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Come è potuto accadere che la 'ndrangheta si sia insediata alle porte di Milano? Come è potuto accadere che Buccinasco, la «Platí del nord», ne sia diventata una delle capitali?
 
 
   
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"Riforme": Gherardo superstar. Ma ci vorrebbe Pasolini PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Wednesday 30 July 2014
 

Tu hai voglia a fissare nuovi ricevimenti studenti, anche il 28 di luglio. Ne troverai sempre valanghe fuori dalla porta, anche quelli che non vedi da mesi e si mettono la coscienza in pace: sono andato da lui perfino il 28 luglio. Morale degli arrivi in extremis, di quelli con cui “ero già in parola”? Per la sessione di dicembre avrò 48 tesi di laurea tutte mie. Ora basta, please, ho la mia età. Forse anche per questo il mio “Manifesto dell’Antimafia” ha ricevuto da Federico Varese sulla Stampa una così generosa recensione. Me la rigusto con una punta di narcisismo: “E’ questo il tipo di solidarietà concreta da cui può ripartire il movimento che sta a cuore a Dalla Chiesa. Grazie al suo Manifesto, questi nostri figli avranno uno strumento in più per portare a termine il compito del presente, quello che noi genitori non siamo riusciti a fare: liberare l’Italia dalla mafia”. Ma che bello, che bello, che bello!
A proposito. Durante il mio (fantastico) soggiorno siciliano ho parlato con un esponente delle locali associazioni dei costruttori. Noi siamo cambiati davvero, mi ha detto. Noi assistiamo chi denuncia, lo accompagniamo personalmente a farlo. Non c’è più la situazione asfissiante, la cappa di una volta. Il ricambio generazionale ha voluto dire molto. A Milano invece siete messi male, eh? I miei colleghi mi dicono che lì comanda la ‘ndrangheta”! Capito? Alla faccia di chi soloneggia che “Milano non è Palermo”. Magari, verrebbe da dire certe volte…Ma sempre a proposito di Sicilia devo suggerirvi (e se no che Anfitrione sarei?) un ristorante scoperto una sera in una poetica piazzetta di Scicli, totalmente riempita di tavolini. Si chiama “Quore matto” (con la “q”) e vi si cucina divinamente. Io ho preso caponata, spaghetti ai ricci con mollica, e una mousse soprannominata “montalbano” (lì c’è il commissariato di polizia dove si girano le scene televisive) fatto di ricotta montata con cannella. Una delizia del genere umano. Chi può ci vada, raramente ho mangiato così bene; e anche per poco.
Ho letto l’intervista di Gherardo Colombo sulle “riforme” in corso, con passaggi forti anche se rispettosi su Napolitano. Bellissima. Ne fece già una molto bella ai tempi della “Bicamerale” di D’Alema. Accidenti, sempre la sinistra di mezzo…Quel che mi fa paura, se devo essere sincero, è lo stratosferico conformismo della massa dei parlamentari Pd. Sento argomentazioni che destano imbarazzo per loro, che spesso conobbi contestatori di ogni autoritarismo. Una pena profonda per il nessuno orgoglio di sé, e contemporaneamente il nessun interesse per il bene pubblico. Ci vorrebbe un Pasolini, per dipingerli come si deve…
(ma qui lasciatemi salutare con rimpianto il grande Giorgio Gaslini!)

 

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La democrazia sbrigativa di Matteo Renzi (scritto sul "Fatto Quotidiano" del 26 luglio) PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Sunday 27 July 2014
 

