In libreria
Come è potuto accadere che la 'ndrangheta si sia insediata alle porte di Milano? Come è potuto accadere che Buccinasco, la «Platí del nord», ne sia diventata una delle capitali?
 
 
   
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Il ritorno dello scrittore! La lezione tedesca, il mio anniversario e sabato a Milano per Borsellino PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Thursday 17 July 2014
 

Ma ve ne siete accorti che è una marea di giorni che non scrivo o no, sacripanti che vi crogiolate nell’estate temporaleggiante? Dice un mio amico che quando non scrivo “gatta ci cova”, vuol dire che sto facendo qualcosa che mi assorbe assai. E ha ragione. Sto chiudendo la storia di Libera, che uscirà entro i primi di ottobre. Libera compie vent’anni, amici cari. Li fa a dicembre, nel ’94 una conferenza stampa ne annunciò la nascita. Sta venendo fuori un bel libro, che ovviamente sarà pubblicato dalle Edizioni del Gruppo Abele. Con me tre giovani ricercatrici: Martina Panzarasa (coautrice con me di “Buccinasco”), Ludovica Joppolo e Martina Mazzeo. La quale ultima ha fatto la più grande bibliografia sul movimento antimafia di cui si disponga (più di 50 pagine, mica sorbole!). E a voltarsi indietro è davvero una grande storia; anzi stringe il cuore dovere tanto sacrificare persone ed episodi per dare senso storico al racconto e all’analisi.
Stamattina ultimi esami della stagione: Sociologia della criminalità organizzata corso progredito. Intanto continuo con il mio “Manifesto dell’Antimafia”, che incredibilmente per la storia della Regione Lombardia mi è stato chiesto dalla Commissione regionale antimafia di presentare proprio al Pirellone lunedì scorso. A proposito: vi invito tutti sabato prossimo 19 luglio all’ Umanitaria, alle spalle del Palazzo di Giustizia: alle 16.58 esatte inizierà un pomeriggio in ricordo di Paolo Borsellino. Con letture (Alessandra Felletti), filmati e ricordi. Quello di fondo lo farà Giuliano Turone, ma anche il vostro anfitrione dirà qualcosa. Promuove la Scuola di formazione politica Antonino Caponnetto, solita sfidare, con successo, anche i sabati estivi.
Visti i mondiali? Allora, che insegnamenti ne avete tratto, oltre al fatto che bene o male tutti provavano a tirare in porta, e solo l’Italia sembrava che ci avesse il divieto? Io in fede mia questo vi dico: che ha vinto la squadra con l’allenatore che si studia maniacalmente l’avversario, che prende appunti sui suoi quaderni come uno scienziato. Morale: vinci solo se studi l’avversario. Che è quel che ripeto da anni, e di nuovo sul mio “Manifesto”, a proposito di ‘Ndrangheta. Ma vi immaginate un allenatore che va a giocare contro il Brasile senza averlo mai visto e dicendo “secondo me gioca così”? Sette ne piglia, altro che darle.
Il 14 luglio per me è stato un anniversario tutto particolare. Certo, la Bastiglia. Certo, il compleanno di Franceschiello (auguri!). Ma sono stati 45 anni dal mio esame di Sociologia. Fatto in Bocconi, il voto me lo diede un Alberto Martinelli ragazzino reduce dalla borsa a Berkeley: 28, su quel bellissimo libro che era l’Ossowski, le classi sociali. Mi sedetti su un gradino del pensionato, ingresso del femminile, e contemplando un vuoto assolato pensai: chissà dove sarò tra dieci anni. Ecco, sono ancora lì, con la sociologia. Auguri a me stesso. E auguri anche al Senato della Repubblica. Agli italiani gli possono portare via il parlamento e non gliene frega niente. Ma ne riparleremo…

 

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Ultimo aggiornamento ( Thursday 17 July 2014 )
Com'è triste Viadana...Meglio Monte Porzio Catone e la Summer School... PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Friday 04 July 2014
 

