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Yunus sei tutti noi. Quando Milano si intrippa |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Friday 05 February 2010 |
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Questa strepitosa, impagabile cronaca è apparsa sul sito www.11metri.com. Racconta la Milano di oggi, ma racconta anche che cosa potrebbe essere una stampa libera e curiosa (è del 2 febbraio ed è firmata da Giofio). Un paio di settimane addietro ricevo sulla mia casella mail l’invito a partecipare a una conferenza in cui sarà presente Muhammad Yunus, economista e banchiere, premio nobel per la pace 2006. Yunus è un rivoluzionario dei nostri giorni: ha, tra le altre cose, fondato la Grameen Bank, l’ente finanziario che ha introdotto il microcredito in Bangladesh per poi esportarlo in molti paesi sottosviluppati e non - (http://it.wikipedia.org/wiki/Microcredito) – . Da subito mi emoziono: immaginate di essere un giovane calciatore e di poter assistere a una conferenza di Roberto Baggio sui calci di rigore. Per il lavoro che faccio, Yunus è il mio Divin Codino. Il giorno della conferenza (ieri, ndr) stampo l’invito e mi saltano all’occhio un paio di informazioni che avevo precedentemente trascurato: “interviene Letizia Moratti con la partecipazione di Red Ronnie, Paola Turci, Erica Mou“. Partiamo dal basso. Erica Mou: chiiiiiiiiiiiii?! Tra l’altro con un cognome così, non può che starmi sulle palle a prescindere. Paola Turci: chiiiiiii?! Red Ronnie: chiiiii?! Quello che presentava Roxy Bar? Ma che ci azzecca con Yunus? Io dico, ospitiamo l’eminenza della microfinanza mondiale e facciamo intervenire Red Ronnie e Paola Turci? “Va beh”, penso nella mia testa, “non ti demoralizzare, vedrai che sarà bellissimo lo stesso”. Per quanto riguarda ”interviene Letizia Moratti” ho pensato: beh, è la Sindaco di Milano, ci sta anche che intervenga, basta che non spari cazzate. Finisco di lavorare un po’ in anticipo, passo a prendere la mia bella fidanzata e mi dirigo verso il Teatro Dal Verme, luogo che ospiterà l’incontro. E’ stato bello vedere un sacco di gente accalcata per riuscire a prendere posto, generalmente gli incontri con queste tematiche non hanno un grosso ritorno di pubblico. Riusciamo a sederci in un ottimo posto, riesco a prendere possesso del libretto che regalavano (l’ho preso a prescindere, solo perchè lo regalavano), ho il cuore all’impazzata per l’emozione; insomma, mi sento come Fantozzi poco prima di Inghilterra – Italia: calze, mutande, vestaglione di flanella, tavolinetto di fronte al televisore, frittatona di cipolle per la quale andava pazzo, familiare di Peroni gelata, tifo indiavolato e rutto libero! Ma proprio come il disgraziato ragionier Ugo, ecco la telefonata del ragionier Filini che comunica che il megadirettore ha previsto per la serata una proiezione straordinaria della Corazzata Potemkin. Infatti Red Ronnie prende il microfono e comincia a dire delle cose a caso, ma proprio a caso, poi in successione presenta Erica Mou (si è scoperto essere una giovane cantante emergente) e Paola Turci che canta una canzone orrenda. Il mio umore, anche se un po’ alterato, resta alto; ma poi la disgrazia si verifica: sale sul palco la Sindaco. Escono dalla sua bocca le seguenti affermazioni:” E’ giusto aiutare i più deboli”, “Il Comune fa tanto per i più deboli”, “Viva i più deboli (o qualcosa di simile, il senso era questo)”. Aggiungeteci che tutto ciò è stato pronunciato con quella voce insostenibile che caratterizza la Prima cittadina. Il pubblico, me compreso, inizia a rumoreggiare. Poi il secondo disastro. Come se fosse una campagna elettorale, si mette a ringraziare gente a caso, e infine pronuncia le seguenti parole:” Ma soprattutto vorrei ringraziare EXPO, Lucio Stanca”. Tu ti permetti di ringraziare Lucio Stanca in presenza di Muhammad Yunus? Eh no cazzo, questo no. Va bene Red Ronnie, va bene Paola Turci, va meno bene Erica Mou, ma ringraziare Lucio Stanca no cazzo. Lucio fa per alzarsi ma una bordata di fischi lo invita gentilmente a restare al suo posto. Un signore davanti a me per l’agitazione tira una gomitata sulla mandibola della moglie, io riesco a malapena a stare fermo sulla sedia, in giro c’è un tripudio di indignazione. Mai doma, la Sindaco continua e chiama a