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Matrimoni e onomastici. Brunetta, il 20 marzo e materiali sparsi PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Saturday 06 February 2010

Sapete che stramba idea m’è venuta in questa sera di festa? Che bisognerebbe mandare Brunetta a celebrare matrimoni a Palazzo Dugnani in nome e per conto del Comune di Milano. Lui ritto in piedi dietro il tavolo a leggere gli articoli del codice civile. Giusto per rodarsi, dovesse mai vincere (oh, sotto con gli scongiuri…) a Venezia. Ma soprattutto perché dovrebbe ingoiarsi -anche lì- le contumelie che ha sparso a piene manine contro i dipendenti pubblici. Clelia, Cinzia e Giovanna. Si chiamano così le tre signore che amministrano i matrimoni civili tra milanesi o aspiranti tali. Ieri pomeriggio mi è capitato di celebrare il matrimonio tra Tommaso e Myriam (ganzo eh, farlo senza essere consigliere comunale?). E ho trovato queste signore che con grazia e amore si predisponevano a creare per tutte le coppie il clima ideale. Quale musica mettere, quando far tenere il discorso al celebrante (che avrebbe citato Proust ma ancora non lo sapeva…). E i fiori, e le foto e tutto il resto. Più la loro disponibilità a cantare o recitare poesie, perché lo sanno fare e ogni tanto glielo chiedono. Una regia deliziosa. Ispirata soprattutto dalla volontà di far sì che unirsi in municipio non sembri cosa né fredda né burocratica. Da restarne ammirati. Messe a confronto con il celebre e stravaccato pisolino di Brunetta a convegno, erano il paradiso terrestre.

Paradiso terrestre anche gli insegnanti che stamattina hanno portato circa centocinquanta studenti cremonesi nella sede della Pastorale; a parlare di mafia e soprattutto della data del 20 marzo, quella della manifestazione nazionale di Libera a Milano. Ribadisco, ho un sogno: che il 31 dicembre sera un presidente della Repubblica ringrazi gli insegnanti -non tutti, ma molti- per quel che hanno fatto e stanno facendo per tenere in piedi l’etica pubblica del Paese. Incontro bellissimo.

Come quello pomeridiano di Casalmaggiore. Qui il paradiso terrestre era la biblioteca comunale, retta e amministrata come Brunetta non saprebbe. Non è bastata, la biblioteca, per ospitare la presentazione di Album di famiglia, si è dovuti trasbordare all’auditorium lì vicino, e anche lì si sono dovute aggiungere sedie e sedie. Non racconterei con orgoglio questi dettagli se non fosse che Album veniva presentato nella città natale di mia madre, dove non avevo mai messo piede in vita mia. E se non fosse che tutto questo avveniva casualmente (pazzesco, eh?) nel giorno di santa Dora (auguri alla sua nipotina, in giro per la Spagna). Così ho preso tutto come un magnifico segno e, con l’aiuto dell’assessore alla cultura, sono andato a vedermi la caserma dei carabinieri dove accadde il lieto evento. Allora, a carabinieri e poliziotti, nessun ministro si sognava di dare dei panzoni. Guadagnavano poco, ma erano lo Stato.

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Commenti
che bello
Scritto da rosaspina il 2010-02-07 16:09:19
sentire le tue emozioni! 
grazie anche per la bella pagina dedicata a Giuseppe - Indiano. Auguro anch'io che lo sciopero del 1 marzo dimostri a tutti che non possiamo fare a meno della presenza degli immigrati.
che bello sentire
Scritto da rosaspina il 2010-02-07 16:05:59
ma che bella
Scritto da nando il 2010-02-07 14:40:26
notizia che mi dai, Pasquale!!! Scusate l'interventismo domenicale, ma non potevo farne a meno...
Santa Dora? Villa Dora!
Scritto da Pasquale_Pirone il 2010-02-07 13:42:38
A proposito di Santa Dora. 
"Per fatal combinazion" nella serata di venerdì 5 febbraio (per la Chiesa i giorni iniziano con il vespro del giorno prima) e dunque già sotto il patronato della Santa, è stato inaugurato ad Avellino il secondo punto vendita di "Villa Dora", il panificio-biscottificio della Comunità di recupero "La casa sulla roccia", che come ben sai, e come ben sanno i lettori di Album si famiglia, ha sede a Prata, nella villa già Dalla Chiesa, intitolata a tua madre. 
Prodotti di grande qualità e soprattutto 11 posti di lavoro nuovi (7 ad ex ospiti) che di questi tempi non sono proprio quisquilie. 
Baci. 
Pasquale 
.
alfa10 è innocente,
Scritto da nando il 2010-02-07 11:58:58
qui garantisco che gli inidirizzi me li han chiesti per battuta altri e privati interlocutori. Quanto alla prefazione, troppo giusto... 
Indirizzi?
Scritto da alfa10 il 2010-02-07 11:38:56
E chi li vuole? Non mi era parso d'averli cercati. 
In quanto poi al non fare scherzi... sapresti dirmi, Egregio, se la tua mente ha partorito quella cosina che dovrebbe andare in testa al mio nuovo libro? Oramai manca poco. O quasi... 
 
