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Martedì 9 febbraio alle 21 prosegue a Milano il corso di formazione popolare sulle organizzazioni mafiose in Lombardia. Il tema della seconda serata è: Da Tangentopoli agli anni dell’Expo. La storia delle organizzazioni mafiose a Milano e in Lombardia/2. Interviene insieme a Nando dalla Chiesa Alberto Nobili. 

Qui tutte le informazioni e il programma completo 



LE PRESENTAZIONI 
di
ALBUM  DI  FAMIGLIA 
di Nando dalla Chiesa 
(Einaudi)

Sabato 6 febbraio
alle 16 a Casalmaggiore (Cr) presso la Biblioteca civica
Anton Enrico Mortara
in via Marconi 8.



Hanno detto...
 

(L’Indice, Adriano Sansa, settembre 2009)
Un libro di amore e di morte. Dove la memoria non è ripiegamento, ma prima di tutto vigoroso richiamo dei fatti: la testimonianza è diretta e precisa. Corroborata da una scrittura chiara, capace di misurarsi con i temi più difficili; ed è come in poesia, là dove Saba ci ricordava che la rima fiore/amore è la più antica e difficile del mondo (…) Aggiungo di aver letto veramente con desiderio, di giustizia, di decenza, di buone maniere perfino, stentando a chiudere il libro alla fine di un qualunque capitolo”.

(Internazionale, Yasemin Taskin,
16/22 ottobre 2009)
“Nando dalla Chiesa nell’affrontare un colloquio intimo e delicato con i suoi cari ci fa ripercorrere un pezzo di storia italiana. (…) Questo senso dello Stato non sembra sterile romanticismo, ma una realtà vera, vissuta con un’adesione assoluta. Quelli descritti da Dalla Chiesa sono valori che tengono saldamente insieme sia la famiglia, sia la fede nell’impegno civile. E questa è la storia di un’altra Italia”.

(l’Unità, Roberto Carnero, 10 maggio 2009)
“In tempi in cui sulla parola ‘famiglia’ si fa spesso una retorica insopportabile, leggere questo ‘Album di famiglia’ di Nando dalla Chiesa fa bene al cuore e all’intelletto. Un’idea di famiglia, prima di tutto e al di là delle definizioni, come luogo dei sentimenti, o, meglio, di un’educazione ai sentimenti. Il libro, bellissimo e a tratti struggente, è caratterizzato da una struttura molto originale, a metà tra romanzo e raccolta di racconti. (…) Un libro tra memoria e poesia. L’educazione sentimentale e civile di Nando dalla Chiesa”.

LE ALTRE RECENSIONI

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Appello alla mobilitazione. Lunedì a Milano PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Thursday 19 June 2008

Occorre rispondere. Con Gianni Barbacetto e altri amici sto indicendo una manifestazione a Milano per lunedì pomeriggio alle 18 davanti al Palazzo di Giustizia. Questo è il testo dell'appello. Fate girare!

"Rompiamo gli indugi. Il nuovo assalto di Silvio Berlusconi ai principi di legalità e alla giustizia non può vederci testimoni immobili e dunque complici. Ancora una volta il potere politico viene usato per tutelare posizioni processuali personali, senza alcuno scrupolo né verso i principi costituzionali né verso gli effetti che si producono a cascata sull’amministrazione della giustizia, sulla sicurezza e sulla libertà d’informazione. Le scelte accomodanti dell’opposizione si stanno rivelando semplicemente sciagurate. L’idea che l’acquiescenza verso Berlusconi sia segno di maggiore consapevolezza e maturità politica sta portando il Paese alla deriva, privandolo di una voce forte e coerentemente risoluta nella difesa della Costituzione e della decenza repubblicana in parlamento.

Noi crediamo che la logica alla quale Berlusconi sta assoggettando l’azione del suo nuovo governo e della sua maggioranza meriti una forte risposta democratica, libera dai complessi di colpa che la politica e l’informazione hanno cercato di gettare su chi negli anni passati si è mobilitato contro le leggi-vergogna e contro la manomissione della Costituzione. Non è stata la difesa dei principi di legalità costituzionale a fare perdere il centrosinistra, il quale anzi dal 2002 ha sempre vinto tutte le prove amministrative, fino alle politiche del 2006. Non è la nettezza dei principi che fa perdere, come ha dimostrato il divario tra i risultati di Rita Borsellino in Sicilia e i disastrosi risultati successivi. A far perdere voti è l’incapacità di governare emersa tra rivalità, ambizioni, narcisismi e rendite ideologiche ai danni del governo Prodi. Ed è, oggi, l’incapacità di rappresentare i propri elettori, sempre più inclini a non partecipare al voto.

Per questo invitiamo i cittadini milanesi a una prima mobilitazione in difesa della Costituzione e della giustizia per lunedì 23 giugno alle 18 davanti al Palazzo di giustizia, luogo simbolico per l’opinione pubblica legalitaria della città. Del tutto consapevoli che non siamo noi il “già visto”. Il “già visto”, la ripetizione infinita della storia, una storia di arroganze istituzionali, è Silvio Berlusconi. Davanti a noi c’è solo una scelta: se tacere per stanchezza o mettere una volta ancora le nostre energie al servizio della democrazia repubblicana e dello spirito delle leggi."    



           Comitato milanese per la legalità

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Commenti
stampa estera
Scritto da bluehighways il 2008-06-22 16:37:53
ciao Maria (e tutti): 
 
credimi, la stampa estera non ha bisogno di nessuna imboccata sono gia', per usare alcune defizioni che leggo sui media belgi, inglesi, spagnoli e francesi "esterrefatti", "increduli", "indignati", o, semplicemente, non capiscono come gli italiani possano sentirsi rappresentati da uno cosi' chiaramente in malafede come B. 
 
Ecco perche' poi vengono fuori i commenti maligni su tutti gli italiani, che io fatico a contestare perche', in fondo, mi vergogno davvero di come si possa tollerare un leader e una situazione simile. 
 
Quindi, non credo serva nessuna azione sulla stampa estera: piuttosto, serve muoversi in Italia, da parte di tutti. Lunedi' 23 cerchero' di esserci anch'io, ho spostato qualche appuntamento di lavoro per poter essere a Milano e se finisco in tempo mi fiondo al palazzo di Giustizia. 
 
Questo e' cio' che serve fare, secondo me. 
 