gran voce Alessandro Profumo sul palco. Nulla contro Profumo(in realtà sì ma tralasciamo), ma cazzo siamo venuti a vedere Yunus. Eccolo che finalmente sale, la star della serata: con un caratteristico abito indiano, molto semplice e un carisma che si percepisce anche solo guardandolo. Il morale mi torna a livelli da finale mondiale, applaudo, mi gaso di brutto. Ma la Sindaco riesce a rovinarmi anche questo momento:” Io e Yunus siamo molto amici, auguro a tutti voi di conoscerlo, perchè ti cambia per sempre”. Il signore davanti a me, che dopo la gomitata è diventato il mio nuovo idolo, grida “Speriamo!!” Finalmente, dopo questa lunga agonia, Yunus prende il microfono ed espone le sue tesi. Chiessenefrega se ho letto e riletto i suoi libri, sentirle dal vivo è tutta un’altra cosa:”Quando c’è una crisi finanziaria, io guardo quello che fanno le banche convenzionali e faccio l’esatto contrario”, pubblico in delirio, Profumo e Stanca un po’ meno. “L’ultima crisi globale ha colpito tutti. Io me ne frego di quelli che hanno perso un sacco di soldi in borsa, la colpa è loro. A me importa di tutti quelli che per colpa loro hanno perso il lavoro”! Gente che fa la ola, Profumo e Stanca e il Moratti (marito) un po’ meno. Si sono raggiunti dei momenti davvero emozionanti, indimenticabili. Il mio morale era tornato decisamente alto. Ma poi il terzo disastro. Risalgono la Leti e il Red per consegnare un premio di rara bruttezza a Yunus che lo guarda un po’ stranito, ma che da signore ringrazia. Red infine annuncia un video riguardante Haiti prima del disastro. Non condivido il fatto di fare un calderone, non è che perchè c’è Yunus allora dobbiamo parlare di Haiti, di Abruzzo e via dicendo; ma soprattutto non condivido che alla terza scena sullo schermo appaia la Leti circondata da bambini haitiani, oggi probabilmente morti, con riprese dettagliate delle mani bianche e nere che si stringono in pieno stile Ringo Boys. No, vaffanculo, ora mi sono rotto i coglioni. E come me, la maggior parte del pubblico. Fischi, insulti, la gente se va inviperita e vi risparmio i commenti che si sentivano sulle scale. Mi ero immaginato di uscire dal Teatro contento, motivato, con i ricordi di una serata indimenticabile da custodire per tanto tempo. A malincuore ho passato tutto il viaggio in vespa verso casa a sproloquiare contro tutto e tutti. Un’altra occasione persa. Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Per favore connettiti al sito o registrati. |
Scritto da pielle il 2010-02-07 18:06:07 Porca miseria, avrei dato un dito per essere presente! Yunus che è un mito anche per me, Moratti e Stanca fischiati, che sballo (PS: Muhamed, anche io ho perso un sacco di soldi in borsa, ma non è colpa mia e non ho tolto il lavoro a nessuno, del resto non erano nemmeno soldi miei, li avevo ereditati dallo zio ricco, guarda un po' milanese: e poi non ho fatto una piega, il karma è il karma...) | Ho visto cose che voi umani... Scritto da Sancho Panza il 2010-02-06 11:54:17 Ebbene sì, neanche il più noto replicante della storia del cinema avrebbe potuto immaginarlo... Milano è sempre più incompetente, cialtrona e decadente, guidata per caso da gente incapace e votata, ahinoi, da una buona fetta di città che assomiglia a loro. E dopo questa cronaca lo sapiamo anche noi (prepariamoci!): il Bangladesh ci farà presto - e giustamente - un culo così! | Che cattivo gusto Scritto da admin il 2010-02-05 13:20:15 Grande Giofio! :-) Aggiornaci sulle condizioni della mandibola della signora, ti prego! In cambio, ecco un pezzo di “giornalismo” dal Corriere del Mezzogiorno su Mou Chiiiiii: “… Folk singer di Bisceglie, carattere amabile e sbarazzino. Il suo nome d’arte è Erica Mou, in omaggio alla celebre caramella. Ora, davanti a sé ha un futuro che si prospetta ancora più dolce. Perché c’è molto «zucchero », ma anche molta sostanza, nel contratto che da qualche giorno la lega alla Sugar della talent scout Caterina Caselli… Erica Musci, questo il vero nome dell’emergente chanteuse pugliese…”. C’è un denominatore comune più che ventennale tra Letizia Moratti, Red Ronnie e Caterina Caselli: Bettino Craxi. Anche lui faceva tanto “per i più deboli”? Un’ultima chicca: chi ha ricevuto il premio Gandhi “di rara bruttezza” prima di un premio Nobel? Cristina D’Avena. | da Premio Pulitzer Scritto da felicetta il 2010-02-05 11:03:56 e senza riserve. L'avevo già letta censendo i siti e blog che hanno pubblicato notizie o il programma sul Corso di Formazione Popolare LE ASSOCIAZIONI MAFIOSE A MILANO E IN LOMBARDIA; avevo detto, tra me e me, che la Scuola di Formazione Politica "Antonino Caponnetto" era sicuramente in un posto "giusto" e, per una volta, col sorriso spalancato!!! :-) |