Domani, sabato e domenica grande seminario: tutti i responsabili di Libera, dalle Alpi al Lilibeo, si incontreranno all’hotel confiscato di Monte Porzio Catone, dalle parti di Frascati. All’ordine del giorno tante cose assai, anche in vista dell’ appuntamento autunnale di “Contromafie” (Roma, 24-25-26 ottobre). Formazione, formazione e ancora formazione. Non si smette mai di conoscere, accidenti. Ho imparato solo l’altra sera a Viadana, in una presentazione di piazza del mio “Manifesto dell’Antimafia”, quale sia il livello di penetrazione della ‘ndrangheta nella provincia di Mantova. Una cosa incredibile, anche perché le autorità che dovrebbero intervenire dormono. Ho trovato sulla piazza un’atmosfera elettrica, come quando si è chiamati a difendersi e non c’è più tempo. Dorme anche la sinistra, tranne un gruppo di militanti locali che tengono la schiena diritta, per fortuna ma senza troppa fortuna. Parleremo anche di questo nella tre giorni. E di molto altro. Mi piace ritrovarmi con tante persone affini, che credono nelle stesse cose in cui credo io. E che fanno cose importanti per il paese anche se il paese non lo sa. Perfino il clima di clausura (a cui sono obbligato arrivando senza auto) non mi pesa. Auguro però a me stesso di non trovare solo ananas come frutta, e in questa stagione, poi…
Bello ieri sera vedere Giuliano Pisapia salutare al Castello Sforzesco il console uscente e il console entrante degli Stati Uniti. L’età e la funzione rendono ecumenici, starei per dire giustamente. Specie se c’è Obama, si deve. Meno ecumenico sarei con quei signori che hanno dato la propria solidarietà sul “Corriere” a Marcello Dell’Utri. Roba da segnarsi nomi e frasi sul taccuino, soprattutto vedendo quei messaggi in forma di pizzino (la rima è involontaria…). E pessima l’idea del “Corriere” di pubblicarli. Alla biondina e a me è venuto in mente quando “La Sicilia” di Catania rifiutò al padre del commissario Montana un necrologio del figlio, perché aveva scritto “ucciso dalla mafia”. E che prove aveva che fosse stata la mafia? Che mondo, ragazzi: si rifiuta e si accetta, e facendolo si descrive lo spirito dei tempi…
A proposito: andate subito a guardare il programma su
www.sps.unimi.it! Dall’8 al 12 settembre si terrà la quarta edizione della Summer School di Scienze Politiche. Tema di quest’anno: le Ecomafie. Venite a frotte: sia chi vuole combattere la mafia sia chi vuole difendere l’ambiente e la natura (e l’acqua e la salute…), sia, soprattutto, chi vuole fare tutte e due le cose. Ormai è un appuntamento fisso per gli appassionati, i curiosi e gli studiosi. E non vi deluderemo, anche perché lì il vostro Anfitrione e i suoi collaboratori stanno in aula tutto il tempo, mica salutano e se ne vanno… Che cosa penso della riforma del Senato? Un’altra domanda, prego…

 

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Ultimo aggiornamento ( Friday 04 July 2014 )
Prandelli il reprobo, i Gracchi supremi e i mafiosi scomunicati PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Wednesday 25 June 2014
 