Luca 
Disgraziatamente e' tutto vero.
Scritto da mariaaa il 2008-06-22 14:58:54
"INTERVISTA AL MAGISTRATO GIANRICO CAROFIGLIO, da Articolo 21 
 
 
''Teppismo politico e pestaggio mediatico'' 
di Michele Cervo  
 
 
Potrebbe essere la sua terza vita professionale, ma per Gianrico Carofiglio, magistrato presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, scrittore di bestsellers, quella di Senatore non riesce proprio a vederla come una professione. “Mi sento – dice – leggermente fuori fuoco, come amava dire il fotografo Robert Capa”. Articolo21 ha voluto sentire il parere autorevole di Carofiglio sull’attuale conflitto tra governo e magistratura.  
 
Senatore Carofiglio, quindi con l’aula ovattata della seconda istituzione dello stato Lei non ha un feeling particolare.  
“Come ho già detto in altre interviste mi sento leggermente fuori posto. Specifico che per me questo è un dato positivo, un leggero disagio esistenziale. E’ la premessa per la sensibilità etica. Il filosofo Adorno diceva che la forma più alta di moralità è non sentirsi mai a casa, nemmeno a casa propria”.  
 
Tuttavia questa volta lo scontro tra il premier Berlusconi e la magistratura lo sta vivendo dall’interno rispetto ai precedenti governi del cavaliere. Che sensazione ne trae?  
“Non c’è uno scontro tra Premier e magistratura. Bisogna dire invece che è in atto una vera e propria azione di teppismo politico da parte del Presidente del Consiglio, anzi è un pestaggio mediatico perché la controparte per sensibilità e cultura istituzionale non può rispondere sullo stesso piano”.  
 
Il Consiglio Superiore della Magistratura parla di incostituzionalità del provvedimento che il governo vuole emanare sulla sospensione dei processi. E’ d’accordo con questa posizione del Csm?  
E’ pacifico che la norma sia incostituzionale. E questo la dice lunga sulla competenza di chi scrive tali provvedimenti. Prima di giudicarlo come un fatto politico, bisogna far emergere l’incompetenza tecnica di chi lo ha scritto”.  
C’è anche la questione delle intercettazioni.  
 
Secondo Lei è auspicabile un’azione tra magistrati e giornalisti per far capire i pericoli che corrono i cittadini sul loro diritto ad essere informati e sul fatto che non si tolgano strumenti di indagine ai magistrati?  
“Un’azione comune è utile. Ma non bisogna ridurre la questione soltanto a magistrati e giornalisti. Riguarda tutti i cittadini per gli attacchi alla democrazia, perché a preoccupare di più è la forma di neoautoritarismo che si sta materializzando”.  
 
(...)  
 
Articolo21 (che pubblica un Appello/Intervento di Nando "E PERCHE' MAI OTTOBRE?") condivide a pieno le riflessioni espresse dal Senatore Carofiglio. Consapevoli della gravità della situazione in atto parteciperemo a tutte quelle manifestazioni, quelle dei movimenti, quella preannunciata da Veltroni in autunno e quelle che le opposizioni non presenti in Parlamento promuoveranno."  
 
 
P.S. 
I sondaggi sono spesso specchi deformanti,usati ad arte,per fini manipolatori. 
Le parole non sono mai neutre. 
Per questo, in qualsiasi comunicazione,a qualsiasi livello,e' necessario tenere gli occhi aperti, ed esigere correttezza ed onesta'. 
Oltre che ,come dice Tara,informare,informare,informare.  
Per la Manifestazione di Lunedi',io (tra gli altri) ho mandato email alla CGIL di Milano,Libera ed Emergency.Forse, non sarebbe male,dirci reciprocamente, come ci stiamo muovendo.Si potrebbe anche pensare di inviare, in contemporanea ,se lo si ritiene sensato,fax al Quirinale del tipo "Presidente, non firmi questa vergogna".Il numero o ce lo abbiamo o lo troviamo. 
Altra cosa importante (Luca Segantini che ne pensi?), sarebbe informare, se non lo si e' gia' fatto, la stampa estera e ogni possibile referente, anche al Parlamento europeo,di cio' che accade e della nostra iniziativa. 
 
Baci a tutti,Maria Grimaldi 
Da non credere se non fosse vero...
Scritto da alfa10 il 2008-06-22 14:29:03
EUROPA/ITALIA - L'Arcobaleno: sincretismo o pace ? 
Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Che il cuore dell’uomo aspiri alla pace è una delle constatazione che chiunque osservi la propria esperienza elementare può fare. Tuttavia lo spettacolo tragico a cui assistiamo giornalmente sembra smentire categoricamente tale assunto. È altrettanto evidente infatti che il conflitto è sempre in agguato per i più svariati motivi: un pezzo di terra da condividere, degli affetti comuni, risorse primarie da utilizzare. Le cause seconde dei conflitti sono molteplici e talvolta non individuabili. Alla base di tali cause tuttavia, ve n’è una: l’autosufficienza. La Chiesa cattolica per descrivere tale situazione ha formulato il dogma del peccato originale. La pace o la guerra dipendono dal cuore dell’uomo. 
Sin dall’Antico Testamento, gli ebrei avevano individuato una serie di norme, sintetizzate in modo grandioso nel decalogo, che tenessero conto della complessità della natura umana: sia nella sua dimensione verticale, nel rapporto con il Trascendente, che in quella orizzontale, nel rapporto con il prossimo. Una serie di pesi e contrappesi garantivano un certo equilibrio. Tuttavia, la sostanziale novità fu apportata da Gesù Cristo, il quale pur attingendo a pieno dalla tradizione antico-testamentaria, rinnovò nella sostanza il decalogo, spostando l’attenzione sull’aspetto centrale della vita dell’uomo: il bisogno di sentirsi amato e di amare. Gesù arrivò a concepire addirittura, cosa assolutamente assente nelle altre tradizioni religiose, l’amore per i nemici. 
Infatti questa affermazione rivoluzionaria viene considerata l’anima “della nonviolenza cristiana, che non consiste nell’arrendersi al male – secondo una falsa interpretazione del "porgere l’altra guancia" (cfr Lc 6,29) – ma nel rispondere al male con il bene (cfr Rm 12,17-21), spezzando in tal modo la catena dell’ingiustizia. Si comprende allora che la nonviolenza per i cristiani non è un mero comportamento tattico, bensì un modo di essere della persona, l’atteggiamento di chi è così convinto dell’amore di Dio e della sua potenza, che non ha paura di affrontare il male con le sole armi dell’amore e della verità” (Benedetto XVI, Angelus del 18 febbraio 2007). 
Tutto ciò comporta il pagamento di un prezzo: il sacrificio di sé. È la dinamica che ha portato il Signore Gesù alla morte in croce; il suo sacrificio, offerto una volta per tutte, riassume in sé i sacrifici, piccoli o grandi che siano, degli uomini di ogni tempo. Simbolo evocativo di una umanità pacificata è quindi la croce, non qualsiasi croce, ma quella di Cristo. 
 
