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Per ricordare Giovanni Falcone. Leggere, far sapere, partecipare... PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Thursday 21 May 2015
 

Avviso ai cittadini che vogliono ricordare. Avviso ai cittadini che sognano un’Italia senza mafia e senza corruzione. Da oggi incominciano a Milano gli eventi che ricordano la strage di Capaci e che da quella strage e da quella del 19 luglio in via D’Amelio vogliono trarre memoria e spinta all’impegno. Si inizia stasera per concludere sabato pomeriggio. Leggete, fate sapere il più possibile, venite!

Giovedì 21 maggio al Liceo Virgilio Piazza Ascoli 2, Milano
:
ore 21.00: spettacolo teatrale "Pio La Torre, orgoglio di Sicilia", tratto da uno scritto (bellissimo) di Vincenzo Consolo

Venerdì 22 maggio allo Spazio Melampo, via Tenca 7, Milano:

Pio La Torre tra memoria e favola
:
ore 16.30: proiezione del film "La nostra terra" , ingresso libero.
ore 18.30: presentazione del libro "Sulle ginocchia", scritto da Franco La Torre per ricordare il padre, Pio La Torre (edizioni Melampo). Dialogano sul libro Franco La Torre e Nando dalla Chiesa.


Venerdì 22 maggio a Palazzo Marino Sala Alessi
:

ore 21.00: "Giovanni Falcone e i nuovi movimenti antimafia" (serata dedicata a Edda Boletti)
Saluti iniziali di Basilio Rizzo. Intervengono Giuliano Pisapia, Gianluca Vago, Nando dalla Chiesa, Giuliano Turone, Lucilla Andreucci, Franco La Torre e Guido Fogacci per la Scuola di Formazione Politica "Antonino Caponnetto".
I giovani dei movimenti antimafia raccontano che cosa ha insegnato loro la testimonianza di Giovanni Falcone. Ognuno  
ne legge la frase più importante per la propria formazione civile.

Sabato 23 maggio al Teatro Franco Parenti

ore 8.45: spettacolo teatrale per le scuole superiori "Pio La Torre, orgoglio di Sicilia". A seguire conferenza dibattito con Lucilla Andreucci, Chiara Baldoni, Silvia Stretti, Franco La Torre, Nando dalla Chiesa, Ester Castano, Beatrice Ravaglioli, Lucrezia Palmieri, Gian Antonio Girelli, Giuseppe Teri.

Sabato 23 maggio ai giardini Falcone e Borsellino in via Benedetto Marcello

ore 17: commemorazione nell’ora della strage. Discorsi conclusivi di Nando dalla Chiesa e Giuliano Pisapia.

 

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Ultimo aggiornamento ( Thursday 21 May 2015 )
Preferenze di testa, preferenze di cuore. Ma che preferenze siano... PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Saturday 16 May 2015
 

