gradino o un parapetto per parlare non si tira indietro. Ha organizzato anche alcune delle manifestazioni che hanno fatto la storia dell’opposizione civile in Italia. Fu, con altre signore delle “girandole”, tra le sconosciute artefici sul campo della svolta del Palavobis. Ma fece anche parte di un drappello di signore che in puro stile greenpeace partì dalla stazione di Milano con le maschere dei Bassotti addosso, ognuna affacciata a un finestrino, per andare al palazzo di Giustizia di Brescia, dove, dicevano i maligni, Cesare Previti  stava cercando con la legge Cirami sul legittimo sospetto di fare trasferire i suoi processi.

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