La teosofia 
Quanto premesso ci serve per postulare una domanda: come mai uomini di Chiesa, laici o chierici che siano, hanno per tutti questi anni ostentato la bandiera arcobaleno e non la croce, come simbolo di pace? Sarebbe interessante interrogare uno per uno coloro che, forse anche inconsapevolmente, hanno affisso sugli altari, ingressi e campanili delle chiese lo stendardo arcobaleno. Tuttavia qualche risposta, per loro conto, potremmo ipotizzarla, richiamando alla memoria la lunga litania degli eventi in cui la chiesa avrebbe brandito la croce come simbolo di sopraffazione, e chiesto successivamente in modo inequivocabile perdono per le manchevolezze dei suoi figli: crociate, caccia alle streghe, roghi di eretici, la lista si potrebbe allungare all’inverosimile. Qui però, taluni dimenticano che la storiografia più aggiornata ha ridimensionato quanto la propaganda anticlericale, soprattutto ottocentesca aveva orchestrato ad arte. Tuttavia per non sottrarsi ad eventuali obiezioni, resta il fatto incontrovertibile che non è il simbolo della croce in sé stesso ad aver bisogno di essere emendato quanto piuttosto gli atteggiamenti degli uomini che, guardando a tale segno possono ritrovare motivo di conversione. 
A questo punto diventa necessaria un'altra domanda: questi uomini e donne di chiesa sanno qual è l’origine della bandiera della pace? Molti probabilmente no. Altri, pur sapendo non se ne preoccupano più di tanto. Altri ancora hanno trovato in questo simbolo la rievocazione dell’episodio biblico del diluvio universale. 
In realtà, le origini della bandiera della pace vanno ricercate, nelle teorie teosofiche nate alla fine dell’800. La teosofia (letteralmente “Conoscenza di Dio”) è quel sistema di pensiero che tende alla conoscenza intuitiva del divino. Essa è sempre stata presente nella cultura indiana, mentre nell'Occidente è rintracciabile negli scritti di Platone (427-347 a.C.), dei neo-platonici, come Plotino (204-270). La moderna versione ha preso forma dalla Società Teosofica, un movimento mistico, esoterico, spirituale e gnostico fondato nel 1875 da Helena Petrovna Blavatsky, più nota come Madame Blavatsky. 
 
La dottrina 
Il programma della Società, ispirato alle dottrine orientali dell'induismo e del buddismo, era riassunto nei seguenti tre scopi: 
Formare un nucleo di fratellanza universale dell'Umanità, senza distinzione di razza, credo, sesso, casta o colore; 
Incoraggiare lo studio comparato di religioni, filosofie e scienze; 
Investigare le leggi inesplicabili della natura e dei poteri latenti nell'uomo. 
 
La teosofia ha rappresentato un vero momento di rottura con le tradizioni religiose che dominavano precedentemente in Occidente, e ha permesso a molte filosofie e religioni indiane di divenire negli anni popolari in Europa e Stati Uniti. 
Tali principi di fondo si sono combinate con alcune pratiche come il vegetarianismo e lo sviluppo delle facoltà paranormali. la dottrina della Società Teosofica è contenuta nei due principali libri della Blavatsky, Iside svelata e La dottrina segreta. 
 
Il suo pensiero potrebbe essere riassunto nei seguenti punti: 
Coscienza universale ed individuale: gli eventi accadono per leggi che soggiacciono ad un Paradigma Universale (paragonabile al concetto di Dio, o di Logos, detto del Sole o cosmico), che impregna tutto di coscienza. 
Gnosticismo dualista (coscienza e materia): gli esseri umani hanno un proprio “se stesso più elevato” divino ed immortale, cui possono rivolgersi con la preghiera, ma essi devono operare per collegare la propria natura con quella divina, altrimenti periranno (principio della negazione dell'immortalità personale). 
Reincarnazione e trasmigrazione dell'anima: concetto preso dall'esoterismo buddista con la variante che i teosofici non credono nella regressione: l'uomo non può reincarnarsi in un animale o in una pianta. Egli dovrà invece reincarnarsi almeno ottocento volte, secondo un disegno determinato dal Karma, il ciclo del destino. 
Concezione settenaria dell'universo, dell'uomo e della civiltà umana: gli elementi essenziali sono monadi che discendono attraverso sette piani di progressiva materializzazione, durante i quali si è formata l'umanità, ritornando poi, in ascesa attraverso sette fasi di evoluzione: sthula-sarira (il corpo fisico), linga-sarira (il corpo astrale), prana (il respiro della vita o corpo mentale), kama (il desiderio o corpo intuitivo), manas (la reincarnazione), buddhi (lo spirito universale), e atman (il sé cosmico e divino) 
Esistenza dei Maestri segreti (mahatma), esseri perfetti dotati di grande saggezza e di potere mistici, che hanno completato il ciclo delle reincarnazioni, e che possono aiutare a raggiungere il massimo livello di evoluzione. 
 
