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Giustizia. L'insuperabile bellezza dei calzini azzurri. E altre buone cose PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Friday 27 February 2015
Tra un’ora inizia a Scienze Politiche il grande convegno sulla nuova didattica antimafia promosso da Libera per gli insegnanti “di ogni ordine e grado”. Dobbiamo rispondere alla domanda più radicale: perché dopo trent’anni e passa di educazione alla legalità il paese è più corrotto di prima. Certo la scuola e l’università non possono sostituirsi alla tivù e alla politica, e nemmeno (diciamo “nemmeno troppo”) alle famiglie. Ma qualcosa che non funziona c’è. A partire dalla logica dell’ “evento”, di affidare tutto a testimoni esterni, magari poco preparati o inclini a cercare l’applauso. “C’erano mille studenti”: detto con orgoglio. Già, e che cosa hanno imparato? Come hanno partecipato? Dentro che fatica si collocano quelle due ore di incontro con il magistrato, il sacerdote, il sociologo, il giornalista, il familiare?
Deve fare la sua parte anche l’università con i suoi ricercatori. Martedì abbiamo presentato in commissione antimafia il nostro secondo rapporto dell’Osservatorio dell’Università di Milano. Una fatica lunga, e (credo) risultati importanti: specie nel ribaltamento di stereotipi e nella valorizzazione di tendenze nuove. Fondamentale riconoscere i mestieri umili e medio-bassi svolti formalmente dai boss di ‘ndrangheta, anche quando abbiano in tasca i soldi del narcotraffico. Altro che “manager”, ma “popolo nel popolo”.
In proposito, visto che anche la giustizia, oltre alla scuola e all’università, deve fare il suo dovere, credo che la stampa non abbia capito il valore fondamentale, storico, della sentenza della Cassazione nel processo Minotauro (la ‘ndrangheta in Piemonte). Perché nonostante la incredibile richiesta di disfare tutto il processo e rimandare in appello, avanzata dal procuratore generale Antonio Gialanella (certi nomi bisognerebbe scolpirseli nella memoria quando si fa la storia di questo paese) con la scusa classica del “difetto di motivazione”, la corte ha condannato. E ora sappiamo definitivamente e finalmente per via giudiziaria che la ‘ndrangheta esiste anche in Piemonte.
Onore a Gian Carlo Caselli e ai suoi magistrati per essere arrivati a questo risultato. Alla facciazza di qualche deficiente (con il cervello bevuto dalla disputa no tav) che lo accoglie scrivendo sui muri “Signor Caselli baciamo le mani”. E alla facciazza dei magistrati che lì in Cassazione fanno tanto ma tanto comodo. Tra questi non c’è il presidente della corte del Minotauro, ovviamente. Sapete chi è? E’ Antonio Esposito, ossia quel magistrato che le tivù di B. avevano seguito nella sua vita privata pretendendo di delegittimarlo perché aveva “i calzini azzurri”. Qui il vostro Anfitrione solennemente vi dice: che siano benedetti i calzini azzurri, portatori di giustizia e democrazia…
E infine. Bravo Mattarella che prende il treno. Lo fa per apparenza? Ma questo paese ha un infinito bisogno di gesti dimostrativi! Così la smettiamo di raccontare che certi privilegi sono obbligatori, che io vorrei ma proprio non posso farne a meno, me lo impone il questore, o il prefetto ecc. Alla prossima! Ora vado.

