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Qualcuno difenda Milano. Si incomincia stasera (e video in arrivo) PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Tuesday 02 February 2010

Grande rientro sulla scena del Blog da parte del suo Anfitrione (e sempre grazie ad alfa10 per avere coniato l’immagine). Le cose buone si inseguono, quasi in sfrontata autonomia da quel che accade sulla scena politica. E le segnalerò per titoli, giusto per soddisfare la curiosità degli amici sparsi per l’italico suolo.

Allora: ieri sera bella festa allo Spazio Melampo per celebrare i cinque anni della gloriosa casa editrice. Clima piacevolissimo. Amichevole e pure un pizzico orgoglioso. Purtroppo la stagione, che non consente sfoghi nel cortile, ha costretto a circoscrivere gli inviti ai melampici stretti. Rigodute in immagine tutte le copertine, ascoltati gli autori presenti. Per tutti poche parole a disposizione, tranne per Giancarlo Caselli che ha aperto i brindisi con i buoni diritti della sua vita per la giustizia e delle vendite straripanti del suo “Le due guerre”. Musica di Gaetano Liguori e un vero e proprio spettacolo teatrale di Giuliano Turone. Tema: la Divina commedia letta genialmente in tutte le lingue. Niente abbuffata ma solo torta di qualità. Stile e conti a posto. Già, cinque anni senza chiedere prestiti a banche e senza battere a commesse pubbliche, e risultati in leggerissimo attivo. Capolavoro di Lillo (e ora diteglielo voi “minchiazza!”, ché se lo merita).

Stasera allo Spazio Melampo altra puntata. Inizia il corso di formazione popolare per amministratori sulla mafia a Milano e in Lombardia. Lo ricordo: è gratuito e aperto a tutti, e si terrà ogni martedì fino al 2 marzo. Parola d’ordine: qualcuno difenda Milano. Molte iscrizioni. Arriveranno amministratori pure dalle provincie di Lecco, di Bergamo e della Bassa padana. Secondo me la stampa ha sottovalutato la portata civile e anche simbolica di questo avvenimento. Che a me sembra grandiosa. La società civile che si auto-mobilita nel silenzio e nell’ipocrisia delle istituzioni politiche. L’inizio di un movimento di difesa della Lombardia, visto che la famosa Lega di Pontida sulla questione della criminalità organizzata si sta dimostrando un pavido colabrodo. La trasmissione in diretta la escluderei, troppe difficoltà. Faremo i video e li metteremo in rete.

Ieri grande lezione davanti ai miei studenti di una testimone d’eccezione: Anna Canepa, la magistrata della procura nazionale antimafia che coordina Liguria e Lombardia. Ha risposto senza polemiche ma con la pura forza dei fatti a chi le chiedeva come mai il prefetto avesse fatto quelle dichiarazioni sulla presenza della mafia a Milano.

Infine: magnifico giro in provincia di Livorno durante il week end a presentare “Album di famiglia”. Tre incontri affollatissimi a calorosi assai. Mi convinco ancora una volta della bontà del modello “Nomadi”: battersi la provincia italiana più che sgomitare nelle capitali, dove se vai in una libreria non mettono nemmeno più un volantino o un libro in vetrina (possibile che anche così si manifesti la celebre “mutazione antropologica”?).

P.S. Preparatevi a venire a Milano il 20 marzo per la grande giornata della memoria e dell’impegno promossa da Libera! Venite in tanti, entusiasti, animati da indomito spirito civile, battaglieri e al tempo stesso rispettosi della qualità quasi sacrale della giornata (centinaia e centinaia di nomi da ricordare pubblicamente in piazza).

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Commenti
BEATI I PRIMI!
Scritto da robertoli il 2010-02-02 23:49:52
Caro il mio Alfa 10, pare siano in molti a non aver trovato posto. 
 
Scritto da alfa10 il 2010-02-02 23:43:01
Intuizione geniale, la mia, vero? 
Sappiamo se il prefetto Giallombardo è presente? 
 
Mario Uccella
RIMANETE COLLEGATI!
Scritto da robertoli il 2010-02-02 23:07:13
Da Milano, a Livorno, a Firenze rimbalza la notizia che lo Spazio MELAMPO è STRAPIENO! 
 
Non so dove inizi la "provincia italiana", ma che nell'ex Capitale morale d'Italia vi possano essere assembramenti civili così numerosi e motivati, mi pare proprio una BELLA COSA. 
 
In fondo, pare di capire che solo qualcuno (come chi scrive o chi riceve il tam-tam) ha invocato il.... legittimo impedimento ad esserci. 
 
E, di questi giorni, non è poco! 
 