Ehi, arrivano le elezioni, lo sapete? E che cosa pensate di fare voi che andate a votare? La darete o no la preferenza? Datela, zucconi che non siete altro, datela. Se voi non la date, le preferenze della ‘ndrangheta varranno tre o quattro volte in più. E con pacchetti elettorali modesti avranno con certezza il loro consigliere e magari il loro assessore. Meditate gente, meditate. Meditate anche su quello che succede in Campania. E sulla censura imposta a Saviano. Davvero è in corso una mutazione genetica di quel che fu il Pci-Pds-Ds, che non fu senza errori e schifezze, ma ebbe qualcosa di nobile? Ero in piazza Duomo una sera dei primi anni ottanta quando Berlinguer denunciò la mutazione genetica del Psi. E quella denuncia disperata mi torna in mente, pensando oggi a quello che in gran parte fu il suo partito. Ne ha parlato lo stesso Franco La Torre nel suo libro, a proposito del trattamento (incredibile, vi assicuro) riservato alla memoria di suo padre. Domanda: un partito serio può candidare una persona ineleggibile? Anche per questo non credo che queste elezioni saranno una passeggiata per il Pd. E forse non sarà male: per ridare (o dare per la prima volta) a un po’ di persone l’umiltà che rende grandi i politici.
Ma poiché non si tratta di prendere o rifiutare in blocco i partiti ma di scegliere le persone (esattamente come fanno le mafie, che sono più furbe), qui vi dico che se fossi cittadino di Corsico voterei come sindaco Maria Ferrucci, che ha avuto il coraggio di battersi sin dall’inizio del suo mandato per la causa della legalità e ha dato prestigio nazionale alla sua cittadina, per troppo tempo “il giardino di casa” (uso un’espressione di Borsellino) dei clan calabresi. Quando ci sono queste opportunità di costruire un’Italia più pulita non facciamocele scappare.
Se invece fossi a Genova, la città che ancora porto nel cuore, voterei di corsa come consigliere regionale Manuela Parasi, numero due della lista Pastorino. Lo farei per riconoscenza e affetto, perché Manuela e Carlo, suo marito, mi hanno ospitato spesso a casa loro circondandomi di affetto e aiutandomi nei momenti difficili, loro con i loro ragazzi. Ma lo farei anche e forse soprattutto per stima. Perché Manuela è grande insegnante e pochi come lei oggi sono adatti a rappresentare la domanda di difendere il valore della scuola pubblica. Di fronte a tante squinzie, una donna solare, colta e battagliera.
Naturalmente dico quel che farei, senza escludere che altre persone meritino altrettanto in questa e altre liste. In ogni caso mi fa piacere che con Manuela, anche se nel listino bloccato, ci sia anche la grande Alessandra Ballerini, l’avvocato che passa la vita a difendere i più deboli e che ha scritto per Melampo un libro tenero e sconvolgente (“La vita ti sia lieve”). Se poi i blogghisti hanno persone per bene da segnalare (fidate però, non di quelle che “non rubano”; non basta, devono sapere combattere i ladri) lo dicano firmandosi. Chissà mai.

 

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Ultimo aggiornamento ( Saturday 16 May 2015 )
Quant'è bella giovinezza...Appunti di vita e di master PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Saturday 16 May 2015
 

Che meraviglia la giovinezza. Bisognava essere ieri sera a Pisa, invasa come ogni venerdì da maree di studenti. Ci sono arrivato un poco esausto verso le dieci e mezzo. Prima, come vi avevo anticipato, ero stato al Salone di Torino a presentare con Gian Carlo Caselli e Diego Novelli il libro di Franco La Torre su suo padre, Pio La Torre, “Sulle ginocchia” (gran pubblico e grande Franco). Poi ero passato di corsa da Scienze Politiche a Milano per la chiusura del Laboratorio di giornalismo antimafioso, ricco di nuove promesse e seguito magistralmente in veste di tutor da Martina Mazzeo. Quindi partenza per Firenze e cambio per Pisa, dove stamattina dovevo tenere una lezione al master sulla corruzione diretto da Alberto Vannucci, in assoluto il più alto politologo italiano, da poco nuovo presidente di Libertà & Giustizia. Ebbene, arrivato in stazione mi sono trovato un fantastico comitato di accoglienza, costituito da sei-sette studenti più il giovane tutor Marco (ma sì, lo dico il cognome: Antonelli). Quindi tutti a piedi, in mezzo a serpentine e gruppi di giovani in festa, alla ricerca (noi) di una birra da bere seduti in una piazza, e lì ci hanno raggiunto altri studenti. Datemi retta, le cose più belle nascono per caso. E’ stata una serata deliziosa, con questi giovani ipermotivati, allegri e gentili, e contenti (mi sembrava) di trascorrere la serata con il vostro Anfitrione. Tra loro c’erano anche Adelia, mia laureata ottima di Lamezia, e Mattia (nel senso di Mercuri), mio ex studente di pregio. Prima la birra, poi l’amaro, poi il doppio amaro, in un clima di divertimento impegnato che poche volte si vive. E, intorno, questa giovinezza che ovunque esibiva se stessa come la cosa più naturale di questo mondo e invece era una scena bellissima, un inno alla vita. Ci penso spesso anche quando scendo nel cortile di facoltà, e li vedo, i giovani, che parlano e leggono e si corteggiano. Non ho invidia, né rimpianti. Ogni età ha le sue gioie. Nostalgia sì, ne provo; della mia giovinezza però, e ci mancherebbe, perché fu bella e combattiva assai. Provo invece un senso di pienezza nel contemplare quella di oggi e nel farmene inondare. Dà un senso a quel che faccio, anche se “loro” non lo sanno. Strana cosa, i rapporti tra le generazioni…