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Ultimo aggiornamento ( Friday 27 February 2015 )
Viaggio in Veneto e buone ragioni di speranza sparse (e B.paga....) PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Thursday 19 February 2015
 

Ah, come è bello viaggiare in treno quando non si ha il sonno arretrato addosso. E quando le giornate si allungano e il sole frizzante del mattino di febbraio fa intravedere l’arrivo prossimo della primavera (in cui ovviamente pioverà)! Bellissimo. Si lavora che è un piacere invece di chinare la testa e chiudere gli occhi. Con questo spirito di battaglia sono dunque andato a Venezia a confrontarmi con sei classi liceali che avevano fatto percorsi di formazione sulla mafia. Tutte, in verità, tranne una, e l’ho sgamata subito dagli sms che spedivano e dalle risatine. Ma a quel punto il vostro Anfitrione è tosto intervenuto riconducendo all’ordine la situazione. Perdere tempo con la scusa di parlare di mafia, è una vittoria della mafia, gli ho detto. Loro non perdono tempo quando parlano di noi… La lezione ha funzionato. Ne è nato un incontro appassionato, con domande non prefabbricate ma pensate in autonomia sul momento. E bello è stato pure, al pomeriggio a Padova, l’incontro alla Camera di commercio, in cui abbiamo presentato una ricerca di Libera sulla criminalità mafiosa in Veneto. Realizzata in partnership con Unioncamere, il cui presidente ha detto cose che, in fede mia, non ho mai sentito dire da alcun rappresentante di imprenditori o categorie economiche. Sentite un po’ (sempre riferendosi alle organizzazioni mafiose): non dovremo mollare loro un centimetro di territorio, mi dispiace che in una occasione come questa non ci siano gli amministratori pubblici, troppi funzionari statali smentiscono l’esistenza della mafia solo per fare carriera. Eccetera. Ora mi riprendo gli appunti e credo che ne parlerò sul Fatto di domenica. La cosa merita.
Vedo invece il governo incerto su quasi tutto, tranne che sull’ottimismo. Spiacente, della fine della crisi economica non si hanno notizie. E’ in questo contesto che il primo manifesto andato in rete per promuovere la rassegna nazionale di domenica prossima  
sulla scuola (nell’anno di Renzi) conteneva questo sovratitolo: “Un’anno di governo”. Con l’apostrofo, sissignori. Per parlare del futuro della scuola. Poi per fortuna una mano colta e pietosa è intervenuta.
Matura intanto la grandiosa università itinerante a Casal di Principe. Raffaele affina i programmi e io suggerisco gite da emozioni e pensieri a gogo, i nostri virgulti (che poi sono soprattutto virgulte, come sempre) torneranno ebbri di sapienza acquisita sul campo. A proposito, dopo il clamoroso caso del plagio di cui tanto qui si è discusso, registro però in molte sedi la comparsa di frasi pensate e scritte da me medesimo senza che l’autore vi goda di adeguata citazione. E questo mica è bello, se posso dire. In ogni caso vedo progredire i preparativi per un grande 21 marzo a Bologna. I vent’anni di Libera, se capisco bene, saranno un trionfo dell’antimafia. Mancheranno i bastimenti carichi di antimafiosi, perché i bolognesi non sono stati capaci, nei secoli, di farsi un porto sul mare. Ma andrà benissimo lo stesso. Intanto B. paga le sue squinzie a vita. Posso dire che un po’ mi fa pena (ancora della serie: ogni tanto mi vengono dei pensieri che non condivido…)?
Oh, per “Mafia Capitale” pubblicato da Melampo già fioccano i riordini….

 

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L'aereo di Mattarella. Aria buona a Milano. E tre pillole amare (eggià!) PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Monday 16 February 2015
 

