In libreria
Come è potuto accadere che la 'ndrangheta si sia insediata alle porte di Milano? Come è potuto accadere che Buccinasco, la «Platí del nord», ne sia diventata una delle capitali?
 
 
   
Blog
Qui patria del diritto: dicesi detenuto..... PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Thursday 17 April 2014
 

Detenuto: persona che una mattina alla settimana va su auto con autista a trovare dei vecchietti a cui racconta barzellette amene per sentirsi, contemporaneamente, più giovane e più buono. Che va tre giorni a settimana a Roma a trovare amici, giornalisti, parlamentari e a dare ordini a un partito politico in riunioni punteggiate da pasti conviviali (a sue spese, naturalmente, perché il carcere è una cosa seria…). E che gli altri tre giorni sta in dimore principesche in Brianza o in Sardegna ricevendo ospiti o componendo canzoni con capi di Stato e di governo di passaggio.
Scusate, ma che cosa vogliono mai quelli di Amnesty o dei vari tribunali internazionali che continuano a blaterare che in Italia la condizione dei detenuti è incompatibile con i diritti umani. Ma vengano, vengano a vedere come se la passano i detenuti…Questa è la patria del diritto, amici, mica accettiamo lezioni da quei barbari civilizzati. O no?
E buona Pasqua a tutti: agli amici blogghisti e ai detenuti dei centri di identificazione e di espulsione, se ne facciano una ragione, la legge è legge...

 

Scrivi un commento (6 Commenti)

Amici miei, amici loro. E gli italiani che li votano... Note palermitane PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Monday 14 April 2014
 

La luna è stata appena rapita e nascosta dalle nuvole palermitane. A Palermo la primavera ha un profumo particolare, e la brezza che tira la sera sa quasi sempre di adolescenza incompiuta. Ho presentato alla “Modus vivendi”, libreria d’avanguardia, sia “I fiori dell’oleandro” sia il “Manifesto dell’antimafia”. Sul primo il complimento più bello lo ha fatto una protagonista del libro, Stefania giovane professoressa di spagnolo in procinto di trasferirsi a Torino dopo tante battaglie: “sembra ‘Mujeres’ di Edoardo Galeano”, ha detto. Il mio ego si inginocchia per la gratitudine. Grazie, e che il nord ti sia meno avaro, Stefania. C’era anche Enzo, amico e compagno di banchi e di pallone, ma anche di idee e di accademia. Mi ha portato un libro di Cipputi che gli avevo regalato a Natale del ’77. Dentro, una mia poesia satirica a lui dedicata. Grande cosa è l’amicizia.
Purtroppo sono amici anche Silvio e Marcello. Bisogna ammettere che non stanno facendo una bella fine. Ma peggio sta l’Italia, rovinata dai loro progetti e interessi. Pensate: vent’anni in cui il compito principale del parlamento è stato quello di far leggi per salvarli dai giudici. Non ci sono riusciti e questo qualche speranza la dà. Ci sono voluti vent’anni e questo qualche speranza la uccide. Colpa del Senato? No, il Senato non c’entra un piffero, anzi dal 2001 al 2006 è stato il luogo di massima resistenza alla frenesia dell’impunità (io c’ero…). Colpa, invece, dei partiti senz’anima e anche degli italiani che con il loro libero voto li hanno mandati ripetutamente al governo. Chiedo a tutti una cosa: ma ve lo ricordate, sì o no, che Dell’Utri è stato liberamente eletto nel centro di Milano? E che di lui si sapeva già tutto e mancava solo la sentenza dei tribunali? E perché stupirsi allora se in Lombardia dilaga la ‘ndrangheta?
E ancora. A voi che cosa ha stupito di più della vicenda Formigoni? A me che abbia dichiarato di avere sul suo conto corrente 18 euro. Perché uno, per giunta scapolo e senza figli, che guadagna diecimila euro netti al mese e si ritrova con solo 18 euro è decisamente incapace di intendere e di volere, è uno che non sa amministrare nemmeno se stesso. E pretendeva di amministrare la Lombardia? Il guaio è che il libero voto dei lombardi glielo consentiva...Insomma, bisognerebbe chiedere i danni anche agli elettori.
Fermiamoci qui, però, e torniamo a Palermo. Cena all’Albergheria, il quartiere di padre Cosimo Scordato, meravigliosa chiesa barocca. Voto: sette meno il cibo, otto e mezzo l’atmosfera. Al mattino invece tale “Aluia” in via Libertà. Voto: molto meno sia il cibo sia l’atmosfera. Non ci rimetterò piede nemmeno dipinto. Buona notte a tutti e pensate a quante cose accadono sotto la volta celeste…