 

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Ultimo aggiornamento ( Saturday 16 May 2015 )
Sulle ginocchia. Domani al Salone il libro su Pio La Torre scritto dal figlio Franco PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Thursday 14 May 2015
Ragazzi, i convenevoli sui miei ritardi un'altra volta. Oggi vi annuncio con compiaciuta urgenza che domani venerdì alle 13, nella sala degli autori del Salone del libro di Torino, si presenterà il libro di Franco La Torre "Sulle ginocchia". E' il bel libro che Franco ha dedicato a suo padre, Pio La torre, eroe dell'antimafia purtroppo spesso dimenticato. Un libro per ridare memoria e consapevolezza a tutti, attraverso il racconto commosso, asciutto e documentato del figlio, che per la prima volta si è fatto carico di donarci questa testimonianza. Editore Melampo, naturalmente, che sempre più si candida a essere l'editore di riferimento sui temi della mafia, dei diritti e della giustizia. Con Franco ne parleranno il vostro Anfitrione e Diego Novelli,
E' un gran bel libro, aggiungo, che ha trovato pubblici sensibilissimi (e pienoni) sia a Palermo sia a Roma. A Milano ci vedremo alla Spazio Melampo il 22 pomeriggio, ma questa ve la dirò la prossima volta. A Torino, a Torino, dunque. E prima o dopo fate un passaggio allo stand di Melampo....

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Nessuno tocchi Milano. Tutti in piazza Cadorna! (e un bravo in più a De Bortoli) PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Sunday 03 May 2015
 

Oggi andrò anch’io in piazza Cadorna alle 16, rispondendo all’appello di Pisapia “Nessuno tocchi Milano”. Non sono un tifoso sfegatato dell’Expo e tanto meno ci ho qualche interesse. Ma è incredibile che sfaccendati “rivoluzionari” vengano impunemente  da tutta Europa  a devastare la città. O che la nuova Darsena appena inaugurata sia già mondata da scritte dei deficienti in servizio permanente effettivo. I soldi pubblici e le opere pubbliche non si toccano: questo vale per i corrotti ma vale anche per i ragazzotti convinti di avere licenza di imbrattare e deturpare ovunque. I primi sono peggio. Ma non possono essere alibi per i secondi. Servizi sociali per tutti, e non nella forma burletta immaginata per B.
A proposito di ragazzotti, vista con l’occasione, su giusto consiglio della biondina, la doppia intervista a Repubblica fatta da uno di loro vestito da black-bloc nei luoghi delle devastazioni. Parola di sociologo: interessantissima, da manuale. Un perfetto esemplare di cultura e di coraggio. Turpiloquio come se piovesse, e le parole più ricorrenti, compulsive direi, erano “bordello” ed “emozioni”. Oh come si emoziona a vedere i saccheggi e gli incendi. Qualcuno gli dia aiuto psichico. E il coraggio…Prima dice che va spesso a queste manifestazioni perché gli piace, perché prova “emozioni” vedendo il “casino” (o “bordello”); poi alla seconda intervista dice che non ci va praticamente mai ma che in giornata l’ha invitato un amico: “vieni alla manifestazione di oggi pomeriggio?”. Ecco, siamo in balia di questi tipi…
Perciò difendiamo Milano. Ma che l’iniezione di cultura civica sia robusta e continua e anche sufficientemente inflessibile, dagli ultimi piani fino alla strada. Dai tangentisi ai cretini antisociali, del tutto incapaci, fra l’altro (tranne pochi casi) di lasciare sulle loro abusive lavagne pubbliche una traccia d’arte o d’ironia.
E un bravo in più, rispetto al post di ieri. Va a Ferruccio De Bortoli che, lasciando la direzione del Corriere, si è bruciato molti vascelli alle spalle definendo Renzi “un maleducato di talento” e un “giovane caudillo”. Scrisse già di odore “stantio” di massoneria a proposito del patto del Nazareno. Dunque non è sfogo da ultimo giorno, ma dissenso manifestato con molto più coraggio di fior di leader o ex leader politici. Poi uno può pensarla diversamente, ma vivaddio c’è una spina dorsale.
E ora tutti a prepararsi per piazza Cadorna!