Mario Uccella 
 
piesse: bello l'articolo sull'Indiano. Ma davvero ti da' del "Lei"?
no, no, e poi no,
Scritto da nando il 2010-02-07 11:22:50
gli indirizzi delle signore Clelia, Cinzia e Giovanna non ve li do! E comunque non li ho. Piuttosto: Alfa10 ti aspettiamo il 20 marzo, ehi dico, non fare scherzi... e Robertoli celebrante doveva essere meraviglioso. (confessione: anche a me si è leggermente incrinata la voce; speravo non se ne fosse accorto nessuno, ma un parente se ne è accorto e si è commosso anche lui; me lo ha detto e io mi sono commosso che si fosse commosso, poi per fortuna è arrivato il vino e l'abbiamo piantata lì)
Celebrati da te
Scritto da alfa10 il 2010-02-07 11:05:34
mio caro Robertoli, certi matrimoni dovevano essere degli happening. Nulla a che vedere con l'iconoclastico wedding party organizzato ieri dal "sensale" Bersanuccio, tra l'incorruttibile Di Pietro e il plurinquisito De Luca in nome della ragion di Stato (leggi: non farsi fottere la Campania dai Cosentino e Cesaro vari?), con De Magistris intristito dal non essersi potuto candidare a nuovo leader dell'Idv o, in subordine, a Governator della mia regione? 
Eh si.  
Dovevano essere molto, ma molto più divertenti... 
 
Mario Uccella. 
 
piesse: Egregio, se tutto va bene, ci si vede a Marzo, a Milano...
FASCIA TRICOLORE E SORRISI
Scritto da robertoli il 2010-02-07 10:22:09
Anche a chi scrive (e nemmeno lui era Consigliere Comunale) è capitato di Celebrare molti Matrimoni Civili. 
 
Confessando che, sempre, gli si rompeva la voce (almeno lui aveva questa netta sensazione) al momento in cui pronunciava la formula: “…. vi dichiaro Marito e Moglie”, un paio di ricordi sopravvivono, netti, agli anni. 
 
Una volta, quando oramai la Cerimonia era conclusa (ed il Celebrante si era prodotto in una allocuzione rivolta a due persone mai viste prima, ma di cui un amico aveva confidato alcune particolarità) una Testimone, sorridendo, gli disse: “Mi sono sposata in Chiesa, perché mi avevano detto che il Matrimonio in Comune era triste, ma se avessi saputo ….”. 
 
Ed un’altra volta, nella Sala, vi erano soltanto, ai posti d’onore due cittadini Tedeschi, due Testimoni “a prestito” e, una fila dietro a coloro che chiedevano di sposarsi, facevano capolino, timidamente, due bambini ed una bambina, di età compresa fra i 5 ed i 10 anni. L’Interprete fu richiesta di domandare, con discrezione, se quei bambini fossero della coppia; i due sorrisero ed annuirono. Il Celebrante, allora, chiese che i bambini stessero nella stessa prima fila di sedie, dove stavano i “futuri” sposi, perché –disse- i veri Testimoni della loro promessa di amore erano loro. 
 
L’indomani, la famiglia (che, evidentemente, non era nata solo il giorno prima) tornò all’Ufficio dove lavorava il Celebrante e gli fece dono di una magnifica foto, che lui ancora conserva. 
 
