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Come ?potuto accadere che la 'ndrangheta si sia insediata alle porte di Milano? Come ?potuto accadere che Buccinasco, la «Plat?del nord? ne sia diventata una delle capitali?
 
 
   
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Il grasso che cola e l'Expo. Don Ciotti in Statale. E Rino Giacalone in tribunale... PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Sunday 19 October 2014


Finanziaria ballerina, stime un po’ a spanne, e io aspetto di vedere. Mi piacerebbe che il taglio della spesa colpisse gli sprechi, quelli veri. Non so perché, ma ogni volta che sento gli annunci sui tagli, nel giro di qualche giorno rispuntano notizie di tangenti ciclopiche che gonfiano gli esborsi per opere pubbliche; in genere sono quelle che “ci chiede l’Europa” o quelle che “danno sviluppo”. E allora mi dico che dunque i soldi ci sono, che non è vero che non ce ne sono più. Che di grasso che cola ce n’è ancora tanto in giro. 
Ad esempio da un po’ di tempo ho una curiosità insaziabile, nel senso che ufficialmente non riesco ad avere risposta. Con il Comitato degli esperti antimafia istituito dal sindaco Pisapia, ci siamo accorti che tra le consulenze dell’Expo ci sono spese per un totale di mezzo milione di euro che sono andate a due società per attività “antimafia”. Oh bella, ci siamo detti. Noi stiamo qui a lavorare da anni assolutamente gratis, e questi per pochi mesi di lavoro si sono beccati mezzo milione di euro? E che tipo di gara hanno fatto per avere questi incarichi antimafia? Risposta: nessuna gara. E che tipo di competenze pubblicamente riconosciute avevano sul fronte della lotta alla mafia? Risposta; assolutamente sconosciute. E che cosa hanno fatto concretamente? Non è possibile saperlo. Expo, finora, non ha risposto al Gabinetto del sindaco. Ecco, vedete perché mi dà fastidio quando poi se la prendono con i servizi essenziali, disabili, biblioteche ecc.? 
Intanto ho visto la prima copia de “La scelta Libera. Giovani nel movimento antimafia”, il libro che ho scritto sulla storia sociale di Libera in collaborazione con Ludovica Ioppolo, Martina Mazzeo e Martina Panzarasa. Veramente bello, amici blogghisti, si è lavorato tanto ma il prodotto è carino assai. Domani, a proposito, i vent’anni di Libera verranno “celebrati” nell’aula magna della Statale di Milano alle 17.30. Presente don Ciotti, che oggi, ho visto, era alla marcia della pace della Perugia-Assisi (io sto invece tornando da Ripatransone e San Benedetto del Tronto). Siete tutti invitati, è occasione bella e di impegno, e un po’ pure di festa, in vista della tre giorni di Contromafie a Roma (24, 25 e 26 prossimi, andate sul sito di Libera e scegliete i seminari a cui partecipare, io sarò a quello sull’università). 
Infine massima solidarietà a Rino Giacalone, giornalista siciliano senza padroni che da Trapani ha raccontato tutto il processo Rostagno  e che è stato querelato dalla moglie del boss Mariano Agate per averlo definito, pensando ai delitti da lui commessi, un gran pezzo di m…. D’accordo, il galateo vale anche per i mafiosi. Però che invece di vergognarsi querelino, questo un pochino urta. O no? 
Buona settimana, amici miei! 

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Ultimo aggiornamento ( Tuesday 21 October 2014 )
Montefiascone, ovvero l'Italia civile. E noticine sull'Addaura e su Landini PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Monday 13 October 2014
 