24 giugno, compleanno del Gracco amatissimo, in vacanza come solo lui sa inventare: in sei in camper al seguito dei Pearl Jam nel loro tour europeo. Ha telefonato al padre poco fa perché voleva sfogarsi con qualche “competente arrabbiato” come lui per la partita della nazionale. E così ci siamo scambiati le nostre opinioni. L’espulsione di Marchisio c’entra, ma ho visto l’Inter in dieci eliminare in trasferta il leggendario Barcellona. Non si può giocare una partita intera senza fare un tiro (uno!) in porta, salva la punizione di Pirlo. O giocare due partite per fare tre tiri in porta in tutto. Prandelli, ora ce l’hanno tutti con lui. Si fa presto. Se a uno date un campionato dove i tre quarti dei giocatori sono stranieri me lo dite voi come cavolo fa a tirar su una nazionale vincente. Io lo difendo, nonostante gli errori che ha fatto. Dicevano che ci voleva Cassano. Messo dentro. Che ci voleva Immobile. Messo dentro pure lui. E sempre lì siamo, anche se si può sempre dire che gli schemi deve darli l’allenatore…
In ogni caso auguri al Gracco, e anche alla sorella che in questi giorni fa film dalle parti di Matera. E auguri pure a me, che oggi ho scoperto che una mia laureanda (per fortuna non di Sociologia della criminalità organizzata, e tuttavia frequentante) mi ha citato in bibliografia come Chiesa, N. D.: ossia pensa che mi chiami Nando Dalla di nome e Chiesa di cognome. Fantastico, sono soddisfazioni. Anche per qualcuno che non c’è più.
Soddisfazioni vere le ho avute comunque al grande festival della saggistica di Fano. Che clima umano e che meraviglia stare nel chiostro delle benedettine all’ora del tramonto più lungo, con il sole basso che batteva sui mattoni rosseggianti, e quel freschino delizioso e quel vinello, e quegli amici. Bello anche Trame, il festival di Lamezia sui libri di mafia, una specie di prodigio che si ripete ogni anno a dispetto della mancanza di soldi. L’Italia migliore, la Calabria migliore.
E a questa Calabria ha parlato papa Francesco, scomunicando i mafiosi. Che meraviglia, ragazzi! Scomunicati…Vi immaginate se la chiesa l’avesse fatto centocinquant’anni fa invece di far causa comune con i mafiosi prima contro i liberali poi contro i comunisti? Scomunicati…E ora lo voglio vedere monsignor Morosini dire che a lui non interessa se alla Madonna dei Polsi i clan calabresi a raduno organizzano affari e omicidi, perché a lui interessa che si veda il volto di Maria… (questa l’ha trovata un’altra e diversa allieva). Ci sono cose semplici da dirsi e da farsi che cambiano il mondo, ma non le facciamo e non le diciamo. Da questo blog salga un grazie immenso a questo vescovo argentino…

 

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Ultimo aggiornamento ( Wednesday 25 June 2014 )
Grande vittoria sulle sale giochi! Salviamo il "Corriere". E un addio dolce a Fabio Guzzini PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Friday 20 June 2014
 