C’è qualcosa di stregato in questa deriva che si porta via il paese. Condannato da anni alla schizofrenia che lo sta mandando a fondo: problemi immensi (o piccoli) che lo zavorrano ogni giorno, e un parlamento che sfacciatamente discute sempre di altro, che eleva a questioni di vita o di morte, e dà scadenze, e lavora in agosto e sfida la Costituzione, su urgenze partorite solo dentro i palazzi della politica, si tratti delle leggi per Previti e Berlusconi, dell’indulto o di questa “riforma” del Senato. Una specie di maledizione. Che ricadrà su tutti, anche sui potenti di turno, come è sempre successo.
La domanda regina è semplice: può un parlamento eletto con una legge incostituzionale rifare la Costituzione a colpi di scimitarra? Un tempo qualunque parlamentare avrebbe risposto di no. Per ragioni intuitive, non c’era bisogno che avesse studiato. Glielo insegnava un’etica elementare. Oggi dicono di sì e lo stanno facendo in centinaia. E d’altra parte quella stessa legge (che si ostinano a chiamare la porcata Calderoli) l’hanno usata loro e la difendono loro. Classe politica ringiovanita e con tante più donne, ma figlia di una medesima cultura: il partito prima delle istituzioni, il leader prima del partito (saltando senza sosta da una corrente all’altra), la propria ricandidatura prima di tutto. Il resto è recita, un po’ dramma un po’ commedia. Circondato da silenzi che fanno male.
Velocità, si dice giustamente. Ma chiunque abbia avuto esperienza di Camera o Senato (e purtroppo il capo del governo non ne ha) sa perché i lavori parlamentari sono così lenti. Sa che non c’è bisogno di stracciare la Costituzione. Che in fondo basta, meno gloriosamente ma più seriamente, rifare i regolamenti delle Camere, magari stabilendo che sulle leggi giunte dall’altro ramo del parlamento scatti il silenzio-assenso dopo tre mesi, così che nulla possa essere insabbiato o infilato nel mercimonio politico. Sa che occorre soprattutto intervenire sulla dannazione dei decreti attuativi, vera palude in cui tutto affonda o si snatura. O stabilire che certe materie vengano trattate solo dalle commissioni in sede deliberante. E poi, e anzi in primo luogo, sa che bisogna fare lavorare di più i parlamentari. Certo che si è lenti se si lavora  due giorni e mezzo a settimana. Una cosa scandalosa, visto che con le liste bloccate non c’è nemmeno l’alibi dei rapporti da tenere con il celebre “collegio”. Quale azienda, quale università, quale ospedale potrebbe realizzare i suoi programmi lavorando a mezzo tempo? E se lavorasse due giorni e mezzo, potrebbe mai scaricare la colpa dei propri ritardi sullo Statuto o sulla Carta dei princìpi?
L’idea, poi, che si possa rifare o liquidare il Senato senza avere alle spalle una dottrina o un pensiero, senza che la discussione sia mai andata oltre le insegne luminose (il “Senato delle regioni”: e poi?), condanna a imitare la Lega del “federalismo”: parola magica che ha bloccato il dibattito politico italiano per ritrovarsi vent’anni dopo con  i comuni strangolati dai governi centrali. Altro invece ha indubbiamente senso. Può essere una felice idea attribuire il voto di fiducia alla sola Camera, visti i precedenti. E potrebbe anche essere esplorata la proposta della senatrice a vita Elena Cattaneo: un “senato delle competenze”, una Camera “Alta” per superiore patrimonio collettivo di conoscenze scientifiche e professionali. Sarebbe un ottimo antidoto alla demagogia.

 

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Ultimo aggiornamento ( Sunday 27 July 2014 )
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Leggero siccome farfalla. Pirotecnici al Senato. Buone memorie e arancine semiafricane PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Saturday 26 July 2014
 