Bene. Mattarella ha preso l’aereo di linea. Non mi prendete per populista perché non lo sono. Ma è un bell’esempio in assoluto. Ed è anche una buona cosa così la smettiamo con questa favola degli aerei di Stato che occorrerebbe prendere assolutamente, contro la propria volontà, per questioni di sicurezza. La scorta che ti accompagna al supermercato perché “così hanno deciso le autorità dell’ordine pubblico”. Non mi stancherò mai di stupirmi della boccaloneria dei miei concittadini (non dico dei giornalisti), sempre così pronti a credere a queste favole che trasformano privilegi intollerabili in dolorose rinunce alla propria libertà.
Si parla di mafia a Milano. Ho fatto un incontro bello con alcune decine di scout stamattina a Vigevano. E tre incontri, tre mattine di fila, in istituti superiori: Vittorio Veneto, Gentileschi (due classi, come avevo chiesto), e Parini (in cogestione). Mi sono proposto e intendo rigorosamente attenermi al principio che, se si vuole che queste cose abbiano un senso, bisogna bandire ogni richiamo alle emozioni e ogni tentazione di applauso per fare invece capire, “conoscere e capire”. E sono contento perché mi sembra che la situazione si presti a questa svolta. Ne discuteremo anche all’importantissimo convegno sulla didattica antimafia che Libera ha organizzato per gli insegnanti lombardi il 27 febbraio a Scienze Politiche (bravo Giuseppe!!).
Registro, e non posso evitare di farlo, alcune cose non piccole, ma che vi darò in pillole:
a) Crisi ucraina. Hanno aspettato che scadesse il nostro semestre di presidenza per fare incontri di vertice seri, fra l’altro in assenza del “ministro degli esteri europeo” (il nostro). Della serie: il prestigio te lo riconoscono gli altri
.
b) Questione Isis. Di nuovo viene da pensare che l’Unione sovietica, Gheddafi e Saddam fossero utili, con le loro infamie, per impedirne altre maggiori o comunque più pericolose per questa traballante umanità. Della serie: ogni tanto mi vengono pensieri che non condivido.
c) Fanghi siciliani. Vedo che da Palermo si va a pescare consapevolmente la menzogna contro Mattarella (la panzana dello zio boss di Cosa Nostra). La Sicilia ha le prime due cariche dello Stato, e sono pure persone per bene. Ma come si fa a resistere senza “mascariare”, magari in nome dell’antimafia? Della serie: natura non facit saltus.

 

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Ultimo aggiornamento ( Monday 16 February 2015 )
A riproposito del plagio. Solidarietà della Bindi ai ricercatori dell'Osservatorio PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Thursday 12 February 2015
 

Caro professor Dalla Chiesa

                                         desidero esprimere a Lei e ai ricercatori dell’Osservatorio sulla criminalità organizzata la mia solidarietà per lo spiacevole episodio di utilizzo, senza citazione della fonte e della committenza,  di ampi stralci del primo Rapporto trimestrale sulle mafie nell’Italia settentrionale realizzato per conto della Commissione parlamentare Antimafia. Non è stato rispettato il vostro lavoro e non è stato riconosciuto l’impegno congiunto, di Cross e della commissione Antimafia,  per una conoscenza sempre più rigorosa e approfondita del fenomeno mafioso.

Lo studio e la ricerca scientifica sono indispensabili per capire come stanno cambiando le mafie e individuare gli strumenti più efficaci per aggredirle. Sono il volano necessario a moltiplicare tra i cittadini la consapevolezza che la sfida della legalità riguarda tutti ed è una priorità del paese.  Per questo servono le competenze, l’onestà intellettuale, la passione civile e la cultura che avete mostrato con il vostro lavoro e che, sono certa, continuerete a testimoniare anche in futuro.
Con stima e affetto 
 

on. Rosy Bindi

 

Presidente Commissione parlamentare Antimafia 

 