Ma come è bello il festival della saggistica di Fano! Che esplosione di partecipazione, anche per più eventi in contemporanea. E tante persone belle che si conoscono. Clima da lunghe giornate estive, e di cultura, e di piacevolezza dei modi. Bello vedere Corrado Stajano che, dopo avere presentato il suo prezioso “La stanza dei fantasmi” (leggetelo…), ha ricevuto il premio “Andrea Barbato”. Anche il “Manifesto dell’Antimafia” ha riempito una grande chiesa sconsacrata. Per discutere del movimento e delle sue forze e debolezze. E alla fine della serata si beve la “moretta”, che è un po’ caffè un po’ superalcoolico, era la bevanda notturna dei marinai. Domani all’ora di cena il premio speciale a don Ciotti.
Bella, bellissima, anche la vittoria ottenuta dal Comune di Milano e dalle associazioni di cittadini di corso Vercelli (ma anche da Libera) contro la megasala giochi di via Cimarosa, di cui già vi ho parlato. Questura e Tar a sostegno, ancora non me ne capacito, “è un dovere firmare l’autorizzazione”; e il Comune e i condomini e la magistratura civile contro, insieme a chi vuole fermare lo scempio del gioco d’azzardo e della ludopatia. Be’, amici, il Consiglio di Stato si è pronunciato e ci ha dato ragione! Serrande chiuse, Milano non può diventare Las Vegas a colpi di autorizzazioni “dovute”. Ci spiace se qualcuno si era fatto un altro film e ci aveva anche investito tanti soldi…Serva di lezione per tutti.
Velo pietoso sulla nazionale. Una delle più brutte di sempre. Però fatemi fare un appello trasversale ai simpatizzanti dell’Accademia della Crusca, a quelli che hanno avuto un bravo maestro o una brava professoressa di italiano, a quelli che hanno letto dieci libri in tutta la loro vita, a quelli che hanno il senso del ridicolo. Mettiamoci insieme, tutti insieme, mano nella mano, e cacciamo dal consesso civile quelli che scrivono “schernirsi” invece di “schermirsi”. Lo avevo già segnalato su questo blog (due volte in uno stesso giorno sul Fatto). Lo risegnalo perché oggi c’era addirittura in un sottotitolo del “Corriere” (del “Corriere” dico!), riferito a Pirlo che “si schernisce”. Qualcuno avverta De Bortoli, questa gente fa male al mondo quanto i poteri forti. La corruzione della lingua corrompe l’anima…
La notizia più brutta e dolorosa l’ho tenuta per la fine. Se ne è andato, dopo avere lottato come un leone contro la solita malattia, Fabio Guzzini. E’ stato uno dei leader più amati, liberi e coraggiosi (e scanzonati e dolci…) del Movimento studentesco del ‘68. Ho visto ora una sua foto, ragazzo ventenne imputato al processo Trimarchi. L’impegno per la “Medicina democratica” gli deve tanto. Ma gli deve tanto quel decennio di speranze. Poi fu medico preparatissimo e capace di uscire la notte per le emergenze senza dirti di andare al pronto soccorso (salvò la vita alla biondina). Ho una foto con lui mentre sostituiamo una gomma sull’autostrada del Sole dopo un comitato centrale del Mls… Dice che un po’ alla volta se ne sta andando quella generazione che si sentì immortale tanto da dare l’assalto al cielo. Non ne ho mai fatto la mia carta di identità, perché ho poi lottato per altre utopie. Ma questi sono i momenti in cui ne ho nostalgia profonda. Addio Fabio, e un abbraccio caro alla tua Frida e ai tuoi figli.

 

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Scoperte e piaceri: socraticamente parlando... PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Wednesday 18 June 2014
 

Signore & Signori, ho finito le lezioni. Ho finito ieri anche l’ultimo corso: quello progredito di Sociologia della criminalità organizzata. Con commozione (e con una copia di “Poliziotta per amore” in regalo a ciascuno) mi sono separato dalla mia pattuglia di studiosi gentili e sopraffini. Al termine del corso di base avevo detto a chi mi aveva annunciato l’intenzione di venire anche al progredito “be’, ci divertiremo” . E così è stato. Anzi, di più. Ed è stato bellissimo. Non so come sia accaduto, ma da un certo punto in poi mi è venuto di chiamare continuamente in causa gli studenti (anzi le studentesse, che erano i tre quarti, l’antimafia è donna…). Di chiamarli per nome e di interpellarli. Fino a quando con il focus group -di cui vi ho qui detto, zoticoni…- c’è stato il salto definitivo. Loro parlavano e io interloquivo, e ci mettevo dentro i miei ricordi personali, poi piazzavo riflessioni apparentemente casuali e si continuava. Ne è nato un tessuto di idee e di riflessioni e di conoscenze di fatto che li ha spinti verso livelli di formazione insperati. Giuro, non l’avevo programmato, ma è uscito qualcosa di assolutamente diverso, un metodo socratico. Efficacissimo, scoperto solo alla mia età. La biondina protesta che Socrate aveva una moglie odiosissima, e ne terrò conto. Però questa cosa di tirar fuori idee nuove senza sembrare che si stia studiando o insegnando è affascinante e lo consiglio a chiunque. Io di sicuro lo rifarò.
Intanto lavoro a un libro sulla storia di Libera, in programma per l’autunno con le edizioni del Gruppo Abele. Lo stiamo finendo con due delle tre Martine (Panzarasa e Mazzeo) e con Ludovica Joppolo. E vi annuncio ufficialmente che sarà strumento prezioso. Vi dico solo che per merito della Mazzeo ci sarà la più formidabile bibliografia sul movimento antimafia sin qui concepita. E nulla di più aggiungo. E anzi poco socraticamente chiudo. Chi sa qualcosa invece parli (con i magistrati…).

