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Mattarella: una bella giornata per l'Italia. Un ricordo e un proposito personali PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Saturday 31 January 2015
Sergio Mattarella presidente della Repubblica. Alla faccia di tante sciagurate ipotesi , è stato eletto un uomo onesto, colto e con il senso delle istituzioni, fratello di un altro uomo onesto, colto e con il senso delle istituzioni e per questo ucciso dalla mafia. Felice scelta parlamentare e felice scelta (rendiamo liberamente gli onori) di Matteo Renzi.
Di Sergio Mattarella ho citato più volte un episodio che mi riguarda direttamente. Eravamo nella camera ardente di mio padre. Lui mi avvicinò e mi disse: “Quando hanno ucciso mio fratello, il fatto è rimasto sui giornali tre giorni. Poi è sparito”. Fu allora che decisi che io quel delitto lo avrei fatto restare invece sui giornali per settimane, mesi, anni, senza fermarmi. Forse involontariamente, Sergio Mattarella mi ha dato uno degli insegnamenti più importanti della mia vita. Certo ha influenzato le mie scelte più radicali, quel che è stato dopo.
Un familiare di vittima di mafia presidente della Repubblica. E’ una grande cosa, la cultura mafiosa delle vittime “sconfitte” per sempre è stata clamorosamente sconfitta. Per questo credo, al rientro in Italia, di potere con serenità mettere nelle mani del nuovo Presidente il prezioso patrimonio ideale che si è espresso attraverso le firme apposte alla petizione che indicava la mia persona (Giovanni Belfiori ha spiegato in rete la sua scelta con una lettera pubblica che mi ha commosso, come altri mi hanno commosso, a partire dalla grande Edda). Amici blogghisti, per l’Italia è stata una bella giornata.

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Candidato Imposimato. Articolo di Gianni Barbacetto (Squillante, Papalia e altre amenità) PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Friday 30 January 2015

Gianni Barbacetto, amicus optimus, mi chiede di aiutarlo  a far girare la versione allargata dell'articolo che ha scritto oggi per il "Fatto". Essendo tutte cose vere, lo aiuto. Resta solo il mistero di come diavolo farà mai questo paese a rinnovarsi.

Per chi lo ama è l’ex magistrato che scava nei segreti inconfessabili dei misteri italiani. Per chi lo odia è il giudice di “Forum” sulle reti di Berlusconi. Per tutti, Ferdinando Imposimato è un personaggio che ha attraversato molte delle vicende più drammatiche del Paese, prima come magistrato, poi come politico eletto nelle liste del Pci-Pds e infine come autore di libri di successo. Si è occupato di mafia e terrorismo, caso Sindona e banda della Magliana, sequestro Moro e servizi segreti. Ora è il candidato numero uno per il Quirinale del Movimento cinque stelle. A chi lo ha votato sul sito di Beppe Grillo evidentemente piacciono le sue ricostruzioni che, secondo i detrattori, contengono una buona dose di dietrologia, denunciando che le Br nel caso Moro sono state eterodirette, che dietro le stragi italiane c’è il cosiddetto gruppo Bilderberg, “una specie di Grande Fratello che sta sopra, manovra, si serve di terroristi neri e massoni”, e che “Falcone e Borsellino sono morti anche perché hanno scoperto chi manovrava gli appalti su grandi infrastrutture, tra cui la Tav”.

Meno note le sue critiche a Mani pulite e i suoi attacchi al pool (“Borrelli faccia il magistrato”, tuonò nel 1993 dopo che la Camera salvò Bettino Craxi, “non faccia politica, non interferisca sulla volontà del Parlamento”). Dimenticati i suoi rapporti con i magistrati del Porto delle Nebbie come Ciccio Misiani e Renato Squillante, che era a libro paga di Cesare Previti (“Ho apprezzato molto Misiani, anch’io avrei dato consigli a Squillante, un uomo dal quale ho imparato molto”).