Eccomi qui, alfine il libro su Libera è stato consegnato. Mi sento leggero come una farfalla. E immodestamente sono pure soddisfatto. Brave le due Martine (Panzarasa e Mazzeo) e Ludovica (Ioppolo). Attenzione, però: non sarà il libro ufficiale di Libera. Ma sarà il libro che un gruppo di sociologi aderenti a Libera ha voluto dedicare a una storia importante, usando gli strumenti della propria disciplina. Con spirito entusiasta, ma sorvegliato dai doveri della scienza. Giusto per chiarezza.
L’articolo che vedete qui accanto, invece, è di domenica 20 luglio (uscito sempre per i pregiati tipi del “Fatto Quotidiano”, naturalmente). Oggi sul “Fatto” ce n’è un altro. Tema: la “democrazia sbrigativa” di Matteo Renzi. Tra essere veloci ed essere sbrigativi c’è un po’ di differenza. E quel che sta succedendo sul Senato mi preoccupa, perché non ha dietro un pensiero, ma mi sembra una produzione pirotecnica: sbrigativa e poco rispettosa dello spirito della Costituzione. In un Paese che ha ben altre urgenze, e giuro che non sono mai stato un “benaltrista”…Comunque vedrete l’articolo più tardi, a edicole chiuse, secondo i patti col giornale.
Recupero il ritardo dicendovi che il ricordo di Paolo Borsellino fatto all’Umanitaria la scorsa settimana, è andato benissimo. Pensate: di sabato pomeriggio, di luglio e nella Milano che si svuota. Be’, era affollatissimo. Non sono bastate le trecento sedie dell’Umanitaria per mettere tutti a sedere. In quei momenti giuro che ti rincuori, e soprattutto pensi che i giusti lasciano ricordi e riconoscenze che non evaporano col tempo.
Vi scrivo da un paese di mare della Sicilia che guarda all’Africa. Son venuto qui per un matrimonio (capita anche a me…). Sole caldo, spiaggia delicata, chioschetto anni cinquanta (per chi sa com’erano) con arancini di riso al nero di seppia. Ragazzi che delizia. Birra, impepata di cozze, e naturalmente un pensiero al campo di Marina di Cinisi con i miei studenti e Libera. E un pensiero alla Summer School che è all’orizzonte.: 8-12 settembre, sulle Ecomafie. E altre cose ancora, che vi dirò. Ora vado e vi saluto. Buon sabato, amici blogghisti !

 

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Ultimo aggiornamento ( Saturday 26 July 2014 )
Il ritorno dello scrittore! La lezione tedesca, il mio anniversario e sabato a Milano per Borsellino PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Thursday 17 July 2014
 

Ma ve ne siete accorti che è una marea di giorni che non scrivo o no, sacripanti che vi crogiolate nell’estate temporaleggiante? Dice un mio amico che quando non scrivo “gatta ci cova”, vuol dire che sto facendo qualcosa che mi assorbe assai. E ha ragione. Sto chiudendo la storia di Libera, che uscirà entro i primi di ottobre. Libera compie vent’anni, amici cari. Li fa a dicembre, nel ’94 una conferenza stampa ne annunciò la nascita. Sta venendo fuori un bel libro, che ovviamente sarà pubblicato dalle Edizioni del Gruppo Abele. Con me tre giovani ricercatrici: Martina Panzarasa (coautrice con me di “Buccinasco”), Ludovica Joppolo e Martina Mazzeo. La quale ultima ha fatto la più grande bibliografia sul movimento antimafia di cui si disponga (più di 50 pagine, mica sorbole!). E a voltarsi indietro è davvero una grande storia; anzi stringe il cuore dovere tanto sacrificare persone ed episodi per dare senso storico al racconto e all’analisi.
Stamattina ultimi esami della stagione: Sociologia della criminalità organizzata corso progredito. Intanto continuo con il mio “Manifesto dell’Antimafia”, che incredibilmente per la storia della Regione Lombardia mi è stato chiesto dalla Commissione regionale antimafia di presentare proprio al Pirellone lunedì scorso. A proposito: vi invito tutti sabato prossimo 19 luglio all’ Umanitaria, alle spalle del Palazzo di Giustizia: alle 16.58 esatte inizierà un pomeriggio in ricordo di Paolo Borsellino. Con letture (Alessandra Felletti), filmati e ricordi. Quello di fondo lo farà Giuliano Turone, ma anche il vostro anfitrione dirà qualcosa. Promuove la Scuola di formazione politica Antonino Caponnetto, solita sfidare, con successo, anche i sabati estivi.
Visti i mondiali? Allora, che insegnamenti ne avete tratto, oltre al fatto che bene o male tutti provavano a tirare in porta, e solo l’Italia sembrava che ci avesse il divieto? Io in fede mia questo vi dico: che ha vinto la squadra con l’allenatore che si studia maniacalmente l’avversario, che prende appunti sui suoi quaderni come uno scienziato. Morale: vinci solo se studi l’avversario. Che è quel che ripeto da anni, e di nuovo sul mio “Manifesto”, a proposito di ‘Ndrangheta. Ma vi immaginate un allenatore che va a giocare contro il Brasile senza averlo mai visto e dicendo “secondo me gioca così”? Sette ne piglia, altro che darle.
Il 14 luglio per me è stato un anniversario tutto particolare. Certo, la Bastiglia. Certo, il compleanno di Franceschiello (auguri!). Ma sono stati 45 anni dal mio esame di Sociologia. Fatto in Bocconi, il voto me lo diede un Alberto Martinelli ragazzino reduce dalla borsa a Berkeley: 28, su quel bellissimo libro che era l’Ossowski, le classi sociali. Mi sedetti su un gradino del pensionato, ingresso del femminile, e contemplando un vuoto assolato pensai: chissà dove sarò tra dieci anni. Ecco, sono ancora lì, con la sociologia. Auguri a me stesso. E auguri anche al Senato della Repubblica. Agli italiani gli possono portare via il parlamento e non gliene frega niente. Ma ne riparleremo…

