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Milano. Il tempo della rivolta PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Wednesday 03 February 2010

Che spettacolo, ragazzi! Ieri sera lo Spazio Melampo sembrava la fucina della rivolta antimafia. Una partecipazione così è stata davvero al di sopra di ogni immaginazione. Gente in piedi e poi gente seduta da tutte le parti, per terra di fianco ai relatori, per terra di dietro, a prendere appunti in tutte le posizioni, anche le più scomode. Sbaglierò, ma c’è un clima nuovo a Milano su questo tema, certo incoraggiato dall’indignazione e dallo sgomento che nascono a vedersi così abbandonati dalle istituzioni politiche. C’è un’aria di mobilitazione civile che fa bene al cuore. Metà delle facce di ieri sera non le conoscevo, comprese quelle dei tanti giovani assiepati lungo le pareti. Silenziosi, composti e attenti, si sono sorbiti educatamente anche il ritardo di quindici minuti del prode Barbacetto (proprio bravo e preciso, ma sull’orario non ci riesce il marrano…) e non ci sono nemmeno stati gli sproloqui finali dal pubblico a cui sono abbonati tutti i dibattiti sulla mafia che si rispettino. Metteteci l’attenzione che trovo al mio corso, una sensazione stupenda che mi responsabilizza ogni giorno di più. E il maxiseminario che si sono organizzati gli studenti di Scienze Politiche su mafia, Stato e società, che partirà il 9. E quello di formazione degli insegnanti del 12-13 prossimi (anche quello il 12 a Scienze Politiche) organizzato da Libera. E le presentazioni dei libri, che hanno sempre successo. Insomma direi che si sta formando, tra Libera, Scuola Caponnetto, il Coordinamento degli insegnanti, le associazioni studentesche e poi case editrici come Melampo e Chiarelettere (e altre) un bel pacchetto di mischia.

Credo in ogni caso che uno dei punti di forza di ieri sera sia stato quello di avere concepito delle “lezioni”, non dei dibattiti, perché è il momento di avere informazioni sistematiche. Proprio per potere discutere con cognizione di causa con amici, conoscenti, parenti e colleghi di lavoro, scrivere credibilmente sui propri blog e su facebook. E’ davvero giunto il momento di mandare al macero le approssimazioni della politica e le urla e gli insulti della tivù. La gravità della situazione le rende ormai intollerabili. Martedì prossimo ci sarà Alberto Nobili, magistrato che da anni segue le inchieste sulle organizzazioni mafiose a Milano. E a me toccherà sempre la parte del prof che fa schemi, prende appunti e poi offre una sintesi finale.

Ah, dimenticavo una notizia importante. Sono stato nominato socio onorario dell’Inter Club “Giacinto Facchetti” di Follonica (“con stima e amicizia”). Non è bellissimo?

P.S. Alla fine il mago del computer è riuscito a mandare tutto in diretta. La settimana prossima si rifà.

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Commenti
Nel 18 anno di Tangentopoli
Scritto da il Poeta il 2010-02-17 16:30:21
Nel 18 anno di Tangentopoli  
 
Da quando i politicanti hanno recuperato il dio Craxi, nessuno di loro parla né del “Nodo Natali”, né del dio che lo progettò, da creare lo sballo del debito pubblico ( il suo amico “preferito”, allievo che ha superato il il maestro,oggi, più forbito in comunicazione, eccelso demagogo, imperterrito, continua a suonar la grancassa del debito pubblico che si accollano gli Italiani). 
Alcuni dei che lo circondavano dovettero suicidarsi per salvare il dio delle tangenti, che forniva fondi anche ai piccoli partiti correi del malaffare, che ricevevano le mance dettate dal padrone, ma quando nel transatlantico per salvarsi chiamò in causa i servi, fu deluso. 
Il dio cadde dall'Olimpo come un ladro di polli, abbandonando in acque sporche e “senza soldi” il suo relitto, “vanto” del Novecento Italiano! 
 