Cancellata dalla memoria anche la sua martellante campagna a favore di Domenico Papalia, considerato il capo dei capi della ’ndrangheta, non senza inquietanti rapporti con i servizi segreti. Fu arrestato, nel 1977, proprio per ordine del giudice istruttore Imposimato, con l’accusa di aver fatto uccidere il calabrese Antonio D’Agostino. Gli danno ragione i giudici di primo grado, d’appello e della Cassazione, che condannano Papalia all’ergastolo. Ma 15 anni dopo avviene una svolta ancor oggi difficile da spiegare: nel dicembre 1992 Imposimato va ospite al Maurizio Costanzo Show e dà il via alla sua campagna a favore di Papalia. È innocente, sostiene Imposimato, e merita la grazia. Lo ribadisce in un’intervista al Corriere della sera il 15 gennaio 1993, sotto il titolo “Imposimato: Papalia è innocente, liberatelo!”: “C’erano sufficienti indizi per il rinvio a giudizio, ma non per la condanna. Mi stupii che durante il dibattimento non fossero stati aggiunti ulteriori elementi di prova e nei tre gradi di giudizio Papalia fosse stato condannato all’ergastolo”.

Allibito il pm di Milano Alberto Nobili, padre dell’inchiesta “Nord-Sud”, che aveva raccolto pesanti conferme sulle responsabilità di Papalia direttamente da Saverio Morabito, il Buscetta della ’ndrangheta. È il procuratore aggiunto di Milano Gerardo D’Ambrosio che il giorno stesso chiama Imposimato al telefono egli comunica tutto il suo stupore per l’incomprensibile campagna pro Papalia. L’idea che si fanno alla procura di Milano è che l’ex magistrato sia oggetto di pressioni, di minacce, forse di ricatti. Ma Imposimato non cambia strada. Il 3febbraio, sul settimanale Epoca, solleva dubbi sulla perizia balistica che egli stesso aveva accettato durante la sua istruttoria. Poi, a fine mese, arriva il botto finale: va ospite a un programma di Rai 2 che promette clamorose rivelazioni sull’“errore giudiziario”. In studio ha accanto la figlia di Domenico Papalia e l’allora sindaco di Platì. Interviene anche il giornalista Antonio Delfino, originario di Platì e fratello del generale dei carabinieri Francesco Delfino, a lungo sospettato (ma senza un riscontro giudiziario) di essere un mago nella soluzione dei sequestri di persona proprio grazie ai suoi legami con uomini dei servizi e della ’ndrangheta.

Alla fine, a Imposimato dedica pagine imbarazzanti il giudice milanese Guido Piffer: è autore di “una campagna insistente e ossessiva, finalizzata a caldeggiare la concessione della grazia a Domenico Papalia”, con “una vera arringa difensiva”, “un’agghiacciante propaganda in favore di Domenico Papalia”. Il senatore Imposimato, secondo il giudice, “è stato utilizzato, è il caso di dirlo, da scaltri manovratori, senza contare il suo preoccupante, se vera l’ipotesi, non potersi tirare indietro da pressioni o minacce provenienti da ambienti non certo di frati trappisti”.


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Petizione. Eccovi l 'Italia che ha firmato. Grazie con orgoglio PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Thursday 29 January 2015

Siamo alle grandi scelte parlamentari. E quindi vorrei rendervi conto alla fine di chi ha firmato la petizione per la mia nomina a presidente della Repubblica, di cui qui pubblicamente ringrazio -per la stima dimostrata-  gli avventurosi ideatori. Emerge la foto bellissima di un’Italia impegnata sui temi della legalita’. Cerco dunque di darvene una rappresentazione veloce, purtroppo dovendomi limitare ai nomi piu’ noti sulla scena pubblica (e scusandomi per le eventuali dimenticanze).

 

