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Accademiche occupazioni (e represse nostalgie) PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Sunday 09 December 2007

Questa è una di quelle classiche serate in cui devo chiedere scusa per il mio silenzio di quattro giorni (mi sembra). Accidenti, quanto è difficile tenere un Blog scrivendone direttamente i post, soprattutto se si deve andare in giro come degli zingari (zingari ben pagati, lo so...). La settimana mi è stata di fatto totalmente assorbita dalle accademie e dai conservatori. Le occupazioni del conservatorio di Napoli, poi di Santa Cecilia a Roma, poi dell'accademia di Roma. E i tagli incombenti in Finanziaria. A Santa Cecilia e a Napoli sono andato a confrontarmi con gli studenti, insieme con il direttore generale del ministero. Momenti di asprezza, di indisponenza, a volte perfino di (inconsapevole) insulto. Ho reagito ogni volta che ho ritenuto giusto farlo. Ad esempio di fronte a questa frottola diffusa ad arte che i titoli di accademie e conservatori siano privi di valore legale, perché "manca la firma di Prodi" (!!!). E' un po' lunga la spiegazione, e so che i blogghisti non digeriscono molto le discussioni troppo tecniche sulle singole materie ministeriali. Però una domanda la faccio: ma come si fa a sostenere che una legge del '99 non sia valida perché manca la firma di Prodi? Forse che le leggi vanno in Gazzetta Ufficiale senza tutte le dovute firme? Alla fine, dai e ridai, batti e ribatti (come avrebbe detto Nicolò Carosio nelle sue telecronache calcistiche), siamo riusciti a far capire quante idiozie vengano ammannite agli studenti da alcuni avvocaticchi che mi piacerebbe tanto incontrare in un pubblico confronto. Così come ho reagito a ogni accenno ai politici "che fanno solo chiacchiere". Eh no, amici, io ho presente che cosa si sta facendo. Mentre, al contrario, voi non sapete che cosa davvero rischiate se in Finanziaria ci sarà il taglio che incombe. Almeno vi allarmassero su queste cose vere anziché sulle panzane...

In ogni caso lascio i miei due seguenti appunti di viaggio. Primo appunto. Stupisce vedere come spesso all'origine della protesta ci sia il problema di entrare in una graduatoria di insegnamento e di supplenza. Nulla sul diritto allo studio, o sulle prospettive del sistema. Lo so, il sud, l'assenza di occupazioni alternative. Ma davvero si studia da musicisti per fare concorsi pubblici? E non è forse sul lato della costruzione di un più ampio mercato della musica che deve essere richiesto uno sforzo strategico al governo? Secondo appunto. Aspri, indisponenti, ho scritto degli studenti. Ma anche stupendamente orgogliosi delle loro ragioni, e genuinamente passionali. Perciò mi comunicavano un sentimento intenerito di identificazione. Li ascoltavo e rivedevo me giovane. Non più nella possibile veste di fratello maggiore ma di padre. Di padre che deve tacere, nulla di più straziante che mettersi a dire "ai miei tempi". Anche per averli sentiti così giovani e carichi di vita, soprattutto al Santa Cecilia, ho cercato e sto cercando di battermi perché la Finanziaria dia loro un poco di giustizia. Speriamo bene.

