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Trezzano sul Naviglio, Smuraglia e il televoto |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Tuesday 23 February 2010 |
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E così a Trezzano sul Naviglio anche un sindaco del Pd teneva rapporti con la ‘Ndrangheta, se i magistrati non hanno preso fischi per fiaschi. E poi, finito il mandato, ha messo al proprio posto in municipio sua moglie. E il partito non ha fiatato. E gli elettori, invece di vergognarsi un po’ almeno sul piano estetico, l’hanno pure votata. Davvero Dio perde chi vuol perdersi. E’ da vent’anni e passa che io, Gianni Barbacetto e pochi altri denunciamo quel che sta accadendo nell’hinterland milanese ma, sarà un caso, si preferisce sempre guardare da un’altra parte. Di più: ormai ricevo privatamente consiglieri comunali del Pd che si sfogano e lamentano di non trovare ascolto nel partito proprio sulla questione dei rapporti con le organizzazioni mafiose, non si dice sulla “questione morale”, che è notoriamente una barzelletta. Ben venga stasera dunque, e cento volte di più, il nostro corso di formazione per amministratori pubblici allo spazio Melampo. E che ci vengano ‘sti amministratori pubblici a sapere che cos’è la mafia a Milano e in Lombardia, così almeno poi non ci raccontano che non avevano capito. Stasera per esempio ci sarà Carlo Smuraglia, questo quasi leggendario avvocato che a ottant’anni suonati da un pezzo ancora va in giro per sedi civili e di partito a spiegare diritto e legalità, e a cui dobbiamo fra l’altro la preveggente relazione della commissione di indagine sulla mafia del Comune del ’92. Venite a sentirlo, questo anziano più giovane di tanti giovani… Non state a sentire invece chi favoleggia che a Sanremo ha vinto il televoto. Ma guarda un po’, questo televoto che finisce sempre per fare quel che piace a Mediaset (Amici) o alla politica (Emanuele Filiberto e quell’immagine da operetta della patria; pazzesco, con Lippi che gli va a fare da spalla, e Pupo che canta con la mano in tasca come fosse Scognamiglio durante il suo discorso di insediamento in Senato nel ’94…). Farò il pasoliniano e ancora una volta dirò: io so, io so che il televoto non esiste (e infatti il computer continua a cambiarmelo in telefoto…). Il televoto è il desiderio del potere, nella combinazione politico-mediatico-lobbistica che esso riesce a esprimere di volta in volta, un idolo, un feticcio orwelliano per chi vive di tivù. Le giurie popolari sono un’altra cosa. E purtroppo in Italia esistono solo per alcuni (pochissimi) premi di paese. Ah, l’Abruzzo. Che formidabile metafora del potere berlusconiano… Quasi più del Belice con il potere democristiano. Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Per favore connettiti al sito o registrati. |
grazie, Scritto da nando il 2010-02-24 01:35:19 Robertoli, che non mi lasci mai solo! E voi tutti ricordate il 20 marzo a Milano, altro che trovare pretesti per non venire...Ve lo do io il "c'ho da fare"!! | ALTRI TEMPI Scritto da robertoli il 2010-02-23 14:14:27 Non è la prima volta che qualcuno dubita del “Televoto”…. Qualche decennio fa, ricordo che impressione faceva (magari all’estrazione della Lotteria di Capodanno, in Televisione) vedere schierati i Dirigenti dei Monopoli di Stato e, impettito dietro ad ogni urna un Finanziere in divisa: era come se lo “stellone” offrisse il Sigillo di una indubitabile Garanzia. Altri tempi. Ma esisterà –di grazia- un Giornalista disposto a fare una bel servizio su una qualsivoglia “Raccolta di fondi con invio di sms”?. “Se volete donare 2 Euro, mandate un sms al n. ….” Quante volte siamo stati bombardati da questi messaggi, mentre l’emozione per una tragedia collettiva era pronta a guidare il dito sulla tastiera del telefonino. C’è qualcuno disposto a togliermi una curiosità su quali siano i controlli (“pubblici”, e non venitemi a farfugliare di “Aziende certificate ISO EN 9001”!) che possano assicurare ciascun componente di una massa di Donatori che fra i fondi che saranno raccolti vi sono anche quei 2 Euro (ma proprio quelli!) che ciascuno dei comuni mortali che ha digitato il numero della “via accelerata alla donazione” si troverà addebitato in bolletta? Mi duole riecheggiare Piercasinando (pago i DD.AA. ad Alfa10), ma l’ho sentito dire da lui, con (apparente) convinzione, non più tardi di ieri sera: “Ogni volta che si rinuncia ad i controlli è un pezzo di Stato che muore”. E mi sembra proprio che non si stia molto bene…
