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La memoria. I movimenti che pullulano. E "Lo Statista" che sbarca domani a Roma (vi attendo!) |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Friday 27 January 2012 |
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Giornata della memoria. Giornata che aiuta a capire e a
misurare noi stessi; e costringe a inorridire lo sguardo su quell’immenso “mattatoio”
che è la storia umana (è una delle cose di Hegel che mi sono più rimaste
piantate nel cervello). Melampo celebra la data con un bel libro. La testimonianza
di Ines Figini, donna comasca (viva e attualmente in vacanza nel Maghreb!)
passata per tre campi di concentramento. Che ricorda e perdona. Non so come
faccia, ma perdona. Il suo racconto è stato raccolto da Giovanna Caldara e
Mauro Colombo. Titolo, sopra una stupenda foto di bambina, Tanto tu torni sempre.
Io torno per fortuna da giornate belle ed entusiasmanti. A Bologna è nato il
primo presidio di studenti medi di Libera. E’ stato dedicato a Mauro Rostagno. Regista,
Daniele Borghi, che ha costruito con pazienza e bravura questo successo, che
mette insieme diverse scuole superiori, nove mi pare. Tutto ospitato nella
storica aula di Giurisprudenza dove da sette anni Stefania Pellegrini tiene i
suoi affollatissimi seminari con i
testimoni dell’antimafia. Alla sera incontro al mitico “Fuori Orario” di
Gattatico, vicino a Reggio Emilia. La
Convergenza preso come punto di partenza per riflettere sulle mafie al
nord, visto quel che sta accadendo anche nell’Emilia rossa (lo volete capire
che non si tratta solo di formule politiche, ma di testa?). Il “Fuori Orario” è
proprio un’altra dimensione dell’esistere. Con le carrozze ferroviarie sistemate
alle spalle di chi mangia, nello stesso locale, e fuori, al di là della grande
vetrata, altre carrozze che sfrecciano sui binari. Con me in trasferta anche
Dario ed Ester, di www.stampoantimafioso.it.
La gente voleva sentire anche loro, i miei studenti che si stanno facendo largo
nella storia del giornalismo civile (modestia, mi raccomando…). Ieri a Genova
si è aperta invece la rassegna editoriale “Testimoni liberi” che ho organizzato
con Margherita Rubino per accompagnare il percorso di Libera verso il 17 marzo.
Folla oceanica per il libro di don Ciotti (La
speranza non è in vendita), e sono soddisfazioni perché quando arrivai a Genova per collaborare con la Vincenzi trovai la città che conoscevo da
sempre, ossia una delle più renitenti in Italia a parlare e far parlare di
mafia. E dunque anche soddisfazione per l’apertura della bottega della legalità
nel bene confiscato di Vico Mele ("In scia stradda" si chiama). Stupende quelle tre vetrine, i prodotti dei
beni confiscati, di chilometro zero, del commercio equo e solidale e delle
cooperative carcerarie. Vi assicuro: è stata una grande festa di popolo, dietro
i due don (Gallo e Ciotti). Se penso a quello che ho faticato per ottenerla,
sin da quando mi trovai una delibera malandrina che diceva esattamente il
contrario di quel che avevo previsto…Ma ora nasce il distretto della legalità,
per merito di pochi funzionari del Comune e di un pugno di commercianti di
buona volontà. Ah, le persone…
A proposito di persone, do sentito appuntamento a tutti gli amici romani per
domani sabato a Roma. Alla libreria Fandango di via dei Prefetti (ore 17.30)
verrà presentato il mio pregiato Lo
Statista. Francesco Cossiga: promemoria su un presidente eversivo. Con me
Enrico Fontana e Marco Damilano. Con brani letti da Beatrice Luzzi, la
protagonista teatrale di Poliziotta per
amore. Vi attendo! Ne varrà la pena…
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Ultimo aggiornamento ( Friday 27 January 2012 )
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Io, professionista dell'antimafia (centesima puntata). E tutti a Palazzo Marino con Pisapia |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Monday 23 January 2012 |
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Be’, ragazzi, sono reduce da un generoso abbraccio di
Ermanno Olmi, uno dei miei idoli, e potete capire lo stato di estasi in cui
scrivo. Tutto è avvenuto in Bocconi, alla commemorazione di Roberto Franceschi,
lo studente ucciso davanti alla sua università dalla polizia la sera di 39 anni
fa…Olmi ha visto da lontano (e l’ha detto all’istante) che annuivo alla sua
citazione di Giacomo Ulivi, giovanissimo partigiano di Parma. E’ scattato l’idem
sentire. In più abbiamo un amico in comune, Corrado Stajano.
