In libreria
Il nuovo libro
 
 
   
Blog
Educare alla legalità, tra Olimpiadi a Roma e serate da Vespa. La scuola Caponnetto vi invita... PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Thursday 18 December 2014
Esami, esami, esami. Gestione e comunicazione di impresa. Commento alla prima giornata: studentesse e studenti preparatissimi, mediamente. Ed è una soddisfazione, posso assicurare, soprattutto tenendo conto che molti di loro lavorano: bar, hostess a convegni, negozi di abbigliamento, turismo, ecc  Continuo a pensare alla proposta di portare le Olimpiadi a Roma e mi domando se non sia proprio la risposta peggiore che si potesse dare allo scandalo romano, che segue lo scandalo milanese, che segue lo scandalo veneziano... Se c'è un merito che ho sempre pensato che dovesse essere riconosciuto a Monti, era proprio quello di avere escluso in radice di partecipare a queste gare che poi lasciano sul campo morti (veri), devastazioni ambientali e aree abbandonate, due mesi dopo la fine. Alla faccia della discontinuità.
Proprio per capire come combattere meglio la corruzione, venerdì pomeriggio alle 16, al bene confiscato di via Curtatone 12 a Milano, la Scuola di formazione politica "Antonino Caponnetto" terrà un convegno sulla didattica antimafia. La domanda, scomoda e radicale, è la seguente: perché dopo più di trent'anni di educazione alla legalità il paese è più corrotto di prima? Ci avevano detto che bisognava partire dalle scuole, investire sui giovani. L'abbiamo fatto, anche come degli ossessi, e questo è il risultato. Dove abbiamo sbagliato? Dove e perché bisogna cambiare? Vi attendiamo. Le relazioni vengono da chi con il tema ci si è confrontato una vita...
Non parliamo poi di Vespa che mette insieme i bambini uccisi in Pakistan con la pubblicità dei cinepanettoni... Anche la tivù educa, amici miei...

Scrivi un commento (0 Commenti)

Ultimo aggiornamento ( Friday 19 December 2014 )
Catering a San Siro, dove c'erano le luci PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Wednesday 17 December 2014
No, qui non può continuare così. Vedo che sono rimasto indietro di dieci giorni. Basta che arrivi la solita marea di tesi di laurea e che debba chiudere un rapporto per la Commissione parlamentare antimafia e questo Blog, pur glorioso di età e di private e pubbliche riflessioni, fa la fine di Calimero. Non è giusto. Quindi ho deciso che lo terrò aperto con post più brevi, almeno qualche volta, cinque minuti e via.
Nei giorni scorsi vi avrei ovviamente parlato della capitale d'Italia inginocchiata davanti a un pistolero nero (più di Calimero) e a un capo della cooperazione che ride delle disgrazie altrui come il peggior palazzinaro. Davvero la Grande Bellezza. Oggi vi parlo della 'ndrangheta reggina che attraverso un carabiniere ha cercato di prendersi il catering di San Siro, versante Milan. Capito ora perché come Comitato antimafia di Pisapia continuiamo da mesi a lanciare l'allarme catering per i padiglioni stranieri dell'Expo?
A domani! Ovvero: esempio di post breve...

Scrivi un commento (2 Commenti)

Ultimo aggiornamento ( Thursday 18 December 2014 )
Lauree ad honorem che onorano l'università. Vi racconto perché PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Friday 05 December 2014
 

Oggi (4 dicembre) don Luigi Ciotti, don Virginio Colmegna e don Gino Rigoldi hanno ricevuto dall'Università di Milano la laurea magistrale in Comunicazione pubblica e di impresa. Questa la "laudatio" (ovvero la motivazione) pronunciata da me medesimo.