 

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Ultimo aggiornamento ( Thursday 17 July 2014 )
Com'è triste Viadana...Meglio Monte Porzio Catone e la Summer School... PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Friday 04 July 2014
 

Domani, sabato e domenica grande seminario: tutti i responsabili di Libera, dalle Alpi al Lilibeo, si incontreranno all’hotel confiscato di Monte Porzio Catone, dalle parti di Frascati. All’ordine del giorno tante cose assai, anche in vista dell’ appuntamento autunnale di “Contromafie” (Roma, 24-25-26 ottobre). Formazione, formazione e ancora formazione. Non si smette mai di conoscere, accidenti. Ho imparato solo l’altra sera a Viadana, in una presentazione di piazza del mio “Manifesto dell’Antimafia”, quale sia il livello di penetrazione della ‘ndrangheta nella provincia di Mantova. Una cosa incredibile, anche perché le autorità che dovrebbero intervenire dormono. Ho trovato sulla piazza un’atmosfera elettrica, come quando si è chiamati a difendersi e non c’è più tempo. Dorme anche la sinistra, tranne un gruppo di militanti locali che tengono la schiena diritta, per fortuna ma senza troppa fortuna. Parleremo anche di questo nella tre giorni. E di molto altro. Mi piace ritrovarmi con tante persone affini, che credono nelle stesse cose in cui credo io. E che fanno cose importanti per il paese anche se il paese non lo sa. Perfino il clima di clausura (a cui sono obbligato arrivando senza auto) non mi pesa. Auguro però a me stesso di non trovare solo ananas come frutta, e in questa stagione, poi…
Bello ieri sera vedere Giuliano Pisapia salutare al Castello Sforzesco il console uscente e il console entrante degli Stati Uniti. L’età e la funzione rendono ecumenici, starei per dire giustamente. Specie se c’è Obama, si deve. Meno ecumenico sarei con quei signori che hanno dato la propria solidarietà sul “Corriere” a Marcello Dell’Utri. Roba da segnarsi nomi e frasi sul taccuino, soprattutto vedendo quei messaggi in forma di pizzino (la rima è involontaria…). E pessima l’idea del “Corriere” di pubblicarli. Alla biondina e a me è venuto in mente quando “La Sicilia” di Catania rifiutò al padre del commissario Montana un necrologio del figlio, perché aveva scritto “ucciso dalla mafia”. E che prove aveva che fosse stata la mafia? Che mondo, ragazzi: si rifiuta e si accetta, e facendolo si descrive lo spirito dei tempi…
A proposito: andate subito a guardare il programma su
www.sps.unimi.it! Dall’8 al 12 settembre si terrà la quarta edizione della Summer School di Scienze Politiche. Tema di quest’anno: le Ecomafie. Venite a frotte: sia chi vuole combattere la mafia sia chi vuole difendere l’ambiente e la natura (e l’acqua e la salute…), sia, soprattutto, chi vuole fare tutte e due le cose. Ormai è un appuntamento fisso per gli appassionati, i curiosi e gli studiosi. E non vi deluderemo, anche perché lì il vostro Anfitrione e i suoi collaboratori stanno in aula tutto il tempo, mica salutano e se ne vanno… Che cosa penso della riforma del Senato? Un’altra domanda, prego…