 

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Balotelli e le percentuali di Dio. Miserie Rai con Sofia Loren. E il vitalizio ai corrotti PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Sunday 15 June 2014
 

2-1, dunque. Ho scoperto che posso ancora tifare per l’Italia e perfino restare sveglio su un divano davanti alla televisione (il più meraviglioso dei sonniferi) fino alle 2 se gioca la nazionale. Bene, vuol dire che non sono ancora riusciti ad avvelenarmi del tutto la passione che mi ha fatto bambino e adolescente felice. E ho anche capito che Dio distribuisce i nostri talenti entro una quantità totale data. Balotelli se la consuma quasi tutta nel gioco del calcio, specialità d’attacco. E in quello è eccelso. Continuo a sostenere che Prandelli è un grande, mi aveva dato molto fastidio un finto articolo controcorrente uscito sul Fatto su di lui (autore un giornalista romanista, dopo una punizione inflitta a De Rossi). L’Inghilterra si è mangiata almeno quattro gol, ma la squadra ha un gioco e si vede.
Ha un gioco pure la corruzione, che manovra a tutto campo con affondi da capogiro e passaggi all’indietro. Orsoni, a Venezia, si è impermalito perché l’hanno costretto alle dimissioni. Avrà anche qualche ragione, sa lui che cosa gli hanno fatto fare, e spero che lo abbia detto con chiarezza ai magistrati. Ma come fa a non capire che dopo una vicenda così non poteva continuare a fare il sindaco? In ogni caso se Venezia piange, Milano non ride. Ne vedremo delle belle, secondo me. Meglio non rida nessuno.
Meglio pensare con serietà a quello che accade. Per questo invito tutti a due bei festival del libro che iniziano questa settimana. Da mercoledì c’è “Passaggi”, festival della saggistica di Fano, in cui il vostro anfitrione figura presidente del comitato scientifico. E’ la seconda edizione, con contorno di mare. E sempre da mercoledì c’è “Trame”, festival dell’editoria di mafia, quarta edizione. A Lamezia Terme. Sarò all’uno e all’altro. Con il mio “Manifesto dell’Antimafia” a tutti e due, e anche con “I fiori dell’oleandro” a Fano.
Le belle minoranze del paese continuano a leggere e istruirsi. Ma non possono impedire lo scempio, la vergogna, la stratosferica immondizia culturale piombata l’altra sera sulla Rai, dove tale Paolo Ruffini (solo omonimo del giornalista) ha apostrofato in diretta Sofia Loren con un “Alla tua età sei ancora una bella topa”. Che schifo, a partire dal fatto che un nesci qualsiasi dia del tu a una donna di ottant’anni. Sarebbe carino sapere per quali strade personaggi dotati di questa intelligenza e signorilità arrivano a condurre programmi televisivi. In un paese serio, comunque, avremmo già saputo a mezzanotte da un comunicato letto al telegiornale con mille scuse che Paolo Ruffini era stato licenziato sui due piedi e gli era stata inibita qualsiasi mansione, compresa quella di usciere, presso la Rai-radiotelevisione italiana, servizio pubblico.
In tutto questo, 10 a Piero Grasso se davvero riesce a togliere il vitalizio ai condannati per mafia, corruzione e altre piacevolezze. Potrebbe essere una bella foto del Paese, viva le belle foto.