"L’Università degli Studi di Milano conferisce oggi ad honorem la sua laurea magistrale in comunicazione pubblica e di impresa a tre persone speciali: don Luigi Ciotti, don Virginio Colmegna e don Gino Rigoldi. Tre protagonisti del nostro tempo, tutti e tre uomini di chiesa che un linguaggio cresciuto nella nostra università, a partire da un gruppo di studenti, ha designato come “i don dell’Italia civile”, e che un altro vocabolario, nutrito dalla stessa ammirazione per la generosità della loro esperienza di vita, indica come “preti di strada” o, con più precisione, “preti di trincea”.
Si tratta di persone che hanno militato per lunghi decenni dalla parte degli ultimi, qualunque volto questi assumessero sotto le folate impietose della storia: i senza casa delle notti metropolitane, i giovani divorati dalla tossicodipendenza, gli emarginati con addosso gli sfregi della violenza sociale o familiare, i malati a lungo senza speranza di aids, le vittime della mafia e i loro familiari, i migranti senza né lingua né diritti alla ricerca di accoglienza, di un segno di fratellanza umana. Tutti, essi, hanno accolto e aiutato, spesso cercandoli e andando loro incontro, senza mai domandare se avessero un dio e quale fosse. In un paese che appare trascinato dai suoi vizi culturali -come una dannazione- a vedere nascere il lucro e la speculazione sulle sciagure naturali e sui drammi sociali, don Luigi, don Virginio e don Gino si sono invece dedicati ad alleviare quelle sciagure e quei drammi mettendo a disposizione dell’area mai chiusa della sofferenza il proprio prestigio, il proprio senso di giustizia, anche la propria resistenza fisica.
Hanno svolto così nel modo più alto una delle tre funzioni istituzionali dell’università, quella del servizio alla società in cui opera e della promozione delle sue consapevolezze morali e civili. Ma ne hanno svolto pure una seconda, quella della formazione. Preti di strada, ma anche di letture e di ragionamenti complessi, più volte scrittori, hanno offerto e offrono a giovani e insegnanti occasioni di studio e di formazione d’avanguardia su temi spesso trascurati proprio dall’accademia, portando in questa attività formativa i frutti di una instancabile ricerca sul campo, offrendo a generazioni di studiosi un sapere di prima mano, talora terribilmente di prima mano.
Per fare questo hanno svolto, hanno dovuto svolgere, una azione continua e multiforme di comunicazione. Se oggi l’Università degli Studi di Milano, che questa disciplina insegna, dà loro una laurea in comunicazione pubblica e di impresa è proprio perché, a partire dalle loro vite, vuole appunto ricordare quanto ampia e intensa, e non solo frivola, sia l’attività di comunicazione su cui si costruisce la società ogni giorno. Comunica la pubblicità geniale, il marketing sapiente. Ma comunica anche e soprattutto la parola che intreccia le volontà e i destini, che accompagna e dà speranza. Comunica il comportamento che dà credibilità alla parola. Parla agli allievi il comportamento del docente, parlano al figlio le scelte di vita del padre. Parla la qualità dei prodotti e dei servizi, il modo di essere di un’impresa.
Comunica perfino il silenzio. Comunicava a tutti il suo valore militare Achille, lasciando incerte le sorti della guerra, quando silenzioso nella tenda rifiutava di combattere per il torto inflittogli da Agamennone. Comunica in silenzio i suoi ideali il patriota o il partigiano che accetta in nome loro la fucilazione. Il suo silenzio che sarà per sempre parla più della parola. Ma parla pure il silenzio davanti all’empietà. Verità elementari che la scienza della comunicazione sembra avere dimenticato. Nel silenzio pubblico don Luigi Ciotti telefona ogni mattina ai familiari delle vittime di mafia per i quali ricorre quel giorno l’anniversario 
del loro caro. Nel silenzio pubblico don Virginio Colmegna offre riparo all’ultimo migrante buttatogli tra le braccia da guerre o dittature o speranze disperate. Nel silenzio pubblico don Gino Rigoldi, centimetro per centimetro, guadagna al rispetto e all’amore gli adolescenti a cui la vita ha insegnato la legge brutale della forza fisica. Ma nel silenzio il comportamento genera i suoi frutti. Ciò che è privato e silenzioso diventa nel tempo fatto pubblico e fragoroso dinnanzi ai costumi del paese. Perché anche gli ultimi parlano. Perché il passaparola instancabile e spontaneo costruisce il senso e la bellezza di quell’agire e lo consegna, come un suggerimento prezioso, al padre dell’ultimo poliziotto ucciso dalla mafia o all’ultimo migrante che sbarca a Lampedusa. Consapevoli, loro, di quel che l’informazione a volte non sa, perché li raggiunge la comunicazione dei simili, della vita quotidiana, assai più che il flusso del mondo virtuale.
 

 

Scrivi un commento (5 Commenti)

Leggi tutto...
Welcome!!! PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Monday 01 December 2014
Ore 2.10 di lunedì 1 dicembre. 444 visitatori in questo istante preciso. Bene, ragazzi, siamo in molti a non dormire. Mi fa piacere che passiate da queste parti....Buona lettura e buona notte...