 

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I buoni esempi. Storie di presidenti, sindaci e tredicenni (e altra umanità) PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Saturday 02 May 2015
 

Buon secondo maggio a tutti. Il primo me lo sono passato in bella compagnia al congresso nazionale della Fuci a Catania, mentre a Milano impazzavano Expo e black bloc. Catania ha una bellezza che mi affascina. Il suo barocco gareggia alla pari con quello di Lecce. Dunque 10 al barocco di Catania. Ma soprattutto una serie di “bravi”  ad alcune persone che se lo meritano.
Bravo anzitutto a Leoluca Orlando che si è battuto come un leone perché alla Favorita di Palermo non si giocasse Palermo-Fiorentina il 23 maggio, con calcio d’inizio alle 18, ossia esattamente mentre all’albero Falcone si suona il silenzio per ricordare le vittime della strage di Capaci. Siccome facevano orecchie da mercante, ha annunciato che non avrebbe concesso lo stadio di Palermo per la partita della nazionale il 6 settembre. Alla fine l’hanno capita. La partita andrà ad altro giorno.
Bravo a Mattarella per essere venuto a Milano il 25 aprile e non il primo maggio. Secondo me (interprete abusivo) teme che possa venir fuori qualcosa nei prossimi mesi e anni: che so, cose di corruzione. E non ha voluto associarci la sua immagine. E infatti nell’intervista al Corriere, oltre a esaltare le potenzialità dell’evento, torna sulla corruzione. Tra parentesi: Renzi ha ringraziato la Moratti per aver portato Expo a Milano ma non il governo Prodi che fece un lavoro decisivo. Bisogna capirlo: a lavorarci fu soprattutto stai-sereno-Letta.
Bravo (ma sì!) a Mario Martucci, inventore dei Katanga del Movimento Studentesco. Ha fatto un appello pubblico a tutti i movimenti no-qualcosa a farsi un servizio d’ordine. Per difendersi dalle eventuali cariche della polizia ma soprattutto per difendersi dai provocatori che gli fanno fallire le manifestazioni. Sono d’accordo. Purtroppo sembra proprio, da Genova 2001 a oggi, che non lo vogliano capire.
Bravo a Marco Travaglio per avere usato uno splendido brano di Curzio Malaparte sulla fuga delle tante tipologie di cantori e funzionari della guerra dopo la disfatta di Caporetto per descrivere lo squagliamento della famosa “opposizione interna” del Pd. Certo, ragazzi, al di là di come la si pensi: se la propria coscienza e la propria responsabilità davanti al Paese contano meno della ricandidatura stiamo freschi.
Bravo a Pierpaolo Farina e a MafiaMaps: hanno raggiunto quota diecimila euro nella loro pubblica sottoscrizione. Sembrava una follia e invece…
Brava infine, ma forse soprattutto, ad Alessandra, studentessa di terza media alla “Dante Alighieri” di Pero. Sono andato lì su invito del Comune a consegnare la Costituzione agli allievi. Le ho chiesto se riteneva più importante il valore dell’uguaglianza o quello della libertà. La libertà, mi ha detto. Perché? Perché mi piace potere avere le mie opinioni ed essere accettata e ascoltata. Ascoltata, ha detto “ascoltata”. Il verbo proibito di questi tempi. Perché la nostra libertà di opinione non ci è data per parlare davanti a un muro. Ma per essere ascoltati. Brava Alessandra. E attenzione: ho detto “brava”, non “mi piace”…