Oggi, Fini che riceveva allora le mance per il partito, dice che quelli d'oggi son ladri di polli, che non rubano per i partiti... 
Tutto ciò succedeva dopo la morte “misteriosa” di Aldo Moro e Vittorio Bachelet... 
 
Morale:  
Moro ha vissuto l'inferno... 
Craxi ha vissuto in paradiso e viene santificato... 
 
Lorenzo Pontiggia 
il Poeta marylory 
grazie,
Scritto da nando il 2010-02-04 13:36:08
nomadina95, mi hai commosso, ti risponderò in privato. Un bacio sulla fronte, come ai Gracchi
poesia
Scritto da nomadina95 il 2010-02-04 09:49:30
Scusi il disturbo. Vorrei farLe vedere una poesia che ho scritto su Suo Padre qualche tempo fa. Mi scusi ma non sapevo proprio come fare, alfa10 mi ha suggerito di postarla qui sul blog. 
 
Generale 
 
Dello Stato fedele servitore 
Degli onesti italiani gran salvatore. 
Mandato in Sicilia per sconfiggere il male  
Dei Carabinieri grande Generale 
Aveva una fionda contro un carro armato 
Prefetto per cento giorni è stato. 
Solo nel suo ufficio se ne stava 
E la moglie Emanuela che mai lo abbandonava. 
Il terrorismo fu per lui grande gloria 
Il suo nome rimase nella storia. 
Che gran battaglia contro la criminalità organizzata!  
Sempre a servizio della sua Patria amata. 
Quella sera, era un venerdì 
Con la moglie, al mare andava a cenare. 
Una moto in via Carini li affiancò 
Un uomo sparò e la macchina sbandò. 
Il Generale per l’ultima volta Emanuela abbracciò, 
e sul muro una scritta apparì: 
la speranza dei palermitani onesti quel giorno morì. 
Nessuno dei suoi familiari lo abbandonò 
Il cardinale Pappalardo una straziante omelia celebrò. 
Ora lui vive nei cuori della gente  
E nei suoi Carabinieri che non lo cancellano dalla mente  
 
che cosa Le sembra?  
Distinti saluti
Legittimo
Scritto da concy il 2010-02-04 08:22:26
Complimenti Nando! Le notizie politiche del giorno non sono buone..ci consoliamo pensando che un'altra Italia è possibile!
E' il Tempo della Rinascita!
Scritto da simona ravera il 2010-02-03 19:43:22
Evvai con la Formazione! 
 
Minchiazza, allora i Maghi Esistono! 
Aspetto di vedere la Registrazione. 
Simona 
 
complimenti!
Scritto da svaccaro il 2010-02-03 12:40:00
è stata davvero una bella serata e promette molto bene per il resto del corso. 
un caro saluto 
Stefano
LILLO SEI TUTTI NOI!
Scritto da robertoli il 2010-02-03 12:10:17
Dalla Toscana, felicemente raccolta l’eco di ieri sera, a proposito del nome di battesimo di Facchetti, si è interrogato il sito www.giardinaggio.it  
 
In esso vi si legge: 
“Giacinto 
L'etimologia del termine (la radice giak in greco significa rosso cupo) avvalora l'ipotesi secondo la quale in origine il giacinto era, probabilmente, di colore rosso. (….) Preziosa è la sua essenza, con la quale, da sempre, si ricava un profumo delizioso e molto ricercato. 
I significati attribuiti al fiore sono diversi e variano a seconda della colorazione: per esempio il giacinto (…) blu è segno di coerenza.  
In generale, comunque, il giacinto rappresenta il gioco e il divertimento. “ 
 
Un mazzo di Giacinti blu, quindi, all’Anfitrione e a tutto lo staff di MELAMPO! 
 
Uscendo di metafora, e riferendosi ancora più chiaramente al Corso iniziato a Milano, non sembra fuori luogo nemmeno quel rappresentare “gioco e divertimento” (attribuito al già nominato Giacinto). 
 
Ci sarà sempre una abissale differenza fra l’impegno, ed il suo ritorno, che sono in grado di produrre le persone serie e per bene, rispetto a quelle “a libro paga”. 
 