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Ultimo aggiornamento ( Thursday 12 February 2015 )
Attilio Bolzoni dixit. Il plagio del secolo e code berlinesi PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Monday 09 February 2015
Ma certo, che sbadato! Avete ragione a chiedermelo. Qual è, in effetti, il messaggio mandato da Attilio Bolzoni, lo storico giornalista antimafia di “Repubblica”, ai giovanotti/giovanottine dell’Osservatorio sulla criminalità organizzata dell’Università di Milano che si sono visti saccheggiare il proprio lavoro da un editorialista-editore-docente-imprenditore-blogger a me assolutamente sconosciuto (vedi il post sotto)? Da un tale che ha trasformato il loro rapporto alla commissione parlamentare antimafia in una propria “inchiesta” per “Repubblica.it”? 
Già: che cosa ha scritto il grande giornalista di “Repubblica” dopo il plagio consumato proprio su “Repubblica” (ma all’insaputa di “Repubblica”)? Ha scritto così: “Vi ringrazio per il vostro lavoro faticoso e preziosissimo che mi ha permesso di scoprire e capire fino a quale livello si sono ‘sistemate’ da molti anni le mafie in gran parte dell’Italia. Senza il vostro lavoro -preciso, documentato, intelligente- tutti saremmo ancora a parlare e a scrivere genericamente di mafia al Nord, senza comprendere sino in fondo il pericolo. Grazie ancora, Attilio Bolzoni”. 
Evvai. Così si chiude ogni possibile contenzioso sulla serietà del lavoro svolto da questi giovani talenti. Mi dicono che il plagiatore, colto con le mani nella marmellata, reagisca in modo comico, con spiegazioni surreali e addirittura accusando di plagio le sue vittime. Dico “mi dicono” perché per costume non leggo queste amenità travestite da polemiche. Non leggevo Sciascia quando polemizzava con me, figurarsi con blogger-editori-docenti-imprenditori- editorialisti di questa caratura.  
D’altronde per capire gli esiti reali di questo “dibattito” dirò che oggi un collega politologo, scandalizzato per l’entità del plagio e per la faccia tosta di accusare le vittime, mi ha spedito per mail un gioiellino: un articolo del nostro “Michele-chi?” in cui costui accusava di copia-incolla Saviano (“saviano-e-i-copincolla-anticamorra”). Visto che si tratta di contesa tra napoletani, vale il proverbio di quella terra: “E il bue disse cornuto all’asino”.  
Code da Berlino. Segnalo delle bellissime cartoline-disegno della città a opera di Lorenza Manfredi. Tra pittura e poesia. Rivolgersi a www.lorplay.weebly.com. E segnalo di avere messo in istituto un delizioso modellino in rilievo cartonato della Humboldt. Lì studiarono Marx e Bismarck, lì insegnò il vostro Anfitrione. Lo so che è una fesseria. Ma mi piace da morire...

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Ultimo aggiornamento ( Thursday 12 February 2015 )
Modugno, berlinesi all'università itinerante, il plagio del secolo e la commozione di Leoluca PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Monday 09 February 2015
 

Rientrato alla base. Grande, amici miei, fu l’esperienza di Berlino, dove mi è stato proposto di tornare l’anno venturo, cosa che farò con somma letizia. A Berlino ho anche invidiato il grande Domenico Modugno. Una notte passavo sotto un ponte in zona Alexanderplatz e ho visto un gruppo di italiani che faceva amicizia con alcuni turchi cantando per strada “Nel blu dipinto di blu”, ossia “Volare”. Lo cantavano tutti. Un’altra sera in un ristorante lucano zeppo di amministratori e imprenditori italiani si sono messi ugualmente tutti a cantare “Volare”. Felici di farlo, felici di riconoscervisi, felici di riprendersi mentre lo facevano. Quando una canzone smette di essere quella che vinto Sanremo o che ha venduto milioni di dischi, per diventare identità nazionale, scatta qualcosa di grandioso. Modugno ne sarebbe stato orgoglioso.
Abbiamo festeggiato il corso berlinese con cena di saluto ai “Cento passi”. Con tanto di sfincioni e cannoli e nero d’Avola. E poi lo abbiamo chiuso con una lezione sul movimento antimafia in Germania, ricco di testimonianze. Stasera ho preparato la prova scritta per gli eroici allievi che si facevano trovare in aula alle 8 del mattino. Ma non si chiuderà tutto con questo esame. Perché, udite udite, ben quattro studentesse del corso berlinese hanno chiesto di partecipare all’università itinerante che ci vedrà andare in marzo a Casal di Principe, a studiare sul posto Gomorra e il dopo-Gomorra.
A proposito di queste cose: avete mai sentito parlare di tale Michele Di Salvo? Io no, almeno fino all’altro giorno. E con mia colpa, perché costui è invece capace di prestazioni immense. Ad esempio della più grande operazione di plagio che abbia mai visto in vita mia. Ha pubblicato una grande “inchiesta” sulla mafia al nord per Repubblica.it copiando integralmente pezzi lunghissimi, colonne intere, del rapporto fatto per la presidenza della Commissione parlamentare antimafia dall’Osservatorio sulla criminalità organizzata dell’Università di Milano, diretto dal vostro Anfitrione. Siccome il rapporto, scritto da quattro miei ricercatori, da me personalmente rifinito e presentato, è stato approvato dalla Commissione, esso è ora a tutti gli effetti documento ufficiale del parlamento. Risultato: è stata presentata come inchiesta esclusiva la copiatura di un documento ufficiale. Ma non è fantastico? Se ne occuperà la Federazione nazionale della stampa. E intanto Attilio Bolzoni, vero grande giornalista antimafia, ha mandato un bellissimo attestato di stima ai miei giovanotti/giovanottine, ringraziandoli per quanto hanno fatto per la conoscenza del fenomeno mafioso al nord. In Germania, oh già, per aver copiato le tesi di laurea si dimettono i ministri.
Ultima, perché mi ero dimenticato di dirvelo, la frase fulminante con cui Leoluca Orlando, consigliere giuridico di Piersanti Mattarella, ha commentato l’elezione di Sergio Mattarella: “dopo trentacinque anni missione compiuta”. Da brivido. Domani si torna a Scienze Politiche, e le giornate si allungano. Magnifico.