 

Scrivi un commento (3 Commenti)

Sul "romanzo" di Chiarelettere che attacca don Ciotti PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Sunday 06 April 2014
 

Lettera di un "condannato a morte". In risposta all'articolo di Luca Rastello sul "Fatto" dell'1 aprile (per i blogghisti più affezionati)

“Arriva per tutti, immancabilmente, un dies irae. Il mio non è neanche fra molto e io so, con coscienza serena e pulita, che il loro sarà peggiore”. L’anatema è indirizzato da Luca Rastello, autore del “romanzo” su don Ciotti, ai suoi “illividiti accusatori”, Gian Carlo Caselli e il sottoscritto. Non mi è mai capitato di ricevere, in risposta alla critica civile di un libro, auguri di sciagure e di morte da parte del suo autore. Però la maledizione da imam cisalpino spiega bene che ci troviamo davanti a una persona senza argini né di rispetto umano né di buon senso (e di buon gusto). Ecco, il libro è stato scritto proprio ignorando quegli argini. Uno solo ha riservato per sé l’autore: lo spassoso alibi del “romanzo”. Che per fortuna è già franato e non resisterà in nessuna sede.
 Nando dalla Chiesa (2.4.14)

 

Scrivi un commento (3 Commenti)

Ultimo aggiornamento ( Monday 07 April 2014 )
Pubblicitàpubblicità! Pippo Civati sul mio "Manifesto dell'Antimafia" PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Sunday 06 April 2014
 

Piccola pubblicità (e innocente vanità):  ecco a voi la recensione che Pippo Civati ha fatto del mio “Manifesto dell’Antimafia”

Il Manifesto dell’Antimafia di Nando dalla Chiesa (Einaudi) è un libro che dovrebbero leggere tutti i rappresentanti del popolo, dal più piccolo comune (dove, nota dalla Chiesa, è più forte la capacità di penetrazione delle organizzazioni criminali) al Parlamento italiano (e anche europeo, già che ci siamo) che negli ultimi anni si è progressivamente allontanato dall’argomento.
Il libro è veloce, scorrevole e pieno di istruzioni e di informazioni. Chiarissimo nell’individuare le opacità della «zona grigia» e del comportamento dei «cretini», arriva a sfatare alcuni luoghi comuni (attribuiti da dalla Chiesa agli «antimafiosi creativi») che stanno creando molta confusione.
Ci vuole un movimento serio e rigoroso (a cui non bastano i like) e soprattutto ci vuole una politica diversa, meno interessata e anche meno distratta. Meglio informata e più consapevole. Sulla base di un’assunzione di fondo e professionalità molto specifiche. Anche perché per ora la realtà è irreale, dice dalla Chiesa:
“Un drammatico, secolare problema politico non è un problema per la politica: ecco la ragione prima che muove a indignazione. Ed è questo il massimo cortocircuito istituzionale in cui si dibatte da decenni il nostro Paese, e sempre più via via che sale la sciasciana «linea della palma”.
Un atteggiamento che ha fatto fortuna, «nonostante la realtà, nonostante la storia» (p. 93). Per contrastarlo ci vorrebbe la prima e più importante riforma del nostro Paese, quella di cui non parla nessuno. Non è un caso: è come se una certa forma di omertà, politica e psicologica, si fosse impadronita di tutte le classi dirigenti. Forse perché è un problema troppo grande e riguarda la politica troppo da vicino.
Come se fosse un problema, la mafia, ma solo a parole. E solo quando ci ricordiamo di citarla, insieme a quell’altro tema così fuori moda, quello della legalità.