Lillo, dai libero sfogo alla esclamazione di cui hai il copyright! 
 

Ultimo aggiornamento ( Monday 08 February 2010 )
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Edda, dal Palavobis ai volantini di Porto Cervo

Il Fatto Quotidiano
29 agosto 2010

Quando cadrà Berlusconi, ricordiamoci della Edda. Di questa signora alta e bionda con la rivolta in corpo che sta volantinando da sola a un passo da Porto Cervo contro gli sprechi del governo. Ha incominciato giovedì mattina piazzandosi in copricostume sotto il sole di mezzogiorno al molo di Palau, dove ci si imbarca sui traghetti per la Maddalena. Trecento volantini fatti in proprio. Aiutata da Milano via mail per i disegnini; aiutata in libreria dove le han fatto pagare le fotocopie la metà, “perché la sua è una buona causa”. Sopra, le cifre della vergogna prese dall’Espresso: i costi del G8 che raddoppiano come fossero noccioline, di qua la Maddalena di là l’Aquila. E poi le spese di palazzo Chigi nell’Italia che chiede sacrifici. Un messaggio semplice, efficace, quasi bossiano: “tagliare le tasse si può, basta non gettare i soldi nel cesso”.

Un trionfo. Nella Sardegna dei ricchi, proprio lì dove il capo del governo fa i suoi bagni di folla, uno solo l’ha contestata. Tutti gli altri le hanno dato ragione, con la mimica facciale o con poche parole rassegnate o imbufalite. Forse qualcuno ne ha pure ammirato il coraggio da kamikaze. Senz’altro gli amici, tenutisi a distanza di sicurezza da quella che sembrava la missione più pazza del mondo. Le avevano detto che l’avrebbero arrestata senz’altro, con l’aria che tira, figurarsi in Sardegna. Invece anche un carabiniere le ha dato ragione. Mentre il marinaio che dirigeva il traffico in ingresso di un traghetto, un senegalese, le ha chiesto di abbracciarla, e un napoletano le ha detto “gente come lei la dovrebbero candidare”.

Sia chiaro. A Edda non è certo venuto il colpo di sole della contestazione qui in vacanza, nella casa in cui è ospite, vista sulla Maddalena e il vento che struscia e batte le foglie a barriera degli eucalipti, e gli oleandri di rinforzo. Edda è una rivoluzionaria in servizio permanente effettivo. Forse anche per liberarsi di quella storia che le sta piantata nel nome. Chiamata come Edda Ciano da un padre che scelse di militare nella Repubblica di Salò. “Per questo”, sbuffa, “quando sento parlare dei ragazzi di Salò, come fece pure Violante in parlamento, mi sembra una presa in giro; mio padre ne aveva quarantatre di anni quando aderì, mica era un ragazzino”. Fatto sta che di quella tradizione si è liberata proprio bene. Se solo la conoscete, potete agguantarla a vista un po’ in tutte le grandi manifestazioni. Pace, agende rosse, legge bavaglio, abusi ambientali, immigrati: tutto il ricco menù che offrono i tempi in Italia e nel mondo. Con una particolarità, che si sarà già capita: che lei non è di quelli che vanno in piazza solo se c’è tanta gente, se si può provare il piacere di non sentirsi soli, il calore dei tanti, dai che stavolta lo facciamo cadere.

Cinque, dieci persone? Non importa, anche perché ormai ha preso pure confidenza con il microfono e se c’è da salire su un gradino o un parapetto per parlare non si tira indietro. Ha organizzato anche alcune delle manifestazioni che hanno fatto la storia dell’opposizione civile in Italia. Fu, con altre signore delle “girandole”, tra le sconosciute artefici sul campo della svolta del Palavobis. Ma fece anche parte di un drappello di signore che in puro stile greenpeace partì dalla stazione di Milano con le maschere dei Bassotti addosso, ognuna affacciata a un finestrino, per andare al palazzo di Giustizia di Brescia, dove, dicevano i maligni, Cesare Previti  stava cercando con la legge Cirami sul legittimo sospetto di fare trasferire i suoi processi.

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