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Commenti
Scritto da ConsNapoli il 2007-12-29 21:30:24
Il riferimento all’Avv. Leotta è evidente. D’altronde anche a napoli 
il sottosegretario ha usato la stessa terminologia. Infatti quando una 
Docente si è a lui rivolta incalzandolo con argomenti ripresi 
letteralmente dal testo del parere dell’avv. Leotta, l’on. Dalla 
Chiesa si è rivolto a lei apostrofandola nel seguente modo: «Prof.ssa 
non faccia anche lei l’avvocaticchio».
Dimissioni? si grazie
Scritto da fillMess il 2007-12-21 15:29:04
Occorre avere il coraggio di ammettere la propria impotenza nel portare avanti una riforma ferma da 8 anni. 
Solo i grandi uomini sanno ammettere i propri errori.... ora vedremo se lei è un grande uomo. 
Buon Natale 
No Nando,non ti dimettere
Scritto da fabcon75 il 2007-12-20 19:34:29
No nando 
per carità..non ti dimettere..persone come te, sono il baluardo di legalità e democrazia all'interno delle istituzioni.. 
Non ti devi dimettere.. 
e come qualcuno ha ricordato: resistere..resistere..resistere...
Ma lei la legge l'ha letta?
Scritto da fillMess il 2007-12-18 00:13:52
La legge è legge e fu approvata dal Parlamento. 
VERO 
 
La legge però, la legga per favore, rimanda molte se parti all'approvazione di successivi Decreti (DPR, DPCM, DM) che devono essere firmati dai titolari del dicastero. 
 
Ora la legge, l'ha letta nel frattempo?, recita all'art. 2, comma 5, ultimo capoverso: 
" Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, adottato su proposta del Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica, di concerto con il Ministro per la funzione pubblica, previo parere del Consiglio nazionale per l'alta formazione artistica e musicale (CNAM), di cui all'articolo 3, sono dichiarate le equipollenze tra i titoli di studio rilasciati ai sensi della presente legge e i titoli di studio universitari al fine esclusivo dell'ammissione ai pubblici concorsi per l'accesso alle qualifiche funzionali del pubblico impiego per le quali ne è prescritto il possesso" 
 
Ha letto bene? 
 
LA prego sia più rispettoso di AVVOCATICCHI, studenti e professori prima di dire cose che non stanno né in cielo né in terra!!! 
 
La posizione che Lei occupa non glielo consente. 
 
Distinti saluti 
 
Filippo Messina
Scritto da roberta de nicola il 2007-12-15 01:37:24
Scritto da roberta de nicola il 2007-12-15 01:13:44
No grazie fino a quando ciascuno non tornerà a fare la sua parte: 
 
Scritto da roberta de nicola il 2007-12-15 01:06:53
Caro Sottosegretario, 
 
é vero che da tempo in questo strano paese sembra ovvio che tutti facciano la parte di qualcun altro, ma leggere che quanto spetterebbe dire a noi ed eventualmente alle nostre rappresentanze sindacali venga espresso da un esponente della maggioranza politica che delle scelte del periodo trascorso porta la responsabilità è un paradosso che farebbe sorridere, se non fosse tragico. 
 
Comunque, entrando nel merito, mi piacerebbe capire quale miracoloso pallottolliere ha prodotto la cifra di 20.000 di euro, ma soprattutto a cosa questi fondi sarebbero destinati. 
 
Difficile credere che servirebbero a compensare anche in misura minima lo spaventoso aumento dei carichi di lavoro che i docenti, i direttori, e il personale di segreteria hanno subito in questi anni perche questa, si sa, è materia di contratto e ormai cominciamo a capire tutti l’inganno delle ore ‘aggiuntive’ che per ogni ora di docenza retribuita ci porta a sobbarcarcene almeno altre sei tra esami, relazioni, tesi, consigli e quant’altro la fervida immaginazione dei singoli Conservatori riesca ad inventare, col risultato che oggi un’ora del nostro lavoro vale di fatto mediamente meno di quella di chiunque. 
 
Difficile immaginare che possano servire ad aiutare gli studenti e le loro famiglie ad affrontare lo spaventoso aumento dei contributi, o tasse che dir si voglia, degli ultimi anni. Verrebbe anzi da chiedersi perché mai la Sua maggioranza abbia fatto saltare pochi giorni fa l’emendamento che prevedeva l’estensione allo studio della musica della possibilità di detrarre le relative spese, come già previsto per le attività sportive. Peraltro, a riprova della totale disattenzione verso queste obiettive difficoltà, il pomposo ‘Premio delle arti’ prevede borse di studio di un’ esiguità al limite del provocatorio se confrontata con i costi che una famiglia è chiamata ad affrontare già solo per l’acquisto del primo, modesto strumento.  
 
