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Utopie per il 2010... (scritto per LiberaInformazione) PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Wednesday 27 January 2010

Gennaio 2010. Una fredda sera piemontese. A Romentino, provincia di Novara. Per parlare di criminalità organizzata su invito di un’associazione giovanile, Quasar. Una platea foltissima e in prima fila tutte le autorità amministrative locali. Dopo la relazione di apertura sui rischi che corre il nord di fronte alla spinta espansiva delle organizzazioni mafiose, il sindaco ringrazia. Esprime il suo sostegno a una causa, quella dell’antimafia, che si fa carico di problemi tanto gravi e spinosi, e poi tranquillizza il relatore: qui per fortuna questi problemi non ci sono, ancora nella nostra azione amministrativa non  abbiamo avuto modo di incrociare o riconoscere questo tipo di interessi illegali. Passano cinque minuti e dal fondo della sala una signora chiede la parola. Appena la riceve dà a tutti una comunicazione che più simbolica non si potrebbe: è appena stato ucciso nel suo ufficio un imprenditore edile. Poi rivolge a tutti la domanda che scompiglia ogni schema retorico: che cosa sta succedendo qui nell’edilizia, tra assassinio, fallimenti e arresti? Il movimento terra, la crisi di liquidità, i subappalti, le protezioni ai cantieri. Velocemente, agli occhi di chi abbia un minimo di allenamento, si profilano gli scenari possibili di quel delitto che fa crollare come un castello di carte le presunzioni di verginità. Il succo della serata è dunque una domanda ulteriore: fino a quando? Fino a quando dovremo non vedere? Fino a quando i ciechi e gli struzzi dovranno lasciare libera prateria agli interessi mafiosi al nord? Fino a quando dovremo concentrare la nostra attenzione sui clandestini e distogliere gli occhi da chi rappresenta il pericolo mortale per l’economia di mercato, ma più ancora per le libertà civili e per la qualità delle istituzioni democratiche?

Passano poche ore e in un altro luogo il prefetto di Milano tranquillizza altri esponenti delle istituzioni: la mafia a Milano di fatto non esiste. Trent’anni dopo Ambrosoli, Sindona e Calvi, e i primi riciclaggi accertati dei capitali da narcotraffico; venticinque anni dopo le operazioni giudiziarie contro i clan dei siciliani; vent’anni dopo la Duomo Connection; quindici anni dopo le ondate di arresti e di ergastoli inflitti agli affiliati della ‘Ndrangheta lanciata alla conquista di Milano.

Ecco, dunque. Che cosa desidero in questo 2010? Che cosa desidero dalla mia piccola ma densa prospettiva di cittadino del nord, oltre la pace, oltre una svolta epocale sull’ambiente, oltre una società più solidale e perfino meno villana e vociante? Desidero proprio questo: abitare in un’area del Paese in cui chi ha pubbliche cariche si senta investito della responsabilità, dell’onore direi, di difendere la comunità dei cittadini onesti, di dare loro un accettabile senso delle istituzioni e di svegliarne la coscienza di fronte ai nemici della democrazia e della convivenza civile. Lo so, sembra un piccolo sogno. Sideralmente lontano dalla storica grandiosità del dream di Martin Luther King. E tuttavia quel che è successo, quel che succede, la perfida trama di senso comune che ci avvolge, lì mi porta. A immaginare di trovarmi domani in una “Padania” popolata di sindaci e prefetti e amministratori tutti mobilitati contro ‘Ndrangheta, Camorra e Cosa Nostra. Convinti che sia un loro preciso dovere vedere e contrastare. Dove le scuole formino e informino. Dove la stampa scriva senza esitazioni dei negozi fatti saltare la notte anziché lasciare rubricare tutto sotto la voce cortocircuiti, materia per elettricisti Dove i governi regionali si interroghino su come colpire gli interessi criminali che si muovono con l’avidità dei demoni sul territorio e nella sanità. Dove i partiti di destra e di sinistra si pongano qualche decente domanda davanti ai pacchetti di voti assicurati in massa da qualche colonia calabrese. Dove le associazioni di categoria trovino il coraggio mostrato alla fine dagli esponenti di punta di Confindustria siciliana. Il mio modesto sogno si ferma qui. E già mi sembra di essere andato tanto, ma proprio tanto avanti. Se trent’anni fa mi avessero detto che questa sarebbe stata la mia Utopia, giuro che non ci avrei creduto.