Il New Age 
 
Le analisi culturalmente più sofisticate riconducono il New Age alla categoria del revival, "movimento di risveglio", ben nota agli storici delle religioni soprattutto in ambito anglo-americano. Benché, fra i gruppi cristiani, siano spesso proprio i pentecostali ad attaccare nel modo più virulento il New Age, considerandolo un fenomeno diabolico, non mancano studiosi che propongono un’analogia fra il New Age e il pentecostalismo. A partire dai primi anni del secolo XX il pentecostalismo si presenta come movimento di risveglio di un mondo protestante ampiamente inaridito e sclerotizzato, così il New Age si pone come movimento di risveglio, nell’area culturale di lingua inglese, non più del mondo cristiano ma del mondo laico se non laicista. Anche questo ambiente - la cui organizzazione culturale era largamente affidata alle logge massoniche e alla più discreta, ma non meno importante, influenza della Società Teosofica - si trovava, a partire dagli anni intorno alla Seconda guerra mondiale, in uno di quegli stati di freddezza e di aridità che producono così spesso nella storia i fenomeni di revival. 
Gli ambienti massonici e teosofici, in particolare, denunciavano una preoccupante incapacità di interpretare i tempi e di svolgere il consueto ruolo di organizzazione culturale, pur non avendo, naturalmente, perduto le loro diverse capacità di influenza sociale e politica. Nel mondo teosofico il disagio si era tradotto in una serie di scismi, il più rilevante dei quali - almeno nel mondo di lingua inglese - era stato promosso da Alice Bailey, nata nel 1880 e scomparsa nel 1949. Proprio Alice Bailey - che aveva soggiornato ad Ascona, presso quel luogo di incubazione di molte idee del New Age contemporaneo che era stato il Monte Verità - aveva cominciato negli anni’20 a utilizzare l’espressione "New Age" nel senso attuale; quest’uso era diventato corrente fra i suoi discepoli negli anni’40. Alice Bailey morì nel 1949 senza vedere l’"evo nuovo" che aveva enigmaticamente annunciato. 
 
Visione della realtà 
Specifico della mentalità New Age consiste nel non avere nessuna visione del mondo e nessuna dottrina, ma nel predicare la libertà più assoluta In realtà, ciò è vero solo teoricamente, perché il New Age non potrebbe avere nessuna unità se le opinioni diverse che vi si manifestano non coesistessero su una trama di fondo che presenta una serie di elementi comuni. 
 
La questione della verità 
Potremmo riassumere tale questione con un slogan: non esistono verità assolute. Espressa in questi termini, la premessa sarebbe tutt’altro che nuova: il relativismo è antico come la filosofia, se non come l’umanità decaduta. Tuttavia esistono diverse forme di relativismo, e il relativismo del New Age si specifica per il suo carattere volontarista. Ciascuno può, letteralmente, creare il proprio mondo, e ciascun mondo soggettivamente creato avrà la sua verità, non meno "vera" - e non meno "falsa" - rispetto a quella del mondo creato da un altro. 
L’uomo 
La visione dell’uomo del New Age si riassume nello slogan dell’attrice Shirley MacLaine - che da anni svolge il ruolo di missionaria internazionale del New Age attraverso libri, film e programmi televisivi - : "Noi siamo Dio". Più esattamente al fondo di ognuno di noi si trova una scintilla divina, che è la stessa energia cosmica universale in una delle sue molteplici manifestazioni, fra cui - peraltro - non possono essere istituite gerarchie. L’uomo-Dio del New Age è da una parte onnipotente; tale onnipotenza si rivela, da un altro punto di vista, come onnidipendenza, se si considera il ruolo preminente che hanno nel New Age la reincarnazione e l’astrologia. 
Il Cristo 
Il New Age parla anche volentieri di una realtà che chiama "il Cristo" ma - seguendo tutta una tradizione esoterica e gnostica - ha cura di distinguere "il Cristo" da Gesù di Nazareth come personaggio storico. Gesù non era "il Cristo", o almeno non lo era in modo diverso da Buddha o da chiunque sia in grado di entrare in contatto con la scintilla divina che porta dentro di sé. È questa scintilla, propriamente, che costituisce "il Cristo" come principio divino all’interno dell’uomo. 
La morale 
Altro tema del New Age è il rifiuto della nozione di peccato - considerata insuperabilmente dogmatica e in ogni caso tipica della superata Età dei Pesci, visto che la nuova era è quella dell’Acquario - e la sua sostituzione con la nozione di malattia. Il New Age non nega che esistano nel mondo comportamenti inadeguati - è sufficiente considerare l’orrore che gli ispirano i comportamenti anti-ecologici -, ma li ascrive a limitazioni fisiche o psichiche che possono essere assimilate alla malattia o a forme di "dipendenza" possibili da superare tramite le numerose forme di terapie e di recovery così largamente disponibili nell’ambiente del New Age. 
 
Conclusione 
Questa breve panoramica di due delle più insidiose visioni della realtà che stanno condizionando la cultura dominante occidentale ci è stata utile per inquadrare in una adeguato contesto di pensiero il successo che ha avuto il simbolo per eccellenza del pacifismo mondiale, non escluso buona parte del mondo cattolico: la bandiera della pace. 
Diverse sono le versioni sull’origine di questa bandiera Una di queste è riconosciuta ad Aldo Capitini (fondatore del Movimento Nonviolento) che nel 1961 la usò per "aprire" la prima Marcia per la Pace Perugia-Assisi. Un’altra segnala che la sua origine risale al racconto biblico dell'Arca di Noè e che quindi è un simbolo cristiano a tutti gli effetti. Un’altra ancora spiega che la bandiera arcobaleno è il simbolo della città di Cuzco, capitale dell'impero Incas. Fu scelta, dall'imperatore del tempo, perché in quella vallata ogni volta che pioveva si formavano degli arcobaleni brillantissimi. Dalla Francia arriva la spiegazione che quel vessillo è il simbolo del movimento delle cooperative francesi creato intorno al 1920. Un'altra viene fatta risalire al 1950, la bandiera fu utilizzata in America come simbolo della pace dalle associazioni pacifiste e nonviolente. Altri dicono che sia stata “inventata” dal filosofo Bernard Russel nel 1956 in Inghilterra. 
Tra tutte queste ipotesi spicca la tesi secondo la quale la bandiera arcobaleno1. è il simbolo dei movimenti di liberazione omosessuali. Sono diversi i siti web gay che rivendicano la proprietà della rainbow flag. Questa si differenzia dalla cosiddetta bandiera della pace principalmente per l'assenza della scritta PACE, ma anche perché la disposizione dei colori è speculare (il rosso è in basso nella bandiera della pace, in alto in quella dei gay), e infine perché la bandiera della pace prevede sette strisce di colore al posto di sei. La bandiera arcobaleno fu disegnata da un artista di San Francisco, Gilbert Baker, nel 1978, su richiesta della comunità gay locale in ricerca di un simbolo (a quei tempi il triangolo rosa non era ancora diffuso). Baker disegnò una bandiera con 8 strisce (successivamente sei) colorate: rosa (per il sesso), rosso (per la vita), arancio (per la guarigione), giallo (per il sole), verde (per la natura), turchese (per l'arte), indaco (per l'armonia) e viola (per lo spirito). Infatti questa bandiera sventolò per la prima volta a San Francisco nella marcia del Gay pride del 25 giugno 1978. 
Comunque al di là di chi sia stato il primo ad ostentare tale simbolo resta il fatto incontestabile che si presenta come il più adatto a rappresentare un idea, oggi molto in voga, secondo la quale non ci sarebbe alcuna verità assoluta: tutte le opinioni hanno la medesima dignità e quindi meritevoli di spazio. Secondo questo tipo di idea per esempio è possibile mettere sullo stesso piano partiti politici o gruppi culturali che rivendicano, legittimamente, la difesa della dignità della donna, e gruppi, come è accaduto recentemente in Europa, che rivendicano la depenalizzazione dei reati di pedofilia. Si tratta ovviamente di aberrazioni possibili, solo all’interno di una mentalità relativistica come quella che caratterizza le nostre società occidentali. 
La bandiera arcobaleno è una valida sintesi per rappresentare questo sincretismo; infatti l’arcobaleno nel New Age rappresenta il passaggio dall’umano verso il super-uomo divino. Sul ponte dell’arcobaleno (nel senso induista: Antahkarana) avviene l’unione di Atman e Brahman, dell’uomo singolo e dell’Energia cosmica (Dio). L’unità quindi è raggiungibile attraverso una sintesi, un’armonia e una tolleranza globale fra le diverse filosofie, ideologie e religioni. Così la pace sarà possibile. Pertanto " va considerato nel modo più severo l'abuso di introdurre nella celebrazione della Santa Messa elementi contrastanti con le prescrizioni dei libri liturgici, desumendoli dai riti di altre religioni" (Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei Sacramenti, Istruzione Redemptionis Sacramentum, n 79 ). 
Il ricorso a quelle filosofie orientali, che estrapolate dal loro contesto storico- sociale- economico-religioso e ben sintetizzate dalla New Age, si inserisce perfettamente nel contesto occidentale, preoccupato di marginalizzare il discorso sulle sue autentiche radici, finisce per assumere come categoria fondamentale il relativismo etico imponendo al mondo culturale politico sociale e religioso una nuova forma di “dittatura”. (NL) (Agenzia Fides 20/6/2008) 
 