E allora? 
 
Dobbiamo aspettarci da questi 20.000 di euro altri affollati e costosi convegni, siti più accattivanti, pubblicazioni tanto onerose quanto velleitarie, addetti stampa più introdotti, manifesti più spettacolari?  
 
No grazie, verrebbe da dire. 
 
No grazie fino a quando ciascuno non tornerà a fare la sua parte: 
 
confronto pubblico?
Scritto da mirenzi il 2007-12-14 09:01:04
Egr. Sottosegretario, 
 
a chi si riferisce quando parla di “avvocaticchi”? 
 
Evidentemente si riferisce all’Avv. Giuseppe Leotta autore del parere pro veritate apparso sul sito del Sindacato UNAMS reperibile a questo link - http://www.unams.it/Istituti_alta_cultura/Ultime_Notizie/Comunicati_Stampa_2007/Rif_039_05-05-07.html - che comunque riporto qui per comodità di reperimento.  
 
 
 
STUDIO LEGALE LEOTTA 
 
 
-------------------------------------------------------------------------------- 
 
a:  
Unione Artisti UNAMS 
Viale delle Province, 184 
00162 Roma 
 
 
Alla C.A. del Segretario Generale. Prof. Dora Liguori  
 
Spettabile Sindacato, faccio seguito alla richiesta avanzata dalla Prof. Dora Liguori per esplicitare il mio pensiero in ordine alla questione relativa al valore legale dei titoli di studio rilasciati dalle Istituzioni AFAM.  
 
Innanzi tutto, per non ingenerare alcun fraintendimento, bisogna evidenziare come ogni titolo di studio possa avere, quantomeno in termini teorici, un duplice "valore". Può cioè avere il valore di requisito per l'accesso ad altri livelli di studio oppure può acquisire una rilevanza “extrascolastica", di carattere sociale. È solo su questo secondo aspetto, oggetto di controversie interpretative, che sarà incentrata la breve analisi che segue.  
 
Ed infatti, gli uffici pubblici (nonché le Professioni liberali) sono ordinati nel senso che per accedere ai concorsi (ovvero agli esami di Stato) è necessario possedere il titolo di studio richiesto.  
 
Ciò posto, per quanto attiene più specificamente ai titoli rilasciati dalle Istituzioni AFAM, è necessario partire dall'esame di quanto contenuto in seno alla Legge di riforma, la n. 508 del 1999.  
 
All'art. 2, comma 5, si legge: «Le predette istituzioni (e, cioè, Accademie di belle arti, dell'Accademia nazionale di danza, dell'Accademia nazionale di arte drammatica, degli Istituti superiori per le industrie artistiche (ISIA), dei Conservatori di musica e degli 11 Istituti musicali pareggiati) rilasciano specifici diplomi accademici di primo e secondo livello. nonché di perfezionamento, di specializzazione e di formazione alla ricerca in campo artistico e musicale. Ai titoli rilasciati dalle predette Istituzioni si applica il comma 5 dell'articolo 9 dello legge 19 novembre 1990, n. 341. Con decreto del Presidente dei Consiglio dei Ministri, adottato su proposta del Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica, di concerto con il Ministro per la funzione pubblica, previo parere del Consiglio nazionale per l'alta formazione artistica e musicale (CNAM), di cui all'articolo 3, sono dichiarate le equipollenze tra i titoli di studio rilasciati ai sensi della presente legge e i titoli di studio universitari al fine esclusivo dell'ammissione ai pubblici concorsi per l'accesso alle qualifiche funzionali del pubblico impiego per le quali ne è prescritto il possesso».  
 
Orbene, il valore legale dei titoli rilasciati sarebbe dovuto essere disciplinato con DPCM analogamente a quanto previsto per l'ordinamento universitario (Legge n. 341 del 1990, art. 9, comma 5).  
 