 

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Mattarella: respiro di Costituzione (scritto sul "Fatto" del 4 febbraio) PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Thursday 05 February 2015
Un respiro costituzionale. Il discorso di Sergio Mattarella ha dato nuovo ossigeno a un’idea di Costituzione che nel dibattito pubblico si era drammaticamente affievolita, fino a cancellare in molti protagonisti la percezione stessa del senso etico-politico della Carta. Il “patto costituzionale” è stato evocato ieri per chiamare a doveri più esigenti una pubblica amministrazione lontana dalla sensibilità di cittadini che chiedono “partecipazione, trasparenza, semplicità degli adempimenti”. Le celebri riforme “istituzionali, economiche e sociali” sono state finalizzate a dare applicazione quotidiana ai valori costituzionali; valori che vanno difesi anche combattendo la crisi di rappresentanza che mortifica la politica. Insomma, il nuovo presidente ha detto con chiarezza inusitata che la Costituzione va riformata per rafforzare (non per indebolire) il processo democratico. E che per questo occorre superare “la logica della deroga costante alle forme ordinarie del processo legislativo”. Ha dichiarato che “la lotta alla mafia e quella alla corruzione sono priorità assolute”. 
Sapendo quanto i discorsi di un capo dello Stato vengano limati e soppesati, vien da dire che concetti e parole offrono una trama controcorrente rispetto allo spirito dominante dei nostri tempi. Liberano una cultura politica e giuridica che sa dove guardare, e da che cosa occorre che il paese si guardi. Perciò mettendo al primo posto i mille volti dei cittadini. Con il suo discorso Mattarella ha di fatto annunciato che non sarà notaio della politica, ma garante di principi. E questa non sarà una passeggiata. Sarà una sfida. 

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Ultimo aggiornamento ( Thursday 12 February 2015 )
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Cinzia Franchini. Se anche in Emilia chi parla di mafia "getta fango"
 