C’è, anzitutto, un bel pezzo pregiato del giornalismo antimafia: Antimafia 2000, Stampoantimafioso, Riccardo Orioles e Miki Gambino, colonne dei “Siciliani” di Giuseppe Fava, Gianni Barbacetto e Mario Portanova del “Fatto” e Giampiero Rossi del “Corriere”, Barbara Sorrentini di “RadioPopolare” e Rino Giacalone, free lance siciliano portato in tribunale dai boss trapanesi, e Marika Demaria di “Narcomafie”. E la giovanissima Ester Castano, che i galloni dell’antimafia se li e’ guadagnati sul campo di Sedriano. O Raffaele Sardo, giornalista anticamorra che Saviano ha indicato pubblicamente tra i suoi maestri. E altri giornalisti, come Rossella Minotti del “Giorno” o Laura Maragnani di “Panorama” o Matteo Speroni del “Corriere”. Ci sono imprenditori di fama nazionale, e noti anche per la loro intransigenza etica, come Marco Vitale, Gianna Martinengo e Linda Gilli. Con loro la presidente nazionale della federazione trasporti della Cna, Cinzia Franchini, la coraggiosa imprenditrice più volte minacciata dalla mafia degli autotrasporti. C'e' l'ex magistrato simbolo Giuliano Turone (dalla cattura di Liggio allo smascheramento della P2). Ci sono più generazioni di preti in primissima fila, da don Aldo Benevelli, mito della Resistenza nel cuneese, a don Pino De Masi, argine alle cosche in Calabria. C’è la campionessa mondiale di nuoto Novella Calligaris e l’avvocato per antonomasia dei migranti di Lampedusa Alessandra Ballerini. Ci sono i professori universitari dell’antimafia, da Maurizio Catino della Bicocca di Milano a Stefania Pellegrini di Bologna, da Mariele Merlati a Christian Ponti a Ombretta Ingrasci’ della Statale di Milano. Ci sono gli attori dei monologhi teatrali antimafia Beatrice Luzzi, Fabrizio Matteini e Massimo de Vita. C’è la ex senatrice e sottosegretaria alla Famiglia Chiara Acciarini. Intellettuali come Fulvio Scaparro e Margherita Rubino, Giorgio Galli, Simonetta Lagorio o Francesca Pasini. O l’amico editore di Melampo Lillo Garlisi. C’è il coraggioso imprenditore che da anni lotta contro gli attentati della ‘ndrangheta di Reggio, Tiberio Bentivoglio. Ci sono la fondazione e la famiglia di Marcello Torre, il sindaco di Pagani ucciso dalla camorra nel 1980. E Placido Rizzotto, il nipote del grande sindacalista ucciso da Luciano Liggio. E funzionari pubblici, insegnanti, presidi, operatori sociali. 

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Ultimo aggiornamento ( Friday 30 January 2015 )
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Sulla petizione, ovvero la consegna del silenzio. Leggere il sito di Articolo 21 PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Tuesday 27 January 2015
Bello (per me) l'intervento di Articolo 21, l'associazione per la libertà di stampa, sulla questione della petizione a sostegno della mia candidatura a presidente della Repubblica. Ricordato una volta in più che l'iniziativa non è nata da me ma mi è stata comunicata a Berlino quando già c'erano alcune centinaia di firme, mi ero anch'io domandato perché sulla stampa fosse stato osservato sulla questione il silenzio più rigoroso. Diciamo pure un silenzio poliziesco.
Ma avevo scrupolo a dirlo, per non atteggiarmi a vittima. Ancora di più me lo ero chiesto vedendo lo spazio con grancassa riservato alla candidatura di Magalli, buona a far pensare che al Palazzo si possa opporre solo il qualunquismo catodico. Avevo anche scherzato con Giovanni, ideatore a tradimento della petizione, il quale non se ne dava pace: “E’ questo il paese, in fondo. Sono nato in caserma, sono uomo di legge, sono figlio di uno che è stato ucciso per difendere la Repubblica, insegno da decenni il rispetto delle istituzioni, eppure sono vissuto come un sovversivo”. E in effetti: se no, non saremmo a questo punto…
L’intervento di ieri sul sito di Articolo 21 va ancora più in là. E li ringrazio. Certe cose le avevo pensate ma non potevo dirle. Su altro mi hanno superato. Se avete due minuti di tempo leggete pure…

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Con il cuore a Kobane. I pugni nello stomaco. E chi firma la mia petizione per il Quirinale PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Sunday 25 January 2015
 