 

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Buon 25 aprile! W il tricolore libero e bella ciao! (e andate a vedere "Mia madre") PDF Stampa E-mail
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Saturday 25 April 2015
 

W il 25 aprile! Buon 25 aprile a tutti i blogghisti. Festa della Liberazione, festa della gratitudine che mai potrà finire per chi ha dato la vita o l’ha rischiata perché fossimo liberi. Grazie ai capi partigiani, grazie ai diciassettenni dal nome sconosciuto, a cui rende giustizia qualche lapide onorata localmente e talora ignorata dal passante. Buoni settant’anni a quella data lontana eppur così vicina, data di gioia di donne e uomini che riscoprirono la dignità e la bellezza di essere italiani. W bella ciao, la canzone della dolcezza e dell’orgoglio di chi non si arrende.
Purtroppo non potrò essere in piazza a Milano, ma ho goduto di un onore grande: sono stato richiesto di andare a celebrare il 25 aprile per la comunità italiana in Svizzera. E lo farò con la forza e la commozione di chi conosce per tradizione orale la storia dei nostri immigrati nel paradiso delle regole ordinate e della finanza. I muratori e i manovali, i cartelli che vietavano l’ingresso “agli italiani e ai cani”, per dire che i Salvini di oggi sono sempre esistiti. Riincontrerò dopo trent’anni Cosimo Titolo, un sosia perfetto di Enrico Berlinguer, rappresentante delle associazioni degli immigrati, che allora mi portò in giro per tutta la Svizzera per farmi presentare “Delitto imperfetto” (a proposito: il libro uscirà in edicola all’interno di un piano editoriale del Sole 24 Ore, che accoppierà al quotidiano venti libri “classici” sulla legalità, tra cui anche “Il giudice ragazzino”).
Prima di partire per Berna raccomando a tutti di andare a vedere “Mia madre” di Nanni Moretti. L’ho visto ieri sera. Bello, commovente, delicato, divertente, struggente. Bravissimi tutti. Ma Margherita Buy è stratosferica, gigantesca, raramente in vita mia (anche se notoriamente non sono un cinefilo…) ho visto recitare con tanta bravura e intensità.
E ora fate sventolare un tricolore libero. I tempi della politica sono grami, ma noi per fortuna abbiamo i nostri tempi. Auguri!

 

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Adelia, Raffaella, Valentina. Il riscatto della Calabria
Il Fatto Quotidiano, 17.5.15