Cari amici, prendete nota. L’Italia civile sta a Montefiascone, provincia di Viterbo, istituto superiore “Carlo Alberto dalla Chiesa”. E non lo dico perché la scuola fu intitolata a mio padre trent’anni fa, alla presenza (e me la immagino in quell’occasione…) di mia nonna. Ma perché in quell’istituto trovate tutto quello che occorrerebbe per costruire una società senza mafia: progetti, partecipazione, preside e insegnanti entusiaste/i, fantasia, ascolto, ragazzi che si appassionano. Mi è bastato un colpo d’occhio. Appena sceso dall’auto che mi accompagnava ho capito che avevo fatto bene ad accollarmi la fatica di arrivarci. Me lo chiedevano da anni due insegnanti, ci eravamo fatti pure le foto insieme molto tempo fa sulla nave della legalità del 23 maggio, visto che con i loro progetti vincono il viaggio regolarmente. Finché è scattata in me la molla morale: devo andarci.
Bisognerebbe vedere il filmato contro l’indifferenza che hanno realizzato. Dovreste sentirli cantare insieme, guidati da Federico il grande, a centinaia, i “Cento passi”, la bella canzone dedicata dai Modena a Peppino Impastato. Poi, che vi devo dire, sapere che un gruppo di loro ha lavorato su questo Blog ha scatenato in me ogni forma di vanità. Brave, bravi, così si fa; mica quei tweet del piffero…E bravo anche il sindaco che non demorde sugli abusi edilizi.
Ho scritto sul “Fatto” della mia preoccupazione per Scarpinato (l’articolo è qui accanto). E ho sottolineato quel che altri, meno allenati, non avevano colto. E cioè che la lettera messagli sulla scrivania da mani criminali è datata 3 settembre, con il peso evocativo che può avere quella data (ecco perché non si può parlare di mafia senza conoscerne la storia, non c’è niente da fare…). E ho scritto che la lettera ricorda le borse di tritolo dell’Addaura per Falcone. Dunque: 3 settembre, Addaura. Bene, ieri sera leggendo un testo di Falcone per lavoro ho trovato esattamente questa frase del giudice subito dopo l’Addaura: “mi sembra di ritrovare il clima che preparò l’uccisione di dalla Chiesa”. Ecco il collegamento fatto da lui. Non molliamo un attimo l’attenzione.
Oggi ultima riunione organizzativa per il Piccolo. Poi si partirà con le prove e di quelle qualcosa mi vorrò vedere. Ma in queste settimane mi voglio vedere tante cose. Soprattutto come si affanneranno in decine di figure a saltare sull’ipotesi di un partito di Landini, così da strangolarlo in culla, secondo le migliori tradizioni, soltanto con l’annuncio della loro presenza. Mi sembra di vivere in una bolla politica, come mai prima;  mentre il paese vive in carne e ossa le sue contraddizioni e le sue disperazioni, come mai prima. Buona settimana a tutti.

 

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La pizza della Gabanelli. Scarpinato. E i miei studenti al Piccolo PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Wednesday 08 October 2014
 

Ebbene sì, domenica sera ho quasi divorziato dalla pizza. La puntata della Gabanelli sulle pizze prima e sui pace-maker poi è stata strepitosa. Purtroppo. Chiunque l’abbia persa se la vada a cercare. Della serie: in che mani siamo. Quando si dice che la legalità conviene, accidenti se è vero. Quando si dice che premiare il merito conviene, accidenti se è vero. Ne va della nostra salute, della nostra vita. Anche se stiamo a baloccarci ancora con le fesserie sull’illegalità che risolve i nostri problemi. Chiedere alla Terra dei fuochi per informazioni. Ma anche a chi si becca le malattie per la farina zero zero messa nelle pizze per farle riuscire meglio e con meno fatica, o per l’olio che ci si versa sopra. Sconvolgente la notizia che il costo della nostra sicurezza alimentare di fronte a una pizza sarebbe di cinquanta centesimi, massimo un euro. Un euro in più…Il famoso “pugno di dollari”.
Intanto vi dico che sono preoccupato assai per Roberto Scarpinato, perché quel che gli è accaduto accade quando si muovono i poteri grandi. Gira aria brutta, bisogna che il movimento antimafia tiri su la testa, smettendola di cliccare i “mi piace”, che non inquietano nessuno e appagano più che altro l’amor di presenza di chi (comunque meritoriamente) schiaccia il fatidico tasto. Bisogna trarne una lezione. Questo non è un fronte in cui ci si possa attestare a difesa di questo o quel mito, perché i rischi arrivano da ogni parte e dobbiamo avere la prontezza mentale per coglierli subito. Non è società dello spettacolo, è società del rischio, e c’è una bella differenza.
Buone notizie invece dal Piccolo Teatro e dalla mia università. Il 3 dicembre si terrà la prima di “Io dico no”, spettacolo teatrale che resterà in cartellone quindici giorni e che nasce dalle riflessioni, dalle confidenze e dalle tesi dei miei studenti in tema di mafia. Pensate: uno spettacolo sulla mafia per quindici giorni in un teatro come il Piccolo, uno spettacolo che nasce da studenti e giovanissimi ricercatori universitari (io e Marco Rampoldi ne abbiamo poi confezionato il testo finale). Mai successo. E infatti il teatro ha già dovuto allungare la programmazione e raddoppiare le rappresentazioni in alcune giornate per soddisfare le richieste. E ormai c’è la lista di attesa. Bello e incoraggiante, no?
Detto questo, vi invito a partecipare a “Contromafie” a Roma: 24, 25 e 26 ottobre. Presenze, riflessioni, discussioni, calore umano necessario, e una bella iniezione di voglia di fare. Buona giornata a tutti.