Ammesso e non concesso qualcuno di voi arrivi in fondo a questo delirio, il senso è questo: la bandiera arcobaleno è un pericolo per la pace... 
"In hoc signo vinces". 
(ovviamente, il simbolo è la croce cristiana...) 
 
Mi sbagliavo, come al solito. 
Quelli da fermare, in tutte le maniere democratiche possibili, non si annidano solo al potere legislativo. L'altro nemico è quello temporale. 
 
Mario Uccella
informare, informare, informare
Scritto da tara il 2008-06-22 12:34:18
Leggo su SKY TG 24 il sondaggio che chiede agli italiani: "B. dice di essere perseguitato da 15 anni da certi giudici. Per te c'è veramente accanimento giudiziario contro il cavaliere?" Risposte: 
per il 33% NO per il 67% SI.  
Dal 1994 quando quasi tutta l'Italia si mobilitò contro il famoso decreto Biondi, c'è una bella differenza con quanto accade oggi. Il problema è il martellamento sui cervelli... dobbiamo informare, informare, informare... 
Daniela.
Chiamate l'ambulanza...
Scritto da alfa10 il 2008-06-21 00:37:04
Berlusconi: procure sovversive L'Anm: incontro con Napolitano 
Sul salva-premier: «Vado avanti» 
 
«Non permetterò che alcune procure sovvertano la democrazia». Silvio Berlusconi attacca a testa bassa quella «componente della magistratura che si è infiltrata» nell'amministrazione della giustizia «a fini politici», si professa «completamente estraneo» ai fatti che gli vengono contestati sul caso Mills. 
Il premier parla da Bruxelles, al termine del Consiglio europeo, ma i temi internazionali passano immediatamente in secondo piano di fronte alle domande dei giornalisti sulla giustizia. Berlusconi si scalda, ripete che gli emendamenti al decreto sicurezza «non sono norme salva-premier» e dice di essere «indignato» per questo: «Dirò ai miei legali che non voglio approfittare di questa norma perchè voglio allontanare qualunque sospetto. Questa è una norma salva-tutti». 
L'affondo contro le procure è durissimo: «Non permetterò che accada come nel '94 - dice - allora ho visto sovvertire il voto popolare e non permetterò che succeda di nuovo». «In alcun modo - continua Berlusconi - non permetterò che il voto popolare e la volontà degli italiani siano sovvertiti da chi, infiltrandosi nella magistratura, la usa per sovvertire la democrazia». 
Poi Berlusconi passa ad attaccare l'altro suo bersaglio preferito, la giustizia italiana, arrivando a chiamare i giudici inflitrati che vogliono sovvertire il voto. «Annuncio una conferenza la prossima settimana per denunciare la situazione della magistratura italiana - ha detto il presidente del Consiglio - e tutta la mia indignazione e la volontà di non vedere la volontà popolare essere sovvertita da chi infiltrandosi nella magistratura la usa per sovvertire la democrazia». «Una cosa è certa - aveva esordito il premier rispondendo a una domanda - io nel '94 ho visto sovvertire il voto popolare da parte di una minoranza rivoluzionaria che sta nella nostra magistratura. C'è stato un sovvertimento della democrazia. Ho patito 15 anni di persecuzione per far sì che questo non possa più accadere». «Non pemetterò in alcun modo che il voto popolare, che la volontà degli italiani sia sovvertita da infiltrati nella magistratura che il resto della magistratura non sa mettere in un angolo che usano accuse false e risibili come quella che mi è stata rivolta nel '94 quando sono stato assolto perché il fatto non sussiste- ha aggiunto Berlusconi che ha dimenticato di aggiungere che aveva tolto lui il reato per cui era giudicato -, per un fatto che non esiste neanche nel codice penale, una invenzione pura di Pm e di giudici che usano il loro potere nell'ordine giudiziario che non è un potere ma soltanto un ordine per sovvertire la democrazia italiana questo non lo posso permettere». 
Riferendosi al caso Mills il premier dice che «in ciò di cui sono accusato non c'è nemmeno l'ombra dell'ombra dell'ombra di una possibilità di verità e questo lo giuro davanti ai miei cinque figli, se fosse dimostrato che è vero forse mi ritirerei dalla politica e cambierei anche paese. Non conoscevo la persona, sono fatti che non esistono, risibili, come abbiamo dimostrato....Ancora mi devo vedere scrivere su certi giornali che "Berlusconi ritesse la sua tela di ragno attorno alla magistratura?" È una cosa a cui non posso sottostare». 
Le reazioni non si sono fatte attendere. «Non si possono rivolgere accuse tanto generiche quanto gravi e ingiustificate - afferma il segretario dell'Anm Giuseppe Cascini -. Non c'è nessuna indicazione a fatti e condotte per svolgere un ragionamento. Siamo in presenza di invettive che rendono impossibili qualsiasi reazione». «L'indipendente esercizio della funzione giudiziaria è un valore fondamentale di uno Stato democratico - ricorda Cascini - è molto grave che ciò venga messo in discussione ai più alti livelli istituzionali e per giunta in un contesto internazionale, esponendo l'Italia e le sue istituzioni a una grave crisi di credibilità». 
L'Associazione nazionale magistrati ha poi deciso di chiedere un incontro al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dopo le nuove accuse rivolte ai giudici dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. 
Lunedì intanto la Prima Commissione del Csm comincerà a discutere delle accuse rivolte da Silvio Berlusconi ai magistrati del processo Mills. Un dibattito che ora potrebbe allargarsi alle dichiarazioni fatte oggi dal presidente del Consiglio da Bruxelles su giudici e pm sovversivi; parole che hanno suscitato «sconcerto» a Palazzo dei marescialli, perchè, dicono i consiglieri, «riportano a un clima di scontro che si pensava superato e fanno "saltare" i rapporti tra istituzioni». 
Alla Commissione presieduta dal togato di Magistratura Indipendente Antonio Patrono è stata infatti assegnata la pratica aperta tre giorni dal Comitato di presidenza di Palazzo dei marescialli a tutela del pm Fabio De Pasquale e dei componenti del collegio giudicante, presieduto da Nicoletta Gandus, accusati dal premier di agire per finalità politiche, nella lettera da lui inviata al presidente del Senato Renato Schifani.E ora in quel fascicolo potrebbero finire anche le ultime esternazioni di Berlusconi. 
«Le ultime scelte fatte da Berlusconi lo rendono di fatto incompatibile con il dialogo», ha detto Massimo D'Alema. Parlando a margine dell'assemblea costituente del Partito democratico, l'ex ministro degli Esteri ha sottolineato un «ritorno delle ostilità verso i magistrati» e l'utilizzo di «norme dettate da interessi personali». 
«Se Berlusconi non avesse commesso reati, la magistratura non avrebbe indagato», spiega Francesco "Pancho" Pardi, senatore dell'Italia dei Valori, che poi aggiunge: «Non si può restare a guardare, di fronte alle leggi canaglia del governo. Ci stiamo preparando a scendere in piazza». 
 