 

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Ultimo aggiornamento ( Friday 04 July 2014 )
Prandelli il reprobo, i Gracchi supremi e i mafiosi scomunicati PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Wednesday 25 June 2014
 

24 giugno, compleanno del Gracco amatissimo, in vacanza come solo lui sa inventare: in sei in camper al seguito dei Pearl Jam nel loro tour europeo. Ha telefonato al padre poco fa perché voleva sfogarsi con qualche “competente arrabbiato” come lui per la partita della nazionale. E così ci siamo scambiati le nostre opinioni. L’espulsione di Marchisio c’entra, ma ho visto l’Inter in dieci eliminare in trasferta il leggendario Barcellona. Non si può giocare una partita intera senza fare un tiro (uno!) in porta, salva la punizione di Pirlo. O giocare due partite per fare tre tiri in porta in tutto. Prandelli, ora ce l’hanno tutti con lui. Si fa presto. Se a uno date un campionato dove i tre quarti dei giocatori sono stranieri me lo dite voi come cavolo fa a tirar su una nazionale vincente. Io lo difendo, nonostante gli errori che ha fatto. Dicevano che ci voleva Cassano. Messo dentro. Che ci voleva Immobile. Messo dentro pure lui. E sempre lì siamo, anche se si può sempre dire che gli schemi deve darli l’allenatore…
In ogni caso auguri al Gracco, e anche alla sorella che in questi giorni fa film dalle parti di Matera. E auguri pure a me, che oggi ho scoperto che una mia laureanda (per fortuna non di Sociologia della criminalità organizzata, e tuttavia frequentante) mi ha citato in bibliografia come Chiesa, N. D.: ossia pensa che mi chiami Nando Dalla di nome e Chiesa di cognome. Fantastico, sono soddisfazioni. Anche per qualcuno che non c’è più.
Soddisfazioni vere le ho avute comunque al grande festival della saggistica di Fano. Che clima umano e che meraviglia stare nel chiostro delle benedettine all’ora del tramonto più lungo, con il sole basso che batteva sui mattoni rosseggianti, e quel freschino delizioso e quel vinello, e quegli amici. Bello anche Trame, il festival di Lamezia sui libri di mafia, una specie di prodigio che si ripete ogni anno a dispetto della mancanza di soldi. L’Italia migliore, la Calabria migliore.
E a questa Calabria ha parlato papa Francesco, scomunicando i mafiosi. Che meraviglia, ragazzi! Scomunicati…Vi immaginate se la chiesa l’avesse fatto centocinquant’anni fa invece di far causa comune con i mafiosi prima contro i liberali poi contro i comunisti? Scomunicati…E ora lo voglio vedere monsignor Morosini dire che a lui non interessa se alla Madonna dei Polsi i clan calabresi a raduno organizzano affari e omicidi, perché a lui interessa che si veda il volto di Maria… (questa l’ha trovata un’altra e diversa allieva). Ci sono cose semplici da dirsi e da farsi che cambiano il mondo, ma non le facciamo e non le diciamo. Da questo blog salga un grazie immenso a questo vescovo argentino…

 

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Ultimo aggiornamento ( Wednesday 25 June 2014 )
Grande vittoria sulle sale giochi! Salviamo il "Corriere". E un addio dolce a Fabio Guzzini PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Friday 20 June 2014
 