Chiedo subito scusa se questi consigli per gli acquisti arrivano fuori tempo massimo. Ma quel che vi dirò l’ho letto ieri in aereo tornando a Milano per una full immersion di esami e ricevimento studenti. Il penultimo numero dell’”Internazionale” ha ospitato uno splendido reportage a fumetti di Zerocalcare su Kobane, la piccola città al confine turco-siriano dove i kurdi combattono, in assoluto abbandno, la loro battaglia contro l’Isis. Bellissimo. Quando ho aperto il giornale mi sono domandato perché diavolo avesse dedicato tante pagine, più di quaranta, a un fumetto. Mi sono ricreduto. E’ una forma di giornalismo originale e che trasuda testa e cuore. L’autore, poco più che trentenne, dimostra una sensibilità e una profondità rarissime. Vi assicuro che vale la pena. Ci aiuta a ridimensionare tutto, a capire dove si giochino davvero le sorti del mondo e grazie a quali persone. Non ve lo riassumo perché vi toglierei il piacere di una lettura che merita di essere goduta (artisticamente, perché se no son pugni nello stomaco) dall’inizio alla fine. Leggera, ironica, dolce, irriverente, sconvolgente.
Un pugno nello stomaco è stata invece per il mio pubblico della Humboldt di Berlino la proiezione di “La mafia uccide solo d’estate” (sottotitoli in inglese). Alla fine c’era, con l’emozione, quasi l’incapacità di prendere la parola. Avevo avvertito: il film spiega che per sconfiggere la mafia dobbiamo sapere sconfiggere anzitutto la nostra storia. La nostra storia, appunto; se è vero, come vado ripetendo da quasi trent’anni, che la vera forza della mafia è fuori dalla mafia. Vedo che oggi l’inaugurazione dell’anno giudiziario ha ricordato ai tanti smemorati che la ‘ndrangheta si sta mangiando il paese. Chissà se questo basterà alla famosa classe politica governa per tenerlo a mente almeno tre giorni. Il guaio è che non leggono, ma ascolticchiano. Non voglio tracciare confronti un po’ convenzionali. Ma a Berlino noto una ricchezza di librerie, anche piccole, come da noi non esiste più. Dunque Internet e la grande distribuzione valgono solo per noi, solo da noi sterminano le librerie? O il fatto vero è che è la nostra (antica!) civiltà a essere votata alla chiacchiera da bar, alla tivù deficiente e al libro come puro bene di consumo scolastico?
Elezioni presidenziali. Finalmente ho visto le firme per ora a sostegno della petizione a mio sostegno (Change, vedi un paio di post fa). Meravigliosi studenti e laureati! Anche Matteo c’è, da Montevideo, il “mio” Matteo, andatosene anni fa dopo avere fatto la tesi sui giornalisti antimafia in Calabria. Mi dicono che stia partendo un altro appello da Milano. Oh, a me fa piacere. I Paesi vivono anche di simboli contrapposti e se finisco per avere una funzione simbolica (minoritaria, lo so bene) agli occhi di una comunità che mi sembra soprattutto giovanile, non posso che esserne orgoglioso. Detto ciò, vi saluto. O la notte diventa troppo piccola…

 

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La petizione per il Quirinale, gli studenti e un uomo felice PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Thursday 22 January 2015
Di questa petizione per la presidenza della Repubblica c’è una cosa che mi allarga il cuore e mi fa sentire un uomo felice. Ed è la quantità di studenti ed ex studenti che hanno firmato, anche laureati di tempi lontani (vero, Mario?). Informandosi l’uno con l’altro, anche attraverso i continenti. Gli studenti, i tuoi laureati, sono quelli che ti hanno potuto misurare sul campo, non in un incontro pubblico dove cerchi di dare il meglio di te quella volta, ma nella quotidianità ripetitiva e faticosa, negli obblighi che rispetti correndo e sbuffando, nella scelta di mantenere il ricevimento studenti o la lezione rinunciando ad andare in tivù, nella disponibilità che ti devi imporre anche quando hai cento problemi personali. Nel modo concreto in cui unisci ricerca della verità e passione civile. Sono quelli che capiscono se credi davvero in quel che dici. E se hai per loro rispetto e affetto o no; e concludono che sì, anche se ogni volta dici loro che nella tesi bisogna migliorare qui e lì, e aggiustare i tempi dei verbi, e che se continuano così rischiano di non laurearsi nella sessione prevista.