(www.unita.it) 
 
S.B. non va affidato né alle autoambulanze né ai servizi sociali. 
Va fermato. 
In tutte le maniere (democratiche) possibili. 
Ma non affidandosi a quelli come Uòlter. 
Lo dobbiamo fare noi. 
 
Mario Uccella
reale e virtuale
Scritto da mariaaa il 2008-06-20 23:15:03
Alice Oxman, diario di un incubo che ritorna 
Marco Travaglio da l'Unita'di oggi 20 giugno 
 
 
Questo libro di Alice Oxman, una scrittrice americana che ama l’Italia piú di molti italiani, è un formidabile antidoto contro l’amnesia furbetta e miope di chi non vuole fare i conti fino in fondo con quella stagione nera che ha riportato in superficie, dopo sessant’anni, i peggiori liquami di una certa Italia. Sotto Berlusconi è il diario puntuale e certosino, dunque inevitabilmente indignato, di una donna che ogni giorno ha annotato in tempo reale le vergogne del quinquennio berlusconiano. Ma Alice ha messo nero su bianco anche le viltà e i conformismi dell’altra parte: dei partiti del centrosinistra, nonché di gran parte della stampa italiana e del cosiddetto establishment, industriale, finanziario, intellettuale, ecclesiastico. Di tutti coloro che vedevano e tacevano, o minimizzavano, o addirittura fingevano di non vedere per non dover parlare. 
 
Ne viene fuori una cronaca impietosa non solo della nascita e della crescita di un regime moderno, o postmoderno, ma anche della mitridatizzazione che giorno dopo giorno, complice il monopolio dell’informazione, induce i piú ad abituarsi, ad assuefarsi, ad abbassare progressivamente le difese immunitarie, a lasciar passare i peggiori orrori sempre nella convinzione autoconsolatoria che «questa è l’ultima volta». E invece è sempre la penultima. Con l’occhio sgombro dalle lenti deformate del familismo amorale e dell’eterno fascismo italiota, l’autrice scandisce sempre piú angosciata, stupita e sconcertata i rintocchi di quelle giornate che sembravano non finire mai: dichiarazioni ufficiali di esponenti della maggioranza e della cosiddetta opposizione; accostamenti di fatti all’apparenza lontani fra loro; citazioni dai giornali e dalle televisioni; brevi commenti personali, misti a episodi di vita vissuta, fra amicizie che si rompono, conoscenti che non salutano piú, brave persone che straparlano e diventano irriconoscibili. I regimi riescono a peggiorare anche gli uomini migliori. 
 
Sullo sfondo, mentre cadono i foglietti del calendario, prende corpo l’Agenda Unica del regime e del suo ducetto, che fa sparire interi pezzi di realtà dalle sue tv (tutte) e dunque dalla mente dei cittadini. E impone i suoi interessi a un’intera nazione, finendo per convincerla che le vere emergenze nazionali sono i (suoi) processi, le (sue) aziende, le (sue) tasse. «Un regime ­ scrive l’autrice ­ nasce tra mille distrazioni. Scrivo per non avere rimpianti. La storia è sotto il naso di tutti».  
(...) 
Le pagine piú tristi riguardano i presunti oppositori, quelli che «non basta dire no», quelli che «non bisogna demonizzare», quelli che «bisogna dialogare», «fare le riforme insieme», «abbassare i toni» e, soprattutto, «guardarsi dalla piazza». Quelli che in piazza non c’erano mai, né al G8 di Genova, né al Palavobis, né ai girotondi, né al Circo Massimo con Cofferati né in piazza San Giovanni con Moretti e Flores d’Arcais. Quelli che, da quando il marito di Alice, Furio Colombo, resuscita l’Unità facendo opposizione sul serio, «non ci invitano piú in pubblico, fra la gente o in un ristorante» perché non si sa mai. Intanto Previti ghigna perché «anche quelli di sinistra che prima non mi rivolgevano la parola ora sono lí che mi salutano, chiedono consigli e fanno ciao ciao con la mano». Rutelli promette un’«opposizione non urlata». Fassino e D’Alema presentano i cosiddetti libri di Bruno Vespa. E, come Bertinotti presunto leader della «sinistra radicale», non mancano mai a «Porta a porta». 
 