Il quale Stajano oggi mi ha difeso sul “Corriere” (grazie, grazie) dalla
originalissima accusa di essere un professionista dell’antimafia. Ora che la
polemica è diventata pubblica, penso di poterne parlare. Vi chiederete voi chi
abbia avviato la polemica. Se il centrodestra, o qualche centro di opinione
contiguo e ambiguo, o qualche cronista prezzolato. Ma no. L’ha avviata la
capogruppo del Pd in consiglio comunale; che oggi dopo l’articolo
di Stajano ha smentito, all’unisono con il partito, di essersi voluta riferire
a me. Dico la verità: sono contento che non trovi il coraggio di rispondere
della sue accuse. Però il fatto è che nel dibattito in aula sulla istituenda
commissione consiliare antimafia si è lanciata contro i professionisti dell’antimafia,
contro chi usa l’antimafia come vetrina, e ha detto di essere sempre stata d’accordo
con la polemica di Sciascia. Ora, già riprendere quell’articolo per dichiararsi d’accordo, e
proprio mentre si istituisce la commissione antimafia, lascia letteralmente di
stucco. Ma qualcuno gliel’ha detto che l’unico bersaglio indicato per nome e
cognome di quell’articolo era Paolo Borsellino? Qualcuno gliel’ha detto che l’articolo
si concludeva dicendo che si sarebbe vista la carriera che avrebbero fatto dei
magistrati per il “solo” fatto di avere combattuto la mafia? Qualcuno gliel’ha
detto che la “carriera” di Borsellino si è conclusa cinque anni dopo saltando
in aria? E’ d’accordo, lei, con quell’articolo? Già dirlo è significativo…E io,
sissignori, ero il destinatario della pubblica rampogna. Già indirizzata
infatti a me, con tanto di nome e cognome, due giorni prima nelle sue dichiarazioni
a “Libero”, che ne aveva tratto un messaggio chiarissimo: “Il Pd affonda (o
scarica, o sconfessa, non ricordo) Dalla Chiesa”. Altro che equivoco…Il bello,
questo per completezza dei dati, è che l’accusa mi era stata mossa perché, su
delega di Pisapia, avevo fatto una conferenza stampa con i presidenti dei
consigli di zona 8 e 9 per dire che i consiglieri di zona minacciati dalla ‘ndrangheta
avevano dietro tutto il Comune. Che non erano soli. Insomma, io copro le spalle
ai consiglieri di zona e la capogruppo Pd in consiglio comunale colpisce alle
spalle me…Tutto già visto, vero?
In ogni caso domani chi può venga al grande appuntamento in sala Alessi a
Palazzo Marino. Ore 18. Insieme con il sindaco Pisapia, i membri del Comitato
antimafia parleranno della criminalità organizzata a Milano. Presenti gli
autori dei due libri che verranno presentati (conduce Adriana Santacroce),
ossia: Mario Portanova, Giampiero Rossi e Franco Stefanoni, autori di “Mafia a
Milano” (Melampo) e Marta Chiavari, autrice de “La quinta mafia” (Ponte alle
Grazie). Dai che Milano, nonostante tutto, si sveglia.
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Ultimo aggiornamento ( Monday 23 January 2012 )
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Sunday 22 January 2012 |
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Se ne è andato Vincenzo Consolo. Mi prende un certo disagio
a dovere ricordare una dopo l’altra persone che stimo, e ogni volta di più mi
sembra che la vita e la morte siano in fondo la stessa cosa. Ho raccontato
questo grande e generoso scrittore sul Fatto di oggi. Metterò l’articolo qui
sul Blog domani pomeriggio, secondo gli accordi che ho con il giornale. Voglio
che tutti sappiano, al di là dei grandi meriti letterari, che Consolo con
umiltà e modestia è stato tra i sempre presenti dei movimenti civili di questi
anni. Mai una firma negata a una causa giusta, ma soprattutto molte presenze
dirette sulla strada, in piazza, sulle scale del palazzo di giustizia. Non l’intellettuale
che firma e manda avanti, ma l’intellettuale che viene e resta e non chiede
spazi per sé, anche se è sempre disponibile a spendere comunque la sua parola.
Consiglio a tutti Lo Spasimo di Palermo,
del 1998. Bellissimo. Non l’ho scritto ovviamente sul Fatto ma qui lo posso
dire: devo a lui l’idea delle Ribelli.