 

Scrivi un commento (0 Commenti)

Gerardo D'Ambrosio. Grazie PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Monday 31 March 2014
 

Addio a Gerardo D’Ambrosio. Questo Blog ricorda a chi non l’ha conosciuto un magistrato che dal Palazzo di Giustizia di Milano ha difeso con coraggio e grande rigore morale il principio di legalità, attaccato senza sosta dai generali della corruzione. Il pool di “Mani Pulite” degli anni novanta gli deve molto, così come l’indipendenza della magistratura negli anni furenti delle leggi “ad personam”. E molto gli deve anche una più lontana Italia sfregiata dalle stragi di Stato, visto che furono lui ed Emilio Alessandrini i primi che da Milano individuarono la pista neofascista dietro la strage di piazza Fontana. Gli venne rimproverata la formula del “malore attivo” con cui cercò di spiegare il caso di Giuseppe Pinelli, l’anarchico volato giù dal quarto piano della questura durante gli interrogatori. Certo sbagliando, ho sempre pensato che il giovane magistrato di allora, schiacciato da pressioni che avevano dietro il cuore dello Stato, non abbia comunque voluto avallare la tesi del suicidio e abbia voluto sottolineare lo stress subito dal ferroviere durante gli interrogatori, senza potere dimostrare nulla di più.
Nel 2006 entrò in Senato con il Pd, commissione giustizia, pensando di potere mettere la sua enorme esperienza al servizio di partito e parlamento. E del paese. Si sbagliava, non ne sentivano il bisogno. Grazie a nome degli amici blogghisti per tutto quello che ha fatto per l’Italia.

 

Scrivi un commento (7 Commenti)

Il mio nuovo corso. E il vecchio corso dell'Italietta che assalta don Ciotti (interrogativi per voi) PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Sunday 30 March 2014
 

Domani inizia la sesta edizione del grande corso di Sociologia della criminalità organizzata. Non dico che sono emozionato come la prima volta. Ma certo “sento” l’evento (come un calciatore “sente” la partita, dai, l’ho detta). Il bello è che ogni anno ho qualcosa in più da indicare lungo il percorso compiuto: materie, iniziative didattiche o di ricerca, volti di collaboratori.
Qui però, oggi, vorrei offrirvi piccolissimi spunti di riflessione sull’assalto a don Ciotti di cui al post precedente. Prendeteli così, senza impegno.
-Ma è possibile fare un libro del genere e nascondersi dietro l’espediente del romanzo, quando i protagonisti non solo sono riconoscibilissimi, ma si fa di tutto perché siano riconoscibilissimi? E’ vero che questo non è un paese di cuordileone, ma credo che a questo punto non ci si fosse ancora arrivati. Qui c’è l’intenzione di colpire, e di colpire durissimo, di distruggere cinquant’anni di vita di una persona, ma non ce se ne prende la responsabilità. Non credo che un giudice si berrà la storia del romanzo, proprio non lo credo. Anzi, potrebbe essere una aggravante. E allora brinderò.
-Vista la partecipazione corale all’assalto da parte di diversi esponenti della fu Lotta continua, vien da chiedersi: ma questi, ancora a settant’anni (ma che noia!), che cosa hanno contro la legalità? Non gli va bene quella dei carabinieri, e d’accordo, se no si sentirebbero dei frustrati. Ma nemmeno quella dei preti di strada gli va bene?
-Dove sarebbe la grande provocazione intellettuale? Finalmente si fa luce sul mondo del volontariato e dei “Buoni”? Ma mi faccia il piacere…E’ da due anni che Libera ha posto in modo ufficiale il tema dell’uso privatistico dell’antimafia. E ultimamente a Latina proprio don Ciotti ha urlato che i primi nemici dell’antimafia sono le associazioni antimafia, invitando tutti a farsi un esame di coscienza… Insomma, come dice il carbonaro ad Alberto Sordi prete che lo vuole confessare (“Nell’anno del Signore”), “è arrivato pensaci”.
-E poi: ma questo paese si vergogna quando ha qualcosa di buono da offrire alla sua coscienza? Libera è l’unica Ong italiana tra le prime cento del mondo. Non sia mai, eh… a noi che ce ne fotte, noi vogliamo continuare a essere spaghetti e mafia.
-Un’ultima domanda, che mi ha suggerito ieri Attilio Bolzoni, mentre al telefono stilavo con lui l’elenco delle cose scomode che fanno don Ciotti e Libera: già, chi vuol mettere le mani sui beni confiscati?