Invero, per quanto attiene ai diplomi rilasciati in base all'ordinamento previgente al momento dell'entrata in vigore della Legge di riforma è stato previsto che essi mantengano «la loro validità ai fini dell'accesso all'insegnamento, ai corsi di specializzazione e alle scuole di specializzazione» purché l'aspirante docente abbia ottenuto la relativa abilitazione attraverso la frequenza dei corsi di didattica della musica, dei c.d. cobaslid o delle SISS universitarie.  
 
Inoltre, «ai fini dell'accesso ai pubblici concorsi», tali diplomi «sono equiparati alle lauree previste dal regolamento di cui al decreto del Ministro dell'Università e della Ricerca scientifica e tecnologica 3 novembre 1999, n, 509» (e, cioè, la c.d. laurea triennale) purché «conseguiti da coloro che siano in possesso dei diploma di istruzione di secondo grado» (cfr. Legge n. 508 dei 1999, art. 4, così come modificata dalla Legge n. 268 dei 2002).  
 
Tuttavia allo stato, non essendosi provveduto all'emanazione del DPCM di cui all'art. 2, comma 5, della Legge n. 508 del 1999, rimane ancora aperto il fronte del valore dei titoli rilasciati successivamente all'entrata in vigore della riforma.  
 
Triste a dirsi ma, in assenza dei DPCM predetto che avrebbe dovuto specificare le c.d. equipollenze, i diplomi di primo e secondo livello rilasciati dalle Istituzioni AFAM non costituiscono valido titolo per l'accesso alle qualifiche funzionali del pubblico Impiego.  
 
Né, in senso contrario, può essere richiamata la recente nota emanata dai Ministero della Pubblica Istruzione (n. 5485 dei 19 marzo 2007) in materia di graduatorie ad esaurimento (già permanenti) dei personale docente ed educativo dei comparto Scuola per il biennio didattico 2007/2009. Questa infatti, al punto 5, si limita a precisare che i diplomi di secondo livello rilasciati dai Conservatori di Musica e dalle Accademie di Belle Arti danno diritto a punteggio quali "altri titoli” rispetto a quello necessario per l'inserimento in seno alla graduatoria medesima.  
 
Rimanendo a Vostra disposizione per i chiarimenti del caso, invio i miei migliori saluti,  
 
Avv. Giuseppe Leotta  
 
00186 Roma - Piazza Benedetto Cairoli, 2 
Tel. 06.97276328 - Fax 06.233239808 
E mail: gleotta@libero.it  
 
La ringrazio se vorrà dare una risposta. 
 
Franco Antonio Mirenzi
un poeta
Scritto da robertaropa il 2007-12-11 22:47:40
Caro Sottosegretario, quanti laureati in lettere,lingue, farmacia, matematica etc sono impiegati nella pubblica amministrazione? certo molti studiano musica per passione, poi arriva la "vita reale" e magari , cambiate certe condizioni, ci si ritrova a cercare un "lavoro" ovunque possibile, un lavoro magari dove sia richiesto un cervello funzionante e capacità organizzative.... normalmente chi riesce a terminare con onore un percorso musicale ( la musica è una lingua con una sua letteratura....meno importante dell'inglese???) ha dimostrato come minimo capacità equivalenti a quelle di un laureato ... visto che spesso nei concorsi generici della P.A. si richiede una "laurea" senza specificare a volte quale, perchè i nostri studenti devono essere penalizzati? Hanno investito una vita di studio, magari una media di 6/7 ore al dì sullo stumento, a decifrare partiture e a fare esercizio ( nemmeno un chirurgo fa tanta pratica!) ed il loro percorso formativo non equivale ad una laurea? mah, mi permetta di dubitarne e mi permetta di dubitare di chi, dirigente del Suo ministero, La consiglia. 
Legga le ultime circolari che in pratica dicono che i titoli di biennio sono carta straccia ed inutili anche ai fini di trasferimento..... 
Comunque la legge parla chiaro, ci vuole il decreto per le equipollenze. 
Stavolta hanno ragione gli studenti. 
E' così difficile riconoscerlo? 
Perchè il decreto non esce??? 
Lei mi ricevette a fine settembre per il problema degli Accompagnatori al Pianoforte dei Conservatori. Ho potuto constatare la sua buona fede e la sua gentilezza, ma se alle parole non seguono i fatti, si resta solo poeti... 
Ancora con un po' di speranza  
Roberta Ropa 
Conservatorio di Parma 
grazie
Scritto da angeloiotti il 2007-12-11 16:41:14
Sono un docente AFAM del Conservatorio A. Boito di Parma e sono lieto che Lei abbia preso a cuore la "nostra" situazione. Nel ringraziarLa e nell'augurarLe buon lavoro, colgo l'occasione per esprimerLe tutta le mia gratitudine nonchè Buon Natale e Felice anno nuovo. Ciao
Bravo! Ci allarga il cuore
Scritto da classicaviva il 2007-12-11 16:39:22
Gentile Onorevole,  
 