Se sapesse dove abita l’ex Vescovo di Pistoia (che in quanto a provocazioni non sembra secondo nemmeno a Brunetta) gliene farebbe avere una copia e gli chiederebbe se davvero ritiene che, in Alto, si facciano distinzioni nel modo con cui si riversa l’Amore su Uomini e Donne, a seconda dell’aggettivo (quando c’è) che si accompagna al Matrimonio da loro, e con loro, celebrato. 
 

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Edda, dal Palavobis ai volantini di Porto Cervo

Il Fatto Quotidiano
29 agosto 2010

Quando cadrà Berlusconi, ricordiamoci della Edda. Di questa signora alta e bionda con la rivolta in corpo che sta volantinando da sola a un passo da Porto Cervo contro gli sprechi del governo. Ha incominciato giovedì mattina piazzandosi in copricostume sotto il sole di mezzogiorno al molo di Palau, dove ci si imbarca sui traghetti per la Maddalena. Trecento volantini fatti in proprio. Aiutata da Milano via mail per i disegnini; aiutata in libreria dove le han fatto pagare le fotocopie la metà, “perché la sua è una buona causa”. Sopra, le cifre della vergogna prese dall’Espresso: i costi del G8 che raddoppiano come fossero noccioline, di qua la Maddalena di là l’Aquila. E poi le spese di palazzo Chigi nell’Italia che chiede sacrifici. Un messaggio semplice, efficace, quasi bossiano: “tagliare le tasse si può, basta non gettare i soldi nel cesso”.

Un trionfo. Nella Sardegna dei ricchi, proprio lì dove il capo del governo fa i suoi bagni di folla, uno solo l’ha contestata. Tutti gli altri le hanno dato ragione, con la mimica facciale o con poche parole rassegnate o imbufalite. Forse qualcuno ne ha pure ammirato il coraggio da kamikaze. Senz’altro gli amici, tenutisi a distanza di sicurezza da quella che sembrava la missione più pazza del mondo. Le avevano detto che l’avrebbero arrestata senz’altro, con l’aria che tira, figurarsi in Sardegna. Invece anche un carabiniere le ha dato ragione. Mentre il marinaio che dirigeva il traffico in ingresso di un traghetto, un senegalese, le ha chiesto di abbracciarla, e un napoletano le ha detto “gente come lei la dovrebbero candidare”.

Sia chiaro. A Edda non è certo venuto il colpo di sole della contestazione qui in vacanza, nella casa in cui è ospite, vista sulla Maddalena e il vento che struscia e batte le foglie a barriera degli eucalipti, e gli oleandri di rinforzo. Edda è una rivoluzionaria in servizio permanente effettivo. Forse anche per liberarsi di quella storia che le sta piantata nel nome. Chiamata come Edda Ciano da un padre che scelse di militare nella Repubblica di Salò. “Per questo”, sbuffa, “quando sento parlare dei ragazzi di Salò, come fece pure Violante in parlamento, mi sembra una presa in giro; mio padre ne aveva quarantatre di anni quando aderì, mica era un ragazzino”. Fatto sta che di quella tradizione si è liberata proprio bene. Se solo la conoscete, potete agguantarla a vista un po’ in tutte le grandi manifestazioni. Pace, agende rosse, legge bavaglio, abusi ambientali, immigrati: tutto il ricco menù che offrono i tempi in Italia e nel mondo. Con una particolarità, che si sarà già capita: che lei non è di quelli che vanno in piazza solo se c’è tanta gente, se si può provare il piacere di non sentirsi soli, il calore dei tanti, dai che stavolta lo facciamo cadere.

Cinque, dieci persone? Non importa, anche perché ormai ha preso pure confidenza con il microfono e se c’è da salire su un gradino o un parapetto per parlare non si tira indietro. Ha organizzato anche alcune delle manifestazioni che hanno fatto la storia dell’opposizione civile in Italia. Fu, con altre signore delle “girandole”, tra le sconosciute artefici sul campo della svolta del Palavobis. Ma fece anche parte di un drappello di signore che in puro stile greenpeace partì dalla stazione di Milano con le maschere dei Bassotti addosso, ognuna affacciata a un finestrino, per andare al palazzo di Giustizia di Brescia, dove, dicevano i maligni, Cesare Previti  stava cercando con la legge Cirami sul legittimo sospetto di fare trasferire i suoi processi.

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