 

Scrivi un commento (6 Commenti)

Ultimo aggiornamento ( Sunday 30 March 2014 )
L'assalto a don Ciotti. Mia recensione del libro di Chiarelettere (sul "Fatto" del 29 marzo) PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Sunday 30 March 2014
Una premessa. Anche se c’è di mezzo un prete, nessuna guerra di religione. Il prete è don Luigi Ciotti, protagonista (con il nome di don Silvano) del libro “I buoni” di Luca Rastello. Il quale ha voluto raccontare la “Grande rete della legalità” attraverso la storia prima del Gruppo Abele e poi di Libera, le creature del prete torinese. Per riuscirci ha attinto alle sue memorie di “osservatore partecipante” del gruppo Abele e della rivista Narcomafie. E ha poi indagato, talora frugato, la vita di Libera di Torino, la sua città. Ne è uscito un ritratto per nulla piacevole di un mondo pur carico di meriti e di riconoscimenti sociali. E qui si impone lo sguardo laico.
Perché proprio su queste pagine scrissi giusto tre mesi fa un articolo intitolato “Il circo dell’antimafia”. Non per caso. Ma perché vedevo crescere nelle associazioni e tra i protagonisti dell’antimafia una tendenza alla millanteria, alla superficialità, al vittimismo eroico, una qualche propensione all’affarismo “a fin di bene”. Non credo affatto (e non lo crede don Ciotti) che Libera sia del tutto immune da questi vizi, sul cui rischio si è tenuta una importante assemblea nazionale lo scorso febbraio.
Che cosa dice di nuovo, dunque, Rastello? Racconta con bravura stilistica ciò che esiste in ogni organizzazione carismatica: il fascino e talora il mistero del leader, la corte dei fedeli (il cerchio magico, si dice oggi), le promozioni e le retrocessioni improvvise di ruolo e di funzione, le rivalità di carriera e d’amore, l’affermazione di una speciale retorica, scimmiottata su quella del leader. Insomma quel che è esistito nel Pci di Berlinguer, in Lotta Continua o nei movimenti giovanili delle contestazione (chi non ricorda “Porci con le ali”?) o nel partito radicale, il più antipartito della prima Repubblica. Roba non bella, spesso comica o disgustosa, ma ineliminabile. E che non trasforma in impostura nessuna di quelle esperienze. Ineliminabile anche nei “buoni”, a meno che non si pensi che essi debbano essere non buoni ma “santi”. Anzi, la stessa eventuale storia di un amore segretamente provato da don Ciotti per una delle ragazze impegnate con lui, adombrata nel libro, se fosse vera mi renderebbe la sua figura ancora più grande e romantica.

Scrivi un commento (2 Commenti)

Leggi tutto...
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Pross. > Fine >>

Risultati 1 - 17 di 1577
Abbiamo 45 visitatori online
Collegati al blog
Username

Password

Ricordami
Hai perso la password?
 