ho letto ora sul suo blog i suoi begli ed appassionati interventi sulla musica nel nostro paese, sulla Finanziaria e sulle occupazioni.  
 
Ho ripreso e pubblicato il suoi interventi sul blog della mia casa editrice http://lnx.classicaviva.com/wp/2007/12/11/cosa-pensa-nando-dalla-chiesa-delle-occupazioni/ 
 
Mi sono permessa di aggiungere e sottolineare che, se questo è il parere della persona che, da un punto di vista istituzionale, deve decidere sulle scottanti questioni oggi sul tappeto, a noi il cuore si apre di speranza. 
 
Perché questo è l’intervento di una persona per bene, competente e appassionata. Posso dire che penso che siamo in buone mani?  
 
Bravo Dalla Chiesa, merita davvero il nostro sostegno.  
 
Cerchiamo di unire le forze, e di non sparare sulla Croce Rossa (è proprio il caso di dirlo…) 
 
Come si suol dire… l’impossibile lo stiamo facendo… per i miracoli ci stiamo attrezzando… 
 
Ho sottolineato in rosso il passaggio sulle “frottole” ammannite agli studenti da “avvocaticchi”. Mi permetto di chiedere però (sottovoce) come mai, se di frottole si tratta, i Provveditorati agli studi non riconoscano il titolo di primo livello accademico valido per l’accesso alle graduatorie di insegnamento. Ce lo spiega, per favore? O meglio, non potrebbe spiegarlo direttamente ai funzionari dei Provveditorati? 
 
Con stima e riconoscenza per tutto quanto sta facendo per la musica nel nostro paese 
 
Ines Angelino 
Direttore Editoriale del Network "ClassicaViva" [URL=http://lnx.classicaviva.com/wp[/URL] ClassicaViva, il blog della musica classica
Forse non so leggere?
Scritto da semprefuori il 2007-12-11 13:32:44
Ci faccia capire lei questa storia delle equipollenze tra i titoli rilasciati dalle istituzioni AFAM e i titoli universitari, perchè, evidentemente, sia noi artisti che gli "avvocaticchi", non sappiamo più leggere. 
Questioni di punti di vista...
Scritto da Teosax il 2007-12-10 20:23:47
... sono molto amareggiato. 
 
A Pesaro stamattina alle 8.30 sono stati fatti slittare i test della prova scritta perché non conformi al bando... Le domande erano uguali per tutte e due le classi di concorso (e fin qui ci siamo) ma erano domande espressamente rivolte a chi aveva competenze pedagogiche (tutte e cinque erano sulla pedagogia). 
 
Allora dopo varie discussioni accese si è giunti alla formulazione di altre 5 domande che in sostanza non hanno cambiato nulla o quasi... 
 