Eravamo al salone di Torino a presentare il libro di Rita Borsellino e lui fece
un intervento magnifico sulla donna siciliana che nella sua ribellione dolorosa alla mafia sembra la
protagonista di una tragedia greca. Fece l’esempio di Francesca Serio, la madre
del sindacalista Salvatore Carnevale. Io pensai che aveva ragione, che io
alcune di quelle donne le avevo conosciute e che era giusto dedicar loro un
libro. Lo scrissi (ovviamente) a Stromboli in estate e in dicembre venne lui -non
potevo chiederlo che a lui- a presentarlo alla Camera del lavoro di Milano.
Oggi penso che nemmeno una città come Milano possa permettersi di perdere in un
mese due intellettuali liberi come Bocca e Consolo senza trovarsi più povera.
Purtroppo la mediocrità sale senza scampo dal mondo delle fortune economiche incontrollate
come dal mondo della politica, fradicio di corruzione e di ignoranza. Ma ci
tornerò su un altro post. Qui non voglio guastare un tributo di amicizia che va
a Vincenzo, scrittore di fantasia e di passione, ma anche a Caterina, la sua
compagna, e a Nino, il nipote carissimo. Scrivi un commento (3 Commenti) |
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Comandanti che clonano comandanti. Viaggi e nomi indimenticabili |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Friday 20 January 2012 |
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E io non dovrei parlarvi di questo capitano Schettino?
Soprattutto dopo avere visto (perché la biondina è sempre ottima rabdomante) il
medesimo su youtube che annuncia trionfante ai passeggeri, prima di partire,
che sarà una crociera “indimenticabile”? Indimenticabile è stata. Codardo ma
profeta. Non dovrei parlarvene io che sono cresciuto con dentro l’etica
militare, fosse quella del capitano della nave o del maresciallo dei
carabinieri? E che poi vedo un tipo in divisa, sia pure civile, che se la
svigna nel momento del pericolo negando che la nave stia andando a picco?
Schettino. Da pronunciare indugiando sulla “e” e poi sulle due “t”. Uno di quei
nomi da mandare a memoria per quando si rifarà la storia simbolica di quest’era
avventurata. Così come la Costa, colosso del godimento, simboleggia ben più di
se stessa con quella stazza che affonda, resa relitto dalla fellonia di chi
aveva i gradi del comando.
Ma non l’abbiamo già vissuta questa scena, amici? Non abbiamo già avuto un comandante
che annunciava feste e prebende per tutti, allegrie e momenti indimenticabili
fra tintinnar di bicchieri, che esibiva fiero i suoi gradi (unti dal Signore,
addirittura, i suoi)? Un comandante che beatamente, per ignoranza e per
tracotanza, portava la nave contro gli scogli, non apposta, mica era cattivo, ma
per divertirsi, perché rispettare le regole è troppo grigio, è da donne cispose
o da lugubri sinistri, e ci portava non solo la nave affidatagli ma anche,
ovviamente, tutte le persone che ci stavano sopra? Non l’abbiamo visto negare l’urto,
la falla, l’acqua che entrava, il pericolo e intanto trastullarsi con ragazze
dell’est o del Marocco o di ogni parte del mondo? Non l’abbiamo visto pensare
prima di tutto a sé e ai suoi beni, altro che pensare a mettere anzitutto in
salvo i vecchi e i disabili e i bambini? L’abbiamo avuto questo comandante. Solo
che nessuno gli ha urlato “torni a bordo, cazzo”, e per questo lo scandalo è
stato minore. Perché lo scandalo c’è se ha davanti a sé il suo contrario. Come
quel calciatore del Gubbio (mi sembra) che ha rifiutato di farsi comperare. E
qui smetto, la notte non è delle più allegre e forse un giorno vi dirò perché.
Intanto prego tutte le amiche/amici: non insistete, per favore, non ci sono più
giornate intere da dare da qui a giugno compreso. Al massimo riesco a
racimolare poche serate. Piuttosto pensate a preparare bene, con il dovuto
entusiasmo, la vostra partecipazione alla giornata nazionale di Libera di
Genova il 17 marzo (insieme a centinaia di familiari di vittime, ormai ci sono
i nipotini). Se si becca la giornata di sole, potrebbe essere un appuntamento
di leggenda. Oso addirittura dire “indimenticabile”. Tanto al posto di
Schettino c’è don Ciotti. Scrivi un commento (5 Commenti) |
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Milito. Il reality 'ndranghetista. E gli applausi al presidente |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Monday 16 January 2012 |
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E le soddisfazioni non finiscono mai…Milito è tornato Milito
e l’Inter si è ripresa il derby. Me lo sentivo, se no non ne avrei scritto a
fine post, ieri pomeriggio. Poi la soddisfazione di annunciarvi il cast
completo della presentazione dello “Statista” da Melampo mercoledì prossimo.