Il Fatto Quotidiano, 22.2.15

E ci risiamo. Di nuovo lei, l’autotrasportatore con i pantaloni a fiori e i boccoli gentili. Il “Fatto” ne raccontò la storia due anni fa auspicando che nelle sue battaglie non venisse lasciata sola. Facili profeti. Il momento è arrivato, perché queste cose hanno una loro inesorabile puntualità. Bastano l’aria e il pretesto. Lei è Cinzia Franchini, presidente dell’associazione dei trasportatori della Fita, aderente alla Cna, la confederazione nazionale dell’artigianato. Balzata agli onori delle cronache, come si dice, per avere tenuto fuori la sua federazione dal movimento dei forconi del gennaio 2012, poiché le parentele di qualche leader siciliano le sembravano insidiose. E poi per avere affrontato a viso aperto la questione, spinosa assai, delle presenze mafiose nel settore degli autotrasporti. Disse a “Storie italiane”: “la presenza mafiosa è stimata al 7-8 per cento del settore, siamo 103mila, veda un po’ lei in termini assoluti”. Spiegò il rischio del riciclaggio e della concorrenza truccata. E notò che gli autotrasporti possono essere un’ ottima copertura per i traffici illegali. Oltre che essere, aggiungiamo noi, una componente essenziale del celebre movimento terra, quel pezzo vitale di economia, dallo sbancamento dei terreni allo smaltimento dei rifiuti, in cui i clan si sono conquistati in tante regioni una sorta di monopolio armato. Ricevette pallottole in busta e minacce assortite. Il suo divenne un caso nazionale. Andò avanti, senza scorta. Ebbe subito solidarietà diffuse, ma altrettanto rapidamente non sentì più quasi nessuno. In ogni caso non ebbe “una sola parola di solidarietà da Unatras” la federazione generale dei trasporti alla quale la sua associazione aderisce. Silenzi eloquenti, quando questa è la materia.
Ci augurammo allora che Modena, città civilissima, le si stringesse intorno. Che la sua associazione, e la Cna, la sostenessero con l’orgoglio di dire da che parte stanno. Non è andata esattamente così. Notizie di agenzia degli scorsi giorni annunciano provvedimenti della direzione della Cna contro di lei, la decisione di “dimetterla” perché getta fango sulla categoria. Ancora il maledetto tormentone. Ripassa davanti agli occhi il triste film che ha avvelenato l’Italia per decenni. Quel festival di sindaci tonanti che a vedere la mafia nella propria città si fa torto a cittadini “onesti e laboriosi”. Quegli appelli a diffidare di chi cerca la ribalta con “facili denunce”.
Ecco. Il conto è arrivato. E ha il suo bravo pretesto. E’ accaduto che Cinzia Franchini è stata convocata lunedì dalla Commissione parlamentare antimafia, in missione a Modena dopo il terremoto-bis che ha sconvolto l’Emilia, ossia quello giudiziario che ha svelato il livello di penetrazione dei clan nella regione più ricca dei celebri “anticorpi”. Ha spiegato ai parlamentari i rischi che si annidano nel suo settore, compreso quel movimento terra che pure in Emilia si è rivelato ottima prateria per le imprese in odor di mafia. “Mi hanno accusato di avere denunciato in quell’occasione la solitudine in cui sono stata lasciata dalla Cna. Di avere così gettato sulla confederazione una patente di mafiosità. Ma non è vero, in Commissione non se ne è parlato. A domanda dell’intervistatore, l’ho detto alla ‘Gazzetta di Modena’. D’altronde la mia federazione mi ha appoggiato, ma in Cna mai una riunione, mai una iniziativa sul tema che avevo sollevato, o sulle minacce subite”. Così è stato proclamato lo stato di indignazione contro la causa del disonore.
 
Che cosa avreste fatto voi, voi associazione, se accusati di operoso silenzio? Avreste tirato fuori, una per una, tutte le lettere, le mail di solidarietà e incoraggiamento mandate in questi due anni, mese dopo mese, alla presidente minacciata. Avreste snocciolato le prese di posizione assunte individualmente o collettivamente per iscritto dagli organi direttivi contro il rischio delle infiltrazioni mafiose. Enumerato le grida d’allarme lanciate. Citato i singoli casi in cui avete segnalato e chiesto di escludere imprese sospette. Poi, dopo avere esibito tutto questo, avreste detto “costei vaneggia”.

 
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