In realtà caro Dott. Dalla Chiesa, il punto è ben più grave ovvero che fin che siamo in questo regime di opinioni va bene così... gli studenti si meritano tutto quello che stanno subendo... cioè di essere "umiliati" dalle istituzioni. Se stanno bene così allora che si facciano umiliare ulteriormente. 
 
Si fa l'esame di ammissione quando si potrebbe lottare per avere il diritto di fare tale corso senza esame. 
 
Si fa l'esame senza sapere nemmeno il perché. 
 
Si fa l'esame sapendo che la riforma non andrà mai a regime. 
 
Si fa l'esame sperando in non so quale miracolo divino. 
 
Io non contesto il corso in se in riferimento all'abilitazione... se ci deve essere un'abilitazione va benissimo!! facciamola!! ma tutti quelli come me che hanno già fatto un biennio + diploma di conservatorio + maturità ... per non parlare di chi oltre a questo ha anche il biennio di didattica!! perché devono sostenere l'esame?? perché non possiamo semplicemente prenderci dei crediti e sostenere gli esami che ci mancano ai fini del raggiungimento dell'abilitazione?? 
 
Qualche illuminato potrebbe "illuminare" anche me sul senso di tale nefandezza giuridica? 
 
C'è forse di fondo un problema ben più grave di posti di lavoro? 
 
Per me non bisognerebbe fare neanche questi bienni, dovrebbero abilitarmi allo strumento già così come sono... ma se proprio bisogna farli perché devo rischiare di non entrare per un esame di ammissione che si figura come una ingiustizia giuridica? 
 
P.S. dico io... per rappresentare tutti quelli nella mia stessa situazione... 
 
