Se l’Antimafia processa Borsellino…

Lezione a distanza. Parole come anatemi. “Marcire in carcere“, “buttare la chiave“, “società incattivita e incivile“, “società della vendetta che non riesce a essere migliore di loro” (i mafiosi, nda), “assunzione della stessa logica della vendetta della mafia“. Si parla di 41 bis nei giorni che vanno verso l’anniversario di Borsellino, che notoriamente quell’articolo lo volle. Non per punire più duramente i mafiosi, come sa chiunque, ma per difendere la collettività. Solo che Borsellino è sideralmente assente da quella sala telematica. “Il 41 bis è uno stato che fa letteralmente impazzire nel chiuso della tua cella“. “Il vero scandalo non sono state le scarcerazioni, ma il fatto che quei detenuti, quasi tutti alla fine della pena o in attesa di giudizio, fossero ancora in carcere“.

Ma chi sarà mai la platea? Forse penalisti palermitani sul piede di guerra per i propri assistiti, un giorno abituati a brindare in carcere alle stragi che essi stessi ordinavano? O gentildonne dell’esercito della salvezza? Per quanto possa sembrare incredibile stiamo ascoltando in diretta un incontro di formazione di una premiata associazione antimafia. In religioso silenzio quando si giura che siamo in una situazione “in cui nessun procuratore può fare dello stato di diritto la sua battaglia”. Anzi la pressione è ormai tale che “obbliga a buttare la chiave“, “a condannare e a tenere in carcere detenuti in attesa di giudizio, che non ci dovrebbero stare; in una condizione di civiltà al contrario”.

I giovani discepoli non obiettano, non chiedono, non contestano. Incamerano in silenzio. Un giorno qualcuno avrebbe educatamente alzato la mano e ricordato che quella tortura disumana l’avevano chiesta Falcone e Borsellino, ossia lo Stato di diritto, prima di saltare per aria. Ma oggi è tutto cambiato, come si insegna nella giornata di formazione. La mafia non è più quella di una volta (tormentone a suo tempo sbeffeggiato da Falcone). C’è “una problematicità costituzionale”. In realtà anche la Cedu ha ritenuto il 41 bis compatibile con il proprio articolo 3, che condanna le pene disumane e degradanti. Ma l’associazione antimafia si abbevera al sapere giuridico che va da anni all’assalto dell’isolamento carcerario per i mafiosi.

Fa più chic, il vento è cambiato. Entra in campo un’altra voce: “C’è stata esagerazione e disinformazione, le scarcerazioni sono state, in realtà, misure di sveltimento delle procedure di uscita dal carcere…non c’è motivo di tenere in carcere le persone, quando rimangono ormai solo 18 mesi per il fine pena”. Purtroppo non se ne può discutere perché “oggi è diventato problematico avere una posizione interlocutoria… oggi non tutti sono d’accordo su che cosa è mafia, ma è difficile dirlo”. Poi l’accusa contro la censura di sistema: “è diventato problematico avere posizioni più interlocutorie, più raziocinanti… fatemi dire…”. “Si può solo essere oltranzisti”. Fino alla perla: “si parla sempre di come nasce la mafia, di come si sviluppa e mai di come finisce… dando per scontato che sia impossibile… questo è un grande mantra dell’antimafia”.

Alla fine si capisce una cosa sola: che in quella giornata di “formazione” antimafia al centro dell’accusa stanno i magistrati antimafia e tutti quelli che non discettano di come la mafia potrebbe finire; magari per folgorazione sulla strada di Damasco, o per gratitudine verso l’antimafia che, ormai matura e ragionevole, finisce di combatterla. Poveri di spirito quegli antimafiosi che non si librano verso altri più nobili e generosi traguardi.

Volete sapere il nome di questa delirante associazione antimafia? Non ve lo dirò. Il peccato ma non il peccatore. Dirò invece i versi di Neruda. “Domanderete perché la sua poesia/ non ci parli del sogno, delle foglie/ dei grandi vulcani del suo paese natale?/ Venite a vedere il sangue per le strade,/ venite a vedere/ il sangue per le strade”. Qualcuno svegli Biancaneve.

(scritto su Il Fatto Quotidiano del 27.7.2020)

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2 commenti

  1. stent032012

    “Qualcuno svegli Biancaneve…” e ci tolga dai piedi tutti i nani che in questi anni si sono annidati nelle Istituzioni ad ogni livello: oltre a non possedere la necessaria statura morale essi sono gravemente ipovedenti, culturalmente inesistenti e spesse volte in mala fede.