Alle 21 si troveranno dunque in via Tenca 7 i seguenti protagonisti: Gianni Barbacetto
detto Barbi, Giuliano Turone e Kirstin Hausen, bravissima esponente della
stampa estera in Italia (non sbaglia mai un colpo). In più Ilaria Meli, la mia laureata
che mi ha raccolto e selezionato il materiale d’archivio. E me medesimo.
Titolo: “Quanti applausi, presidente”. Sottotitolo: “Cossiga, la politica, l’informazione”.
Soddisfazioni, si fa per dire, anche sul piano scientifico. Vista la splendida
puntata di Iacona sulla mafia in Piemonte e Liguria. Qui solennemente proclamo
Riccardo Iacona (con Milena Gabanelli) il meglio del giornalismo televisivo d’inchiesta
nazionale. E qui solennemente rivendico, dopo aver visto il servizio, le ragioni
del vostro anfitrione. Il quale ha sempre cercato di mettere in guardia dalle
teorie su “chi sono ora davvero i mafiosi”, dipinti dai nullasapienti come
signori in doppio petto che viaggiano in jet e parlano le lingue e che si
muovono in felpati consigli d’amministrazione. No, buffoni che non siete altro.
Stasera si è rivisto per l’ennesima volta. Accento calabrese incarcato, come
dicono a Palermo; vestiti dozzinali e d’inverno tipico cappotto sulle spalle;
nessuna conoscenza delle lingue. Riunioni nei bar e non nei “grattacieli dei
colletti bianchi”. E i famosi figli che vanno a Oxford? Bubbole, palle, panzane
anche queste. Sono loro cloni. Stasera le scene erano crude e vere. Il guaio è
che sono ovunque e noi parliamo della Borsa e della finanza e di Oxford per
esorcizzarli. Costruiscono quartieri interi, sono stati loro anche i lavori
delle Olimpiadi 2006. E’ da anni che mi batto per insegnarlo e farlo capire, esattamente
come per l’importanza di dare la preferenza quando si vota, confermata dal
servizio di stasera. Dite che però usano il computer? Certo, prendetevi “Sulla
strada per Corleone” della Reski e troverete la registrazione di un dialogo via
computer (skipe) tra due giovani ‘ndranghetiste. Dialetto strettissimo,
sintassi che saltano, altro che le migliori università…
E a proposito di formazione: perché non insegniamo ai ministri che se vanno
negli studi televisivi una giacca e cravatta non ci stanno male e che questa
moda che la domenica (e solo la domenica!) tutti ma proprio tutti i politici
appaiono in golf blu li fa apparire ancora più ridicoli? Saluti soddisfatti.
Anche se la situazione generale è proprio un’altra cosa.
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Ultimo aggiornamento ( Monday 16 January 2012 )
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Soddisfazioni. Ovvero pillole di ottimismo domenicale |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Sunday 15 January 2012 |
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Sono soddisfazioni, commenta sempre ironicamente Marco
Travaglio quando registra le scempiaggini di qualche pubblico personaggio. A me
piace mettere in fila però le mie piccole soddisfazioni vere. Le più recenti. Così, giusto per rifarmi la bocca dopo la
vicenda Cosentino. Allora, procediamo nell’ordine secondo una personalissima
graduatoria e ancor più personali criteri di inclusione. Soddisfazione numero 1:
il 26 prossimo pomeriggio a Genova verrà inaugurata la bottega della legalità
in vico Mele, in un bene confiscato. Ci siamo messi in tanti per arrivare ad
aprirla. L’ho voluta con forza, con qualche sana arrabbiatura, anche quando mi
dicevano che nessuno avrebbe aperto una bottega in un’area malfamata , benché
poetica, come quella di via della Maddalena. Grazie a don Gallo e a una sua
cooperativa, la bottega invece aprirà, in partnership con Libera, commercio
equo e solidale e Banca Etica. Darà origine al primo distretto della legalità
in Italia (ebbrava la Vincenzi che ci ha creduto..). Soddisfazione numero 2:
sempre a Genova folla strabocchevole da Feltrinelli alla presentazione dello “Statista”,
molti non sono riusciti a entrare, e con loro mi scuso, ma l’effetto di insieme,
onestamente, non mi è dispiaciuto. Soddisfazione numero 3: esami di Sociologia
dell’Organizzazione ieri mattina. Un gruppo di studentesse era preparato
benissimo, roba da mandarti in sollucchero se solo credi al senso del far lezione.