 

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Ultimo aggiornamento ( Sunday 15 June 2014 )
Forchetti e Cuccioletta. La morte della mafia liquida. E Livorno. E Perugia PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Tuesday 10 June 2014
 

Mi capita, dopo la mezzanotte, di sentire “Bang bang” cantata dall’Equipe ’84; era infilata in un cd regalatomi da amici. Meravigliosa, che nostalgia. Che nostalgia dell’Italia dove si sapeva che cosa fosse il pudore. Qua si ha la sensazione di essere accerchiati. Milano e Venezia unite nella corruzione. Eccolo il famoso Lombardo-Veneto così diverso, “perché qui c’è ancora l’eredità di Maria Teresa d’Austria”. L’eredità, cari amici, se la sono ciucciata. Fra l’altro lasciano in giro dei cognomi e delle frequentazioni che sembrano una fotografia. Come si chiama il generale della Finanza messo da Maroni a sorvegliare le opera pubbliche in Lombardia e risultato ottimo amico del suo collega veneto Spaziante, arraffone assai (e a suo tempo, si badi, raccomandato da Lavitola a Berlusconi come comandante generale del corpo)? Si chiama Forchetti. E come si chiama il magistrato delle Acque messo a libro paga dalla cricca veneziana, il fido esecutore della loro volontà? Si chiama Cuccioletta. E chi sono i testimoni di nozze di Galan? Berlusconi e Dell’Utri, due nomi due garanzie. Devo dire che questa storia dei magistrati messi a libro paga per 400-500mila euro l’anno mi ha colpito mica male. Nessuno dica più che ci si fa corrompere perché gli stipendi sono troppo bassi. Questi sono malati, bacati in testa. Poi vedo che Francesco Iovine parla delle sentenze aggiustate per la camorra e penso che quando tutto sarà pubblico ne vedremo delle belle. Così come ne vedremo delle belle quando qualcuno si deciderà a raccontarci dall’interno la storia delle sentenze dei Tar e del Consiglio di Stato.
Intanto però -gaudeamus igitur- ne ha fatta una davvero buona la Cassazione, che ha confermato la sentenza di Infinito, il troncone lombardo del processo che nel 2010 mise insieme i clan calabresi di Reggio e di Milano-Brianza. Una sentenza storica. Non solo per le condanne ma perché ha finalmente certificato l’unitarietà della ‘ndrangheta, almeno in Lombardia, con tanti cari saluti alla “mafia liquida”… E di Livorno che va ai 5Stelle vogliamo parlarne? O preferite parlare di Perugia al centrodestra dopo che il centrosinistra aveva sfiorato la maggioranza assoluta al primo turno? Il fatto è che è finito il tempo delle rendite di posizione. Nessun dorma sul 40 per cento, è forse irripetibile. E in ogni caso la corruzione si paga. A proposito: ma davvero quel povero Greganti non lo conosceva nessuno? Lui entrava e poi girava solingo per i corridoi e non trovava nessuno che gli regalasse un barlume di umanità…Come diceva Peppino (De Filippo), “non si può fare del bene a nisciuno…”

 