Nascono nuove parole d’ordine, o meglio vecchie parole svuotate di significato per parlar d’altro: «moderato», «riformista», «massimalista», «apocalittico», «demonizzatore», «giustizialista», «bipartisan», «dialogo». Mentre la grande stampa italiana si balocca con questi barocchismi da arcadia settecentesca e i professionisti della politica ammazzano il tempo, a sinistra, trastullandosi fra una Gad e una Fed, i giornali stranieri trovano le parole per raccontare ai colleghi italiani ciò che non vedono piú, o fingono di non vedere. Quando il regime cancella il falso in bilancio, l’Economist parla di «una legge di cui si vergognerebbero persino le repubbliche delle banane». Ma, su 62 quotidiani italiani, solo tre riportano l’articolo: l’Unità a pagina 1, La Stampa a pagina 7, la Repubblica a pagina 15. E quando il ministro Lunardi dice che «con la mafia dobbiamo convivere», quasi tutti relegano la notizia in un trafiletto nelle pagine interne. 
 
(...) Il ducetto si fa una legge su misura dopo l’altra, fa cacciare un giudice che lo sta giudicando, si depenalizza i reati, si rende improcessabile, trascina l’Italia in guerra dopo mezzo secolo, salva per decreto le sue tv dalla Corte costituzionale, licenzia giornalisti e comici dalla Rai con l’editto bulgaro, paragona magistrati, giornalisti e oppositori ai terroristi, ai golpisti, ai kamikaze, organizza commissioni parlamentari come la Telekom-Serbia e la Mitrokhin per calunniare la minoranza, silenzia i cronisti sgraditi («lei è dell’Unità, deve stare zitto»). Ma se qualcuno ­ Montanelli, Sartori, Bocca, Biagi, Cordero, Colombo, Sylos Labini, Luzi e altri tupamaros ­ parla di «regime», viene zittito non dai berluscones: i primi a insorgere sono sempre Fassino e D’Alema. Il primo in compenso riabilita Bettino Craxi. Il secondo trova il modo di criticare anche Borrelli, reo di aver ripetuto per tre volte «resistere». È la linea dell’opposizione che peraltro ­ diversamente dai suoi elettori ­ col regime convive benissimo. 
 
Il libro si chiude con la vittoria di Prodi, con l’urlo di gioia di piazza Santi Apostoli strozzato in gola dall’altalena dei dati nella notte elettorale dei misteri e degli intrighi. Pare finito l’incubo. Invece è lì dietro l’angolo, pronto a tornare in una versione ancor più tetra. Diceva Tom Benetollo: «In questa notte scura, qualcuno di noi è come quei “lampadieri” che, camminando innanzi, tengono la pertica rivolta all’indietro, appoggiata sulla spalla con il lume in cima. Cosí il lampadiere vede poco avanti a sé, ma consente ai viaggiatori di camminare piú sicuri». Se però i viaggiatori sono ciechi, c’è poco da illuminare. Grazie, Alice, per questo promemoria. Magari, leggendolo, qualcuno ritroverà la vista. 
 
E' questa la realta' con cui ci dobbiamo misurare e nel contrastare la quale dovremmo spendere le nostre migliori energie e capacita'.Benvenuta alla prima mobilitazione! 
Maria grimaldi
CI SARO'
Scritto da Carlo Monguzzi il 2008-06-20 16:34:47
Ho letto l'appello da voi lanciato e scritto da Nando. 
Lo trovo assolutamente condivisibile per cui sarò assolutamente presente lunedì pomeriggio. 
Carlo Monguzzi, Consigliere regionale Verdi 
ADESIONE
Scritto da MONI OVADIA il 2008-06-20 16:33:45
NON POTENDO CON ESTREMO RAMMARICO ESSERE PRESENTE AL PRESIDIO PER IMPEGNI GIA’ PRESI ( CONCERTO DI SOSTEGNO AD EMERGENCY A BRESCIA) TI INVIO COMUNQUE LA MIA APPASSIONATA ADESIONE. 
MONI OVADIA
Scritto da Vilma Ruggeri il 2008-06-20 16:30:30
Ciao Nando! 
 