Scrivi un commento (4 Commenti)

Ultimo aggiornamento ( Monday 01 December 2014 )
Grillo, papa Giovanni massone e il deputato piddino che si compra gli esami PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Monday 01 December 2014
 

Questo è quello che ho scritto sul Fatto di oggi (domenica) a proposito del ritiro (?) di Grillo.
"Purtroppo, o per fortuna, i partiti non si inventano. Le liste elettorali sì, e a qualcuno riesce anche bene. Se ha soldi o carisma. Poi però arriva il momento della politica. E si sente l’assenza di una storia e di radici ideali comuni. Se in più piovono impreviste le sconfitte o addirittura le legnate elettorali, e sullo sfondo si stagliano le responsabilità senza scampo (il Quirinale), allora tutto viene messo in discussione: in questo caso gli ordini che arrivano da personaggi esoterici, i sillabari delle espulsioni, i caroselli di nomine e sconfessioni. E il leader carismatico diventa un Atlante spossato. Incapace di rigenerarsi. Poiché Grillo ha rappresentato, a ben vedere, non la negazione della politica così com’è oggi, ma la sua “esagerazione”. Il comando dall’alto, l’annuncio enfatico, il primato dell’immagine, l’abdicazione alla funzione pedagogica. Alla testa di una massa di novizi e anche perciò diversi. Di cui sarebbe un peccato perdere ora il patrimonio di freschezza. Ma per tenerlo insieme ci vorrebbe un partito…".
Ma non potrei chiudere il post se non dicessi del divertimento che ho provato vedendo che ci sono ancora in giro libri-verità che facendo parlare a ruota libera un massone ci rivelano che anche Giovanni XXIII era massone...O del divertimento (si fa sempre per dire) che ho provato vedendo che il deputato Pd Marco Di Stefano si è comprato quattro esami a non so quale università (telematica...). In Scienze giuridiche. Editoria e politica "progressisti". E che progresso volevate, ciucci che non siete altro?

 

Scrivi un commento (0 Commenti)

Ultimo aggiornamento ( Monday 01 December 2014 )
Profumo di storia a Cracovia. E aria di disfatta dall'Emilia PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Saturday 29 November 2014
 

Ebbene sì, sono stato a Cracovia tre giorni, e qualcosa la Biondina vi ha fatto vedere su fb mio malgrado. Ero ospite di un convegno sulla legalità organizzato dall’Istituto italiano di cultura all’estero, ora retto da Ugo Rufino,  appassionato intellettuale della Magna Grecia con marcia nordica. E’ stata un’ottima occasione per allacciare rapporti anche con l’università locale, la più antica di Europa, dopo quella di Bologna. Non per nulla ho scoperto che vi si insegna “sociologia delle organizzazioni criminali” da qualche anno prima che la introducessi io in Italia, anche se lì non se ne scrive e non vi si fa ancora ricerca (e invece ci sono le società campane di "protezione", e i capitali investiti in negozi inneggianti alla mafia o a Corleone). Cracovia è bellissima e profuma di storia. Storia della cultura austriaca soprattutto, ti spiegano. Non vi racconterò qui la vicenda della Polonia, che vi potete tranquillamente leggere sulla Garzantina. Assicuro però che si sente nell’aria l’eredità dura e dolorosa di ere di spartizione, di totalitarismi che si sono dati il cambio. La gente è molto ospitale. La società è vitale. Il paese cresce e tutti testimoniano che, diversamente dal nostro Mezzogiorno, spende benissimo gli aiuti speciali che gli giungono dall’Unione europea. Ma non diresti che vi sia un popolo allegro, come invece a Belgrado, che pure si deve riprendere dalle sue ferite. Visitata, tra l’altro, anche la fabbrica di Schindler. Esperienza forte. Che trasmette l’impulso irresistibile di maledire non solo i nazisti, ma anche l’umanità che ci venne a patti o li scelse liberamente e che ancora oggi prevede come regola itinerante sul pianeta il genocidio e lo sterminio di massa.
In ogni caso penso di tornarci, si è ben parlato di un gemellaggio universitario. Progettare sempre, amici miei. E infatti sempre lì si è progettata con alcuni ospiti, tra cui i grandi Raffaele e Simmaco, la prossima università itinerante nella terra che fu dei casalesi. Previsioni: verso marzo. Prima di partire mi sono comperato due statuine di legno (due suonatori) per il mio pregiato presepe prossimo venturo. E sono tornato in tempo per vivere con qualche emozione le date del 3 e del 4, rispettivamente la prima del Piccolo di cui già vi ho detto e la laurea ad honorem ai tre “don” in Statale, di cui pure vi ho detto.
E visto che siamo planati sulle nostre cose domestiche, volete sapere che cosa penso delle astensioni in Calabria e soprattutto in Emilia? No? E io ve lo dico lo stesso: questo è l’indizio di un terremoto che scuoterà il sistema politico e prima di tutto il pd, altro che “fatto secondario”. Ma l’avete presente la storia della partecipazione politica e civile in Emilia? E’ come dire che in Val d’Aosta hanno messo al bando la fonduta. E’ caduto da cavallo anche Grillo. La fretta, e ancor più l’insipienza, fa i gattini ciechi. Per la politica occorre materia grigia, occorrono cultura e pensiero lungo. I soldi e il carisma eccentrico fanno vincere le campagne elettorali. Poi ti ripeti allo specchio che hai vinto, che hai vinto, che hai vinto, mentre la gente ti lascia solo.