Per chi ama l’università e i suoi allievi il fatto che tu sia per loro il presidente della Repubblica ideale, una “speranza” o addirittura un “sogno”, come vanno scrivendo nei luoghi più diversi, ha qualcosa di bellissimo, di meraviglioso, lasciate che ve lo dica con sincerità.
E già che ci sono vi dico anche che fine hanno fatto i famosi alberi di Natale ammassati nei giorni scorsi sui marciapiedi di Berlino e nel frattempo (e finalmente) rimossi. Ripiantati in qualche montagna lontana o nella Foresta nera? No. Ci hanno fatto un bel falò. Tutti ammassati in una piazza e via con bevande calde per la gente che partecipa. Una specie di rito propiziatorio contro il gelo. Che cosa ne penso? Non lo so. Stavolta mi faccio solo ambasciatore (a proposito: vedeste che meraviglia l’ambasciata italiana, un vero monumento: l’aveva regalato Hitler a Mussolini e ce lo siamo tenuto, e abbiamo fatto bene…)

 

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Ultimo aggiornamento ( Thursday 22 January 2015 )
Cofferati e i brogli, da Genova a Palermo. E altre informazioni presidenziali per voi! PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Tuesday 20 January 2015
Leggo dalle notizie italiane che Cofferati è stato anche un po’ svillaneggiato per la sua scelta di andarsene. Ma cosa doveva fare, accettare le primarie col trucco? Ripeto ripeto: come si agisce in casa propria, così si agisce nelle istituzioni. Fra l’altro sono d’accordo con Landini: Cofferati rinunciò alla leadership dei Ds, alla quale lo consacravano le masse di elettori nel 2002-2003, proprio per un eccesso di fedeltà al partito e alla sua unità. Ricordo bene quanto si controllò in un confronto televisivo con D’Alema. Oggi lo accusano di stare nel partito solo se vince. Se perde con i brogli deve tacere. Fra l’altro, a proposito, mi viene in mente una notizia che non tutti forse conoscono: ossia che il Tribunale ha dato finalmente ragione a Leoluca Orlando per le elezioni del 2007. Il suo avversario, il mitico Cammarata, vinse grazie ai brogli. Peccato che poi abbia fatto lo stesso il sindaco per cinque anni. Allora anche i benpensanti di sinistra commentarono che Luca non sapeva perdere…
Qui a Berlino tutto bene: pioggerellina frizzante e continua, e una buona ma sopportabile dose di freddo. Il mio amore per la città cresce ma devo pur dirvi che gli alberi di Natale si vanno ammucchiando sempre di più nelle strade e nessuno li raccoglie. Pensavo che li riciclassero, che li ripiantassero da qualche parte o, alla peggio, che ripulissero tutto. Nossignori. Neanche i tedeschi sono perfetti, a quanto pare, e questa è una consolazione.
Hanno però dei pregi. Saltano sull’immagine dell’Italia appena possono, è vero. Oggi persone al di sopra di ogni sospetto mi hanno confessato che ai tempi di B. alcuni di loro cercavano di non farsi sentire parlare in italiano in pubblico, perché li avrebbero fatti a fettina sulle serate eleganti di Arcore. Però, al tempo stesso, hanno un debole per l’Italia. La mostra su Pasolini è stato un successone, sulla stampa perfino più di quella sui vichinghi. E anche Napolitano qui ha conquistato molto prestigio.

Di nuovo a proposito, e di nuovo su sollecitazione sacrosanta di Giovanni Belfiori, vi do l’indirizzo su cui potete mettere la vostra onorata firma per la candidatura vagheggiata da Giovanni e da diversi altri amici/amiche. Perché non dico che non mi interessa? Perché questo lo dicono (non sempre, ma molto spesso sì) quelli che sarebbero disposti a fare ogni bassezza per riuscirci. Se posso aiutare simbolicamente dei cittadini che chiedono legalità nelle istituzioni perché non dovrei farlo? Oh, l’ho detto. Grazie a Giovanni e a Edda, a Beatrice e Jerry, a Paola e a Bruno, e ad altri che tra loro non si conoscevano, per avere pensato a me. E’ già bello questo.