 

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Seduto a quel caffé...Vuoti di pensiero e modi di fare PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Monday 29 September 2014
 

E così siamo entrati nel 29 settembre, la data incantata di “seduto a quel caffè…”. Che è, meno nostalgicamente, anche la data di nascita di B. Stasera Matteo Renzi era da Fazio. L’ho saputo quando ero già a tavola con degli amici. E non ho sentito alcun bisogno di accendere la tivù o di chiedere che cosa si fossero detti. Leggo i rimproveri dei vescovi (che non dettano legge ma hanno libertà di opinione), quelli di Scalfari e di De Bortoli (idem) dalla “Repubblica” di oggi e dal “Corriere” di alcuni giorni fa. O quelli di Della Valle (riidem). Condivido. Anch’io ho la sensazione di non avere di fronte né idee né progetti. Il guaio è che per essere comunicatori grandi bisogna avere cose grandi da comunicare: pensieri o fatti. E né i pensieri né i fatti sono titoli o slogan. Per questo non mi interessa sentire. Mi interrogo sul perché questo paese non riesca a essere esigente con chi comanda. Anarchico e perfino marrano verso i politici, strisciante verso il politico monarca.
Mi interrogo su certi comportamenti ricorrenti. Vado a Libera di Bergamo a riflettere sui passaggi critici della storia dell’associazione, e sulla sua natura attuale (sciopero dei treni, naturalmente). Un’assemblea piuttosto piena e attenta. In fondo c’è uno in giacca e cravatta che legge il giornale. Penso che abbia qualche notizia importante da trovare, è comprensibile. Invece legge tutto il giornale e poi passa al secondo. Avendo una certa esperienza di usi e costumi, chiedo se sia un sindacalista. No, ma è un funzionario di un’associazione nazionale, di cui per pietà tacerò qui il nome. Ecco, questo è un problema di cui non si discute mai: perché i funzionari di partito, di sindacato e di associazione, ossia il cuore partecipativo del paese, pagati
per partecipare, sono gli unici che programmaticamente alle riunioni non stanno a sentire gli altri? Perché non partire da qui per capire la loro incapacità di parlare ai cittadini? Non ascolti, dunque non parli, anche se apri la bocca.
Oppure ai “Dialoghi di Trani”, belli e raffinati. Non so se fossero mille le persone che assistevano al confronto sull’antimafia. So che tu puoi dire le cose più nuove, quelle su cui ti stai spendendo, anche osando un pochino. Ma c’è sempre qualcuno per il quale è tutto acqua fresca se non parli di trattativa e di processo Dell’Utri. Ah, allora sì che si entra nel cuore del problema e non ci si gira intorno. Ricordo quando alla Camera del Lavoro di Milano tirai fuori, rompendo le convenzioni cittadine, la presenza delle imprese di ‘ndrangheta intorno ad Expo. Qualcuno capì e registrò subito, a futura memoria. Qualcuno invece brontolò che avessi taciuto l’unica cosa davvero importante (“la trattativa, parla della trattativa!”). L’antimafia ridotta a denuncia (sacrosanta) del passato, mai trasformata in lotta qui e ora. Ecco perché spesso si perde.
Comunque è il 29 settembre. E dunque godiamocelo. Rispolverate l’Equipe, rimettete Battisti, che si diffonda la letizia, è pur sempre una data della mia giovinezza…

 

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Pasquale. Addio a un grande amico PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Monday 22 September 2014
 