 

Scrivi un commento (2 Commenti)

Protestare per il Messico, ricordare Lea Garofalo, e gli anni di Melampo. Ovvero: la vita è lotta PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Sunday 23 November 2014
Il mondo va un po’ di sghimbescio. E nessuno dei grandi della terra, e nemmeno dei piccoli di questa nazione, è capace di dire parole di verità, anche sgradevoli ma responsabili. Ripeto, ripeto per i distratti: nulla tornerà come prima e noi italiani siamo zavorrati dalla nostra testa, anziché essere baciati dal nostro genio. Mi appassiono, mi inquieto, mi indigno sempre più alla questione messicana, su cui pare stendersi un velo di indifferenza (anche su questo blog, purtroppo, a giudicare dalle idee che gli giungono).
Il 4 dicembre pomeriggio, dalle 15, faremo a Scienze politiche il convegno “Migrazione e criminalità organizzata in Messico”. Promuovono l’Osservatorio sulla criminalità organizzata, la Carovana Migranti e Amnesty. Con tanto di testimoni messicani. Intanto un gruppo di sessantottini milanesi, visto che l’attuale ministro degli Esteri fu uno di loro, e visto che non tutto fu da buttare, hanno organizzato una delegazione di protesta per lunedì pomeriggio al consolato messicano per le stragi senza fine.
Il 4 dicembre, ho detto. E in effetti per Milano si avvicinano date importanti. Lunedì due cose di rilievo: al pomeriggio in aula magna in Statale “Uniti per i pazienti”, contro lo strapotere del medico sul paziente, specie in oncologia. Vedrete su questo la mia storia di domani sul Fatto. E alla sera, 20.30, fiaccolata musicale dall’Arco della Pace (Sempione) per ricordare nel giorno del suo assassinio Lea Garofalo. Si andrà tutti fino al giardino intitolato a lei, vicino alla casa che fu dei suoi aguzzini, mettendo dei totem con i primi dodici articoli della Costituzione. Una grande scelta di civiltà.
E poi c’è il 3 dicembre sera, con il grande esordio, tutto esaurito, del Piccolo e di “C’è chi dice no. Ogni notte ha un’alba”, testo del vostro Anfitrione e Marco Rampoldi, il regista, ma soprattutto idee e brani dei miei studenti e ricercatori. Se ne sta occupando anche la stampa tedesca, ci credereste? E il mattino dopo la laurea ad honorem in comunicazione pubblica e di impresa a don Ciotti, don Colmegna e don Rigoldi. Ragazzi, che bello….è straripato per la trentesima volta in qualche decennio il Seveso, ma la città sta cambiando.
E poi ieri è giunto in libreria “La questione meridionale” di Gramsci. La mia nuova antologia che spiega attraverso Gramsci l’attuale “questione meridionale”: il peggio del sud che si mangia il nord con il consenso, la complicità o l’indifferenza delle classi dirigenti settentrionali. Non perdetevelo, perché vi assicuro (per me è stato così) che riprendere Gramsci in mano o prenderlo in mano per la prima volta significa andare in paradiso: dalla galline alle aquile. Editore: Melampo, questa piccola casa editrice che si è appena fatta i suoi dieci anni, mettendo nelle biblioteche delle persone libri importanti, diventando un riferimento su mafia, giustizia, diritti, democrazia. E senza mai cedere a offerte che avrebbero portato a stravendere (ve lo garantisco!) colpendo il senso dell’etica pubblica. Non tutti lo fanno. Perciò qui canto le lodi della piccola casa preziosa. Che essa abbia buona vita.