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Commenti
chiedo scusa
Scritto da felicetta il 2010-02-03 10:45:14
perché nel mio post del 31/1 c'è un errore: l'Unità ha citato anche la Scuola di Formazione Politica "Antonino Caponnetto", nell'articolo di G. Vespo del 28/01 (pag. 25 Edizione Nazionale - Cronaca Italia).  
Io avevo letto solo uno stralcio dell'articolo ma adesso ho letto quello integrale. Lapidazione?!
Buon vento
Scritto da stefanoski il 2010-02-02 08:37:28
al corso di formazione che prenderà avvio oggi, anniversario della storica manifestazione del 2002 in Piazza Navona con i pirolini ancora tutti e tre schierati al calduccio del pancione e Tobia in grande spolvero che non ha smesso un secondo di abbaiare... Bei tempi (si fa per dire) in cui l'opposizione parlamentare si costituiva in comitato e organizzava manifestazioni di piazza. 
 
stefanoski
contributo
Scritto da baol il 2010-02-02 00:36:28
 
non potendo fare altro di utile, sono disposta a comprare un eventuale CD o anche DVD. 
 
grazie giaà da ora e buona lezione!
miracoli LIBERAtori
Scritto da felicetta il 2010-02-01 00:47:21
Le cronache delle ultime ore narrano che una videocamera potrebbe arrivare dalla Val Camonica (130km da Milano, 2 ore almeno) allo Spazio Melampo, ogni martedì sera. 
E' in corso un tam tam meraviglioso (ai limiti della commozione) all'interno di Libera (referenti, soci, simpatizzanti etc.) per accontentarci tutti ed avere un filmato degli incontri: chi si è offerto dice che forse non risulterà proprio professionale, teme nei ritardi per la distanza ed il tempo, ma... credo che per tutti sarebbe un regalo bellissimo avere poi testimonianza piena di quanto verrà detto al Corso di Formazione Popolare. O no???!!!
Passo successivo
Scritto da alfa10 il 2010-01-31 21:39:46
postarlo sul sito della Scuola e su youtube, cosicché si possa pure (volendo) scaricarlo. 
 
Mario Uccella
APPELLO
Scritto da felicetta il 2010-01-31 21:13:13
a tutte le persone di buona volontà, meglio se dotate di videocamera.  
 
Sono pervenute molte adesioni per il Corso di Formazione Popolare che inizierà Martedì 02/02 allo Spazio Melampo, organizzato dal nostro anfitrione e Presidente della Scuola di Formazione Politica "Antonino Caponnetto" (neanche citata da l'Unità...) e da Libera (che casualmente ha come Presidente Onorario il medesimo Nando).  
 
E questa è una cosa buona e giusta.  
 
Sono in tanti, però, a chiedere di poter disporre di una videoregistrazione di tutti gli incontri, specialmente coloro che per motivi logistici e geografici non potranno sentire con le proprie orecchie che la mafia, a Milano ed in Lombardia, c'è; eccome, se c'è. 
 
Dunque, se il mago del computer Riccardo o altro volenteroso potesse aggiungere la ciliegina... la torta sarebbe gustata da tutti, proprio tutti!!! 
 
p.s. C'è chi è disposto a pagare il contributo alla visione on-line o a comprare un cd, se potesse essere realizzato.
Il Generale dalla Chiesa
Scritto da marco_b il 2010-01-31 00:09:36
Martedì e mercoledì alla tv svizzera 2 in serata 
marco
Viene da dire: "Scommettiamo che...."
Scritto da robertoli il 2010-01-27 15:40:42
Anche a me non piace accennare a timori che (in anni recenti) si pensavano lontani, ma questo tuo Post (purtroppo) mi ricorda che –così come tu guardi alla “Padania”- a me viene da pensare alla Regione in cui abito. 
 
E’ una di quelle che, ancora, evoca (assai spesso a ragion veduta) condizioni di vita migliori che altrove e che in un suo glorioso Palazzo Civico ospita quella stupenda “Allegoria del buon governo” in una Sala nella quale non è possibile volgere lo sguardo su un’altra parete, senza avvertire i brividi dell’attualità. 
 