Mai successo in vita mia: quattro 30 di fila, tra cui un 30 e lode.
Soddisfazione numero 4, sempre a proposito di università. Faremo la seconda
edizione de “La meglio gioventù”, dedicata alla presentazione pubblica delle
migliori tesi di Sociologia della Criminalità Organizzata dell’anno passato.
Notiziona: il preside Checchi ha messo a disposizione la Facoltà di sera! E a
ringraziare gli studenti verrà don Ciotti, e poi ci saranno altre personalità.
E magari daremo in premio ai laureati un po’ di libri. Ora mi ingegno…Comunque,
bello assai.
Soddisfazione numero 5: sono riuscito a fare due articoli in due giorni per il
Fatto nonostante fossi zeppo di impegni. Mi viene in mente la ricerca di Roy,
sociologo industriale, sui “giochi di produzione” operai. Lavorando in fabbrica,
Roy si accorse che a volte gli operai non forzavano la produzione anche se
veniva promesso loro il cottimo; e viceversa che spesso, quando forzavano, non
era tanto per il cottimo quanto per mettersi alla prova con se stessi: per
vedere, per loro propria soddisfazione, quanti pezzi erano capaci di produrre
nell’unità di tempo… Soddisfazione numero 6: avendolo visto in una mia foto (al
microfono di una radio libera) degli anni ottanta, mi sono ricordato di un golf
regalatomi dalla biondina. Sono andato a cercarmelo, l’ho trovato e me lo sono
messo addosso. Ah, quanto mi sento giovane… Per il resto, attendo il derby.
Buona domenica! (e grazie a chi ha pensato alla luna e alla risacca…) Scrivi un commento (2 Commenti) |
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Il network che salva i casalesi (scritto sul "Fatto Quotidiano" di ieri 14.1.12) |
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Scritto da Nando dalla Chiesa
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Sunday 15 January 2012 |
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Ma è stato “solo” un istinto di casta quello che ha portato
il parlamento a sottrarre Nicola Cosentino alle leggi della Repubblica? A
salvarne uno per completare il suicidio collettivo? Chi conosce un po’ storia e
personaggi del parlamento italiano sa quanto questo istinto sia potente. L’idea
che domani possa capitare a me o a te, a qualcuno dei nostri. L’idea che la
nostra dignità costituzionale ci ponga al di sopra delle leggi. L’idea che
tutto questo si possa chiamare “garantismo”. Lo stesso a cui non per nulla si è
appellata la Lega del cappio e di Roma ladrona.
Ma dietro il caso Cosentino c’è altro. C’è la storia di lealtà e solidarietà
che si radicano nelle fibre più intime del potere. Fibre invisibili,
inconfessate. E forse, per iniziare a capire, conviene tornare a quella
riunione segreta venuta a galla nel luglio del 2010 e che proiettò sull’Italia
l’immagine di qualcosa di simile a una nuova P2; una P3, come si disse. In
quella riunione a Roma si erano trovati in otto. Ripassiamo i nomi. C’era Denis
Verdini, vero coordinatore del Pdl, referente della cricca dei costruttori.
C’era Marcello Dell’Utri, ispiratore del progetto di Forza Italia e poi
condannato in appello per concorso esterno in associazione mafiosa. C’era
Flavio Carboni, uomo P2, con la sgradevolezza di essere stato condannato in
primo grado (ma poi assolto) per l’omicidio del “banchiere di Dio” Roberto
Calvi. C’era il governo, nella persona del magistrato e sottosegretario alla
Giustizia Giacomo Caliendo. C’era un altro esponente del ministero della Giustizia,
nella persona di Arcibaldo Miller, capo degli ispettori ministeriali. Poi
Antonio Martone, avvocato generale della Cassazione e già presidente
dell’associazione nazionale magistrati. Infine c’erano due signori campani sconosciuti
alla quasi totalità dei cittadini italiani. Uno era Pasquale Lombardi, l’altro
Arcangelo Martino. Il primo autonominatosi giudice tributario, in quanto membro
di commissioni tributarie, ed ex sindaco di un paese irpino. Il secondo
“imprenditore” e piuttosto anonimo ex assessore socialista. Che cosa accomunava
i due? Essere stati tra gli sponsor più
intransigenti della candidatura di Cosentino a presidente della regione Campania.