Ma come è bello il festival della saggistica di Fano! Che esplosione di partecipazione, anche per più eventi in contemporanea. E tante persone belle che si conoscono. Clima da lunghe giornate estive, e di cultura, e di piacevolezza dei modi. Bello vedere Corrado Stajano che, dopo avere presentato il suo prezioso “La stanza dei fantasmi” (leggetelo…), ha ricevuto il premio “Andrea Barbato”. Anche il “Manifesto dell’Antimafia” ha riempito una grande chiesa sconsacrata. Per discutere del movimento e delle sue forze e debolezze. E alla fine della serata si beve la “moretta”, che è un po’ caffè un po’ superalcoolico, era la bevanda notturna dei marinai. Domani all’ora di cena il premio speciale a don Ciotti.
Bella, bellissima, anche la vittoria ottenuta dal Comune di Milano e dalle associazioni di cittadini di corso Vercelli (ma anche da Libera) contro la megasala giochi di via Cimarosa, di cui già vi ho parlato. Questura e Tar a sostegno, ancora non me ne capacito, “è un dovere firmare l’autorizzazione”; e il Comune e i condomini e la magistratura civile contro, insieme a chi vuole fermare lo scempio del gioco d’azzardo e della ludopatia. Be’, amici, il Consiglio di Stato si è pronunciato e ci ha dato ragione! Serrande chiuse, Milano non può diventare Las Vegas a colpi di autorizzazioni “dovute”. Ci spiace se qualcuno si era fatto un altro film e ci aveva anche investito tanti soldi…Serva di lezione per tutti.
Velo pietoso sulla nazionale. Una delle più brutte di sempre. Però fatemi fare un appello trasversale ai simpatizzanti dell’Accademia della Crusca, a quelli che hanno avuto un bravo maestro o una brava professoressa di italiano, a quelli che hanno letto dieci libri in tutta la loro vita, a quelli che hanno il senso del ridicolo. Mettiamoci insieme, tutti insieme, mano nella mano, e cacciamo dal consesso civile quelli che scrivono “schernirsi” invece di “schermirsi”. Lo avevo già segnalato su questo blog (due volte in uno stesso giorno sul Fatto). Lo risegnalo perché oggi c’era addirittura in un sottotitolo del “Corriere” (del “Corriere” dico!), riferito a Pirlo che “si schernisce”. Qualcuno avverta De Bortoli, questa gente fa male al mondo quanto i poteri forti. La corruzione della lingua corrompe l’anima…
La notizia più brutta e dolorosa l’ho tenuta per la fine. Se ne è andato, dopo avere lottato come un leone contro la solita malattia, Fabio Guzzini. E’ stato uno dei leader più amati, liberi e coraggiosi (e scanzonati e dolci…) del Movimento studentesco del ‘68. Ho visto ora una sua foto, ragazzo ventenne imputato al processo Trimarchi. L’impegno per la “Medicina democratica” gli deve tanto. Ma gli deve tanto quel decennio di speranze. Poi fu medico preparatissimo e capace di uscire la notte per le emergenze senza dirti di andare al pronto soccorso (salvò la vita alla biondina). Ho una foto con lui mentre sostituiamo una gomma sull’autostrada del Sole dopo un comitato centrale del Mls… Dice che un po’ alla volta se ne sta andando quella generazione che si sentì immortale tanto da dare l’assalto al cielo. Non ne ho mai fatto la mia carta di identità, perché ho poi lottato per altre utopie. Ma questi sono i momenti in cui ne ho nostalgia profonda. Addio Fabio, e un abbraccio caro alla tua Frida e ai tuoi figli.

 

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Giuseppe. Il castello dei sogni costruito sulla sabbia
 