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Edda, dal Palavobis ai volantini di Porto Cervo |
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Il Fatto Quotidiano 29 agosto 2010 Quando cadrà Berlusconi, ricordiamoci della Edda. Di questa signora alta e bionda con la rivolta in corpo che sta volantinando da sola a un passo da Porto Cervo contro gli sprechi del governo. Ha incominciato giovedì mattina piazzandosi in copricostume sotto il sole di mezzogiorno al molo di Palau, dove ci si imbarca sui traghetti per la Maddalena. Trecento volantini fatti in proprio. Aiutata da Milano via mail per i disegnini; aiutata in libreria dove le han fatto pagare le fotocopie la metà, “perché la sua è una buona causa”. Sopra, le cifre della vergogna prese dall’Espresso: i costi del G8 che raddoppiano come fossero noccioline, di qua la Maddalena di là l’Aquila. E poi le spese di palazzo Chigi nell’Italia che chiede sacrifici. Un messaggio semplice, efficace, quasi bossiano: “tagliare le tasse si può, basta non gettare i soldi nel cesso”. Un trionfo. Nella Sardegna dei ricchi, proprio lì dove il capo del governo fa i suoi bagni di folla, uno solo l’ha contestata. Tutti gli altri le hanno dato ragione, con la mimica facciale o con poche parole rassegnate o imbufalite. Forse qualcuno ne ha pure ammirato il coraggio da kamikaze. Senz’altro gli amici, tenutisi a distanza di sicurezza da quella che sembrava la missione più pazza del mondo. Le avevano detto che l’avrebbero arrestata senz’altro, con l’aria che tira, figurarsi in Sardegna. Invece anche un carabiniere le ha dato ragione. Mentre il marinaio che dirigeva il traffico in ingresso di un traghetto, un senegalese, le ha chiesto di abbracciarla, e un napoletano le ha detto “gente come lei la dovrebbero candidare”. Sia chiaro. A Edda non è certo venuto il colpo di sole della contestazione qui in vacanza, nella casa in cui è ospite, vista sulla Maddalena e il vento che struscia e batte le foglie a barriera degli eucalipti, e gli oleandri di rinforzo. Edda è una rivoluzionaria in servizio permanente effettivo. Forse anche per liberarsi di quella storia che le sta piantata nel nome. Chiamata come Edda Ciano da un padre che scelse di militare nella Repubblica di Salò. “Per questo”, sbuffa, “quando sento parlare dei ragazzi di Salò, come fece pure Violante in parlamento, mi sembra una presa in giro; mio padre ne aveva quarantatre di anni quando aderì, mica era un ragazzino”. Fatto sta che di quella tradizione si è liberata proprio bene. Se solo la conoscete, potete agguantarla a vista un po’ in tutte le grandi manifestazioni. Pace, agende rosse, legge bavaglio, abusi ambientali, immigrati: tutto il ricco menù che offrono i tempi in Italia e nel mondo. Con una particolarità, che si sarà già capita: che lei non è di quelli che vanno in piazza solo se c’è tanta gente, se si può provare il piacere di non sentirsi soli, il calore dei tanti, dai che stavolta lo facciamo cadere. Cinque, dieci persone? Non importa, anche perché ormai ha preso pure confidenza con il microfono e se c’è da salire su un gradino o un parapetto per parlare non si tira indietro. Ha organizzato anche alcune delle manifestazioni che hanno fatto la storia dell’opposizione civile in Italia. Fu, con altre signore delle “girandole”, tra le sconosciute artefici sul campo della svolta del Palavobis. Ma fece anche parte di un drappello di signore che in puro stile greenpeace partì dalla stazione di Milano con le maschere dei Bassotti addosso, ognuna affacciata a un finestrino, per andare al palazzo di Giustizia di Brescia, dove, dicevano i maligni, Cesare Previti stava cercando con la legge Cirami sul legittimo sospetto di fare trasferire i suoi processi. |
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