 
Change - Parlamentari e Delegati delle Regioni: Per Nando dalla Chiesa alla Presidenza della Repubblica

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Ultimo aggiornamento ( Tuesday 20 January 2015 )
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Giornata della memoria. Le pagelle, l'alunna e la maestra

Una pagella, alcune pagelle. La giornata della Memoria può essere vissuta intensamente anche così. Tenendo tra le mani con uno stupore rispettoso della Storia un pieghevole verde. “Ministero dell’Educazione Nazionale” sta scritto in alto con colore incerto, forse marrone, forse nero. Sotto troneggia un angelo in corazza con il gladio nella destra e lo scudo con l’aquila fascista nella sinistra. In centro a caratteri cubitali sta scritto in stampatello maiuscolo “Vincere”. E la firma: P.N.F. Gioventù italiana del littorio. Sullo sfondo delle parole, accanto a loro, si ammassano immagini di navi, aerei, moschetti e carri armati.
  
La guerra come totalità educativa. Un messaggio pomposo, ossessivo (sul retro, ancora gladio e fascio) per milioni di bambini e di fanciulli. Davanti e dentro la catastrofe c’è questo. Le menti più tenere avviate alla guerra santa della Patria. Non millenni fa, ma giusto lo spazio di una vita. E infatti queste pagelle appartengono a una anziana signora piacentina, Maria Monfasani. Che ha voluto che le avessi: anni scolastici 1940-41, 1941-42, 1942-43. Con i giorni di scuola che negli atti ufficiali si assottigliano mentre avanza la guerra. La signora Maria andava alla scuola elementare di Caminata di Ceci, comune di Bobbio, in provincia di Piacenza. Sulla pagella è indicato anche il numero della sua tessera di iscrizione alla Gioventù Italiana del Littorio: 11.384. Era una alunna di famiglia contadina. Prima di andare a scuola portava spesso le mucche al pascolo, presa la licenza elementare andò alla monda del riso, non c’erano i soldi per studiare. 

I giudizi sul suo profitto e sulla sua disciplina parlano di una bambina amante della scuola. “Buono” in religione, canto, disegno e bella scrittura, aritmetica e contabilità. E poi in nozioni varie e cultura fascista, geografia, storia e cultura fascista, educazione fisica, lavori donneschi e manuali, disciplina. “Lodevole”, invece, in lettura espressiva e recitazione, lettura ed esercizi scritti di lingua, igiene e cura della persona. Rigirarsi queste tre pagelle tra le mani, studiarsi i dettagli burocratici, le materie, i nomi degli insegnanti e dei direttori, è come rivivere un pezzo di “quella” storia. Di un’Italia trascinata in marcia verso il precipizio e dell’innocenza di generazioni inconsapevoli, scaraventate dalle fatiche e speranze quotidiane verso l’orrore.
Perciò questi enfatici documenti a fondo verde raccontano insieme la speranza e la tragedia. La speranza dei poveri di impossessarsi dell’istruzione e della cultura. Perché la signora Maria, poi andata in sposa a un mezzadro, è diventata donna di cultura. Non per il titolo di studio ma per i libri letti. E anche suo marito, licenza elementare e lavoro nei campi, lo è diventato. Renitente alla leva a diciassette anni e nascosto dai partigiani, era un appassionato di letteratura e di storia politica, fino a diventare negli anni settanta consigliere comunale a Bobbio nelle file del Pci, il partito in cui una volta i poveri imparavano a conoscere la storia e il mondo. Loro giorno di matrimonio: il 25 aprile. In fondo dietro il desiderio di Maria Monfasoni di fare avere ad altra persona le sue pagelle, c’è l’orgoglio di un’anziana signora che sembra dire “Così ho incominciato”, pur se tra moschetti e ruggiti di aerei da bombardamento.
Ma, appunto, le pagelle narrano anche la tragedia. Perché una di esse, quella del 1941, porta la firma di una maestra: “Chiolini Enrica” sta scritto. La grafia inclinata verso destra è lì a ricordare la presenza am
orevole di questa insegnante nella vita dell’alunna. A evocare il rapporto tra scuola e guerra, tra infanzia e Resistenza nei minuscoli paesi dell’Appennino emiliano, con le battaglie dalla Val Trebbia e Bobbio prima città libera nell'Italia del Nord durante la Resistenza; e poi Vaccarezza e Ceci, il paese natio della signora, un versante del monte Penice dove ancora oggi d’estate i bambini in vacanza giocano a tedeschi e partigiani.

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