Bene. Che ci facevano insieme persone tanto diverse? Note e sconosciute,
interne ed esterne alle istituzioni? Secondo quanto sostengono i carabinieri,
si stavano occupando di due cose: a) pilotare nel verso giusto la sentenza
della Corte Costituzionale sul lodo Alfano; b) salvare la Mondadori dal suo
spaventoso debito verso l’erario. Insomma, stavano lavorando per “Cesare”, come
lo chiamavano, che sempre secondo i carabinieri era Silvio Berlusconi. Uno
scenario inquietante: magistrati misti a personaggi che, direttamente o
indirettamente, evocano comunque all’osservatore l’ombra, nell’ordine, della
Cricca, di Cosa Nostra, della P2 e dei Casalesi. Tutti insieme per concordare come
influenzare l’ organo supremo della giurisdizione repubblicana.
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Vincenzo Consolo, la letteratura e l'impegno |
Il Fatto Quotidiano 22.1.2012 Vincenzo Consolo non c’è più. Una traccia di bella
letteratura, di libertà intellettuale e di impegno civile è quel che lascia
all’Italia in cerca di un nuovo e faticoso ubi
consistam. Consolo appartiene di diritto all’élite della narrativa del
novecento. Il gusto di una fantasia al tempo stesso alata e controllata, le
radici saldissime nella realtà e nella storia, la levigazione della parola,
terreno di sperimentazione e di incessante ritorno all’antico. E’ stato un
grande scrittore, Consolo. Orgogliosamente conscio del valore della sua
professione e per questo misurato e rado nella sua produzione. Che qualcuno
amava meno per via di quel suo giocare d’azzardo con gli aggettivi e che altri
invece, proprio per questo, consideravano il più grande italiano contemporaneo.
Il sorriso dell’ignoto marinaio è
stato considerato il suo capolavoro. Ma Lo
spasimo di Palermo, pur tanto diverso nella concezione e nel respiro
narrativo, non gli è da meno. E a questi titoli vanno aggiunti almeno Retablo, Nottetempo, casa per casa, Le
pietre di Pantalica e Lunaria,
racconto teatrale. Ma la vita, la storia di Consolo non si possono riassumere
nei suoi romanzi. La sua è parte integrante della grande vicenda dei letterati
siciliani a Milano, dove egli giunse negli anni sessanta dopo avere vinto un
concorso alla Rai. Quasimodo, Vittorini, Consolo ma anche Guglielmino, lo
storico della letteratura. La Sicilia lontana, la stessa dei manovali con le
valigie di cartone che cercavano rifugio nelle coree, nutriva la lingua e la cultura della città che tutti
ospitava. Consolo li vedeva, gli immigrati meridionali, dalla sua prima casa in
piazza Sant’Ambrogio. Davanti al centro orientamento immigrati, dove
brulicavano. Ma anche, così diceva, quando uscivano i poliziotti dalla caserma
della celere. La Sicilia restò per lui sempre la metafora, il riferimento, il
serbatoio inesauribile di memorie e fantasie. La Sicilia del fascismo di Nottetempo, la Sicilia contadina in
agonia delle Pietre di Pantalica, la
Sicilia dei giudici eroi dello Spasimo.
Palermo come tolda mentale del suo sguardo cosmopolita.
Si formò come intellettuale grazie a una avidità di cultura capace di battere distanze
e penurie. Un paio d’anni fa, parlando di Danilo Dolci, mi confidò di avere
appena riletto Banditi a Partinico e
di avere provato angoscia ripensando alle condizioni di vita dei bambini
siciliani di allora. E aggiunse che a metà degli anni cinquanta era voluto
andare a conoscere Dolci, “un mito per molti di noi”, spinto dalla curiosità di
sapere tutto della Sicilia occidentale, lui di Sant’Agata di Militello, “terra
non di feudi, ma di piccola proprietà contadina”. Raccontò di avere preso il
treno per anni per andare a scoprire le novità alla libreria Flaccovio di Palermo o alla
libreria D’Anna di Messina. E forse fu in quella Sicilia di mafia, che nemmeno
la fine del latifondo aveva incrinato, che maturò la sua diffidenza per i
poteri dello Stato. Ricordava come un monumento all’ingiustizia “la triade del
potere” di allora: Scelba, il cardinal Ruffini e il prefetto di Palermo, Angelo
Vicari, che era di Sant’Agata, il suo paese.
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