Scrivi un commento (1 Commenti)

Ultimo aggiornamento ( Tuesday 25 November 2014 )
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Pross. > Fine >>

Risultati 1 - 17 di 1630
Abbiamo 24 visitatori online
Collegati al blog
Username

Password

Ricordami
Hai perso la password?
 
Ultimo articolo
Ho visto un sindaco. Nuove buone da Cremona (e meno male!)
Il Fatto Quotidiano, 14.12.14

Ho visto un sindaco. Potrebbe sembrare la parodia di “Ho visto un re”, sublime affabulazione in musica di Enzo Jannacci. Ma il sindaco che ho visto è speciale: innamorato della legalità, ansioso di restituire fiducia nelle istituzioni, deciso a giocare, almeno nel suo comune, la grande partita della moralità pubblica. No, non è il sindaco di un piccolo paese. Guida invece un capoluogo di provincia nella regione più ricca d’Italia. Cremona, città della grassa pianura padana, tradizioni di sinistra ma fresca reduce dalla prima amministrazione di destra del dopoguerra.
Gian Luca Galimberti è stato eletto in giugno alla testa di una lista civica dal nome evocativo, “Fare nuova la città”. Il Pd che si divide al suo interno, questo candidato che arriva dal mondo cattolico e riesce a mettere insieme tutti. E vince al ballottaggio.
Lo scrutavo l’altra sera mentre parlava nella sala del consiglio comunale, il Salone dei quadri del bellissimo Palazzo medievale. E coglievo una distanza abissale tra le parole e le emozioni che affidava al microfono e gli scenari ammorbanti in arrivo dalla capitale. Spiegava perché gli incontri sulla legalità li vuole fare proprio nella sala del consiglio comunale. Faceva appello all’opposizione a stare insieme nella battaglia contro le mafie, a mettere insieme “destra” e “sinistra”, operazione così ovvia per Buzzi e Carminati ma, chissà perché, subito qualunquista se immaginata dalle persone per bene.
“Che esperienza ho? Un lungo apprendistato civile, prima come presidente dell’Azione Cattolica cremonese dal 2002 al 2008, poi alla guida di una associazione, ‘Partecipòli’, una sorta di laboratorio civico. Sentivamo che c’era bisogno di ricostruire i luoghi della polis, le logiche della democrazia. Che occorreva un metodo: i problemi si studiano e si analizzano, poi ci si confronta sulla soluzione a partire dai dati di realtà. Ci eravamo concentrati su quattro temi: ambiente -rifiuti ed energia soprattutto; povertà, che vuol dire solidarietà e nuovo welfare; il lavoro e le possibili linee di sviluppo del territorio. E poi la cultura. Che è trasversale a tutto, è il vero respiro della città, rapporto con il passato e immaginazione del futuro. Per questo ho scelto di tenermi la delega alla cultura, perché sta lì la vera testa di ogni progetto. E a un anno dalle elezioni abbiamo pensato di affrontare la grande sfida, il passaggio dal volontariato all’amministrazione”. Questo sindaco di 46 anni ma che ne dimostra molti meno, che insegna fisica in un liceo cittadino e all’Università Cattolica di Brescia, ha il candore di uno scout sui campi di lavoro. “La questione morale? La prima cosa è sottrarre la vita pubblica alle pastoie burocratiche, è fondamentale dare efficienza all’amministrazione, sbloccare i meccanismi che frenano e inceppano; sono loro il vero brodo di coltura in cui prosperano le zone oscure. Occorre cambiare la mentalità, non si tratta solo dei partiti, anch’io devo cambiare la mia testa, siamo troppo abituati alla clientela, tutto viene adattato a una logica individualista, frammentata, tanti campanili sotto il campanile della città. E il bello è che ormai lo abbiamo capito benissimo che questo ci farà perdere, ma ci abbarbichiamo lo stesso alle nostre abitudini. Ecco, è su questi meccanismi che voglio intervenire, in una città di medie dimensioni gli effetti del cambiamento si possono vedere.” Non sembrano solo parole, anche perché l’assessore messo alla Trasparenza, Rosita Viola, è una donna che sulla legalità si impegna sodo da anni e ora ci si vuole giocare la faccia.
Leggi tutto...
 
Sac Celine Balenciaga Sac Celine Sac Hermes Borse Borse Prada Borse Balenciaga Prada Borse Michael Kors Schweiz Hermes Taschen MCM Taschen Celine V?ska Gucci Schoenen