Una, due, tre. Di colpo le scopri tutte calabresi. La notte pisana è un’invasione di studenti. I capannelli che rallentano il brulichio di gioventù croccante sono un trionfo di jeans finestrati, bottiglie di birra e capigliature ardite. A un lungo tavolo di ferro sono riuniti in allegria gli allievi del professor Alberto Vannucci, ideatore e direttore del primo master sulla corruzione in Italia. Vengono da ogni dove ma fondamentalmente (e qualcosa vorrà dire) da Milano e dalle tre regioni del sud dette “a tradizionale insediamento mafioso”. Sognano di andare in qualche Authority o pubblico ufficio anticorruzione, ambiscono a mettere nella annaspante burocrazia italiana una nuova virtù pubblica. Tra loro tre ragazze. Io sono di Conflenti, dice la più vicina; lo so, non la può conoscere, ma insomma è in provincia di Catanzaro. Io sono di Sersale, dice l’altra, come in un perfido gioco a saggiare le conoscenze geografiche dell’interlocutore. D’accordo, cioè? Provincia di Catanzaro pure lei. Io sono nata a Crotone, comunica finalmente la terza. E l’effetto è davvero sorprendente. Nell’ordine hanno parlato Adelia Pantano, Raffaella Perri, Valentina Barca: tre ragazze dai ventiquattro ai trentuno anni, con laurea alle spalle, tutte calabresi e che hanno deciso di specializzarsi su un tema che il paese ufficiale proprio non ama, tanto da non saper produrre da decenni una decente legge anticorruzione.
E’ un caso? E’ una spia? Stanno succedendo quelle classiche cose che nessuno vede perché non fanno notizia ma che poi quatte quatte ti cambiano un paese? Come mai queste giovani donne non cercano altri master, e vengono proprio qui, a rischio che nessuno voglia utilizzare quel che stanno imparando con passione?
Mai dire Calabria. Gli uomini della ‘ndrangheta si identificano nelle proprie conversazioni con la regione di origine, sono loro i veri calabresi, ed ecco che la Calabria presenta in una piazza crepitante di giovani il volto sorridente di tre ragazze che gli ‘ndranghetisti, se potessero, li spedirebbero al polo nord. “Io sono orgogliosa di essere calabrese”, spiega Valentina deglutendo per l’emozione. “Vede, la gente calabrese che non sta con i mafiosi si divide in due categorie: quella dei rassegnati e quella di chi vuole cambiare. Per orgoglio io sto in questa seconda categoria”. E in effetti il titolo della sua tesi di laurea, discussa a Roma alla Sapienza, sembra un programma di vita. Sentite: “Cittadini attivi contro la mafia. Associazioni, media e beni confiscati a sostegno delle lotte per la legalità”. “Me ne ero andata via dalla Calabria con rancore, mi sembrava irredimibile. Poi ci sono tornata per fare il tirocinio universitario sui campi estivi di Isola di Capo Rizzuto, nel bene confiscato alla storica famiglia degli Arena. E questa esperienza mi ha ridato la speranza”. Valentina sogna “di diventare un giorno una brava formatrice e ricercatrice su questi temi. Mi interessano gli studi sociali. Non so se sarà possibile, ma mi piacerebbe tornare a lavorare nella mia terra, vorrei prendermene cura. In fondo credo di avere un debito da saldare, quello di essermene andata”.
Adelia è molto più timida di Valentina. Esce con qualche rossore dal suo guscio, in un film le farebbero fare la ragazza che rifiuta l’invito al ballo per pudore. Ma la determinazione è esattamente la stessa. Figlia di un operaio, studi in Calabria e a Milano, tesi sulla ‘ndrangheta nel territorio di Lamezia Terme. Si informa su “Trame”, il festival lametino sui libri di mafia. Ci andrà anche quest’anno, le piace quel clima di pacifica rivolta civile per le strade e le piazze cittadine. Ma soprattutto ha uno scopo apparentemente in conflitto con la sua timidezza: “ritornare in Calabria e impegnarmi attivamente nell’antimafia”. “Dove? Vorrei fare la giornalista, per raccontare, per denunciare. Lo so che è difficile, ma intanto farò il mio tirocinio in un giornale”. I compagni e le compagne che si sono aggiunti invocando un amaro di quelli buoni (“calabrese, calabrese, prof, ma non prenda la grappa al bergamotto!”) ascoltano con attenzione. Chissà quante volte se le sono già dette tra loro queste cose, tra una lezione e una birra; eppure c’è un silenzio rispettoso davanti a questi propositi grandi, enunciati con candore da fiaba.
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