Un saluto
Questioni di contenuto
Scritto da attademo il 2007-12-10 15:16:24
Sono molto contento che per una volta sia stata menzionata una questione di contenuto. Lei dice: 
"Stupisce vedere come spesso all'origine della protesta ci sia il problema di entrare in una graduatoria di insegnamento e di supplenza. Nulla sul diritto allo studio, o sulle prospettive del sistema.(...) Ma davvero si studia da musicisti per fare concorsi pubblici? E non è forse sul lato della costruzione di un più ampio mercato della musica che deve essere richiesto uno sforzo strategico al governo? " 
Ecco due punti fondamentali. Il primo, formare i musicisti. Io ho assistito all'arrembaggio al biennio di specializzazione allora indetto dal nascente consorzio "Politecnico Scientia et Ars di Vibo Valentia" (sic!) dove pletore di diplomati anche molto avanti negli anni con una famiglia e dei figli da mantenere, volevano mettersi a posto - avere il biennio "perché abilita". "Abilita a che cosa?" dicevo io, docente all'epoca in quella struttura, cercando di spiegare il significato del titolo di specializzazione, che quella sarebbe stata un'occasione per fare quello che non avevano fatto durante il corso ordinario di conservatorio: stiamo parlando di persone che si preoccupavano delle supplenze e delle graduatorie ma che non si preoccupavano del fatto che pur diplomati non avevano cognizione nozionistica e storica di concetti come "contrappunto"! Ovviamente ci sono dei colpevoli di questo e sono da una parte i loro docenti di conservatorio che non gli hanno insegnato quello che avrebbero dovuto; dall'alltra i docenti - tra cui mi metto anch'io - che agli esami per indulgenza o altro hanno regalato voti e diplomi a persone non qualificate. Oggi si parla di qualità interna nell'alta formazione (c'è un convegno a Trieste sabato): l'unica qualità interna possibile in Italia è quella di riesaminare le competenze dei docenti e ristrutturare i contenuti dei percorsi formativi - i CONTENUTI, non i contenenti (trienni - bienni ecc.). Ma chi ha il coraggio di fare questo?  
Con stima, 
Luigi Attademo
Scritto da saxrig il 2007-12-10 15:05:44
"siamo riusciti a far capire quante idiozie vengano ammannite agli studenti da alcuni avvocaticchi che mi piacerebbe tanto incontrare in un pubblico confronto." Lo organizzi magari nella sala Santa Cecilia all'auditorium. 
"Ma davvero si studia da musicisti per fare concorsi pubblici?" No assolutamente poi si cresce e ci si accorge che non si vive di soli sogni. 
" E non è forse sul lato della costruzione di un più ampio mercato della musica che deve essere richiesto uno sforzo strategico al governo?" Certamente nessun dubbio. 
Speriamo porti a casa il risultato agognato in finanziaria... 
una risposta
Scritto da gabi il 2007-12-10 09:44:24
La richiesta di firma nasce dal fatto che questo governo, questo ministero della università e non un altro passato hanno creato un nuovo biennio, quello abilitante, senza che alcun valore sia stato riconosciuto a quel biennio passato, pagato e conseguito da centinaia di diplomati a cui, in seguito a quella legge del 99, é stato detto che il loro titolo valeva unal laurea di primo livello. Forse il problema nasce dal fatto che nei conservatori i diplomi di secondo livello non vengono valutati nelle loro stesse graduatorie fra i titoli di studio. Forse perché dagli anni 90 non ci sono concorsi nella scuola e adesso, dopo i bienni, si fa un corso riservato sotto le sembianze di un biennio abilitante per tutti ma che di fatto non darà accesso che ai 360 giornisti. Forse perché io, personalmente ho già un diploma di pianoforte, uno di clavicembalo, un diploma di accademia di santa cecilia in musica da camera, un biennio in pianoforte accompagnatore, una laurea in lettere, sto frequentando il terzo semestre di didattica vecchio ordinamento e starò fuori per sempre dalle scuole e quando avrò finito didattico dovrò fare ancora un'altra ammissione, ancora un altro corso per poter fare ciò che desidero: insegnare pianoforte e trasmettere il mio amore per la musica. Ed io ho votato questo governo.
ohibò ohibò
Scritto da pgracis il 2007-12-10 03:12:44
Sottosegretario, il mio sogno è crollato! 
però, prima si parlare, potrebbe leggersi, o farsi spiegare, almeno le leggi che riguardano la sua delega...
Ohibò
Scritto da brunobertone il 2007-12-10 02:24:26
Scrive l'Onorevole Dalla Chiesa: 
"Ad esempio di fronte a questa frottola diffusa ad arte che i titoli di accademie e conservatori siano privi di valore legale, perché "manca la firma di Prodi" (!!!) ma come si fa a sostenere che una legge del '99 non sia valida perché manca la firma di Prodi?" 
 
Forse perchè la stessa legge citata riporta: 
"Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, ...omissis..., sono dichiarate le equipollenze tra i titoli di studio rilasciati ai sensi della presente legge e i titoli di studio universitari al fine esclusivo dell'ammissione ai pubblici concorsi per l'accesso alle qualifiche funzionali del pubblico impiego per le quali ne è prescritto il possesso. 
 
Ed il richiesto decreto ancora manca? 
Misteri della fede? 
O non è così che è scritto?
Scritto da pgracis il 2007-12-09 23:57:56
Sottosegretario, lei mi dà una splendida notizia. 
Visto che il decreto non firmato è quello che riquarda l'equipollenza tra i titoli rilasciati dai Conservatori e quelli delle Università, e non c'è bisogno di quella firma, vuol dire che l'equipollenza c'è già. 
il che significa che io, docente di Conservatorio,rilascio titoli come un docente universitario, per cui dal mese prossimo prenderò il suo stesso stipendio. e credo anche  
gli arretrati dal '99 a oggi. 
perchè un insegnante delle medie non può rilasciare titoli equipollenti a quelli delle superiori, nè un maestro diplomi di terza media. 
se io non sono di pari grado con un docente universitario non posso rilasciare titoli di pari valore, se li rilascio devo avere lo stesso trattamento giuridico e stipendiale. 
o no? 