Eccolo, finalmente. 
Questo è il "dalla Chiesa qualunque" che mi fa urlare: BBBRAVO ! ! ! 
Ok quello che macina lavoro a rompicollo.  
Ok quello che fa bene comunque e dovunque e qualunque.  
Ok quello che lascia monumenti di granito che i barbari che vengon dopo non potranno distruggere.  
Ma quello che davanti alle grandi emergenze prende una sciabola, taglia un po' di teste e dice "qui, amici cari, ci vuole un terremoto" (e intanto già sta smuovendo i macigni)... beh, quello è da urlo. 
Non avrei mai immaginato che la storia più buia della civiltà istituzionale e politica della Repubblica si sarebbe riproposta, a sei anni di distanza, identica come la coazione a ripetersi di uno psicopatico maniacale. Né avrei immaginato che l'opposizione parlamentare (...opporsi? Pfui, roba da forcaioli) sarebbe stata un coniglio smorto steso sullo zerbino del padrone a farfugliare il mantra sconnesso "dialogo... ehm.. condivisione... mhm... riforme..." mentre un'orda trionfale di belve rozze azzannano e velocemente divorano costituzione, giustizia, diritti, democrazia e decenza. Ma conigli subito vivi e lividi e aggressivi contro la minima critica del proprio elettorato. Allora sì (ci sta un "minchiazza"?) si ergono all'istante e vomitano insulti rabbiosi su questo povero popolo che, diviso e disperso, senza più rappresentanza e riferimenti, chiede con voce strozzata uno scatto di dignità, almeno quella. Ci respingono come appestati. 
Prendiamone atto: ci hanno spinto loro, di nuovo, sulle barricate. E noi ci staremo impavidi. 
Ben tornato, fratello. 
Vilma
Manifestate anche per noi
Scritto da andrea_rm il 2008-06-20 16:09:56
Bravo Nando, se aspettiamo l'autunno chissà cos'altro combina B.! Io da Roma ci sarò con il pensiero, ma aspetto iniziative analoghe. D'altronde noi l'avevamo già capito e con i loro tempi forse, ma solo forse, non sono sicuro, ci stanno arrivando anche quelli del PD. "Iddu pensa sulu a Iddu", anche D'Avanzo è tornato a scrivere cose condivisibili ricordandosi qual'è il vero pericolo. 
Scritto da pielle il 2008-06-20 13:28:38
La manifestazione è sacrosanta, cari amici, e il momento è gravissimo. Io purtroppo lavoro a Roma e il 23 alle 18 a Milano non potrò esserci. Consideriamolo solo un inizio, e che abbia successo. A questo proposito, suppongo e spero che abbiate valutato bene la situazione... il clima è pessimo, e una partecipazione troppo scarsa in queste circostanze potrebbe avere un effetto ulteriormente deprimente sulla nostra malandata opposizione. E' vero che, la volta scorsa, alla famosa manifestazione di Piazza Navona che iniziò tutto il movimento non eravamo tanti, ma è anche vero che oggi la situazione è molto più deteriorata. Io comunque faccio girare l'appello, e andiamo avanti con l'ottimismo della volontà...
presenza morale
Scritto da aaron1980 il 2008-06-20 11:54:25
Purtroppo lunedi non posso essere a Milano ma moralmente sono a fianco di ognuno di voi. Il messaggio esprime un concetto chiaro e inconfutabili: non siamo noi a doverci vergognare di andare ancora in piazza, ma, casomai, chi ci costringe ancora una volta a difendere i pricipi elementari della democrazia (legge uguale per tutti, governo in in nome del popoli, robetta di poco conto cosi)..Aspetto che le opposizioni organizzino una manifestazione nazionale (magari nel fine settimana). Meno male che qualcuono ancora resiste
Scritto da simona ravera il 2008-06-19 23:18:18
Ci sarò. 
Simona
Scritto da Aspide il 2008-06-19 23:00:46
ok ci sono 
Max
sono con voi
Scritto da Franca il 2008-06-19 22:29:35
...anche se dalla mia isola, peccato avrei voluto esserci
il lupo cambia il pelo...
Scritto da rosaspina il 2008-06-19 21:59:35
ma non il vizio...ma qualcuno si era illuso che sarebbe andata in modo diverso? 
 
Non riuscirò fisicamente ad essere a Milano...ma non bisogna abbassare la testa...spero in tanti indignati civili.
Petizione a favore di Carlo Ruta
Scritto da Sebastiano Adduso il 2008-06-19 17:54:41
Vi segnalo questo sito se vorreste firmare questa petizione a favore dello storico-giornalista Carlo Ruta: 
 
http://www.censurati.it/voxpeople/carloruta/null
E se provassimo a
Scritto da stefanoski il 2008-06-19 17:09:11
mobilitare altre città e a moltiplicare le manifestazioni davanti ai Palazzi di Giustizia? Certo, da qui a lunedì non c'è moltissimo tempo, ma se facile era... 
 
Stefano

Ultimo aggiornamento ( Thursday 19 June 2008 )
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La rete di Giuseppe l'"indiano". Onda viola sì, ma senza patenti

il Fatto Quotidiano, 7.02.2010

Oggi il suo cuore batte per una data: il primo di marzo. Il giorno che viene dalla Francia. Il grande sciopero dei migranti decisi a mostrare all’Europa ricca il loro valore per l’economia e la vita di chi vorrebbe ricacciarli indietro. Giuseppe accumula incontri, messaggi in rete e telefonate.Vuole farla riuscire pure a Bari, la manifestazione. Perciò cerca di capire quanti siano i buoni viandanti in cammino verso quella data. Sembra poggiare l’orecchio al suolo come un indiano. “Indiano” d’altronde è il nome con cui viaggia in rete. Rosarno è stato lo spartiacque. “Ma è da prima di Rosarno che mi interesso di integrazione e immigrazione. Ho letto, mi sono documentato molto sulla rete. Di Rosarno ce ne sono tante. Anche in Puglia. A Bari ci sono due Centri di identificazione ed espulsione che tutti raccontano come dei lager di Stato, c’è anche un rapporto di Medici senza frontiere che lo dice. E da questa terra nell’89 è partita la nuova era, con i primi arrivi degli albanesi. Vede, l’altro giorno a una riunione è intervenuto un giovane di colore, un marocchino credo. E ha detto che se per quel giorno capisce che a manifestare ci saranno solo loro, lui in piazza non ci andrà. Ha ragione, dovremo essere tutti insieme. Dovremo essere un unico ‘noi’ per l’integrazione”.

Giuseppe l’Indiano (ma di cognome fa Milano) è una perfetta rappresentazione della complessità e semplicità al tempo stesso del grande dissenso che viaggia a sinistra. E’ la sconfessione vivente di ogni etichetta. Qualunquisti, rassegnati, dipietristi, giustizialisti. O quella più infamante: grillini. Lui grillino lo è stato, nel senso che è stato portavoce del meetup di Bari e pure tra i promotori del famoso VaffaDay. “Ma poi ho lasciato. Io non sono d’accordo con la proposta delle liste civiche. Per fare politica ci vuole formazione, una preparazione specifica. Grillo pensa che bastino la buona fede e l’onestà, ma così si rischia di mandare dei giovani allo sbaraglio. Io tessere non ne ho né intendo averne, almeno per ora. E partecipo di volta in volta sulle cose che condivido, magari aiutando degli amici, un po’ Partito democratico un po’ Italia dei Valori. Ho incominciato nel 2006, quando avevo ventidue anni. Non mi ci ha portato nessuno all’impegno politico, non ho avuto in famiglia qualcuno che mi ci abbia fatto appassionare. Ci sono arrivato per indignazione verso quello che vedevo accadere nel Paese. La prima manifestazione la feci sul risparmio energetico, dando volantini nel centro di Bari. Poi da cosa nasce cosa. E all’epoca delle inchieste De Magistris partecipai al presidio in difesa di Genchi, che Berlusconi accusava di essere il più grande scandalo della democrazia italiana.”

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