Eppure, tu stesso lo sai, in essa vi sono Amministratori che sono stati investiti di responsabilità di governo locale proprio dando voce alle preoccupazioni che uno sviluppo anomalo (quanto meno nel “ritmo” di crescita di determinati indicatori) fa loro avvertire. 
 
 

Ultimo aggiornamento ( Wednesday 27 January 2010 )
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Edda, dal Palavobis ai volantini di Porto Cervo

Il Fatto Quotidiano
29 agosto 2010

Quando cadrà Berlusconi, ricordiamoci della Edda. Di questa signora alta e bionda con la rivolta in corpo che sta volantinando da sola a un passo da Porto Cervo contro gli sprechi del governo. Ha incominciato giovedì mattina piazzandosi in copricostume sotto il sole di mezzogiorno al molo di Palau, dove ci si imbarca sui traghetti per la Maddalena. Trecento volantini fatti in proprio. Aiutata da Milano via mail per i disegnini; aiutata in libreria dove le han fatto pagare le fotocopie la metà, “perché la sua è una buona causa”. Sopra, le cifre della vergogna prese dall’Espresso: i costi del G8 che raddoppiano come fossero noccioline, di qua la Maddalena di là l’Aquila. E poi le spese di palazzo Chigi nell’Italia che chiede sacrifici. Un messaggio semplice, efficace, quasi bossiano: “tagliare le tasse si può, basta non gettare i soldi nel cesso”.

Un trionfo. Nella Sardegna dei ricchi, proprio lì dove il capo del governo fa i suoi bagni di folla, uno solo l’ha contestata. Tutti gli altri le hanno dato ragione, con la mimica facciale o con poche parole rassegnate o imbufalite. Forse qualcuno ne ha pure ammirato il coraggio da kamikaze. Senz’altro gli amici, tenutisi a distanza di sicurezza da quella che sembrava la missione più pazza del mondo. Le avevano detto che l’avrebbero arrestata senz’altro, con l’aria che tira, figurarsi in Sardegna. Invece anche un carabiniere le ha dato ragione. Mentre il marinaio che dirigeva il traffico in ingresso di un traghetto, un senegalese, le ha chiesto di abbracciarla, e un napoletano le ha detto “gente come lei la dovrebbero candidare”.

Sia chiaro. A Edda non è certo venuto il colpo di sole della contestazione qui in vacanza, nella casa in cui è ospite, vista sulla Maddalena e il vento che struscia e batte le foglie a barriera degli eucalipti, e gli oleandri di rinforzo. Edda è una rivoluzionaria in servizio permanente effettivo. Forse anche per liberarsi di quella storia che le sta piantata nel nome. Chiamata come Edda Ciano da un padre che scelse di militare nella Repubblica di Salò. “Per questo”, sbuffa, “quando sento parlare dei ragazzi di Salò, come fece pure Violante in parlamento, mi sembra una presa in giro; mio padre ne aveva quarantatre di anni quando aderì, mica era un ragazzino”. Fatto sta che di quella tradizione si è liberata proprio bene. Se solo la conoscete, potete agguantarla a vista un po’ in tutte le grandi manifestazioni. Pace, agende rosse, legge bavaglio, abusi ambientali, immigrati: tutto il ricco menù che offrono i tempi in Italia e nel mondo. Con una particolarità, che si sarà già capita: che lei non è di quelli che vanno in piazza solo se c’è tanta gente, se si può provare il piacere di non sentirsi soli, il calore dei tanti, dai che stavolta lo facciamo cadere.

Cinque, dieci persone? Non importa, anche perché ormai ha preso pure confidenza con il microfono e se c’è da salire su un gradino o un parapetto per parlare non si tira indietro. Ha organizzato anche alcune delle manifestazioni che hanno fatto la storia dell’opposizione civile in Italia. Fu, con altre signore delle “girandole”, tra le sconosciute artefici sul campo della svolta del Palavobis. Ma fece anche parte di un drappello di signore che in puro stile greenpeace partì dalla stazione di Milano con le maschere dei Bassotti addosso, ognuna affacciata a un finestrino, per andare al palazzo di Giustizia di Brescia, dove, dicevano i maligni, Cesare Previti  stava cercando con la legge Cirami sul legittimo sospetto di fare trasferire i suoi processi.

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