CHE BELLO
Scritto da felicetta il 2010-02-02 20:19:53
sapere che lo Spazio Melampo sarà pacificamente invaso, tra meno di un'ora! Ma ci starete tutti???! 
 
Che invidia, diciamocelo. 
 
p.s. Forza Nando, i giorni della merla sono arrivati e "lui" è ancora lì: magari questo Corso può contribuire a levarcelo di torno... mi pare che l'argomento sia ABBASTANZA pertinente col soggetto ridens in questione! O no?
Segni
Scritto da marco_b il 2010-02-02 13:19:18
E' solo un segno ma mi pare bello segnalarlo:stasera e domani la Tv svizzera 2 trasmette il film sulla vita del Generale dalla Chiesa. 
Buon inizio corso dunque,marco.

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Edda, dal Palavobis ai volantini di Porto Cervo

Il Fatto Quotidiano
29 agosto 2010

Quando cadrà Berlusconi, ricordiamoci della Edda. Di questa signora alta e bionda con la rivolta in corpo che sta volantinando da sola a un passo da Porto Cervo contro gli sprechi del governo. Ha incominciato giovedì mattina piazzandosi in copricostume sotto il sole di mezzogiorno al molo di Palau, dove ci si imbarca sui traghetti per la Maddalena. Trecento volantini fatti in proprio. Aiutata da Milano via mail per i disegnini; aiutata in libreria dove le han fatto pagare le fotocopie la metà, “perché la sua è una buona causa”. Sopra, le cifre della vergogna prese dall’Espresso: i costi del G8 che raddoppiano come fossero noccioline, di qua la Maddalena di là l’Aquila. E poi le spese di palazzo Chigi nell’Italia che chiede sacrifici. Un messaggio semplice, efficace, quasi bossiano: “tagliare le tasse si può, basta non gettare i soldi nel cesso”.

Un trionfo. Nella Sardegna dei ricchi, proprio lì dove il capo del governo fa i suoi bagni di folla, uno solo l’ha contestata. Tutti gli altri le hanno dato ragione, con la mimica facciale o con poche parole rassegnate o imbufalite. Forse qualcuno ne ha pure ammirato il coraggio da kamikaze. Senz’altro gli amici, tenutisi a distanza di sicurezza da quella che sembrava la missione più pazza del mondo. Le avevano detto che l’avrebbero arrestata senz’altro, con l’aria che tira, figurarsi in Sardegna. Invece anche un carabiniere le ha dato ragione. Mentre il marinaio che dirigeva il traffico in ingresso di un traghetto, un senegalese, le ha chiesto di abbracciarla, e un napoletano le ha detto “gente come lei la dovrebbero candidare”.

Sia chiaro. A Edda non è certo venuto il colpo di sole della contestazione qui in vacanza, nella casa in cui è ospite, vista sulla Maddalena e il vento che struscia e batte le foglie a barriera degli eucalipti, e gli oleandri di rinforzo. Edda è una rivoluzionaria in servizio permanente effettivo. Forse anche per liberarsi di quella storia che le sta piantata nel nome. Chiamata come Edda Ciano da un padre che scelse di militare nella Repubblica di Salò. “Per questo”, sbuffa, “quando sento parlare dei ragazzi di Salò, come fece pure Violante in parlamento, mi sembra una presa in giro; mio padre ne aveva quarantatre di anni quando aderì, mica era un ragazzino”. Fatto sta che di quella tradizione si è liberata proprio bene. Se solo la conoscete, potete agguantarla a vista un po’ in tutte le grandi manifestazioni. Pace, agende rosse, legge bavaglio, abusi ambientali, immigrati: tutto il ricco menù che offrono i tempi in Italia e nel mondo. Con una particolarità, che si sarà già capita: che lei non è di quelli che vanno in piazza solo se c’è tanta gente, se si può provare il piacere di non sentirsi soli, il calore dei tanti, dai che stavolta lo facciamo cadere.

Cinque, dieci persone? Non importa, anche perché ormai ha preso pure confidenza con il microfono e se c’è da salire su un gradino o un parapetto per parlare non si tira indietro. Ha organizzato anche alcune delle manifestazioni che hanno fatto la storia dell’opposizione civile in Italia. Fu, con altre signore delle “girandole”, tra le sconosciute artefici sul campo della svolta del Palavobis. Ma fece anche parte di un drappello di signore che in puro stile greenpeace partì dalla stazione di Milano con le maschere dei Bassotti addosso, ognuna affacciata a un finestrino, per andare al palazzo di Giustizia di Brescia, dove, dicevano i maligni, Cesare Previti  stava cercando con la legge Cirami sul legittimo sospetto di fare trasferire i suoi processi.

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