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Edda, dal Palavobis ai volantini di Porto Cervo

Il Fatto Quotidiano
29 agosto 2010

Quando cadrà Berlusconi, ricordiamoci della Edda. Di questa signora alta e bionda con la rivolta in corpo che sta volantinando da sola a un passo da Porto Cervo contro gli sprechi del governo. Ha incominciato giovedì mattina piazzandosi in copricostume sotto il sole di mezzogiorno al molo di Palau, dove ci si imbarca sui traghetti per la Maddalena. Trecento volantini fatti in proprio. Aiutata da Milano via mail per i disegnini; aiutata in libreria dove le han fatto pagare le fotocopie la metà, “perché la sua è una buona causa”. Sopra, le cifre della vergogna prese dall’Espresso: i costi del G8 che raddoppiano come fossero noccioline, di qua la Maddalena di là l’Aquila. E poi le spese di palazzo Chigi nell’Italia che chiede sacrifici. Un messaggio semplice, efficace, quasi bossiano: “tagliare le tasse si può, basta non gettare i soldi nel cesso”.

Un trionfo. Nella Sardegna dei ricchi, proprio lì dove il capo del governo fa i suoi bagni di folla, uno solo l’ha contestata. Tutti gli altri le hanno dato ragione, con la mimica facciale o con poche parole rassegnate o imbufalite. Forse qualcuno ne ha pure ammirato il coraggio da kamikaze. Senz’altro gli amici, tenutisi a distanza di sicurezza da quella che sembrava la missione più pazza del mondo. Le avevano detto che l’avrebbero arrestata senz’altro, con l’aria che tira, figurarsi in Sardegna. Invece anche un carabiniere le ha dato ragione. Mentre il marinaio che dirigeva il traffico in ingresso di un traghetto, un senegalese, le ha chiesto di abbracciarla, e un napoletano le ha detto “gente come lei la dovrebbero candidare”.

Sia chiaro. A Edda non è certo venuto il colpo di sole della contestazione qui in vacanza, nella casa in cui è ospite, vista sulla Maddalena e il vento che struscia e batte le foglie a barriera degli eucalipti, e gli oleandri di rinforzo. Edda è una rivoluzionaria in servizio permanente effettivo. Forse anche per liberarsi di quella storia che le sta piantata nel nome. Chiamata come Edda Ciano da un padre che scelse di militare nella Repubblica di Salò. “Per questo”, sbuffa, “quando sento parlare dei ragazzi di Salò, come fece pure Violante in parlamento, mi sembra una presa in giro; mio padre ne aveva quarantatre di anni quando aderì, mica era un ragazzino”. Fatto sta che di quella tradizione si è liberata proprio bene. Se solo la conoscete, potete agguantarla a vista un po’ in tutte le grandi manifestazioni. Pace, agende rosse, legge bavaglio, abusi ambientali, immigrati: tutto il ricco menù che offrono i tempi in Italia e nel mondo. Con una particolarità, che si sarà già capita: che lei non è di quelli che vanno in piazza solo se c’è tanta gente, se si può provare il piacere di non sentirsi soli, il calore dei tanti, dai che stavolta lo facciamo cadere.

Cinque, dieci persone? Non importa, anche perché ormai ha preso pure confidenza con il microfono e se c’è da salire su un gradino o un parapetto per parlare non si tira indietro. Ha organizzato anche alcune delle manifestazioni che hanno fatto la storia dell’opposizione civile in Italia. Fu, con altre signore delle “girandole”, tra le sconosciute artefici sul campo della svolta del Palavobis. Ma fece anche parte di un drappello di signore che in puro stile greenpeace partì dalla stazione di Milano con le maschere dei Bassotti addosso, ognuna affacciata a un finestrino, per andare al palazzo di Giustizia di Brescia, dove, dicevano i maligni, Cesare Previti  stava cercando con la legge Cirami sul legittimo sospetto di fare trasferire i suoi processi.

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