Ultimo articolo
Antonio da Vignola, l'oste che difende le bellezze della vita
 

Il Fatto Quotidiano, 13.4.14

Ha un’età eterna, l’ Antonio figlio di Ermanno. La chiedi al tavolo e tutti ti dicono che non si sa, che è così da sempre. Da quando governa l’Osteria della luna in piazza Boncompagni, il grande cortile medievale dietro la splendida Rocca di Vignola. A Vignola, è ovvio, provincia di Modena. Figlio d’arte, Antonio Tondelli ha avuto in eredità il dono sublime dell’accoglienza, che riserva sornione al forestiero quando la luna si leva alta sulla piazza. Allora l’oste guarda di straforo l’ospite e lo incornicia. La sagoma è inconfondibile. Il grembiule che si stende sulla pancia grande e morbida come una duna, gli occhialini rossi che scendono dal collo, una maglia bianca a maniche corte a evitare i sudori della cucina. Quando il tavolo è pronto, il padrone di casa si avvicina senza invadenza e intona il suo poema con la grazia e l’impegno della prima volta. Racconta ogni cibo che ti offre come la cosa più preziosa al mondo. Diresti solo che sia prosciutto, ma dopo che te lo descrive lui ti senti un imbecille. Il prosciutto, lo sa?, è più dolce con il grasso intorno. E’ il grasso che trattiene il sale. Questo, vedrete, è un prosciutto un po’ più giovane. Parla veloce e flautato, Antonio, e non lo segui più nei suoi ragionamenti fisici, chimici, organolettici. Perché ormai è il suono che conta. Ti svegli dall’incantesimo quando spiega che ci mettono il sale di Cervia, dolce, marino, che anche a Trapani è così ma questo è delle nostre parti e quindi lo preferiamo. Ama le cose della sua terra. Ha un sobbalzo, quasi un preludio di infarto, quando gli viene chiesta carne irlandese. Ma vuol mettere, signore? Mi offende il maiale di qui. E se non vuole il maiale ho per voi un capolavoro, le do le polpette di mucca bianca di Serramazzoni, alla menta, e un secchio di radicchio mescolato con la senape. Una squisitezza che solo qui.
Lo guardi. I capelli bianchi gli escono dai lati, si arricciano dietro le orecchie e  lungo il collo, si annunciano del tutto rarefatti sulla volta. Lo chansonnier narra, ricorda, ancora si commuove se parla di suo padre, che era di Modena, mentre la madre era di Vignola. Dice Modena e Vignola come se fossero due continenti. Faceva il vinaio, il padre Ermanno. All’inizio un’osteria semplice, primi anni sessanta, poi la mescita, si chiamava così a quel tempo, insegna “Vini d’Italia”. Ci andavano tutti: dal ferroviere fino al professore universitario; il sindaco stava nel mezzo della gerarchia. Era un grande oste, il padre, con il sogno di tornare in una casa di Vignola  che gli piaceva. Coronò il suo sogno nell’88, e morì dopo solo tre anni; sa, aveva problemi e non si era curato, non c’era ancora la cultura della salute. Quando ho incominciato, e per molti anni, la gente mi conosceva come il figlio dell’Ermanno, mi parlava sempre di lui; lei mi capisce in fondo perché le è un po’ capitato la stessa cosa. L’Antonio è colto, legge, sa di Pavese e di Evtusenko. Sul grande camino della seconda stanza, a sinistra, campeggia una scopa da  Befana. Di fronte, appesa a un muro,  una bottiglia gigantesca di champagne. Alle pareti foto dei forestieri che ha accolto e ristorato. Quello è Guccini, quello Veltroni, lì è Lilli Gruber, quello è don Ciotti. Lui sta sempre accanto a tutti con il suo grembiule rosso. Qualche settimana fa è passata anche Caterina Chinnici, “davvero una bella persona”. Foto e vini. Questo è un lambrusco rosato, originale, basta che ne beva un bicchiere poi le do quello scuro. Stappa lieve, decanta. Il metodo dello champagne, si gela il collo della bottiglia, le uve e le graspe, i tempi di stagionatura, di nuovo non ascolti più, l’importante è il suono. Parli di cibo e sembra che tutto sia poesia, tutto cultura.  Ingaggia una discussione con una signora del luogo sulle celebri ciliegie di Vignola in arrivo. D’accordo i duroni, signora, ma vuol mettere il fascino delle morette?
Parla anche di politica. Il governo, le riforme. Mi scusi se non sono al corrente, ma lei è ancora in parlamento? No? Libera e antimafia? Bene, ci vuole. Ma lo sa che per le prossime elezioni qui la sinistra si è divisa? Io ne soffro, tutti cercano di tirarmi dalla loro parte ma a me non va bene perché non è mica questione di ideologie, sono questioni personali.

 
Leggi tutto...