Il Fatto Quotidiano, 27.7.14

E che vuol dire che è un sabato estivo? Lo sguardo è fiero, noncurante. Giuseppe oggi lavora lo stesso e provate voi a fargli cambiare idea. Va avanti e indietro un paio di volte, con l’aria di valutare bene in quale posto piazzarsi per far fruttare, anche di sabato, anche a fine luglio, i suoi talenti manuali. Studia dove batte il sole, sa bene che nella Sicilia più africana quando è alto non perdona. A torso nudo, abbronzato, controlla le persone intorno ma non appare molto preoccupato del loro possibile giudizio. Poi sparisce due minuti e torna con gli attrezzi di lavoro. Che dispone con precisione scientifica intorno a sé. Un grande secchiello bianco, una paletta blu e una paletta gialla, un po’ più piccola. E basta. Niente rastrello, niente innaffiatoio, niente camion. Giuseppe non fa parte dei bamboccioni che per gettarsi in un’impresa devono avere alle spalle opulente attrezzature  di famiglia. Non si lamenterà di essere sotto organico o senza mezzi se non riuscirà a far bene il suo lavoro.
Che incomincia con metodo, nella disattenzione generale, perché la gente accanto a lui è presa solo dalle cattive notizie. Sui giornali ci sono aerei che cadono, deliri in parlamento, teatri che chiudono, Berlusconi che torna leader. Giusto Nibali al Tour: dopo lo smacco dei mondiali ecco almeno una buona notizia dallo sport. Che cosa volete che sia per il popolo in vacanza un bambino di cinque o sei anni che sta iniziando a costruire un castello? Chissà dove ha imparato, Giuseppe. Chissà se ieri notte se l’è sognata questa impresa, domani faccio un castello bellissimo e grande come non l’ho mai fatto, come non l’ha mai fatto nessun bambino. Lavora nelle posizioni più scomode. Chino sui talloni. Carponi sulla sabbia, facendo luccicare al sole il costumino blu con lo stemma rosso. Perfino sdraiato in avanti nei momenti di massima concentrazione, quando deve lavorare di fino come un vero artigiano. Alternerà quelle posizioni ininterrottamente per tre ore, nemmeno un minuto su una sdraio o con il sederino sul bagnasciuga. Giusto qualche posizione eretta per portare i pesi necessari alla realizzazione dell’opera. Anche il luogo del cantiere è stato scelto con cura, parrebbe con esperienza antica. Abbastanza vicino al mare per avere l’acqua a portata di mano, anzi per vederla emergere dai fossati scavati con perizia; abbastanza lontano dal mare perché un’increspatura d’onda non si abbatta sul capolavoro.
La costruzione mostra rapidamente le sue ambizioni. Il disegno è largo più di un metro. Ogni secchiello viene stipato di sabbia bagnata. Che viene rovesciata compatta, senza sfarinature, per essere poi ben assestata in verticale con le due mani. Battuta con amore e con amore rimirata. Un secchiello in fila all’altro. Dopo un’ora Giuseppe viene raggiunto dal suo più giovane assistente-apprendista. A occhio avrà quattro anni, ed è munito di un solo secchiello. E’ in ritardo ma lui non lo rimprovera, lo sanno tutti che il capo vero lavora più di tutti. Gli affida però subito i compiti più esecutivi, che l’altro svolge con entusiasmo, rapito anch’egli dalla bellezza dell’impresa. Lo manda a riempire i secchielli in mare, gli fa scavare un pezzo di fossato, più in fondo che puoi, finché viene su l’acqua. Ora sono tutti e due carponi, ripetono posizioni da sfinire chiunque; sotto un sole sempre più alto, per fare un castello sempre più magnifico. Non bastano le mura rafforzate con le torri a forma di secchielli. E nemmeno le porte e le feritoie, e quella specie di porta sul ponte levatoio fatta con un pezzo di cartone, e messa con previdenza da architetto dalla parte della spiaggia così rischia meno di bagnarsi. Ora arriva il colpo di genio. Su ogni torre Giuseppe immagina un cumulo di palle di sabbia bagnata e ben battuta. Come fossero monumenti o munizioni da catapulta per impressionare gli armigeri nemici. Con il suo prezioso assistente-apprendista realizza l’idea. Dopo un’altra ora di lavoro il colpo d’occhio è fantastico. Il castello ha qualcosa di maestoso. E’ largo, alto e ben rifinito, con il fossato che si riempie d’acqua naturalmente, grazie alla spuma che si inerpica sulla battigia. Incute perfino rispetto. Lo si vede anche dal mare, dal largo, tanto è grande, mentre la gente entra in acqua a farsi il bagno, incurante di quella architettura da bambini.

 
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