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Ultimo aggiornamento ( Friday 05 February 2010 )
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Edda, dal Palavobis ai volantini di Porto Cervo |
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Il Fatto Quotidiano 29 agosto 2010 Quando cadrà Berlusconi, ricordiamoci della Edda. Di questa signora alta e bionda con la rivolta in corpo che sta volantinando da sola a un passo da Porto Cervo contro gli sprechi del governo. Ha incominciato giovedì mattina piazzandosi in copricostume sotto il sole di mezzogiorno al molo di Palau, dove ci si imbarca sui traghetti per la Maddalena. Trecento volantini fatti in proprio. Aiutata da Milano via mail per i disegnini; aiutata in libreria dove le han fatto pagare le fotocopie la metà, “perché la sua è una buona causa”. Sopra, le cifre della vergogna prese dall’Espresso: i costi del G8 che raddoppiano come fossero noccioline, di qua la Maddalena di là l’Aquila. E poi le spese di palazzo Chigi nell’Italia che chiede sacrifici. Un messaggio semplice, efficace, quasi bossiano: “tagliare le tasse si può, basta non gettare i soldi nel cesso”. Un trionfo. Nella Sardegna dei ricchi, proprio lì dove il capo del governo fa i suoi bagni di folla, uno solo l’ha contestata. Tutti gli altri le hanno dato ragione, con la mimica facciale o con poche parole rassegnate o imbufalite. Forse qualcuno ne ha pure ammirato il coraggio da kamikaze. Senz’altro gli amici, tenutisi a distanza di sicurezza da quella che sembrava la missione più pazza del mondo. Le avevano detto che l’avrebbero arrestata senz’altro, con l’aria che tira, figurarsi in Sardegna. Invece anche un carabiniere le ha dato ragione. Mentre il marinaio che dirigeva il traffico in ingresso di un traghetto, un senegalese, le ha chiesto di abbracciarla, e un napoletano le ha detto “gente come lei la dovrebbero candidare”. Sia chiaro. A Edda non è certo venuto il colpo di sole della contestazione qui in vacanza, nella casa in cui è ospite, vista sulla Maddalena e il vento che struscia e batte le foglie a barriera degli eucalipti, e gli oleandri di rinforzo. Edda è una rivoluzionaria in servizio permanente effettivo. Forse anche per liberarsi di quella storia che le sta piantata nel nome. Chiamata come Edda Ciano da un padre che scelse di militare nella Repubblica di Salò. “Per questo”, sbuffa, “quando sento parlare dei ragazzi di Salò, come fece pure Violante in parlamento, mi sembra una presa in giro; mio padre ne aveva quarantatre di anni quando aderì, mica era un ragazzino”. Fatto sta che di quella tradizione si è liberata proprio bene. Se solo la conoscete, potete agguantarla a vista un po’ in tutte le grandi manifestazioni. Pace, agende rosse, legge bavaglio, abusi ambientali, immigrati: tutto il ricco menù che offrono i tempi in Italia e nel mondo. Con una particolarità, che si sarà già capita: che lei non è di quelli che vanno in piazza solo se c’è tanta gente, se si può provare il piacere di non sentirsi soli, il calore dei tanti, dai che stavolta lo facciamo cadere. Cinque, dieci persone? Non importa, anche perché ormai ha preso pure confidenza con il microfono e se c’è da salire su un gradino o un parapetto per parlare non si tira indietro. Ha organizzato anche alcune delle manifestazioni che hanno fatto la storia dell’opposizione civile in Italia. Fu, con altre signore delle “girandole”, tra le sconosciute artefici sul campo della svolta del Palavobis. Ma fece anche parte di un drappello di signore che in puro stile greenpeace partì dalla stazione di Milano con le maschere dei Bassotti addosso, ognuna affacciata a un finestrino, per andare al palazzo di Giustizia di Brescia, dove, dicevano i maligni, Cesare Previti stava cercando con la legge Cirami sul legittimo sospetto di fare trasferire i suoi processi. |
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