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Il Fatto Quotidiano, 6.7.14

Mettiamola così: questo è un diario di bordo, una testimonianza doverosa di un militante dell’antimafia che in vita sua ne ha viste, studiate e sentite tante. E che una sera capita a Viadana, ricca provincia mantovana. Invitato da militanti locali del Pd che vogliono dare la sveglia all’ambiente. Strattonare gli ignavi, gridare che con la ‘ndrangheta non si può convivere. “Per favore, vieni a presentare il tuo Manifesto dell’Antimafia, ce n’è bisogno”. E’ la sera di martedì 1 luglio quando arrivo a Viadana dopo un passaggio alla biblioteca comunale di Mantova. Ho già scoperto dai toni tirati, preoccupati, usati nell’occasione dall’ex sindaco del capoluogo Fiorenza Brioni che deve esserci qualcosa di grave nell’aria. La classica cortina di ferro, già vista innumerevoli volte, da Palermo a Milano, tirata su, stavolta anche a sinistra, in difesa del solito argomento: l’inesistenza della mafia in provincia, la rimozione maledetta; magari pure la derisione o l’alzata di spalle verso che denuncia. Affetto da protagonismo, mosso da ragioni personali.
E’ appena finita una bufera d’acqua. La presentazione, prevista in piazza, è stata spostata sotto i portici. Che sono già affollati all’ora dell’inizio, file di sedie bianche che gli organizzatori continuano ad allungare e allargare all’esterno dei portici. Al tavolo un membro del circolo anti-‘ndrangheta del Pd locale (commissariato come l’altro), un esponente dell’associazionismo e il corrispondente della “Gazzetta di Mantova”. Non ci vuole molto per capire che l’atmosfera è elettrica. Che i presenti (c’è anche qualcuno di Forza Italia) vogliono ribellarsi a qualcosa. Vengono subito in mente gli incontri fatti negli ultimi anni a Desio, Lonate Pozzolo, Bordighera, i comuni dove i clan calabresi avevano affermato il loro dominio contrastati da un pugno di persone senza ascolto nei partiti. Questa è zona di tradizioni democratiche. Eppure è successo qualcosa che ha sconvolto tutto. “Viadana è nostra” giurava gongolando nel 2006 un giovane esponente dei clan in una telefonata. Una millanteria? No, i segni ci sono tutti. Gli incendi, linguaggio inconfondibile e prova provata della presenza mafiosa. Le imprese edili calabresi infarcite di pregiudicati che crescono nel mezzo di una crisi che non risparmia nessuno. L’ingresso di tesserati sconosciuti nel maggior partito di governo (il Pd), provenienza Isola di Capo Rizzuto e zone confinanti. Gli avvertimenti che giungono sibillini a chi promuove in consiglio comunale un questionario da dare ai cittadini sulla percezione della presenza mafiosa, nulla di forte, per carità, ma loro capiscono e prendono cappello lo stesso. O l’assessore che porta un ferito da arma da fuoco in ospedale asserendo di averlo raccolto per strada come un buon samaritano: uno sconosciuto, dice; mentre l’interessato lo dichiara amico suo. Eccetera eccetera.
Un oratore racconta che chi ha dato i volantini della serata è stato seguito e oggetto di attenzioni non amichevoli. Il giornalista aggiunge che quando ha indagato sull’accoglienza riservata al questionario, si è imbattuto nel vittimismo. Ce l’hanno con noi perché siamo calabresi, è un pregiudizio razzista. Obietto che i veri razzisti sono gli uomini dei clan, visto che in tutte le conversazioni intercettate identificano se stessi con “la Calabria”. Mi viene poi detto che i più tosti nell’innalzare la bandiera vittimista non ne vogliono però sapere di prendere le distanze dagli Arena, il clan che a Isola di Capo Rizzuto spadroneggia che è un piacere. “E’ accaduto tutto quello che dici nel libro. Le tre ‘C’, i complici, i codardi e i cretini. L’avessimo saputo prima… anche il gemellaggio che dici, pure quello abbiamo fatto, con la processione del loro santo. Ma ti rendi conto?”.
Mi rendo conto. L’ho visto decine di volte. E’ così che conquistano i paesi, che si mette nelle loro mani un pezzo d’Italia dopo l’altro. Con le autorità che concedono le white list a imprese assai discusse, per non avere grane con il Tar. Con i partiti più preoccupati dei loro equilibri interni che dei drammi del paese e che proprio non ci riescono a pensare come se fossero lo Stato. Metti una cosa dietro l’altra e alla fine succede la cosa più logica: vincono loro. Soprattutto se chi si ribella viene commissariato.