Avevo chiuso con le “cose belle dal mondo” e volevo continuarvi l’elenco. Lo farò. Ma oggi non posso. Oggi questo blog piange l’amico Pasquale Pirone, così più giovane di me…Da ieri i suoi occhi non si riapriranno più. Fummo insieme nella Rete, in Italia democratica, poi nella Scuola di formazione politica “Antonino Caponnetto”. Soprattutto siamo stati amici veri, con lui e la sua splendida moglie Daniela. Lasciate che gli dedichi qualche riga, in fin dei conti questo è un blog speciale, pensato per gli amici e non per fare dibattiti o polemiche pubbliche.
Pasquale è stato un vero intellettuale, con alcune caratteristiche particolari. Era cattolico, e questo lo portava a confrontarsi continuamente con il rapporto fede-politica-impegno pubblico, un tema che lo tormentava non avendo egli particolare stima dei politici “cattolici” della sua città, Avellino. Era, appunto, meridionale, e questo lo spingeva a interrogarsi in modo pressante sui percorsi di rigenerazione possibili per la sua terra. In più era un educatore, un grande educatore, tanto che viveva di ripetizioni private, cercato dalle famiglie non solo per le sue competenze disciplinari ma per la sua capacità di motivare gli adolescenti alle fatiche dello studio.
Ho avuto la notizia da una nostra cara blogghista ieri, appena finito il dibattito a San Pellegrino alla festa della Tavola per la Pace della Val Brembana. Sono rimasto senza parole, e forse per la prima volta nella vita non trovavo nella folla nessuno con cui parlare di quel che era accaduto. “Sto bene, grazie, all’università tutto bene, domani inizio il corso”, “Sì, è stato un bel dibattito”, “L’assemblea a Bergamo è andata bene”, e pensavo ad altro e non sapevo a chi dirlo. Si scoprono sempre nuove solitudini. A Pasquale dobbiamo molto. A Daniela (e ai loro ragazzi) dobbiamo un abbraccio che non finisca nel tempo.

 

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Cose belle dal mondo. Da una a cinque, e oltre... PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Saturday 20 September 2014
 

Già, invece di brontolare per i miei ritardi, provate a pensarmi all’opera per consegnare entro domani il libro sulla storia sociale di Libera, dovendo coordinare e ridare uno stile omogeneo ai contributi di Ludovica e delle due Martine, armonizzando le note, i vocaboli, togliendo le ripetizioni di parole e fatti. E soprattutto mettendo a posto senza pietà le mie picciole righe (ho proprio scritto “picciole”…). Però questa consegna la vivo come una bella cosa. E perciò vi faccio il regalo di anticiparvi il titolo: “La scelta Libera”. Elogiativo ma non apologetico. Nessun vizio viene tralasciato. Però alla fine uno si sente preso dalla voglia di fare…
E questo è “cosa bella dal mondo” n.1. Poi c’è la “cosa bella dal mondo” n.2. Ovvero la Summer School, stavolta sulle Ecomafie. E’ andata benissimo. Raggiunto e superato il tetto di iscrizioni, già alto di suo. Clima di festa umana e scientifica. Combinazioni chimiche stupende di persone che si ritrovano e socializzano immediatamente, perché le spinge la stessa idea che la conoscenza sia un dovere e la lotta alla mafia pure. Bello il movimento di idee che scuote il Politecnico: mai più firmare piani regolatori scritti sotto dettatura di corrotti e clan mafiosi. E giuro che si è imparato davvero tanto sulle ecomafie.
Poi c’è “cosa bella dal mondo” n.3. Ed è la terza edizione in arrivo del Corso di perfezionamento in Scenari internazionali della Criminalità organizzata, a cui ci si può iscrivere fino al 9 ottobre (vedere sito
www.sps.unimi.it). Aumenta il materiale di ricerca che possiamo mettere a disposizione degli studenti su un terreno così pionieristico. E ogni volta mi sembra di andare in salita per prendere una boccata d’aria.
Mica ho finito, c’è “cosa bella dal mondo” n.4. Ovvero la festa che si terrà oggi ai giardini Lea Garofalo in via Montello a Milano per il terzo anniversario dell’udienza in cui le ragazze e i ragazzi delle scuole milanesi giunsero di sorpresa nell’aula del dibattimento per chiedere giustizia per Denise. Una cosa storica, che verrà ricordata a partire dalle sei del pomeriggio, con aperitivo e musica finale alle nove (suoneranno i Siberia). Bravi, quanto li amo, i giovanissimi (le giovanissime…) che si sono nel frattempo raccolti (raccolte…) nel presidio di Libera dedicato a Lea Garofalo.
E infine, visto che parliamo di Libera, c’è la “cosa bella dal mondo” n.5. Oggi a Voghera alle 17 verrà inaugurato il presidio di Libera dedicato a mio padre e a Emmanuela Setti Carraro. Grazie a Davide, che ha voluto raggiungere questo traguardo con ogni forza. Confesso, sinceramente confesso, che un po’ mi mancava. E ci andrò volentieri, anche se con il libro dovrò fare notte per l’ennesima volta.
Ci sono altre “cose belle dal mondo” che mi riguardano? Ma certo! E belle assai, e ve le dirò. Le cose brutte si sanno sempre più velocemente. Tutte, una dopo o sopra l’altra. Senza pietà. Per questo cerco di riaggiustare il senso della vita. Buon sabato, amici blogghisti.

 

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Le emozioni forti dell'università itinerante. E altro ancora PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Wednesday 10 September 2014
 

Io taccio e invece avrei cose grandi da raccontarvi. A Milano, a Scienze politiche, è in corso la potente Summer School sulle “Ecomafie”, quarta edizione di questa ormai classica occasione di incontro tra le migliori leve dell’antimafia nazionale. Abbiamo raggiunto e perfino superato il numero massimo delle iscrizioni. E già dopo due giorni c’è un clima di coinvolgimento intenso. Non mi sembra vero che si sia riusciti a costruire un appuntamento del genere da soli, senza avere dietro nessun altro che la facoltà. Il tema “prende”, certo, ma abbiamo dato spazio a un approccio davvero interdisciplinare. Ieri mattina, per esempio, è stato proprio bello l’intervento di tre studiosi del Dipartimento di Architettura del Politecnico di Milano, che hanno spiegato benissimo il ruolo possibile degli architetti nell’assecondare (con la loro firma) o nel rifiutare i Piani di governo del territorio costruiti sotto dettatura degli interessi mafiosi. E hanno spiegato la loro battaglia dentro l’università e dentro la professione. E’ stata una boccata di ossigeno. Così come la ricostruzione che Enrico Fontana (Libera e Legambiente) ha fatto della sua battaglia contro le ecomafie, termine da lui coniato vent’anni fa. Importante anche la presenza del presidente del Senato Piero Grasso, che ha offerto una completa relazione sul tema visto dalla parte della giustizia, impegnandosi solennemente a fare introdurre nel codice i delitti ambientali. Ma insomma, è un mondo soprattutto (ma non solo) di giovani che si sta muovendo, e che parte, come mai prima, dall’arma della conoscenza.
E che dirvi della stupenda Università itinerante fatta nel bene confiscato di Marina di Cinisi dal 31 agosto a domenica scorsa? Una massa di conoscenze autentiche, ricche di visite sul posto, di tradizione orale, di ricostruzioni storiche, di interviste. Lo so, cari blogghisti, vi ho trascurato per tanto tempo e me ne scuso. Ma credetemi. Questa esperienza è stata davvero coinvolgente. Si è lavorato sodo, ma soprattutto si sono accumulate emozioni forti. Scrutavo uno per uno i volti dei miei studenti e laureati e ci trovavo di volta in volta la meraviglia, la condivisione di un dolore, la fierezza di imparare cose nuove, la curiosità, lo stupore. Vi dirò solo che con loro il 3 settembre ho fatto quello che non avevo mai fatto con nessuno: ho fatto fare loro una visita (da me ) guidata alla caserma dei carabinieri da cui, dal ’66 al ’73, è stata guidata la lotta alla mafia da parte dell’Arma. Compresa una visita agli uffici che furono dell’allora colonnello dalla Chiesa. Chi c’era, dove stavano i collaboratori, come si facevano le prime genealogie mafiose, i processi, la storia vera di un gruppo di uomini senza fotocopiatrice e senza computer. Tutto, proprio tutto gli ho fatto vedere, esattamente come ha fatto a Cinisi Giovanni Impastato. Questa è l’università itinerante, con il suo lavorare fino a mezzanotte, il suo stare insieme fino alle cinque del mattino. E gli aperitivi che quei sacripanti gradiscono moltissimo, anche se arrivano dopo mangiato. Diamo alla nostra università il doppio, il triplo di queste esperienza, per tutti. E avremo giovani sapienti che sanno di vita e di poesia. Così resti stabilito. E ora prometto che almeno per un po’ vi sarò più fedele…

 

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Adele, la seconda mamma dei ragazzi di Milano

Il Fatto Quotidiano, 19.10.14

“Ho avuto una vita felice”. D’improvviso, al telefono, la semplicità di una donna anziana si fa rivelazione luminosa. Perché la donna di cui stiamo parlando si chiama Adele Rossi. E a 86 anni non ha una storia come le altre. E’ una signora minuta, con un forziere pesante di memorie che apre per pochi, parlandone quasi di striscio. Non arrivò di striscio la pallottola che le portò via il figlio Luca nel febbraio dell’86, quasi trent’anni fa. Una sceneggiatura pazzesca. Luca che dopo le nove di sera esce di casa con un amico. Che cerca di prendere di corsa il filobus, il 91, quello della circonvallazione esterna milanese, all’incrocio tra piazza Lugano e via Bodio. E una pallottola che arriva dall’altra parte e gli trapassa fegato e milza. Ha sparato un poliziotto in borghese. Dice per fermare due teppisti in fuga su un’auto. Una versione contraddittoria. Certo è che una pallottola ha colpito un palo ed è rimbalzata su un cordolo per strada e di lì ancora sul ragazzo in corsa. 

Obiettore di coscienza, studente di filosofia alla Statale, Luca militava in Democrazia proletaria. Migliaia di giovani manifestano sotto la neve contro la licenza di sparare data dalla legge Reale nel ’74. Il bel viso del ragazzo diventa un’icona dei movimenti. La stampa racconta a una città commossa i suoi genitori: Carlo e Adele. Di lei si viene a sapere che frequenta la parrocchia e che fa volontariato con le Acli. La cercano i compagni del figlio e lei non si tira indietro, erano “i suoi compagni”. Assume con delicatezza, con pudore estremo, un ruolo pubblico. Partecipa a dibattiti. Gli ideali del figlio, che poi sono anche i suoi: la pace, la giustizia, la solidarietà. Anche se gli altri li declinano con fraseologie diverse. Anche se la vedi più a suo agio tra don Colmegna e le amiche acliste. A Milano Adele diventa una specie di seconda mamma per tanti giovani, anche più adulti del figlio ucciso. Quel che è successo, anziché chiuderla, ne ingigantisce la generosità. Chi pensa di trovare una donna dolente scopre la forza di dare a tutti il sorriso di cui la città si sta facendo sempre più avara. Negli incontri pubblici arriva spesso insieme con Carlo e con l’altra figlia, Daniela. In silenzio, in un angolo, per portare comunque il suo granello di sabbia. 
“Certo, mi sono impegnata, ci siamo impegnati. Con l’associazione ‘Luca Rossi’, che è una cosa un po’ diversa dagli ‘Amici di Luca Rossi’, che è più politica. Tante attività di formazione, tante iniziative con gli insegnanti. La scuola media del quartiere, la Maffucci, l’abbiamo anzi ormai quasi adottata. Facciamo progetti per la cittadinanza, per spiegare ai bambini come svolgere il loro ruolo di rappresentanti di classe. E poi murales, concorsi di scrittura sui temi dell’amicizia, lavoro teatrale, la non violenza; insomma cerchiamo di affiancare alle lezioni in classe dei percorsi di crescita personale. Se ne occupa Daniela soprattutto. 
Io mi sono dedicata a tanti altri progetti. Con un gruppo di amici anziani abbiamo fatto un bel lavoro anche noi tra le scuole. Andavamo a raccontare i nostri tempi, come si studiava, come si lavorava, com’era il Natale, le cascine. Abbiamo avuto un grande successo raccontando le nostre filastrocche. Poi siamo rimasti in pochi, molti col tempo si sono trasferiti nell’eternità, eravamo trentacinque, siamo rimasti in dieci. Quanto lavoro anche con le Acli…L’accoglienza, l’apertura agli altri, un’attività di patronato continua. Ora è cambiato, nella nostra zona si fa assistenza fiscale a orari fissi, mentre per me era come fare il segretariato del popolo. Stiamo lavorando tanto con le adozioni a distanza. In Guatemala, in Nicaragua, in Serbia, in Perù, in Paraguay. Siamo una cinquantina. Io ogni tre mesi mando a tutti una relazione sui bonifici. Ci affidiamo direttamente a persone che conosciamo, non vogliamo entrare in certe Onlus. 

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